>°< PEJA Producing: L'"al di là" dell'architettura_

 

Negli ultimi mesi, sia attraverso l’attività critica, sia attraverso l’attività operativa di ALTA, si è tentato di lavorare molto attraverso la nozione di TransArchitettura. L’evento “Asian Lednev: Creatore di Mondi” è stato secondo me un momento importante: leggere il lavoro in ambiente virtuale di Fabio Fornasari ci ha dato la possibilità di concentrarci molto sulla definizione di un immaginario architettonico che comprenda la sfera digitale, ma che non si ferma ad essa. Ma ben prima dell’inaugurazione dell’evento che ci ha tenuti impegnati per circa un anno, avevo già stilato un breve saggio sui temi analoghi inviato alla redazione de L’Arca. Non posso che ringraziare loro ed il direttore Cesare Maria Casati per la disponibilità e lo spazio concesso nell’ultimo numero della rivista. Nello specifico l’articolo si occupa di ridefinire l’attività di Fornasari all’interno dello sfumato dominio dell’immaginario architettonico, prendendo come spunto tre suoi progetti: Lucania Lab, la Torre di Asian e NeoKublai, di cui si è a lungo parlato in questo blog. La riflessione parte da un punto che può apparire scontato, ma che invece rappresenta un tranello di cui non tutti i critici di architettura riescono a rendersene conto: è possibile una dicotomia tra “concetto” e “forma”? Ruggero Lenci propose addirittura di tracciare un chiaro diagramma che dividesse “Le acquisizione linguistiche dell’architettura contemporanea tra contenuto ed espressione”, dividendo correnti linguistiche in macroinsiemi, ed ipotizzando sfere di influenza delle stesse. Senza concentrarci sull’insensatezza di un tale approccio, l’intenzione è quella di trovare un’argomentazione grafica convincente al fine di giustificare la contrapposizione tra correnti architettoniche organiche e quelle invece vicine alle ideologie razionaliste. Ma questo approccio non tiene conto di quella concezione dell’architettura secondo la quale l’esecuzione dell’opera coincide con la sua rappresentazione. Una concezione che vede coincidere il massimo del formalismo con il massimo della comunicazione, i cui prodotti arriveranno, in alcuni casi, a raggiungere risultati più incisivi rispetto a quelli di edifici effettivamente realizzati. Da Giovan Battista Piranesi a Marcos Novak, le immagini di progetti utopici e città futuribili hanno sempre avuto il potere di esercitare sull’immaginario collettivo quella forza e quella immediatezza evocativa che spesso i progetti delle avanguardie architettoniche non sono riuscite a raggiungere.

 

 

È forse in questo punto che è possibile trovare quell'”Al di là” dell’architettura di cui si è parlato a proposito di una definizione di “transarchitettura”? Nel momento in cui “rappresentare” coincide con “eseguire”, la dimensione immaginativa viene chiamata in gioco a tutto campo, sia in ambito interpretativo, sia in ambito creativo. Non vi è alcuna dialettica Natura-Artificio, e neppure Materiale-Digitale. Questa via esula ogni dualismo e si insinua in quel cono d’ombra tra realtà delle cose e falsità, attraverso una sostituzione dei significati che ha la sua origine nella letteratura barocca.

Questi sono alcuni dei temi che ho cercato di affrontare nell’articolo pubblicato su L’Arca di questo mese, che in qualche modo anticipano e completano il testo “Asian Lednev: Creatore di Mondi”. Come ogni volta, non posso che augurarvi: Buona lettura!

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