.:: Totally Lost – Parte 2°

NOTA: Questo post è stato diviso in più parti per motivi di lunghezza.

A questo link è possibile leggere la prima parte.

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La vicenda che coinvolse Oradour-sur-Glane, è forse tra le più toccanti della storia dell’architettura. Il 10 giugno del 1944, come rappresaglia per l’assassinio di un colonnello tedesco, la 2ª divisione corazzata SS Das Reich attaccò il villaggio francese, trucidando l’intera popolazione. Solo una donna e cinque ragazzi riuscirono a fuggire. Gli altri abitanti del luogo, furono radunati nelle piazze e nei principali edifici del paese e trucidati a colpi di fucile o arsi vivi. Ogni edificio fu incendiato o fatto esplodere. Il tutto nell’arco di 3 ore. Alla fine della guerra, dopo che i pochi superstiti raccontarono i dettagli del massacro, il Generale Charles de Gaulle prese una decisione che segnò profondamente il sentire francese nei confronti della memoria e delle rovine: Oradour-sur-Glane non sarebbe mai più stato ricostruito, ma lasciato come memoriale della tragedia e dell’irrazionalità della violenza dell’occupazione tedesca. Automobili, edifici, cimeli, infrastrutture: ogni cosa è come congelata a alla mattina di quel 11 giugno, quando ormai gli incendi si erano sopiti e la vita aveva lasciato quel pugno di sassi.

14 - Coventry Cathedral13 - Coventry Cathedral

La vicenda Oradour-sur-Glane diede spunto per altri interventi simili, come ad esempio accadde a Coventry. Completamente distrutto dalla Luftwaffe, oggi non rimane praticamente nulla dell’antico centro storico inglese. Una distruzione di così ampio respiro, che da questa vicenda fu coniato il termine coventrizzare. Dei tessuti che formavano l’antica città di Conventry, solo poche mura annerite della famosa cattedrale fu risparmiata dalla ricostruzione. Mura che oggi si presentano in maniera simile allo spettacolo della città francese. Le bombe incendiarie distrussero i tetti e fecero esplodere le vetrate che caratterizzavano il grande spazio della cattedrale. La strategia nazista era chiara: dopo aver distrutto alcuni obiettivi militari di importanza strategica, era necessario stroncare il morale della popolazione civile.
Dalla Francia e dalla Germania, in diversi modi, l’Inghilterra apprese come fissare la memoria degli eventi nella pietra e nelle lamiere. Nel Luglio del 1943, le forze alleate conventrizzarono la città di Palermo, riducendo allo stato di rudere la cinquecentesca chiesa di Santa Maria dello Spasimo, a Palermo, di cui oggi, come a Conventry, non restano che poche mure.

17 - Santa Maria dello Spasimo Luglio 1943

Ma se è vero che l’empatia verso le opere architettoniche in cui le comunità hanno depositato la propria identità, i propri affetti, le proprie memorie, è ancora più forte quando queste devono improvvisamente piegarsi di fronte alla minaccia dell’invasione, è altrettanto vero che una volta che le strutture simbolo del passato regime perdono la propria funzione, queste sono a malapena tollerate, allontanate dallo sguardo, escluse dal ben impaginato libro della storia dell’uomo.

21 - Atlantikwall

Tra queste vi è il più ambizioso piano di fortificazione mai progettato: il Vallo Atlantico. Voluto dallo stesso Furer, progettato dall’Organizzazione Todt, l’Atlantikwall sarebbe dovuto essere formato da una linea di difesa formata da 15.000 fortificazioni presieduti da 300.000 soldati, per un’estensione che avrebbe coperto l’intera costa dell’Europa nord-occidentale. Paul Virilio, nel suo Bunker Archeology, andò a caccia di queste strutture per poterle descrivere. Questa serie di strutture ha sempre colpito l’immaginario di Paul Virilio, fin da quando era piccolo. L’introduzione del suo libro narra la scoperta di quel continente liquido che la rete di protezione costiera non gli aveva mai permesso di scorgere, nonostante abitasse non troppo distante dall’oceano.

