#VERSUS 6 on PRISMO

Immagine 5 LD - Rossa
Se il muro di Berlino fosse stato eretto nella Berlino nazista progettata tra il 1937 ed il 1943 da Albert Speer su incarico diretto di Adolf Hitler.

C’è un tema che nelle ultime settimane domina la sfera mediatica in tutta la sua dimensione: l’immigrazione, la clandestinità, le rotte di uomini e donne costretti o convinti a lasciare il loro paese. Se provassimo a sintetizzare questi flussi in una metafora spaziale ci accorgeremmo che l’Europa si trova di fronte ad un assedio: da sud-ovest, su Ceuta e Melilla attraverso il Marocco, da sud, attraverso il Mediterraneo, da sud-ovest, attraverso le terre ormai amministrate dalla più ambiziosa organizzazione terroristica mai conosciuta. Ad aspettare questi uomini, fucili, intemperie, ma soprattutto mura, barriere, filo spinato. Questi sono i temi di cui ho parlato nel mio ultimo saggio su PRISMO, giovanissima rivista di cultura, più o meno pop. Il saggio in questione riprende e continua le principali questioni aperte con la serie VERSUS, ossia l’analisi e lo studio della radicale militarizzazione dello spazio urbano e dei rapporti tra violenza ed architettura che questa militarizzazione sta portando con sé.

Spagna: respinto nuovo assalto migranti a frontiera Melilla

Un’immagine è particolarmente evocativa di quanto sta accadendo: sulla rete che circonda la città di Merilla, vediamo decine di persone a cavallo della barriera in metallo che difende l’intero territorio urbano. A pochi passi dalla loro disperazione, alcune persone continuano a giocare sui campi da golf, come se nulla stesse accadendo. Gli uomini resteranno bloccati sulla rete per più di 12 ore, per poi essere fermati e consegnati alla polizia marocchina. La foto è stata scattata da José Palazón, attivista di Prodein, ed illustra in tutto la sua drammatica attualità il contrasto di una città di frontiera come Melilla, enclave spagnola situata sulla costa orientale del Marocco.

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Centinaia di chilometri a nord-est, troviamo una situazione simile. Un’altra immagine, ugualmente iconica: un uomo tenta di strisciare sotto una barriera di filo spinato e lame (soluzione vietata dall’Unione Europea e condannata da Amnesty) che cerca di attraversare il confine tra Serbia e Ungheria, nei pressi di Roszke. Una immagine inquietantemente simile, tanto simile che sarebbe inutile replicarla, sarebbe potuta essere fotografata al confine tra Macedonia e Grecia, o tra Grecia e Turchia. Difficilmente avremmo potuto vederne una scena simile tra Israele ed Egitto o tra Turchia e Siria: lì le installazioni usano tecnologie talmente sofisticate da impedire a quegli uomini e donne in fuga anche solo di avvicinarsi. Se pensate che queste cose non riguardino il nord-Europa, la vicenda di Calais ci dimostra facilmente il contrario.
Insomma, senza girarci troppo attorno, il crollo del muro di Berlino è solamente una rumorosa eccezione. La realtà è che l’Europa, dopo una fase di apparente apertura, sta cercando di rafforzare la propria identità attraverso la realizzazione di mura, barriere, tramite l’ispessimento dei confini. L’attuale propaganda pro- o anti- immigrazione è talmente retorica da essere ridicola. L’Europa attualmente sta adottando una strategia geopolitica suicida, illudendo i propri cittadini che sia possibile risolvere il problema dell’immigrazione clandestina tramite l’autoreclusione dell’intero continente.
Come ho cercato di spiegare in altri post (soprattutto quelli riguardanti la strategia di sviluppo dell’ISIS, 1, 2, 3), le questioni geopolitiche emergenti negli ultimissimi anni dovrebbero interessare, e preoccupare, gli architetti, proprio per la capacità di manipolare il territorio che quest’enorme costruzione muraria sta portando con sé. Regioni, territori, città, quartieri cambiano la loro fisionomia proprio a causa di queste reti e barriere. Gli architetti dovranno prima o poi prendere posizione: l’architettura è un’arma geopolitica potentissima, ma attualmente è ben sicura nel fodero.
Copertina 2
Di questo ed altro ho parlato nel mio ultimo articolo, come ho già detto, su PRISMO, una rivista che, al di là del mio articolo (che è ovviamente meraviglioso) consiglio di tenere d’occhio questo progetto: ne vale davvero la pena!
Bene, non mi resta che chiudere questo post augurandovi: buona lettura!
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3 pensieri su “#VERSUS 6 on PRISMO

  1. complimenti per l’articolo su Prismo! Potresti consigliarmi qualche libro che tratta il tema del muro/confine? Anche da un punto di vista storico… Grazie mille!!

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