Λ_ “-10: Ruins Aren’t Here – Fabio Fornasari”

Foto di Luca Marcotullio

Si è inaugurata il 15 ottobre 2011, presso la galleria 3)5 arte contemporanea di Rieti, il primo dei dieci+uno eventi della serie Ruins Aren’t Here, un progetto curato da Barbara Martusciello e da me, che nella sua complessità, si propone di offrire una rilettura di natura estetica ad alcune tra le rovine più emblematiche prodotte dalla modernità. Rovine ormai assenti nella loro forma fisica: esse sono infatti appartenenti alla dimensione comunicativa, estranei a quella dell’architettura, dell’arte o dell’archeologia, e quindi per questo necessariamente rimosse.
Soggetto della prima tappa di questa escursione, è l’analisi della vicenda forse maggiormente emblematica nell’immaginario collettivo contemporaneo: l’abbattimento delle Torri Gemelle. A confrontarsi con il tema in oggetto, la rovina e, nello specifico, quella concretissima delle Torri Gemelle, è chiamato Fabio Fornasari.
Volendo analizzare criticamente l’assenza di un elemento altamente evocativo come quello delle rovine, come curatori non potevamo sottrarci dall’inserimento di elementi altamente simbolici. E così la data, il 15 ottobre 2011, oltre ad evitare l’over-flow comunicativo legato all’evento stesso, ci ricorda la vigilia della scomparsa delle rovine del crollo delle due Torri. Il 16 ottobre 2001, infatti, l’area di Ground Zero era ormai libera dalle macerie. Ma anche la scelta della location, sovrapponendo al centro dell’effimero finanziario mondiale, un centro simbolico, l’Umbilicus Italie, a pochi metri dalla galleria stessa.
D’altronde non era possibile non tener conto di tali elementi, dato che a distanza di dieci anni, a commemorare quest’evento, non rimane alcuna rovina fisica su cui ricordare il tragico evento. Al posto dei lacerti si è sostituita una moltitudine di rovine virtuali, fruibili direttamente su schermi, su ritagli di giornale, sulle riviste patinate che sfogliata pagina, mostrano l’ultimo gossip. Paradossalmente, le vere rovine sono state sostituite quelle delle immagini riprese e riproposte dai media, imponendo un regime mnemotico già stabilito.
L’evento si è quindi voluto concentrare su questo aspetto, ossia sul tentativo di far emergere le memorie ed i racconti di quelle rovine. Così, la galleria viene concettualmente divisa in due unità ambientali distinte, ma comunicanti. Appena entrati, la grande sala principale accoglie l’opera di Fabio Fornasari: una serie serratissima di fogli formano una fitta griglia capace di avvolgere l’intera sala. Ognuno di questi fogli racchiude un frammento della memoria dell’artista, un fotogramma di ciò che lo circondava al momento dell’attentato. Volti attoniti, sguardi di sconosciuti che per la prima volta si cercano e non si evitano. Sullo sfondo, nuvole di detriti si fondono e confondono con le scene rappresentate.
«Mi trovavo a Milano nel giorno dell’attentato, stavo lavorando al cantiere del Museo del ’900» racconta Fornasari «quando ho saputo della notizia, sono subito uscito in Piazza del Duomo per osservare ciò che succedeva fuori». I disegni, i lacerti di memoria, vengono successivamente rigorosamente numerati, per poi, idealmente, essere archiviati.
Sovrapposte ai disegni, delle pellicole plastiche catturano e contengono in figure, gruppi discreti di disegni che così acquistano profondità, offrendo anche l’allusione alla superficie lucida e cangiante delle due Torri.
La seconda unità ambientale, quasi in disparte, si presta come una sorta di spazio dedicato alla riflessione teorica riguardo le rovine delle Torri Gemelle. Le parole della cronaca e della stampa che quasi hanno ossessionato l’opinione pubblica occidentale, vengono così rimetabolizzate dai due curatori per cercare una lettura di tipo esteticologico all’evento. La riflessione teorica così diventa parte integrante dell’allestimento. Tra questi due ambienti, una cerniera concettuale e spaziale viene posta a far sfumare le due situazioni: una prima pagina di giornale viene sintetizzata nei suoi minimi componenti, fino a non rimanere altro che gli spazi da offrire alle immagini. Senza che le immagini siano presenti, perché esse, le immagini della comunicazione, sono ormai incastonate nella nostra memoria. L’ermeneusi mnemonica intrapresa attraverso “-10: Ruins Aren’t Here” sarebbe stata però incompleta senza però indagare in modo più ampio la memoria collettiva di quei momenti. Così, è stata presa la decisione di aprire un contest online, in cui veniva chiesto semplicemente di inviare un disegno che registrasse il ricordo più forte, l’immagine più viva, delle Torri Gemelle. Il non aver specificato ulteriori vincoli (ad esempio, non aver specificato quale momento della vita delle Torri Gemelle), introduceva degli elementi di ambiguità che hanno aiutato nell’analisi delle memorie. Come ci aspettavamo, la memoria più vivida delle due torri era legata al momento esatto dell’attacco, con due notevoli eccezioni che raffiguravano le Torri prima dell’attentato, o le Torri ormai ridotte a maceria. Le immagini che ci sono pervenute sono anch’esse all’interno dell’allestimento, arricchendo così di ulteriori visioni e di ulteriori ricordi l’intero evento.

Crediti “-10: Ruins Aren’t Here – Fabio Fornasari”

Evento a cura di: Barbara Martusciello, Emmanuele Jonathan Pilia.
Direzione artistica 3)5 arte contemporanea: Maddalena Mauri, Marco Scopigno.
Contributi all’organizzazione
: Daniela Colangelo, Sara Forliti, Marcello Mantegazza, Luca Marcotullio.
Contributi via internet: Rapiti Danilo, Paolo di Pasquale – Feed, Alessandro Di Gregorio, Sara Forliti, Werther Germondari, Giuseppe Marcon, Luca Marcotullio, Maddalena Martinelli, Elisa Pasini, Fabio Pinelli, Fabrizio Rossi, Daniele Vazquez.

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