.:: PP_ Lettera ad Archphoto

PERIFERIE-1

Sono passati ormai diversi mesi dalla discussa pubblicazione curata dal gruppo G124, collettivo di giovani guidati dal Senatore Renzo Piano. L’obiettivo di tale pubblicazione (scaricabile gratuitamente) è quello di illustrare gli avanzamenti del gruppo di lavoro sul rammendo delle periferie.
Diversi mesi sono passati anche dall’invito di Emanuele Piccardo, direttore della storica webzine Archphoto, di scrivere un articolo al riguardo. Dopo molti tentativi, dei veri e propri buchi nell’acqua, ho deciso di rinunciare a scrivere al riguardo. Non a dire la mia, quanto a scrivere un articolo. Così, mi sono concesso il vezzo di scrivere una lettera aperta a Luca Guido, Luigi Manzione, ed ovviamente Emanuele Piccardo, che hanno offerto tempestivamente le loro argomentazioni contro su Archphoto. Un po’ meno prontamente, ecco la mia lettera!

Caro Emanuele,

dopo diverse sessioni di scrittura, o almeno di tentata tale, devo sentirmi costretto ad alzarmi dal tavolo. I miei tentativi sono semplicemente stati dei buchi nell’acqua. Il mio problema credo sia molto semplice: non riesco a capire cosa ci sia da commentare riguardo questo ricettario. Sento di poter descrivere la mia attitudine come quella di critico interessato ai fatti sociali ed i fatti estetici. Potresti rispondermi che questi due sono presenti, ed in effetti è così. Ma di fatto entrambi scivolano nella loro diretta degradazione: nel populismo retorico e nel populismo romantico. Ogni singolo insuccesso nel terminare il mio scritto per voi è stato accompagnato da un fastidioso retrogusto. Non era il mancato approdo ad infastidirmi, quanto il sapore di quella carne che ero costretto ad assaporare tentando di farne emergere le sfumature dalle papille. Gli ingredienti sembrano pregiati e di buon taglio (effettivamente, le città italiane stanno pagando lo scotto di decenni di pianificazione errata), eppure il condimento è dosato in modo tale da vanificare lo sforzo culinario. Vorrei parlarti di questo mio stato d’animo perché racchiude una mia preoccupazione: il fatto che in ben pochi abbiano percepito la bassezza teorica di questo rapporto, nonché delle basi culturali e tecniche che lo supportano, mi fa pensare che un mio antico sospetto si stia concretizzando, ossia la (per ora quasi) totale auto-destituzione da qualsivoglia ruolo culturale ed urbanistico da parte degli architetti.

Potrete continuare a questo link. Termino con il mio solito: buona lettura!

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