.:: La logica dell’assenso_

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In un momento storico in cui ogni cosa sembra consumarsi in tempo reale senza quasi lasciare traccia del suo passaggio credo sia necessario fissare alcuni punti per continuare a guardare avanti e costruire consapevolmente futuro.

È con queste parole parole che Luca Molinari introduce il suo articolo pubblicato sul suo blog ospitato nel sito Il Post.  Il titolo del suo articolo, Un anno di architettura e vita metropolitana, non lascia dubbi sui contenuti del testo. Se il 2013 verrà ricordato, sarà per il suo registrare le difficoltà riscontrate da parte dell’architettura nell’assorbire e nel perpetuare alcuni modelli a seguito di una crisi economica che sta erodendo la disposizione al capriccio anche degli sceicchi meno avari. Se è vero che questo contesto economico ha comportato delle criticità difficilmente superabili da parte di singoli e di grandi gruppi, aggravando una stratificazione normativa sempre più oppressiva a cui molti professionisti americani ed europei non erano preparati, è pur vero che una reazione potente dal sottosuolo ha fatto emergere tendenze e ha portato ad una serie di ricerche particolarmente nate proprio dal fondo del barile. Ricerche che probabilmente sono destinate a rivoluzionare l’approccio alla progettazione in toto, e che possono essere ricondotti, grosso modo, al mondo del crowdfunding e del crowdsourcing. Interessante che in Italia, proprio quest’anno, ci siano stati due importanti eventi legati a queste tematiche, riscontrando anche un ricchissimo riscontro da parte dei media e degli operatore di settore, ossia il Maker Faire Rome, o il Crowdfuture, entrambi tenutosi a Roma in ottobre, ed entrambi potenzialmente di grande interesse per il mondo dell’architettura. Un interesse non onorato dagli architetti, che per l’ennesima volta decidono di delegare il volto del futuro ad altre professioni, schiacciati come sono da una contingenza che non rende giustizia al dono della creatività, e da un contesto culturale che premia produttori di aforismi dal sapore pecoreccio e disegnatori pragmaticamente ancorati alla ripetizione infinita di un’unica formula per’altro non loro.

Il 2013 sarà ricordato come l’anno in cui un cuneo entra a dividere fortemente chi ha saputo sfruttare in maniera concreta le capacità della rete di approfondire le relazioni di competenze e di settore, chi sfrutta strumenti complessi e meccanismi sociali come quelli suggeriti da alcune piattaforme spesso non proprietarie, e chi si è guadagnato l’accesso ad internet per utilizzare facebook, senza alcuna esperienza in altre forme di mailing list o forum.

Un digital divide che viene dalle competenze e dalla capacità di comprendere ed utilizzare lo strumento, più che esserne supini e passivi spettatori, arrogandosi il diritto di parlare a nome di un presupposto “popolo della rete”, che di fatto non esiste.

Molinari scrive:

L’esercizio della buona critica è una pratica politica necessaria in una fase in cui ogni elemento viene relativizzato al ribasso con un appiattimento etico che sconcerta, mentre nostro compito dovrebbe appunto essere quello di indicare con forza quella serie di fenomeni e di interrogativi capaci di risvegliare le coscienze e di riattivare una pratica civile di scambio e confronto collettivo.

Difficilmente riuscirei a trovare una frase che con maggiore forza sottolineerei, ed è per questo che non riesco a comprendere molti dei fatti e dei personaggi ritenuti rilevanti dall’autore lombardo. Ovviamente, è una scelta puramente soggettiva, come lo stesso Molinari ricorda, ma ogni operazione di questo tipo tratteggia geografie di incontri e posizioni che rivelano schieramenti e amicizie. Un plauso quindi va per il riconoscimento di alcuni eventi altrimenti scomparsi tra le pieghe della cronaca, come ad esempio l’occupazione «popolare e spontanea in difesa di Gezi Par a Instabul [che] viene violentemente soffocata dalla polizia […]. In Turchia si sta giocando una partita culturale e di civiltà che va molto al di là dei confini politici di questo Stato. E il fenomeno di Taksim dimostra ancora una volta il ritorno potente della gente a un uso civile degli spazi pubblici e a forme di cittadinanza attiva che sembravano essere scomparse dalle nostre metropoli». Il passo raccolto da Molinari è molto puntuale e interessante, perché riesce a trovare quella sottile mediazione che lega indissolubilmente violenza e città. Così come è interessante il voler legare il destino economico di una città importante come Detroit a questo almanacco di eventi, riconoscendo l’importanza di questo evento e cogliendo «l’impotenza dei tradizionali strumenti amministrativi nel gestire una crisi di sistema epocale». Così come è importante l’aver segnalato lo scandalo della Terra dei Fuochi, un caso che ha fatto rinascere il desiderio di riscatto di un territorio che per troppo tempo è stato dimenticato dal suo stesso popolo.

