Qualche novità e Manuel Aires Mateus

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Sono passati ormai quattro anni da quando ho intrapreso, assieme a Massimiliano Ercolani ed Emidio Battipaglia, una personale avventura editoriale. Inizialmente era un gioco, in cui abbiamo riversato le nostre passioni: pubblicare come primo testo un libro come Guerra e Architettura di Lebbeus Woods aveva per noi un significato che travalicava qualsiasi calcolo programmatico. Guerra e Architettura è un manifesto, molto più di un libro.
Dopo quattro anni, ci si può ancora presentare come giovani editori, ma un’attività costante su saggi, cataloghi, monografie ed eventi di varia natura hanno fatto maturare in noi un approccio diverso al mondo del libro. Non vogliamo tradire la nostra missione originaria, che è e resta quella di riuscire a trascinare a forza in Italia alcuni temi che hanno difficoltà nell’essere affrontati serenamente, come la bioetica evolutiva, ma anche il rapporto tra architettura e violenza, architettura ed immaginario, architettura e memoria.
È proprio attorno sul rapporto tra architettura e memoria che si avvita il nostro ultimo testo, On the other Edge, di Manuel Aires Mateus, Paola Leardini e Jorge P. Silva. On the other Edge non è un semplice testo monografico o un saggio, ma il racconto di un’avventura. Un’avventura vissuta da Aires Mateus in Nuova Zelanda durata sei mesi, in cui l’architetto portoghese ha lavorato a stretto contatto con quindici studenti per rispondere alla domanda: l’architettura può far emergere la storia di un luogo senza doverne essere vittima? Un tema importante, soprattutto per la nostra nazione, dato che i fatti dimostrano che questo rapporto è stato vissuto in una grande percentuale dei casi in modo decisamente sbilanciato. Basti pensare alla poca mediata diatriba tra progressisti e reazionari, dal dopoguerra ed oggi, in cui modernità e postmodernità erano assoluti fari da seguire incuranti della possibilità di scogli.
Personalmente, trovo l’approccio decisamente poco interessante.
Io sono un razionalista: credo nell’umanità e nel suo futuro, checché ai giorni nostri vada di moda affermare il contrario. Sono dell’idea che solo attraverso il genio della nostra specie potremmo salvare il pianeta, e dunque non condivido l’irrazionale battaglia tenutasi tra progressisti e reazionari. Anche l’idea di una terza via mi sembra lo stucchevole tentativo di mettere pace tra due fazioni, che non hanno però ragione di esistere. Il tentativo di Mateus, di Leardini, di Silva e dei loro quindici studenti è chiaro: cercare un modo per far sì che l’architettura non possa cadere vittima dell’eredità dei luoghi, senza tradire la loro anima e la loro storia.

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Progetto di Manuel Aires Mateus e Gary Chan
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Kelvin Fung
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Seung-Joo-Ryu
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Sam Wood
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Frances Chen
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Gloria Yuen
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Felix Ngu
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Progetto di Manuel Aires Mateus ed Elisabeth Campbell
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Alexander Milojevic
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Marianne Calvelo
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Muse Tongthamchart
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Raphaela Rose
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Nathan Swaney
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Progetto di Manuel Aires Mateus e Adrian Chang

Come ogni altro libro in cui ho creduto, anche questa volta abbiamo voluto portare avanti una campagna di crowdfunding. Questa volta cambiando un po’ le regole: il libro già esiste, come potete vedere qui sotto:

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Perché farlo? Ci sono molti motivi: perché molti amici sono legati a questo approccio all’editoria, e perché molti ragazzi non possono sempre permettersi la possibilità di acquistare una grande quantità di libri. Così, anche se non ce n’è veramente bisogno, mi piace l’idea di continuare con il crowdfunding. Dunque, se per caso vorrai approfittarne, potrai trovare qui il link!
E come al solito, non mi resta che augurarvi: buona lettura!

 

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