>°< PEJA Producing: Addio Paolo Soleri

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L’esperienza di vita di Paolo Soleri è stata senza ombra di dubbio una delle più avvincenti nell’intera storia dell’architettura: dopo essersi laureato presso il Politecnico di Torino, lascia l’Italia per recarsi a Taliesin West, dove lavorerà sotto Frank Lloyd Wright. Ma la sua insofferenza per i metodi autoritari dell’architetto americano consumerà in breve tempo l’entusiasmo di Soleri, il quale tornerà nel 1950 in Italia. Un ritorno che verrà preceduto dallo straordinario progetto per il ponte The Beast, poi esposto dal Museum of Modern Art di New York. Fu proprio questo l’evento che segnò la fine del rapporto tra i due.

paolo soleri bridge

Tornato in Italia, Soleri riuscirà a realizzare uno delle più straordinarie architetture mai realizzate in Italia: la Fabbrica di Ceramiche Solimene a Vietri sul Mare. Nonostante i rapporti non idilliaci, attraverso questo edificio è impossibile negare che l’influenza di Wright su Soleri non sia stata profonda a potente. Ma a differenza degli altri allievi dell’americano, Paolo non rinuncerà alla sua identità. È stato notato diverse volte come il linguaggio di questa architettura abbia un accento spiccatamente catalano. Ma è al cuore del mediterraneo che guarda, ed è questo il sapore della sua lingua. L’incredibile mosaico tridimensionale che ricopre i coni rovesciati che formano i volumi della fabbrica mimano le scogliere grumose che si alzano possenti sul mare partenopeo. A protezione di questa conformazione vi è un basamento in calcestruzzo, che lentamente viene eroso dal moto dei flutti.

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Ma quella esterna è una elaborata scenografia, una quinta che non prepara minimamente a cosa si cela all’interno della struttura. Eppure i volumi non camuffano l’interno e le ampie vetrate che tamponano i vuoti permettono la più ampia visibilità. La verticalità dello spazio, la divisione in navate, la luce lasciata cadere dall’alto, la nettezza delle forme. Se l’esterno aveva il compito di connettersi organicamente alle scogliere di Vietri, le viscere della Fabbrica narrano delle assai complesse vicende dell’irrisolto rapporto tra gotico e classico. L’elementarismo classico cozza con la verticalità e l’aprirsi della struttura gotico. Ma l’insieme non sembra sgrammaticato. Questo strano esperanto, anzi, esalta, e la materia, la luce, gli odori ed i suoni, mediano senza troppa fatica il rapporto tra i due elementi. L’impianto, poi, ha un’altra radice ancora: è impossibile non scorgere una discendenza wrightiana nelle piante dell’edificio.

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Conclusa la realizzazione di questo incredibile edificio, Soleri trova una nuova svolta: la terza della sua vita. Questa volta la meta è Paradise Valley, in Arizona, dove già aveva conosciuto la donna di cui poi si innamorerà, Colly Wood, per cui aveva già realizzato la sua prima, modesta, opera in terra americana, la Dome House, in pieno deserto, da cui è stato strappato.

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L’esperienza della Dome House, come quella di Vietri, saranno fondamentali per l’evoluzione del suo particolare pensiero architettonico. Un pensiero legato tanto all’utopia quanto alla carne, all’epistemologia come al trascendente, alla razionalità scientifica come alla meraviglia del bambino. Questo sarà l’humus che gli permetterà di dar vita ad uno dei più spettacolari esperimenti urbanistici degli ultimi sessant’anni: Arcosanti.

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Il 9 aprile 2013, Paolo Soleri comincia il suo processo di ritorno alla terra, la quale si nutrirà del suo corpo, fondendone la carne con ciò che resta di sua moglie, che tornò a pura materia a disposizione del mondo ben trentuno anni fa. La stessa terra che ha lavorato per anni, scavando, ammassandola, modellandola, con le mani nude, sporcandosi, facendo pressione con il movimento della colonna vertebrale, con il flettersi delle gambe e delle spalle.

Barbara Martusciello mi ha chiesto, lo stesso 9 aprile, di voler scrivere un breve testo alla memoria dell’architetto torinese per Art a Part of Cult(ure). Non potevo rifiutarmi: il pensiero di Paolo Soleri ha avuto un’influenza su di me sin dal primo contatto. La fascinazione che provo per il suo lavoro e per il suo pensiero è enorme. Questo, è solo un piccolo tributo che ho voluto riservare ad uno degli architetti più originali del XX secolo.

L’articolo potrete trovarlo a questo link.
Come al solito, banalmente, buona lettura!

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