>°< PEJA Producing: BLOOM 10, LA ROVINA ALLA FINE DELLA STORIA

 

Nell’ultimo anno e mezzo, tramite questo blog ed alcuni saggi monografici, mi sono avvicinato con una certa insistenza ad un tema che forse non potrà immediatamente apparire come contemporaneo. Eppure, sono convinto che proprio l’anomalia storica che questo ente sta vivendo nella post-modernità sia tra i soggetti più meritevoli di indagine. Questo ente è la “Rovina”, presa come sua massa o come immagine, attrazione turistica o cicatrice purulenta che sia. Lo statuto della rovina sta vivendo un processo di sparizione completo, tanto che più di un autore si è avvicinato ad essa con la delicatezza di un pediatra, tanto che un’autore come Marc Augé si sente in dovere di introdurre a quello che egli stesso chiama il paradosso delle rovine. Un paradosso che vede, “proprio nell’ora delle distruzioni più massicce, nell’ora di massima capacità di annientamento” (p. 86). È così che stanno le cose? Il nostro tempo, d’altronde non mira all’eternità: essa è prodotta in un presente sostituibile all’infinito, che fa della città attuale un eterno presente. Si ripresenta in contesto architettonico, nella scomparsa della rovina, il paradigma della fine della storia narrato da Francis Fukuyama, per il quale, giunti ormai al massimo grado di entropia, ogni riflessione possibile sul tempo è esausta sul nascere.
A queste riflessioni si aggiungono ovviamente altre tematiche, che vanno ad intrecciarsi con quello che ritengo uno dei più grandi bluff della teoria dell’architettura contemporanea, ossia la nozione, elaborata da Rem Koolhaas, di Bigness. Come contraltare, l’eco delle utopie provenienti dal dopoguerra portano un vessillo di colore contrario, denunciando, anzi ricercando disperatamente a piena voce il proprio rodaggio rovinistico.

Non posso che ringraziare il prof. Alberto Cuomo, direttore di questa rivista, per avermi concesso l’onore di collaborare a questo numero di Bloom, il decimo. Scoprire la rivista da lui curata per me è stata una rivelazione, essendo sempre stato particolarmente distante dalla produzione accademica nostrana. Con qualche eccezione. Sono felice di allargare l’ambito di queste eccezioni, così come sono entusiasta di poter proseguire questa collaborazione con il team partenopeo!

Che dire? Non posso far altro che augurare a voi altri una buonissima lettura! E visto che ci siamo, banalmente, auguri per queste feste!

 

 

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