Lottare per principio: transumanesimo come inno alla libertà individuale

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A volte, è necessario accettare di combattere alcune battaglie. Una parte di ciò che siamo, dipende proprio da quale battaglia si intende combattere. Il fronte che mi sono scelto è vasto e mutevole, il terreno aperto e insidioso, ma la vittoria offre il più alto dei premi: la libertà. Libertà che vorrei scorresse liberamente tra le tutte le pieghe che forma l’umanità. Libertà religiosa, libertà di orientamento sessuale, libertà politica, libertà all’autodeterminazione biologica e morale.
È per quest’amore della libertà che ho scelto di sposare in toto la causa transumanista, con tutte le contraddizioni che questo matrimonio comporta. Molte idee provenienti dal transumanesimo sono controverse, altre anche più che difficilmente accettabili. Ma molte di queste idee nascono da un amore carnali, quasi perverso, per il nocciolo più puro che ogni essere umano porta all’interno di sé: la voglia di affermare la propria esistenza, di mutare, di crescere, sempre, incessantemente. È dalla nascita che ognuno di noi avvia il proprio personale percorso di crescita: è nella nostra natura, è nel nostro istinto.
Per questo motivo, mi sono sentito in dovere di rispondere ad un duro attacco da parte del magazine di matrice cattolica Notizie Provita, dove venivano mescolati tra loro ideologia Gender, transumanesimo, libertà di cura. L’articolo potete trovarlo a questo indirizzo:

http://www.notizieprovita.it/filosofia-e-morale/transumanesimo-lapprodo-ultimo-dellideologia-gender/

In questo articolo, pubblicato il 21 settembre, il là viene dato dl drammatico caso di Kim Suozzi, morta a 23 anni per un tumore, che scelse di rivolgersi alla Alcor, società all’avanguardia nel campo della crionica, nella speranza che, in futuro, possa rinascere libera dalla malattia che l’ha uccisa.

Il costo di questa visione è stato di circa 80.000 $. Ma se la proposta avanzata da Alcor rappresenta poco più che una flebile speranza, è pur vero che la morte è una certezza. Una morte arrivata a 23 anni, per giunta. Vi lascio gustare il resto dell’articolo.

La mia risposta arrivò il giorno dopo, anche se è stata pubblicata solamente ieri. Potete leggerla a questo link:

http://www.notizieprovita.it/filosofia-e-morale/transumanesimo-progresso-tecnologico-e-senso-del-limite/

La mia lettera viene corredata da una loro contro-risposta, che potete leggere in calce alla mia lettera. Desidero però, replicare un’ultima volta al loro commento, sempre tramite a nome di tutte le persone che, come me, ardono dal desiderio di libertà che anima ogni mia azione e pensiero. Ecco la mia ultima risposta:

Gentile redazione Notizia Provita,

La natura è più originale di quanto crediate: le foglie possono essere castane, gialle, o addirittura rosse in base alla stagione. La neve azzurra o grigia in base a cosa è contenuto nell’atmosfera. Il mondo è in divenire, lo è anche l’uomo.
Persino la religione lo è: cos’era il cristianesimo, prima dell’anno 380? E prima del Grande Scisma del 1504?
Restaurazionismo, Anabattismo, Evangelismo, Protestantesimo, Anglicanesimo, Cattolicesimo (orientale, europeo ed occidentale), Ortodossia, Monofisismo, Assiri: tutte pieghe diverse dello stesso credo, trasformate dalla trasformazione della società. Se anche il cristianesimo è mutevole nel tempo, cambiando volto, radicalmente o pacatamente, andando incontro al suo tempo o distaccandosene, perché non dovrebbe farlo la nostra società, la nostra umanità, la nostra biologia? Dopo tutto, lo stiamo già facendo: con i vaccini, con le protesi che tutti noi usiamo (dalle lenti a contatto, agli occhiali, dagli arti meccanici alle sedie a rotelle), con gli strumenti tecnologici. Ogni essere umano, dite voi, è unico, ma mi pare che questa unicità non è rispettata in fondo: l’omosessualità deve essere ricondotta alla normalità della sessualità binaria, il malato non deve essere guarito tramite l’ingegneria genetica. In poche parole: la difformità deve essere “curata”.
È vero, i pezzi unici vanno preservati e curati, ed è per questo che io esalto ad ogni possibilità che ho di diventare artista di quell’opera mirabile che è il mio (quello di tutti) corpo: una macchina incredibile, in continuo divenire, capace di adattarsi a qualunque situazione. Può ingrassare, dimagrire, diventare più forte, più debole, rompersi, ripararsi, persino migliorarsi. Lo sport e lo studio non aumentano le nostre prestazioni?
Stiamo qui a mettere paletti su quanto è concesso: sì, puoi migliorare il tuo corpo, il tuo aspetto, la tua natura, ma non oltre questo limite, il limite della “morale” imposta dal dogma. Immagino che se non esistessero delle medicine in grado di aiutare il cuore nel suo quotidiano compito, anche i cardiopatici sarebbero spacciati, accusati di non accettare il loro destino, di deviare da quanto offerto dalla natura.

No, non accettiamo il nostro destino, perché ci condanna ad una vita di stenti, sempre sotto il ricatto dei nostri limiti, fisici e tecnologici. Eppure, accettiamo di buon grado il nostro dominio sulla natura: un tempo prede, siamo diventati predatori.
Il lupo è diventato da nemico a fedele amico, trasformandone quella preziosa identità che citato. Ma anche l’identità è un concetto fluido e dinamico, e dipende dalle stagioni della vita di ognuno di noi. Oppure, nessuno della redazione ha mai cambiato idea su qualcosa, e quindi identità su quella cosa? Identità politica, identità spirituale, identità morale: se queste devono ricondursi a dogmi, si riducono a compitini da eseguire per essere incoronato “perfetto uomo (o donna) morale”. La vita umana ha un valore troppo alto per essere ridotta ad un modello, ad uno schema che ci vuole uniformi nelle scelte e nelle azioni. Lo stesso transumanesimo è tutt’altro che compatto sulle sfumature che riguardano la vita di ognuno: ci sono molti credenti, ma anche molti atei, molti uomini di destra e molti di sinistra, molti libertari e molti liberisti… Ma questa diversità è una ricchezza: noi accettiamo la libertà che la vita ci dona, anche se questo dono comporta fratture tra persone un tempo amiche. Dopotutto, credere che tutto possa essere ricondotto ad una sola norma di comportamento è sempre stato il fil rouge degli stati totalitaristi.

Sui rischi non mi pronuncio: mi sembra anche troppo banale scrivere che non intendiamo far esplodere il bel sasso blu lanciato nello spazio su cui tuttora viviamo.
E riguardo la questione degli embrioni, sì: sono dell’idea che la blastocisti non identifica un individuo, una persona. Ed è infatti per principi morali che io ho scelto, che ritengo sacrificabile del materiale genetico se questo può portare alla salvezza di migliaia, di milioni di vite umane.
Perché in fondo, è di questo di cui si parla: della vita di ognuno di noi.

Non credo che la cosa finisca qui, per lo meno finché vi sarà reciproco rispetto come “esseri umani”. Noi non siamo d’accordo con loro, loro non sono d’accordo con noi. Ma se la distanza non è sulla vita dei singoli, ma sulla scelte (o sulla natura) di molti, non possiamo arretrare di un solo centimetro.
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