°< PEJA PRODUCING: Makers @ Il Giornale dell'Architettura

Wunderbugs (6)

Dal 3 al 5 ottobre si è svolta, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, la seconda edizione italiana della Maker Faire, in cui sono stati esposti più di 600 progetti, molti dei quali legati all’architettura: da innovativi congegni domotici a prototipi costruttivi, da sensori propriocettivi a “stampanti” in grado di produrre interi alloggi.
Già lo scorso anno ho avuto modo di partecipare in maniera attiva, grazie al coinvolgimento dei ragazzi di Cityvision. Un evento davvero eccezionale nel suo riuscire a far coincidere innovazione con grande diffusione. Ma ancora una volta, la presenza degli architetti è venuta a mancare. Nonostante, appunto, la progettazione dello spazio e della città sia tra i maggiori temi trattati.
Questa riflessione è stata la base per il mio primo articolo su Il Giornale dell’Architettura con cui spero di inaugurare una lunga collaborazione!  E sono felice di aver trovato spazio per citare due progetti che rappresentano un’eccezione notevole all’assenza di architetti. Non che questa presenza sia un surplus in assoluto, anzi il più delle volte questo rappresenta un limite di apertura a prospettive improvvisi e scorci non previste. Ma la disciplina, per riuscire a restare realmente contemporanea deve cercare di non perdere delle occasioni di essere protagonista, o per lo meno di essere coinvolta nei processi innovativi. Non questa volta, almeno, dato che la forma che assumerà il nostro futuro dipende esclusivamente dalle ricerche che oggi verranno avviate. Avrei potuto parlare anche di altri progetti, come ad esempio YouRE-Shape o di SLOW/D, piattaforme attiva nel campo delle nuove forme di artigianato tecnologico. Ma ho voluto preferire due progetti, un prototipo ed un padiglione, capaci di focalizzare al meglio le potenzialità del movimento dei Makers. Questi sono Wunderbugs, di OFL Architecture, che si inserisce nella tradizione dell’architettura interattiva e nell’architettura ludica, tradizione che ha i suoi fondatori nella transarchitettura e nel situazionismo, e Interfaces, di Maurizio Caudullo, che raccoglie la sfida del progetto Hyposurface, facendolo evolvere in nuove direzioni. In entrambi i casi il modello è replicabile, migliorabile, ampliabile.
Be’, come al solito non posso far altro che augurarvi: buona lettura!

Interfaces (2)

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