°< PEJA on Parola d'Arte_

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Qualche giorno fa, Sebastian di Guardo mi ha dato modo di poter riprendere in mano molti dei temi verso cui il mio interesse sta tendendo. Infatti, se è vero che negli ultimi anni la mia ricerca si è soffermata soprattutto sull’immaginario architettonico, questo lo è in parte e soprattutto a causa del mio interessamento verso gli urban studies. Il problema risiede in una domanda molto semplice, ma alla cui risposta ogni tentativo potrebbe apparire pretenzioso: quali sono le sfide che la città deve iniziare a prepararsi a fronteggiare? Nonostante la banalità della domanda, l’approccio è radicalmente nuovo, poiché sottintende una pianificazione urbanistica capace di coinvolgere l’agente di polizia più che il disegnatore, l’amministratore più che il burocrate, la comunità più che l’apparato normativo, più la protezione civile che il perito infrastrutturale. Non posso che ringraziare Sebastian per avermi dato modo ancora una volta modo di raccogliere le idee con questa sua bella intervista apparsa pochi giorni fa sulla neonata Parola d’Arte!

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E prima di augurarvi buona lettura, eccovi un piccolo stralcio della nostra conversazione!

S.D.G. Cerchiamo per prima cosa di inquadrare il soggetto della discussione, di metterlo a fuoco. Parleremo della città: aggregato urbano, insieme di persone.. fenomeno. La città per l’architetto, e per il critico di Architettura. Che cos’è per te Emmanuele?

E.P. Cominci con una domanda banale, ma solo all’apparenza; è come chiedere a un matematico cos’è un numero. Potrei risponderti che la città è là dove i flussi si raggrumano, ma prima di discutere di questo ritengo utile definirla un caso storico. Come sappiamo, essa nasce per motivi militari -soprattutto difensivi- come spazio intra moenia, dove ricevere protezione e concentrare le forze.

S.D.G. Interessante notare, nel Rinascimento, come la comparsa dell’artiglieria sul campo di battaglia abbia avuto come conseguenza la costruzione di possenti mura dalla pianta stellata che condizionarono pesantemente la forma della città stessa.

E.P. In un breve periodo però l’artiglieria moderna rese inutili le mura. Nel XIX secolo, epoca della Rivoluzione industriale, le mura vengono smantellate e la città assume una nuova ragione d’esistere come mercato. Oggi la situazione è ancora diversa e dobbiamo adottare altri criteri di giudizio.

S.D.G. Un cambiamento di epoca.

E.P. È facile riscontrare che nell’800 l’eclettismo ha assunto una grande importanza quale stile architettonico. Ai nostri giorni, molti architetti e urbanisti affrontano il tema del linguaggio impostandolo come un problema di mode, un insieme strutturato di modi di agire e pensare che in qualche modo facilitano le scelte ma le banalizzano. Quando persino il problema della sostenibilità diviene moda, allora non mi stupisco se a ciascuno sembra lecito seguirne una propria e personale. Un caso emblematico è stato il concorso per il nuovo museo di Helsinki, per il quale sono stati presentati moltissimi progetti con una incredibile varietà di linguaggi diversi in lotta per la vittoria. In pratica, ne facciamo ancora un problema di ordini architettonici.

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