19 - Atlantikwall

La scoperta dell’oceano è l’esperienza più preziosa che conservo. […] Non ho dimenticato nessuna delle sequenze di questa scoperta, quando recuperai, nel corso di un’estate, sia la pace, che l’accesso alla spiaggia. Questi sono episodi singoli, ma per me è come se fossero stati parti dello stesso evento. Una volta rimossi gli ostacoli che impedivano l’accesso, ero finalmente libero di esplorare questo continente liquido. Gli occupanti erano tornati nella loro terra nativa, lasciando dietro di sé sia le loro postazioni che i loro strumenti. Le ville costruite di fronte al mare erano state svuotate; tutto ciò che fosse a portata delle casematte era stato distrutto; la spiaggia fu minata; gli artificieri erano occupati a rendere libero l’accesso al mare.

20 - Atlantikwall

Ma una volta bonificata l’area, le immense strutture costruite e abbandonate dai nazisti furono lasciate lì: né demolite, né riconvertite. Semplicemente ignorate, lasciate a combattere la loro battaglia contro l’assedio della natura. L’onta dell’occupazione tedesca viene esorcizzata con la passività: private dei cannoni e delle mitragliatrici, queste strutture fuori scala, perdono il loro potere intimidatorio, prestandosi unicamente come evento plastico, come una chiesa sconsacrata a cui è stato manomesso il crocifisso.

18 - Atlantikwall

Cos’è che ha impedito alle amministrazioni francesi di abbattere quei monumenti all’impotenza militare del proprio popolo? Di certo, i sentimenti che animano le comunità nei confronti dei bunker dell’Antlantikwall erano diversi rispetto all’empatia avuta verso Oradour-sur-Glane. È stata proprio l’eliminazione dei simboli, dello strumento di offesa, a svilire metri cubi di calcestruzzo progettati attentamente per difendere i soldati pronti a dare la vita pur di continuare a tenere sotto controllo il territorio francese.

24 - Stadio di Norimberga

Forse è stato per lo stesso motivo che lo Stadio di Norimberga, progettato da Albert Speer per lo svolgimento delle Reichsparteitag, fu lasciato a sé stesso dopo la caduta del regime: i simboli del potere, una volta strappati via dalla struttura, fanno scivolare via dalla pietra ogni ricordo, lenendo il tormento e il senso di colpa.Albert Speer

