.:: Peja Producing: LIBERO ARBITRIO @ Radio FinestrAperta, con Giuseppe Franchina

Il 15 luglio sarò ospite del talk show radiofonico Il Granello di Sabbia, condotto da Giuseppe Franchina per Radio FinestrAperta, la radio dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. Con Giuseppe non è la prima collaborazione (anni fa, organizzammo un convegno sull'importanza del Total Design urbano), ma per me è sempre un onore lavorare con lui! Mi è stato chiesto di elaborare una scaletta libera degli argomenti da trattare, così mi sono detto: quale miglior modo se non quello di elaborare un testo? Per ovvi motivi, mi allontanerò di molto dalle tematiche legate all'architettura ed alla transarchitettura, concentrandomi su quelle dei diritti civili e su temi più transumanisti, ma credo che anche i lettori più lontani riusciranno a seguirmi. Dunque, come al solito: buona lettura!

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Il cuore della riflessione transumanista può essere riassunto nell’idea che sia possibile, anzi auspicabile, passare da un’evoluzione cieca ad un’evoluzione autodiretta e consapevole.  Noi siamo pronti a fare ciò che oggi la scienza rende possibile, ovvero prendere in mano il nostro destino di specie. Siamo pronti ad accettare la sfida che proviene dai risultati delle biotecnologie, delle scienze cognitive, della robotica, della nanotecnologia e dell’intelligenza artificiale, portando questa sfida su un piano politico e filosofico, al fine di dare al nostro percorso un senso ed una direzione. 

Il 20 giugno del 2015, a Roma, si è tenuta la contestata manifestazione denominata dagli organizzatori “Family Day”, con tanto di hashtag collegato all’evento. Neocatecumenali, il neonato gruppo parlamentare “parlamentari della famiglia”, le fantomatiche “Sentinelle in piedi”, il “Movimento per la vita”, la “Manif pour tous”, addirittura l’imam della moschea di Centocelle: tutti uniti nell’obiettivo comune di urlare al cielo capitolino la volontà di difendere il ruolo della famiglia tradizionale nella società, o meglio, il ruolo della donna-puerpera nella famiglia tradizionale. I contenuti della manifestazione sono moderni ed originali: «Ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società, difendete le vostre famiglie», «Giù le mani dai nostri figli», «Dio maschio e femmine li creò». Contenuti tipicamente vicini agli ambienti di destra, ma capaci di attirare simpatie in modo trasversale, come ad esempio quella della senatrice Paola Binetti o Mario Adinolfi, o quella del filosofo marxista Diego Fusaro, che in un video sul suo seguitissimo canale youtube denuncia i crimini dell’ideologia gender cercando ausilio in un imbarazzante vocabolario che denuncia una scarsa comprensione del fenomeno. Addirittura, una carica istituzionale come il Ministro dell’Interno ha preso una posizione chiara sulla questione, esponendosi in prima persona con un inquietante endorsement.

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L’attacco era ovviamente indirizzato verso quei gruppi e quelle associazioni che lottano per aprire un dialogo su una qualche forma di legittimazione dell’unione civile di due individui dello stesso sesso, che secondo gli organizzatori del #FamilyDay rappresenterebbe un pericoloso grimaldello con cui aprire la porta che condurrebbe prima o poi ad una qualche forma di legittimazione della peccaminosa adozione da parte di coppie omosessuali.

Eppure, nonostante i media si siano concentrati su una binomia tipica dello scontro “destra vs sinistra”, in questo caso “famiglia tradizionale” vs “gender”, questo evento nasconde qualcosa di ben più sottile, dove la “famiglia tradizionale” è solo un sottile paravento che solo i meno accorti non riescono a riconoscere. Ciò che intende nascondere questo paravento, ma di cui non riesce a nascondere silhouettes e sfumature, è una forma di terrore quasi ancestrale, che rivive sempre con nuove forme all’alba di ogni cambiamento: è il demone del nuovo a spaventarci, è la fiamma di Prometeo ciò di cui si ha paura. Utile negli ambienti bui, ma attenti a non scottarsi!

