.:: VERSUS_ ISIS: Geografia di uno stato-confine 4a/?

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Bandiera ISIS

Cosa è l’ISIS? Una domanda che spesso dà luogo a fraintendimenti legati alle semplificazioni giornalistiche legati alla tautologica definizione di terrorista islamico che vuole gli appartenenti a tali organizzazioni essere, appunto, dediti al terrore più irrazionale e, in secondo luogo, ribattezzare le proprie azioni in nome dell’Islam. Ma questo riduzionismo non aiuta a comprendere i limiti di un conflitto che ha come oggetto la creazione di un’ente pianificatorio territoriale. Un conflitto che mette l’uno contro l’altro terroristi islamici contro altri terroristi islamici, gruppi diversi con identità diverse ed obiettivi diversi. Per comprendere a fondo cosa sia possibile imparare da una cultura pianificatoria a cui siamo radicalmente estranei, occorre tentare di superare il dualismo implicito di uno schema di pensiero cartesiano che vede una barriera posta tra un noi ed un loro. Una consolante ripartizione dei ruoli, creata mediaticamente attraverso la moltiplicazione delle immagini delle Torri esplose nell’11 settembre del 2001, che pone l’uno dinnanzi all’altro buoni e cattivi, Occidente contro Medio Oriente, o, per i più ispirati, Democrazia contro Terrore. Ma tale lettura bipolare coincide con quella degli stessi jihadisti, che sfruttano l’estrema sintesi della formula VERSUS per inseminare l’organismo della propaganda. I poli sono tra loro opposti, ma la grammatica e la stessa: noi, voi. Ma l’illusione che questo sia uno sport a due giocatori avvantaggia solamente una delle due parti, che così ha la possibilità di avvicinare un fronte che è tutt’altro che compatto, e di cui sono in molti a garantirsi i vantaggi delle scorribande del Califfato. Prima di tutto, occorre entrare nell’ordine degli obiettivi di questo strano oggetto che noi abbiamo preso l’abitudine di chiamare ISIS: lo scopo ultimo è quello di creare un’ente amministrativo territoriale basato sullo schema del Califfato. Una forma di governo ormai obsoleta, ma che in questa sua ultima manifestazione presenta degli elementi di novità particolarmente interessanti.

Sfuggendo alle mode sociali che nell’attività di mappatura tendono a sovrapporre acriticamente qualunque dato ai territori, limitiamoci ad osservare una mappa approssimativa dei mutevoli confini dello Stato Islamico tenendo in considerazione solamente tre elementi di interesse, ossia 1) le aree effettivamente sotto l’effettiva amministrazione dell’ISIS, 2) le aree utilizzate come supporto, 3) le aree attualmente sotto attacco.

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La prima cosa che salta all’occhio è l’estrema caoticità dei confini, che al contrario di molte mappe riportate da diverse agenzie, non privilegiano le due dimensioni. Il territorio dell’ISIS mostra una realtà monodimensionale, in cui dai principali gangli dell’organizzazione si estendono in tutte le direzioni dei flagelli che tentano di penetrare là dove la resistenza della carne è minore, o dove l’interesse giustifica uno sforzo maggiore. Così, i tentacoli della nazione lineare si estendono lì dove grandi infrastrutture viarie permettono veloci ripiegamenti o razionali forniture alimentari, medicali e belliche, facendo dello stesso confine il nuovo fronte. L’infrastruttura diviene così allo stesso tempo barriera e spina dorsale di un sistema insediativo pianificato in maniera simile di qualsiasi città occidentale moderna.

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Da Baghdad ad Aleppo, entrambi città dalla fortissima valenza simbolica, prima ancora che strategica, scivola una muco nero che macchia la nuova geografia Sirio-Iraqena. Si segue una serie di fiotti acquitrinosi che nutrono quel poco che basta a sostentare i centri che si è scelto di innalzare in questi luoghi, scarno ricordo dell’Eufrate. Al fianco, scorre l’austrostrada numero 4, che collega direttamente le due città simbolo. Quest’asse diviene fondamentale, sia simbolicamente qui vi troviamo Raqqa, centro logistico-finanziario dell’organizzazione, vari nascondigli, nonché una fonte di rifornimenti per le truppe, che nei loro spostamenti possono così controllare la produzione agricola. Ad est, un altro asse segue il secondo antico fiume, il Tigri, che da nord completa il suo assedio a Baghdad. Questi due assi sono cruciali, perché intercettano altre arterie capaci di spingere il confine-lineare dello Stato Islamico verso altre direzioni: ad Ovest, verso Giordania e Libano, a Nord, verso la Turchia, ad Est verso l’antico nemico dell’Iran. tumblr_lhq43bZNRh1qe0nlvo1_1280Le sovra citate Aree di Supporto non hanno altra funzione che supportare economicamente e militarmente il vero nucleo dello Stato. Hanno valore come risorsa e come surplus difensivo, essendo che lo Stato Islamico altro non è che egli stesso un confine, una linea dallo spessore variabile che recupera l’utopia di Arturo Soria y Mata. Come nelle idee dell’ingegnere spagnolo, il territorio dello Stato Islamico si è fin’ora sviluppato lungo degli assi di indefinita lunghezza, costituito come detto da un’arteria di trasporto. Si viene a creare così un modello policentrico, in cui le intersezioni di diversi assi vanno a creare una nuova ed inaspettata capitale. Le varie centralità andrebbero così a creare una rete in cui non vi è periferia, ma solo una immensa connessione che fa del territorio disinteressato un non-luogo improduttivo a scala paesaggistica. D’altronde, il motto che lo Stato si è dato suona come una delle più aggressive tecniche di marketing: Bāqiya wa Tatamaddad, Consolidamento ed espansione. pomerium1350358547962 Il costo umano e biopolitico di questa espansione è difficilmente quantificabile. Ma anche questa volte, il paragone con una strategia di gestione del territorio ben collaudata in occidente resta valido: la gentrificazione. Questa volta non è il reddito a fornire una discriminante, ma obbedienza, genetica e credo: appropriandosi degli assi principali che servono la sussistenza degli insediamenti, le comunità sono spinte fuori dal confine. Come la Roma del mito coincise con il suo pomerium, anche lo Stato Islamico ha nel suo confine la sua vera estensione. Ed attraversare tale confine da indesiderati avrebbe richiesto un pedaggio assai elevato, come Remo scoprì suo malgrado. Non è quindi casuale la continua ricerca di un collegamento continuo con Roma in quanto simbolo. Roma, sotto la cui bandiera si unirono gli eserciti la cui onta è ormai giunto il tempo di lavare.

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