.:: Un nuovo manifesto

Noi rifiutiamo l’ipocrisia antiscientifica che si sta diffondendo in Occidente. Viviamo di tecnologia, tanto che se regredissimo solo di pochi decenni, milioni di persone non sopravviverebbero. Esistiamo grazie all’industria, alla chimica, alla meccanica. Eppure domina un ingenuo pensiero unico: ciò che è naturale è buono, ciò che è artificiale è cattivo o, nella migliore delle ipotesi, un male necessario. Noi invece accettiamo la cultura della razionalità scientifica e tecnologica. Che è la vera radice dell’Occidente.

Naturalmente, non neghiamo che la tecnologia porti con sé insidie. Basta pensare all’effetto serra, alle armi atomiche, alle droghe sintetiche, ai dubbi etici intorno alle biotecnologie. Tuttavia, non possiamo nemmeno essere troppo ingenui quando passiamo dalla ricostruzione dei fatti alla loro valutazione. Intanto, non c’è una sola morale. È forse etico fare morire o soffrire un ammalato che potrebbe essere curato con l’ingegneria genetica? Noi sposiamo un’etica eudemonistica che tende alla massimizzazione della felicità. Sappiamo perfettamente che la tecnologia non è sempre figlia, talvolta è figliastra. Ma allo stesso modo la natura non è sempre madre, spesso è matrigna. Spesso si dimentica che non è natura solo un prato in fiore o un uccellino che cinguetta. Natura è anche malattia, invecchiamento, morte.

Con il suo Mutare o perire, Riccardo Campa scopre tutte le sue carte, e mette la firma su quello che può essere considerata come la prima, vera, monografia del transumanesimo in lingua italiana, quasi un manifesto (anche se il “Manifesto dei transumanisti italiani” è composto dal dodicesimo capitolo). Chi segue abitualmente questo blog, dovrebbe aver intuito di cosa sia questo misterioso Transumanesimo: transumanesimo è quella classe di filosofie che si prefigge lo studio e l’analisi della rosa di possibilità (o aspettativa) della ricaduta “futura” (breve, medio e lungo termine) in ambito sociale, antropologico, architettonico, ect, delle tecnologie emergenti, secondo un indirizzo pienamente prometeico. Ed il titolo già denuncia questo indirizzo:

MUTARE E PERIRE sono due implacabili leggi di natura, alle quali nulla sembra sfuggire. Tutto scorre, diceva Eraclito. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, sentenziava Lavoisier un paio di millenni più tardi. Ecco: tutto muta, tutto si trasforma. E perisce. Ovvero, muta a tal punto da rendere insensato l’uso della stessa parola, per indicare quella stessa cosa. In fondo, se è vero ciò che dice Lavoisier, la differenza tra mutare e perire, è dovuta solo ai limiti del nostro linguaggio.

Essendo destinati a mutare, periremo come specie, ci estingueremo. Ma per la prima volta nella storia, abbiamo la possibilità di comprendere ed indirizzare questa evoluzione. Un’evoluzione che condurrà dapprima allo stadio di transumano, e poi a qualcosa che ancora non siamo capaci di descrivere. Per chi trovasse sgradevole la parola transumano, si ricorda che il termine deriva dal Paradiso di Dante, e nei dizionari italiani è segnalato il verbo intransitivo “transumanare”, coniato proprio dal padre della lingua italiana.

«Tra|su|ma|nà|re. v.intr. (essere) LE trascendere i limiti della natura umana: trasumanar significar per verba | non si poria (Dante). Varianti: transumanare». Trascendere i limiti della natura umana: è questo l’obiettivo dei transumanisti.

Mutare o Perire è una raccolta di saggi, alcuni dei quali già editi in altre sedi,  divisi in tre sezioni. La prima, I fondamenti del transumanesimo, presenta e spiega il concetto di transumanesimo ed i suoi legami con l’umanesimo storico, la politica, la società, ed in qualche modo dà gli strumenti per formare una breve genealogia. La seconda parte, Il transumanesimo ed i suoi nemici, raccoglie ed analizza in maniera sistematica i principali attacchi scagliati contro il movimento, cercando di argomentare il perché di questi attacchi. La terza ed ultima parte, Apologia del transumanesimo, risponde puntualmente alle critiche dei capitoli precedenti, cercando di dimostrare che ciò che il transumanesimo propone, non è niente altro che il proseguimento di un fenomeno secolare.

Capire quale importanza potrebbe avere questo testo in Italia è semplice: in una situazione di perenne allarme (allarme economico, allarme idrogeologico, allarme idrogeologico…) e di perenne stasi, fermi nella risoluzione della contingente crisi di turno, e nell’impossibilità virtuale di tentare di prevedere tali allarmi, cercare di comprendere un approccio opposto rispetto il tipico agire italiota, non può che essere un lenitivo ed uno stimolo ad un’azione decisiva e finalmente efficace.

5 pensieri su “.:: Un nuovo manifesto

  1. Ciao Peja,
    non sono molto d’accordo sulla ‘vera radice dell’occidente’.
    C’è un oriente molto attento, spesso anche in modo estremo, alle dinamiche umane-tecnologiche.
    Al di là del ‘manifesto’, condivido l’invito a una maggiore consapevolezza dell’uso della scienza.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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    1. Ciao caro!
      Se devo essere sincero, non ho capito il tuo disaccordo. Dire che l’occidente ha radici nella razionalità e nella ricerca di migliorare sé stessa, non significa che l’oriente sia da meno. Il discorso di Campa è il seguente: “In occidente attualmente sta montando un sentimento antiscientista, tradendo così la sua radice”. Anzi, non si tocca il tema dell’Oriente, che Campa conosce bene, visitando e facendo consulenze nei paesi asiatici e nell’est Europa, perché in quei posti non sta montando quel sentimento antiscientifico.
      Un salutone caro

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