.:: ASIAN LEDNEV: Creatore di Mondi –> Some days after…

“Asian Lednev: Creatore di Mondi” è un progetto critico e curatoriale che ha tenuto occupato me, Sveva Avveduto e Guido Massantini per più di un anno. Un libro (curato da me ed edito da Avanguardia 21, con i contributi, oltre che degli altri due curatori della mostraSveva Avveduto e Guido Massantini, anche di Francesco Verso) ed una mostra che cerca di descrivere il lavoro di Fornasari in ambiente virtuale, tema verso cui il mio interesse era, ed è, assai sensibile. Ormai l’esperienza di Fornasari in questo ambiente è giunta a termine, ed un’azione di storicizzazione si è resa necessaria, seguendo l’invito che Mario Gerosa a preservare la memoria dei mondi virtuali. L’intento da cui nasce l’intera operazione scosta leggermente dalla “Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico virtuale”, ma il fine è simile: dare documentazione diretta, ed una lettura critica dell’intera vicenda di Fabio Fornasari in Second Life, è stato per me un obiettivo che ho cercato di tenere sempre davanti ai miei occhi durante il mio viaggio. Un viaggio sulle traccie di Asian Lednev, attraverso le sue derive, i suoi incontri, le reliquie che ha deciso di disseminare da entrambi le parti dello schermo. Ciò che Fornasari ha fatto con Second Life non è infatti la semplice realizzazione di luoghi o sculture all’interno di un mondo altro: riuscire a decodificare le leggi che governano quest’universo è stata un’impresa che ha richiesto tempo e dedizione, così come tentativi e talvolta errori.

Per un intero anno Asian Lednev ha viaggiato osservando ciò che lo circondava. E mentre osservava, faceva proprio il paesaggio che lo ha circondato. Un paesaggio che poi, dopo essere certi della comprensione delle leggi che governano anche questa fisica, si è andati a costruire. Una costruzione che passa attraverso le opere, attraverso il worldmaking, la creazione di un mondo da cui è emersa una nuova forma di “natura”, una natura artefatta ed immaginaria, che al di là dell’apparente ossimoro, si è manifestata nei progetti di un’intelligenza vegetale che non può che apparire aliena agli occhi del forestiero.

LucaniaLab, NeoKublai, Outsider Art Archive, La Torre di Asian, il Museo delle Mondine, Skin Tower, Cantieri Lednev, Fun to Rez, e tutti gli altri progetti elaborati sul tema ci parlano di questo, di un mondo generato da un immaginario nutrito tanto dalla teoria dell’arte, quanto dalla cinematografia fantascientifica, passando per le evocazioni provenienti da ciò che il metodo scientifico ha prodotto nell’ottocento. Gli interessi di Fornasari si liquefanno e rifluiscono all’interno delle opere, dando forza all’origine transarchitettonica del progetto Asian Lednev.
Ma chi o cosa è Asian Lednev, se non un dispositivo per indagare il lavoro artistico ed architettonico di Fabio Fornasari? Non architetture, ma oggetti, spazi capaci di raggiungere una dimensione narrativa altrimenti inaccessibile, secondo un equilibrio stabile tra cultura popolare e metodo scientifico, che ha il suo perno nell’immaginario stesso dell’architetto.
Ed è da questo punto fermo che l’evento ha il suo avvio, ossia dall’analisi della natura di un Mondo appena creato. Il Museo di San Giovanni Battista de’ Fiorentini viene quindi trasformato in un laboratorio scientifico accuratamente attrezzato, dove provini ed apparecchiature ottiche vengono utilizzate per analizzare la “realtà”, per osservarla, e da cui trarre le proprie conclusioni.

Foto di © Emidio Battibaglia

Vengono dunque allestiti tre ambienti tra quelli a disposizione del museo, ognuno dei quali mostra una diversa forma di catalogazione della natura dei mondi virtuali, estratti dal proprio habitat, e riassemblati in forma materica tra le altre reliquie.
Nel primo di questi, viene ricostruito accuratamente l’habitat in cui questa natura artificiale vive e prospera. Ma è solo un’illusione, perché la ricerca della riproduzione della natura ha un potente contrappunto, ossia la natura del dipinto a olio de La predicazione del Battista di Giovanni Maria Bottalla detto Raffaellino. È proprio il contrasto tra le natura “colata” da Fornasari e quella riprodotta dall’artista manierista che svela il funzionamento del dispositivo: ci che prima sembrava solo un’apparente contraddizione terminologica, emerge in tutta la sua potenza come desiderio di comprensione: la natura che nella virtualità emerge come pura immagine, come texture, qui si fa materia disposta assecondante la gravità, che spinge verso il basso gli esili fili di vernice. Ad attenderli, al suolo, dei dischi che riprendono la dominante cromatica delle pellicole, creano una base visiva perfetta per la fruizione dell’opera. È infatti ancora lo “sguardo” ad essere l’unico filtro fruitivo dell’opera. Uno sguardo che si fa tattile, che avanza, che seduce lo spettatore chiedendogli di attraversare i corridoi vegetali impostati dalle pellicole. Lo sguardo infatti «“esiste prima” del soggetto, che, “guardato da ogni parte”, è solo una “macchia” nello “spettacolo del mondo”. Il soggetto tende a sentire lo sguardo come minaccia, come se lo interrogasse», come suggerisce il critico americano Hal Foster. Il virtuale quindi irrompe nel reale, e lo fa con una potenza trasgressiva che irradia ogni senso a disposizione. L’odore acre delle vernici si somma alla materialità dei veli che danzano al passaggio degli intrepidi, così come il fruscio dei polimeri è come un avvertimento simile allo spezzarsi di un ramo. Solo il carattere polimero ha escluso ogni possibilità di assaggio della materia.