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Jan Cossiers – Prometeo trayendo el fuego, 1637

Collaterale alla questione gay, vi erano infatti violente polemiche riguardo le varie tecniche di fecondazione in vitro, tra tutte la fecondazione eterologa e la controversa tecnica della maternità surrogata, orribilmente ribattezzata con il macabro appellativo di “utero in affitto“, passando poi attraverso dichiarazioni aberranti che coinvolgono anche le coppie sterili, formate per puro egoismo edonistico, incapaci di generare figli, e quindi di arricchire la società formando una “famiglia tradizionale”, donando nuovi figli a Dio. È evidente che, data la trascersalità dei colori politici presenti al #FamilyDay, la questione nasconda un cambiamento radicale nella canonica divisione nata in seno alla rivoluzione industriale basato sulla bipolarità destra-sinistra, riproponendo il terreno di contro in cui conservatori e progressisti si offrono battaglia, aggiornando il dibattito in salsa bio, come la moda impone.

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Bioconservatori e bioprogressisti sembrano essere i due poli attorno ai quali ruota la difficoltà politica di rispondere alle grandi domande poste alla politica dall’evoluzione biomedica. Quali sono gli orizzonti politici che ci troviamo di fronte? Nessuno pare riuscire a tratteggiare un orizzonte di ampio respiro, limitandosi, nelle migliori delle ipotesi, a tentare di risolvere – spesso goffamente – problemi contingenti. Il velo ed il veto della morale vaticanense è un pesante fardello di molte, controverse, decisioni parlamentari, come nel caso di Piergiorgio Welby, in cui il dott. Mario Riccio, medico anestesista disponibile a venir incontro alle esigenze di Welby, fu perseguito penalmente con l’accusa di omicidio, poi prosciolto, per aver accolto, il 18 dicembre del 2006, la volontà del suo paziente di essere sedato e successivamente staccato dal suo respiratore artificiale, nonostante il 16 dicembre la procura di Roma avesse dato parere positivo a procedere. Caso di Eluana Englaro è per certi versi ancora più sconcertante, dato che qui l’intervento politico si è fatto ancora più aggressivo: dalle imbarazzanti dichiarazioni dell’allora primo ministro, secondo il quale Eluana sarebbe stata ancora in grado di generare un figlio, sino alla canonica iscrizione all’albo degli indagati per omicidio di Beppino Englaro e di Amato De Monte, l’anestesista che ha applicato il protocollo stilato il 9 luglio 2008 per l’occasione dalla corte d’Appello di Milano. Interessante notare anche questa volta l’imbarazzante comportamento politico, dove TAR e Regione Lombardia hanno avviato una battaglia giuridica sul caso, coinvolgendo ancora una volta il parlamento: il Governo il 6 febbraio tenterà di bloccare la decisione della Corte d’Appello di Milano, approvando un decreto legge ad hoc, poi non emanato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si rifiutò di firmare. In una lettera inviata al Presidente del Consiglio, il Capo dello Stato evidenzia come non sia «intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione se non l’impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso».

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Le difficoltà della classe politica italiana emergono con ancora più imbarazzo quando il campo dello scontro non è l’immediata contingenza ma la previsione di scenario, e qui finalmente arriviamo al nocciolo della questione. Pensiamo ad esempio alle conseguenze dell’estensione radicale della vita verso cui stiamo andando: già ora, la pochezza dei nostri circa 80 anni di aspettativa di vita media stanno radicalmente mettendo in crisi il sistema pensionistico e quello dell’assistenza, mentre nel mondo si moltiplicano le ricerche nell’ambito del così detto longevismo, nella medicina rigenerativa, l’estensione radicale della vita. Già ad oggi, istituti come il SENS, ed autori come Aubrey De Grey, sono stati in grado di portare all’attenzione del mondo i risultati delle proprie ricerche. Stiamo parlando di ricerche che piomberanno nell’agenda politica quando sarà ormai troppo tardi, e che sarebbe necessario prendere in considerazione oggi affinché le innovazioni che stanno per entrare a far parte del vissuto quotidiano di ognuno di noi non si trasformino in crisi, o peggio ancora, in regolamentazioni restrittive che limiteranno l’accesso a tali cure nascondendosi dietro veti morali dei più colorati tipi.

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Il rischio che si corre è quello di avere una popolazione mondiale formati da anziani mal o non assistiti, un sistema pensionistico allo sbando, di un gap medico che vedrà l’umanità divisa in due, in cui la discriminante sarà la possibilità o meno di accedere a questo tipo di terapie. Terapie che di fatto si stanno affacciando già al mondo.pensiamo alla complessa operazione che il Dott. Sergio Canavero sta preparando. Un trapianto di testa, o forse sarebbe meglio dire, di corpo, ultima speranza per Valery Spiridonov, giovane russo affetto da atrofia muscolare. La sua speranza di vita è sempre stata stimata sui venti anni, per cui per il trentenne poco cambia se morire sotto i ferri a causa di problematiche nate in sala operatoria, oppure attendere che il suo corpo ceda. Immaginate solo un momento quali dibattiti politici si sarebbero avuti in Italia se il dott. Canavero avesse operato in Italia: sicuramente si sarebbe avuta una interpellanza parlamentare per ridiscutere del dualismo corpo-anima, aprendo scenari surreali ai quali siamo purtroppo abituati.

