Daddy’s back in town

L’ultimo post pubblicato su questo mio blog risale ormai a diversi anni fa. Anni in cui, comunque, la densità di scritture che riguardavano riflessioni, articoli o annunci di varia natura sono andati via via scemando, fino al silenzio attuale. Eppure, in questo periodo ho abbracciatà di tutto fuorché il silenzio: articoli, saggi, appunti, decine e decine di post sui vari social network che presidio, e soprattutto il lavoro che è dietro D Editore, la casa editrice che ho fondato e dirigo, mi hanno dato modo di mantenere un contatto quotidiano con la scrittura.

Nel frattempo, ho vissuto sulla mia pelle l’emergere di una radicalizzazione politica i cui semi sono stati annaffiati con cura negli anni della mia formazione, ma che solo negli ultimi anni mi ha segnato con maggior vigore e mi ha portato a riflettere su molte delle mie riflessioni giovanili.
Non preoccupatevi: resto fedele alla mia personale religione verso la modernità e la tecnologia, ma è radicalmente cambiata la prassi del mio sacerdozio. La riflessione teorica e critica, che è sempre stata la cornice di ogni mia attività, ha iniziato ha prendere i connotati di una guida ferma che assume i connotati di un solco. Un solco che forse mi priva di alcune possibilità e mi offre minori libertà di scelta, portandomi addirittura allo scontro frontale verso alcuni domini del pensiero, ma che sono giunto a credere essere l’unica strada che sia necessario percorrere. Per parlarci senza girarci attorno, il periodo che noi viviamo non ci permette più alcuna ambiguità politica, ed è necessario affermarlo con forza: ho abbracciato una strada che mi porta apertamente a scontrarmi ancora più fortemente contro ogni disparità e pregiudizio, sia esso di classe, di razza, di genere o altro. L’architettura, inteso come corpo vivo formato di persone e discipline da esse cavalcate, come in generale ogni ambito dominato dall’ideologia liberale, ha permesso uno stato di cose per cui le scelte etiche sono da vedersi con sospetto. Rifiuto questa visione del mondo, la trovo da ignavi. Dopotutto, la linea editoriale di D Editore nasce con la pubblicazione di Lebbeus Woods, un uomo che parlava di sé come un intimo adoratore dell’umanità e che ha scelto di documentare una tra le guerre più assurde che l’occidente ha vissuto negli ultimi decenni proprio per dimostrare che l’architettura non deve essere forzatamente una disciplina di servizio del potere.

L’amore per l’estetica, per il transumanesimo, per la filosofia si è mano mano contaminata con nuovi amori: quelli per lo studio della società, dei fatti politici, della protesta. Credo sia normale: dopo aver passato più di un decennio immerso nello studio delle più disparate utopie, sarebbe stato strano il contrario. 

Questa lunga premessa per un banale annuncio che non può che interessare squisitamente i miei amici personali: i giorni in cui PEJA verrà aggiornato con regolarità stanno per tornare.

Ai contenuti di sempre (contenuti come quelli della serie VERSUS, sulla storia dei conflitti urbani e sul rapporto tra spazio e violenza, come FA, sui rapporti tra Fantascienza e Architettura, e contenuti come gli aggiornamenti sulle cose che faccio) verranno affiancati altri di natura più sfacciatamente politica. Questo perché ho avuto il grande privilegio di aver fatto del mio lavoro un estensione delle mie personali utopie: in D Editore c’è transumanesimo, architettura, narrazioni, riflessioni sul contemporaneo. Insomma, ho la fortuna di essere riuscito, assieme a decine di amici e amiche, di dar vita a qualcosa che amo. Ma ho sempre preferito rimanere in disparte: devono parlare i libri, e i loro autori. Sarà un reflusso di vanità mai completamente estirpato, ma sento che la mia voce, e soprattutto la mia penna, stanno perdendo tono. Prendete i prossimi post come il ritorno al Dojo di un marzialista attempato che ha lasciato la “via” per molti anni, e quindi perdonategli una certa mancanza di eleganza.

Bene, si ricomincia.

5 pensieri su “Daddy’s back in town

      1. È così. E anche io in questi anni mi sono trovato ad approfondire alcune idee che avevo ma non sufficientemente sviluppate. E i miei risultati sono come i tuoi.

        Non possiamo tirarci indietro. È onestà che devo al mondo.

        Piace a 1 persona

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