Foto di © Emidio Battibaglia

Una materia la cui analisi prosegue nell’ambiente che chiude la galleria del Museo, dove vi è il vero laboratorio: su un tavolo da lavoro vengono tenuti ben ordinati su un piano sterile, l’intero campionario di vetrini utili all’analisi di questo Mondo evocato. Un po’ più a lato, raccolto al sicuro dal via vai di persone, un contenitore ben sigillato ci mostra la coltivazione in vitro dove viene mantenuto in vita il cuore di quest’intelligenza artificiale. Un cuore che viene duplicato da una gemmazione che fiorisce verso l’interno e verso l’esterno del contenitore che lo preserva, e da lì va a cercare nuovo nutrimento, rilasciando radici arteriose simili a strani e potenzialmente pericolosi tentacoli: i tessuti hanno ormai ricoperto l’intero contenitore, ed è solo questione di tempo prima che l’intero tavolo venga infettato.

Foto di © Emidio Battibaglia

L’unico modo per entrare in contatto con questa natura senza esserne contaminati è osservarla tramite una complessa attrezzatura che ci tenga a debita distanza. Un’attrezzatura proveniente da un piano temporale astratto, parallelo al nostro, che contamina il sentire romantico con le più moderne tecnologie, ricalcando il velo steampunk che aleggia in alcuni dei lavori di Fornasari. Uno stereoscopio mira dritto verso un sottilissimo schermo lcd, che a rotazione mostra le istantanee scattate nei luoghi visitati. Lo spazio salta fuori, ancora una volta viene incontro lo spettatore, ma la potenza della terza dimensione simula soltanto il contatto.

Foto di © Emidio Battibaglia

Gli imput di quest’ambiente sembrano conclusi, quando osservando verso le pareti laterali si vedono due grandi circoli che dominano sulla superficie: da un lato, l’obolo destinato ad illuminare il museo, tradisce l’antica purezza per mostrare orgogliosa la propria infezione causata dal vicino tavolo. A terra, quasi a concretizzare il negativo della luce entrante dall’obolo, un disco nero indica la posizione su cui stanziare, dimostrandosi così una sorta di bidimensionale podio. L’istinto di afferrare la sfera nera sospesa a mezz’aria vince ogni resistenza, e così ci si mette in posa per uno scatto a tradimento: un nuovo avatar è pronto per il viaggio verso un nuovo Mondo. Al lato opposto, un altro circolo domina l’attenzione. Ma questa volta non è una preesistenza reinterpretata, bensì l’immagine di uno dei mondi creati da Fornasari: World According to Asian, raffigurante l’intera isola di Lucania Lab quasi fosse il soggetto di un’illustrazione cinquecentesca.

Un ultimo ambiente chiude manca alla chiusura dall’evento, ed è l’ambiente che unisce i due laboratori di osservazione precedenti. Fatta l’esperienza diretta della natura, esaminato ogni aspetto al microscopio, non manca che archiviare il tutto, per consultarne i risultati ogni volta che ce ne sia il bisogno. Già l’arco che divide i due ambienti dà la proiezione dei risultati di tale archiviazione: il libro de “La Torre di Asian”, l’immagine che ricostruisce “La caduta delle Torri“, ed infine, l’ultimo testo elaborato da William Nessuno, Turris Asian, il quale ha dato grande prova di sé nel raccontare il proprio lavoro durante il vernissage. Le tre fasi dell’arco che descrivono la nascita, il crollo e la rierezione della Torre di Asian, vengono descritti dall’arco che divide gli ambienti.

Foto di © Marina Bellini

Superato il portale, si accede finalmente alla sala dell’Archivio di Asian, dove dei grandi circoli in legno, recano sulla propria superficie le immagini maggior mente significative del viaggio che Asian ha percorso in questi anni. Così, guardando i vari circoli accatastati alla male e peggio, si può finalmente ripercorrere lo stesso tragitto che ho cercato di descrivere nelle pagine della monografia che ho avuto la fortuna di curare.

L’evento è stato realizzato grazie al sostegno di molte persone ed enti. Prima di tutto occorre ricordare il Museo di San Giovanni Battista de’ Fiorentini, la casa editrice Avanguardia 21 Edizioni, l’istituto IRPPS – Istituto di Ricerche sulle Popolazione e sulle Politiche Sociali, l’AIT – Associazione Italiana Transumanisti, l’Ordine degli Architetti PPC di Roma e Provincia, lo studio DoKC Lab, l’azienda di Alessio Gismondi Codice-a-Barre che ha prodotto gran parte dell’allestimento, ed infine, ad Art a Part of Cult(ure).
Ma soprattutto il mio ringraziamento più affettuoso va a tutti i ragazzi che hanno lavorato e sudato per allestire la mostra, o che hanno dato un contributo in qualche modo significativo alla realizzazione dell’evento nel suo complesso. Ringrazio quindi (in ordine alfabetico): Emidio Battipaglia, Sandro Battisti, Marina Bellini, Riccardo Campa, Gianluigi Colaiacomo, Paolo di Pasquale, Donato di Pelino, Massimiliano Ercolani, Enza Evangelisti, Sara Forliti, Luca Marcotullio, Barbara Martusciello, Giampaola Morongiu, Isabella Moroni, Elisabetta Mattia, William Nessuno, Mez Oyen, Giulio Prisco, Giampiero Rellini Lerz, Antonio Saccoccio, Giulia Santucci, Stefano Vaj, Francesco Verso.
Grazie a tutti voi amici miei! Di cuore.

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