ΛLTΛ: Rent a City – Resoconto della performance

Il 14 Aprile 2011 ΛLTΛ esce allo scoperto e realizza la sua prima performance.

Lo fa rispondendo alla chiamata di I Park Art, un contest che sfrutta un piccolo vuoto normativo relativo la legislazione riguardo i parcheggi a pagamento: tramite l’acquisto del ticket del parcheggio, infatti, non si acquista semplicemente la possibilità di sostare la propria autovettura per un determinato tempo, bensì si stipula di fatto un contratto che prevede l’occupazione temporanea di una data porzione di suolo, formalmente adibita a parcheggio auto. La normativa infatti non dichiara esplicitamente quale debba essere “l‘oggetto” da sostare all’interno della delimitazione del parcheggio. L’operazione quindi prevede l‘occupazione temporanea di un’area veicolare con un artefatto qualsiasi. La proposta di I Park Art è quella di adibire a spazio ludico la totalità dei metri quadrati cinti dalla nota striscia blu.
L’idea nasce dall’esigenza e dalla volontà di analizzare un aspetto peculiare della città contemporanea, ossia una sempre più pervasiva occupazione massiva del suolo da parte delle automobili. Addirittura Rem Khoolhaas sarà costretto ad ammettere che è divenuto ormai impossibile fotografare un edificio senza che vi sia davanti un’automobile. Attraverso il riutilizzo di una porzione di questo spazio, si estromettono le automobili dalla loro abituale sede, ormai trasformata in un luogo adibito ad esposizioni artistiche temporanee, amplificando così la possibilità di sviluppare quel fenomeno che la sociologia urbana definisce “serendipity”, la capacità cioè di suscitare stupore davanti a qualcosa di inaspettato.
Se l’idea di I Park Art scardina il codice della strada facendo perno su un suo buco, ΛLTΛ a sua volta aggira l’obiettivo più esplicito del contest. Il regolamento di I Park Art recita infatti: “L‘idea di I Park Art si basa sull’offerta temporanea di uno spazio espositivo, nell‘occupazione legale di un parcheggio pubblico delle auto, utilizzato però per esporre un’opera”. Non precisando la natura dell’opera da esporre,  ΛLTΛ decide di rinunciare alla produzione di un artefatto artistico, ma di elaborare e mettere in scena una vera e propria opera teatrale in tre atti. Data la natura dell’associazione, occupandosi dell’immaginario architettonico, ΛLTΛ decide di raccontare, attraverso la sua opera, una storia. Una storia di cui il copione sarà una raccolta di manifesti e stralci di testi sull’immaginario architettonico.

Tre atti dunque.
Primo atto, l’800 e la nascita del Socialismo Utopico. Le utopie urbane, la nascita del socialismo, le prime fantasie architettoniche degli autori dei più arditi autori di fantascienza, danno l’avvio alla grande avventura dell’utopismo urbano: Blanqui, Owen, Fuorier, ma anche Wells e Verne.
Secondo atto, 1900 – 1972 e le avanguardie storiche dal Costruttivismo Sovietico all’Internazionale Situazionista: nasce una nuova poetica legata al tema della città, che vede nella modernità la possibilità di un cambiamento verso un futuro migliore. Domani la vita albergherà nella poesia!
Terzo atto, >1972 ed i Radicals: con l’avvento del postmoderno si diluiscono tutte le varie correnti in un immenso movimento senza leader. Questo movimento è aggettivato come Radicale. Un oceano di proposte teoriche si sono affastellate nell’arco di un limitatissimo numero di anni. Di dimensioni tali da essere ancora oggi difficile tirare le somme su questa esperienza che sembra ancora lontana dall’esaurirsi. Lo dimostrano William Nessuno, Sandro Battisti e Francesco Verso, invitati a leggere assieme ad ΛLTΛ, testi entrati a far parte della nostra storia. Francesco Amorosino, coordinatore “I Park Art – Roma”, passa per un saluto, ed assiste ad una parte della performance.
In particolare, Francesco Verso si è prodigato nella lettura della descrizione della sua ALTA, città immaginifica al centro della narrazione di “Antidoti Umani”.

Ogni opera che si rispetti deve avere un suo palco, una sua scenografia ed una sua platea. Il palco è il parcheggio stesso, il quale, occupato dagli elementi realizzati da Massimiliano Ercolani, membro fondatore di ΛLTΛ, trasforma l’ex gradinata di accesso alla facoltà di Architettura Valle Giulia, quasi in una cavea rettilinea. La scelta del luogo non è casuale: è lì infatti che i ragazzi che avevano dato vita al ’68 si radunavano. È lì che il sogno di una nuova utopia sembrava ad un passo dall’essere realizzata.
Così, tramite il naturale incastro di tavole sagomate, un leggio, due sedie, ed un tavolino, diviene l’altare da cui viene recitato il nostro credo.
A recitare, sono è la stessa parte viva di  ΛLTΛ, ovvero, oltre a Massimiliano Ercolani, Emmanuele Jonathan Pilia, Giampiero Rellini e Guido Massantini, i quali leggono, fotografano, presentano e spiegano cosa si legge, perché si sta leggendo, e cosa rappresenta ciò che leggono.
Il teatro è Valle Giulia, forgiatrice dei prossimi tecnici che plasmeranno il nostro territorio, le nostre abitazioni, i nostri sogni.
La trama si svolge come previsto: la sorpresa, la serendipità, l’inaspettato, si traducono subito in reazioni negative. In una città veloce e maldestra come Roma, strappare un parcheggio fa bene quanto un gancio di Carnera.
Nessuno si ferma: il fastidio per non poter passare, l’ansia di dover andare a mettere una firma o fare una revisione vincono su tutto.
Vincono pur trovandosi davanti un pubblico che dovrebbe essere estremamente recettivo a manifestazioni simili.
Vincono perché la facoltà crea una forma mentis troppo predisposta allo stress ed all’ansia d’esame, non da ansia del sapere.
Vincono perché non c’è più tempo per nulla.
Vincono perché gli architetti di oggi (ma soprattutto del domani) non hanno più coscienza di ciò per cui stanno studiando, di ciò per cui stanno formandosi, o più semplicemente, di sé stessi.
Nel corso della giornata, però, accade ciò per cui abbiamo lavorato per più di un mese:  passando quasi tremolante, una ragazza sente parole familiari, quasi affascinanti: “città”, “utopia”, “sogno”, “passione”. Si blocca, intuisce, si siede. Annuisce stupita. ΛLTΛ ha vinto. Ha vinto la voglia di conoscere. Ha vinto  l’architettura. Ha vinto il domani.
A fine giornata, a fine spettacolo, il bottino è stato ricco: molti ragazzi hanno desiderato rimanere in contatto con ΛLTΛ, molti ancora hanno seguito attentamente interi atti. Alcuni sono rimasti qualche istante ad ascoltare, per poi essere trascinati via dai propri amici frettolosi.
Forse ci sono ancora persone disposte a sognare.

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