.:: VERSUS: TATTICHE DI MILITARIZZAZIONE DELLO SPAZIO URBANO 1/?

Tank man
Jeff Widener, per Associated Press

Sono poche le immagine che raggiungono un livello tale di diffusione da sublimare il contenuto della stessa immagine e farsi icona nel suo duplice significato mediatico ed artistico. Sfogliamo velocemente negli archivi della nostra mente: alla voce libertà probabilmente l’assedio al Rivoltoso Sconosciuto messo in atto da una colonna di carri armati modello T59 emergerà con estrema rapidità. L’immagine non riesce a raccontare da sola la complessità degli eventi che portano questo celebre anonimo a non cedere il passo, ma il messaggio che sottende è talmente chiaro che quasi sembra voglia risvegliare qualcosa di sopito racchiuso in qualche vano genetico. La sequenza si riattiva, lo spirito della lotta si impossessa di qualcun’altro, salvo poi fluire via nello sciabordio di immagini che lentamente invadono il nostro quotidiano. Ma se ci si addentrasse nei fatti che portano alla mitopoiesi di questa immagine, la profondità dei dettagli offrirebbe i punti di fuga per una prospettiva ben più vasta.

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Un dettaglio necessario: esistono diverse versioni della medesima foto, le cui più famose sono di Jeff Widener, per Associated Press (la prima foto riprodotta in questo articolo), di Stuart Franklin, per Magnum Photos, di Charlie Cole, per Newsweek (la seconda foto riprodotta in questo articolo). Le immagini si assomigliano più o meno tutte, anche se forse la variante sul tema più nota è proprio quella di Jeff Widener, dove il taglio e l’angolo leggermente inclinato enfatizzano la differenza di peso dei due soggetti, quasi incorniciati dalla coppia di pali che pare definire lo spazio dell’azione. Ma è lo scatto di Cole ad offrire maggior dettagli, soprattutto per un’analisi che voglia focalizzarsi della militarizzazione dello spazio urbano: la colonna cerca il centro della lunghissima arteria di Chang’an, partendo defilata da quella che solo una didascalia potrebbe farci sapere essere piazza Tienanmen. La strada è colpa di segni, macchie, dal colore indefinibile. Forse sangue. Non sarebbe strano pensarlo, considerando l’autobus il cui fuoco ormai estinto lascia intravedere la carcassa. Eppure, gli alberi verdi quasi ingannano: occorre addentrarsi nella grana di questa immagine per non scambiare questo sfoggio di nuda potenza per un’innocua parata. In alto, fumo e detriti tradiscono i segni di un conflitto. L’anonimo ingaggia il primo mezzo corazzato semplicemente sbarrandogli il passo, usando il proprio corpo come una barricata di carne e nervi, fermo, impassibie. Il carroarmato scarta, ma quel corpo segue il passo. In quel gesto incosciente, probabilmente improvvisato viste le buste che seguono la scena, il corpo dell’avventore si fa muro, monumento, obelisco di dimensioni tali da arrestare il passo di una falange tecnologica pronta all’assalto.

Un video, girato probabilmente dalla stessa posizione delle foto già esposte, mostra i frammenti di minuto entro cui si svolge la scena. L’azione è corale: il coraggio dell’anonimo viene per lo meno fronteggiato da quello del soldato che si rifiuta di eseguire l’ordine che probabilmente invocava la demolizione dell’estemporaneo simbolo. Estemporaneo, ma proprio per questo eterno: le immagini testimoniano la possibilità di un corpo reificato in un pezzo di città, quasi fuso nell’asfalto che rende possibile il passo, non fosse altro per il suo movimento.

Ad oggi, non sappiamo quale sia stato il destino di quel corpo-simbolo fatto città. Le tesi riguardo il suo destino sono molteplici, ma onde evitare di cadere nella speculazione moralistica, occorre uno sforzo per lasciare l’attenzione sulla città. Altre fotografie di Charlie Cole riescono a mostrare il resto del contesto, in modo tale da riportare la testimonianza di un ambito urbano trasformato in campo di battaglia, campitura solo apparentemente non prevista dai piani regolatori vigenti.

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Cole testimonierà con una serie di scatti gli attimi che precedettero quella strana trasmutazione della carne. Poco prima che l’ordine di occupare con i mezzi pesanti l’arteria di Chang’an, la stessa era occupata da una folla nell’atto di una protesta. Un mezzo è dato alle fiamme, ed il piccolo gabbiotto dove vediamo poco distintamente degli agenti di polizia assediato. L’intera piazza, in tutta la sua maestosità, è lottizzata da transenne, coni stradali e schieramenti di soldati che sembrano formare corridoi dalle pareti organiche. Come sacchi di sabbia, questa barricata di polpa umana è inerme, mentre al di là delle transenne si consuma la protesta. Un cenno, e il muro di carne si apre.

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La foto che precede quella di cui si è lungamente parlato acquista ora un’importanza cruciale. Lo spazio urbano che viene mostrato da quest’ultima immagine di Charlie Cole non può non essere pianificato: la nettezza delle linee, la disposizione degli assi, le proporzioni dei drappelli e le aree di deposito: tutto viene disposto in modo attento e particolareggiato. Il genio militare supera il funzionalismo escludendo l’uomo, anzi, utilizzandolo come elemento architettonico, quasi decorativo. Pozze di sangue come petali la parata, carcasse d’automobile dànno un tocco di colore. Lampioni fin de siècle si innalzano dalla vegetazione, decorando i bordi della strada. Lentamente, ad uno ad uno, i carri armati si lasciarono alle spalle la piazza, che, larga 880 metri da nord a sud e 500 da est a ovest, si è vista teatro di una delle più spettacolari e razionali operazioni di militarizzazione dello spazio pubblico della storia moderna.

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