Purtroppo, però, quest’acutezza non riveste l’intero elenco, e questo si vede soprattutto nella seconda metà dell’elenco, anche se la prima metà non è esente da grandi punti interrogativi, ma che possono essere chetati dalla differenza di sensibilità, come ad esempio l’altrimenti inspiegabile inserimento del Centro informativo dell’Expo2015, una struttura dell’architetto Alessandro Scandurra banale e simmetrica che rovina la vista del Castello Sforzesco di Milano, oppure il banale e frigido libro di Italo Rota, Cosmologia portatile. La conclusione di uno dei progetti meno ispirati di Massimiliano Fuksas e Doriana Mandrelli, i quali dimostrano di scegliere dei collaboratori non in grado di saper padroneggiare la complessità di uno script parametrico per il rivestimento di un edificio in macroscala, delegittimando una ricerca importante e fertile come quella della modellazione in scripting utilizzando lo stesso modulo alveolare per tutta la dimensione dell’edificio, banalmente riassunto nella silhouette di un aeroplano.

Quanto meno esagerato è il primato dato alla seppur bella mostra sul lavoro grafico di Carmelo Baglivo, curata da Emilia Giorgi, Carmelo Baglivo. Disegni Corsari, tenutasi presso la Fondazione Pastificio Cerere di Roma.

Il commento al punto in questione svela un sodalizio forte tra alcuni autori di varia estrazione e di diversi talentuosità, in cui vengono accostati senza colpo ferire semi illetterati a bravi oratori, disegnatori sopraffini a plagiari senza remora, definendo ancora una volta il contorno di un gruppo che, almeno dall’esterno, sembra molto unito e compatto. Una scelta più che legittima, ma che cozza con uno dei passi più importanti e decisivi dell’instroduzione al suo elenco:

Sullo sfondo rimane chiaramente una delle crisi più diffuse e drammatiche vissute negli ultimi decenni, che sta già cambiando radicalmente il mondo dell’architettura e delle costruzioni e su cui la maggior parte degli studi sta cercando d’individuare strategie di sopravvivenza e nuovi strumenti, oltre a mostrare una conseguenza devastante sulle nuovissime generazioni di progettisti e neo-laureati obbligati molto spesso ad emigrare lontano dal nostro Paese.

Sarebbe stato interessante che queste nuovissime generazioni di progettisti e neo-laureati capaci di individuare strategie di sopravvivenza e nuovi strumenti avessero fatto capolino nell’articolo di Molinari.

Tre nomi under 35 per tutti:

Noumena Architecture, che con il concorso RESHAPE rimettono in gioco il rapporto tra progettista e produttività, in un contesto di ridisegno della tecnologia produttiva che coinvolge tanto la progettazione quanto la vendita degli artefatti come degli edifici;

OFL, studio romano con vocazione internazionale, tra le altre cose promotori di Cityvision Magazine, che durante il Maker Faire Rome, sono riusciti a dimostrare con il progetto St. Horto che è sostenibilmente possibile portare avanti un modello di progettazione realmente alternativo;

Alessio Barollo, uno dei maggiori esperti in Italia di civic crowdfunding, che ha portato all’attenzione l’argomento e le prospettive durante più e più giornate di studi. Di cosa si tratta? Guardate qui.

Si potrebbe citare decine di realtà più che meritevoli di attenzione, che stanno dando un contributo realmente personale e realmente innovativo: Alessandro Melis, Fabio Fornasari, Massimiliano Ercolani, Crilo, Enrico Lain, Claudia Pasquero.

Dove sono questi nomi? Restano tra le pieghe del silenzio di una rete che offre luce al più criptico ed evanescente, piuttosto che il più chiaro e pungente, il negligente romantico, piuttosto che il diligente cinico, il conformista, piuttosto che l’innovatore.

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