Il movimento transumanista si è sempre battuto per iniziare a creare oggi quei tavoli di dibattito utili a definire possibili problemi che avremmo nell’immediato futuro, onde evitare l’incubo distopico di un tecnofascismo i cui bagliori sono visibili già ad ora. Si sta parlando di problematiche concrete, attuali, immanenti. Basta osservare quante vittime sta ad oggi mietendo l’avanzamento della disoccupazione causate dalla crisi, e quante ancora ne mieterà la Disoccupazione Tecnologica: è dall’ottocento che più di un intellettuale ha mostrato interesse verso la questione, addirittura arrivando a formulare intere teorie sistemiche sfociate in avanguardie artistiche, come quella del Situazionismo di Debord. Eppure, pare che le agende politiche siano impegnate sul generare più posti di lavoro possibile, invece che cercare di capire come creare efficaci paraurti per quando la meccanizzazione e l’intelligenza artificiale limiteranno radicalmente la necessità di “manodopera”. Probabilmente, la maggior parte della popolazione attiva sarà impiegata in attività creativa, di ricerca o di controllo, ma è chiaro come questa non potrà colmare se non in minor parte l’attuale “richiesta di lavoro”. Una politica che non mette all’indice questo problema è fallimentare non nel lungo termine, ma nel brevissimo, e l’attuale trend di limitazione dell’istruzione di base ed universitaria, capace quindi di formare una classe dirigente capace a soddisfare questo obiettivo, nonché l’arretramento culturale medio che si sta disegnando attorno una visione della cultura come entertaintment, incapace quindi di orientare la popolazione verso un orizzonte comune e condiviso, potrebbe portare a tensioni sociali che oggi difficilmente riusciamo a concepire.

Filippine, contano i danni del Tifone Haiyan

Oltre ai fattori generati dall’evoluzione sociale, come appunto l’evoluzione biomedica e quella industriale e robotica, vi sono anche quelli legati al cambiamento climatico, che secondo le stime di LegAmbiente e dell’ONU esporranno circa un miliardo di individui entro 20 anni a tifoni, maremoti, siccità, desertificazione, innalzamento delle maree e chissà cos’altro. Queste persone si trasformeranno immediatamente in ecoprofughi, che avranno bisogno di assistenza, di medicine, di cibo, di acqua, di un alloggio, e poi, passato un certo periodo di tempo, di una occupazione, di assistenza, di pensioni, di istruzione, di infrastrutture. Se consideriamo le difficoltà che abbiamo ora con le poche manciate di clandestini arrivati vi amare, be’, pensare che secondo i rapporti ONU e LegAmbiente, questi alla data del 2050 saranno circa nel numero di 250.000.000 di unità. Non mi pare un numero sovrastimato, siccome il conto del 2012 stimava 32 milioni di individui costretti a lasciare la propria casa, spesso la propria nazione, per essere affidati all’accoglienza di campi attrezzati, trasformati in poco tempo in slum. Secondo Mike Davis, il destino della città occidentale è questo: la slumizzazione del tessuto urbano sarà una logica conseguenza di una politica che non svilupperà strumenti efficaci e credibili a questo fenomeno. L’architettura e gli studi urbani dovranno a breve raccogliere queste sfide, o gli eventi le supereranno: il numero di clandestini aumenterà, in maniera proporzionale alla diminuizione dell’accessibilità alle risorse. Gli architetti dovranno il prima possibile abbattere gli steccati disciplinari che delimitano le proprie competenze, o altrimenti resteranno, ancora una volta, relegati al ruolo di meri decoratori di Palazzo.

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Potremmo mettere in gioco innumerevoli altre tematiche: il mind uploading, la clonazione, il potenziamento umano, le questioni etiche legate alla sperimentazione animale, OGM, eugenetica… Il presente sta lanciandoci una innumerevole quantità di sfide. Siamo ancora in tempo per iniziare a costruire un futuro migliore, basta iniziare a progettarlo. Insieme.

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