Le due rovine sono imparagonabili: se i bunker francesi sono il marchio che il conquistatore ha voluto lasciare in terra straniera per riaffermare il proprio dominio, lo stadio di Norimberga è la quinta teatrale di un regime che occupa sé stesso. Nel primo caso, la rovina è tollerata e divenuta oggetto dello scherno dei villeggianti. Nel secondo, un pesante fardello di cui orgoglio e vergogna si combinano in un miscuglio grottesco.
Ma quando l’architettura incarna essa stessa il simbolo della conquista e dell’onta, questa deve essere spazzata via, nonostante il peso storico le sue pietre custodiscono.
32 - Muro di berlino
Questo è stato il caso del Muro di Berlino e delle Torri Gemelle, di cui oggi non rimangono che pochi cimeli conservati lontani dai luoghi degli eventi. Strutture demolite, polverizzate, eliminate quanto più in fretta possibile, salvo poi costruirne simulacri buoni per saziare la fame di memorie dei turisti. Cosa accade in questi due casi? Di quale colonizzazione stiamo parlando? Perché la tragedia consumata nell’arco di vent’anni, o di una manciata di ore, non è degna di lasciare il proprio mausoleo?
33 - Torri Gemelle
Questi due casi studio possono essere eletti a paradigma di quello che Marc Augé nominerà il paradosso delle rovine, secondo cui, proprio nel momento in cui la civiltà occidentale ha raggiunto la maggiore capacità di distruzione, essa ha al contempo rinunciato a erigere rovine. Questo perché, una rovina letta come venustas non ha bisogno della materia per manifestarsi. Ironicamente, il paradosso delle rovine trova il suo compimento nella mancata reificazione delle stesse, che recedono allo stato di macerie, il più presto possibile spazzate via. È l’immagine, e l’immaginario, a prendersi carico del ruolo estetico e mnemonico che un tempo era assunto dalla calce e dall’ossido, dalla pietra e dal marmo.
34 - Lebbeus Woods
È contro questa visione che si scaglia Lebbeus Woods. Entrato a Sarajevo dopo essersi procurato un permesso di giornalista per la rivista giapponese di architettura A+U, entra in diretto contatto con l’atto creatore di quegli assurdi contenitori di memorie che sono le rovine di guerra. Un atto creatore che è tanto più assurdo quando l’obiettivo non è strategico o militare, ma la città stessa e i suoi simboli. Bogdan Bogdanovic conierà il termine urbicidio per definire il crimine perpetrato contro Sarajevo.
37 - Oslobođenje
La vicenda che colpì la sede del quotidiano Oslobođenje (Liberazione) è uno degli esempi più commuoventi: fondato nell’agosto del 1943 durante la Seconda Guerra Mondiale, nasce come quotidiano anti nazista in appoggio dei partigiani jugoslavi. Durante i bombardamenti della guerra dei Balcani, la redazione dell’Oslobođenje non tradì l’eredità dei suoi fondatori, decidendo di continuare a lavorare anche dopo che la sede fu presa di mira da cecchini e dall’artiglieria. Anche dopo che la sede fu distrutta, la redazione continuò a lavorare in un bunker sotterraneo.
Il teatro di questa resistenza fu demolito in coincidenza della fine del conflitto.
35 - Lebbeus Woods
Come la sede dell’Oslobođenje, anche il resto della città fu sgomberato dalle macerie, cancellando le tracce di migliaia di piccoli gesti eroici. Woods era lì, sotto le bombe. era fianco a fianco con i cittadini di quella città, quando le bombe cascavano. Woods sapeca che ogni traccia di quel cammino di morte sarebbe stato cancellata. Tornato nell’estate del 1993 a New York, Woods scrisse quello che è il suo grido di dolore e d’amore verso Sarajevo e i suoi cittadini.
Ovunque gli edifici siano distrutti dalle bombe o dai proiettili d’artiglieria, da un incendio o per mezzo di un collasso strutturale, la loro forma deve essere rispettata, deve rimanere integra, così da poter incarnare una storia che non dovrebbe mai essere negata. Nel loro stato decrepito, gli edifici suggeriscono nuovi modelli di pensiero e di comprensione, nuove concezioni dello spazio che confermano il potenziale dell’essere umano di integrarsi e rimanere esterno ad ogni sistema totalizzante predeterminato. I nuovi spazi dell’abitare, costruiti sui resti esistenziali della guerra, non celebrano la distruzione di un ordine stabilito, né lo simboleggiano o commemorano. Piuttosto accettano con orgoglio ciò che è stato sofferto e perso, ma anche ciò che di nuovo ne è venuto. Costruiscono sulla forma sfrangiata del vecchio ordine una nuova categoria di ordine naturale, all’interno del quale si percepisce tutto il suo potenziale, dove è possibile riconoscere la propria fragilità e i propri fallimenti, affronta la necessità di reinventare questi spazi, come se non fossero mai stati realizzati, riuscendo ad aggiornarsi e rivitalizzarsi continuamente. Vi è impegno etico e morale in una esistenza simile, e quindi una base per la comunità.
39 - Lebbeus Woods

2 pensieri su “.:: Totally Lost – Parte 2°

  1. “Conventrizzazione” come monito e memoria storica. Sposo appieno questo concetto. Non nascondere, ma esaltare il messaggio. La grande scala degli interventi architettonici col ruolo di testimoni, funziona, per chi ha la sensibilità di coglierlo, più di 1000 pagine di libri. Qualche anno fa ho visitato la Chiesa del Carmo a Lisbona, distrutta dal terremoto del 1755. Il concetto forse è un pò diverso. L’artefice non è la bruttezza umana, ma un “capriccio” della natura…..concedetemi il termine.
    Conservo ancora il ricordo di una passeggiata in un ambiente ovattato, seppur completamente aperto.
    Posso immaginare cosa si provi a passeggiare per Ground Zero a New York.
    Una percezione comune, con intensità differente e commisurata al messaggio lasciato, è comunque quella di un silenzio assordante.

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