>°< PEJA Producing: The italian Way

L’Italia è una nazione che tende a non premiare nel breve periodo i propri talenti. Soffocati da un’assetto comunicativo di settore schiacciato da logiche di corte e un sistema curatoriale che tende ad ignorare tutto ciò che si svolge lontano dalle grandi piazze, i pochi che hanno il coraggio di compiere il percorso di una propria ricerca personale, sono condannato all’isolamento intellettuale. Marcello Guido è tra questi.
Condivido in pieno le intenzioni del vero curatore di questo testo, Luca Guido, critico di architettura, ma soprattutto amico:

Siamo perfettamente consapevoli dei limiti delle architetture illustrate e dal contesto in cui sono nate.
È anche per questo che il libro si rivolge a pochi.
Non vi è nessuna volontà propagandistica; tutte le opere elaborato nel corso di una vita dedicata al lavoro e alla ricerca denunciano a nostro avviso il contrario: la distanza dalle mode e dai luoghi comuni, dal facile esibizionismo e dai gruppi di potere.

Ero venuto a conoscenza dell’architettura di Marcello Guido già al mio primo anno di università, quando il prof. Cesare De Sessa gli dedicò quasi un’intera lezione del suo corso di Storia dell’Architettura Contemporanea. De Sessa è forse l’unico critico che ha seguito il lavoro di Guido fin dall’inizio, ed il suo testo “Marcello Guido. L’impegno nella trasgressione”, edito da CLEAN, è una lettura che merita assolutamente di essere fatta, così come meritano i suoi articoli su “L’Architettura, cronache e Storia”.
Ma tanto la raccolta dei singoli articoli, quanto il sù citato testo, peccano nella sistematizzazione. La scrittura di De Sessa è infatti particolarmente poetica, e benché a tratti rasenti addirittura l’aforisma, si ha spesso l’impressione – a mio avviso erroneamente – che l’intero discorso non sia altro che un’apologia della complessità fine a sé stessa.

L’idea di partecipare a questa raccolta di saggi mi ha entusiasmato fin da subito, anche perché intercettava un mio antico interesse di occuparmi del lavoro di Marcello Guido. Il mio scritto parte da una considerazione che solo a un primo sguardo può apparire contraddittoria. Sono infatti persuaso dell’idea che l’attitudine di Marcello Guido appartenga ad un sentire squisitamente italiano, ossia un sentire che inaugura la propria tradizione in architettura in un periodo piuttosto tardo, ossia nel Barocco. È solo a partire dal Barocco che infatti l’architetto tendeva a confondere forma, gesto e nozione:

Considerando la pesante influenza della controriforma, non poteva essere altrimenti: l’intellettuale che non voleva mettere in pericolo se stesso e chi lo sosteneva, doveva nascondere le proprie conquiste sotto il velo di argomenti effimeri e di poco conto per mantenersi comunque libero. Il concetto è sottaciuto, è implicito, è nascosto dalla forma, la quale si fa così vera portatrice della nozione su cui intende speculare. Scrivere del nulla, avvitarsi attorno espressioni linguistiche raffinatissime, diviene una forma di protezione che però necessita un pubblico capace di andare oltre la semplice scrittura, oltre il significato diretto di ciò che si legge.

La stessa accusa che prima ho mosso contro De Sessa, il quale è colpevole unicamente di aver trovato la giusta prosa al soggetto delle sue scritture.

Nel mio saggio mi sono concentrato nell’analisi di un’opera in particolare, senz’altro la più nota al pubblico, ossia la riqualificazione di Piazza Toscano a Cosenza, un lavoro di un’eleganza e di una potenza rara, che denota un senso della composizione istintivo, non legato a rigidi schematismi, ma non per questo banalmente irrispettoso di un passato il quale invece, sembra essere la vera base del lavoro dell’architetto calabrese.

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9 pensieri su “>°< PEJA Producing: The italian Way

    1. Ciao caro mio,
      Be’, io non ho mai amato il lessico derridiano applicato all’architettura. A mio avviso è forse improprio, e poco aderente al pensiero filosofico, che si riferisce al problema dell’atomizzazione della parola e del logos. Secondo me Philip Johnson e Peter Eisenman lo hanno introdotto più per moda o per esprimere i propri elaborati, più che per una vera attinenza al periodo che andavano ad analizzare. Io credo che si possa parlare più di neo – espressionismo, o comunque di un recupero aggiornato del tipo di spazialità moderna.
      Un caro saluto

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    1. Be’, meglio “pagare” o “investire” per opere che avranno una propria risonanza ed un rientro in termini di turismo, che per fare appalti con licitazione privata per rifare dopo appena cinque anni i lampioni di una strada non centrale. 10, 100, 1000 piazzette Toscano!

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  1. Marcello Guido è un ottimo architetto, sensibile e colto, ma ha un pubblico (generalmente) ignorante, una committenza (generalmente) impreparata, una critica (generalmente) inadeguata.

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    1. Gentile Italo Felice,
      non posso essere più d’accordo con questo suo commento! Stiamo cercando, tramite ALTA, di fare una presentazione del suo lavoro alla facoltà di ValleGiulia il 26 gennaio, di cui faremo un video! Sono piccole cose, ma diffondere il suo lavoro secondo me è qualcosa di importante da fare!

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