>°< PEJA Producing: Post_"La caduta delle Torri"

Foto di Guido Massantini
Foto di Guido Massantini.

Che Asian Lednev avesse ormai deciso di ritirarsi dall’attività professionale, era cosa nota: il 31 maggio 2010, Fabio Fornasari ha annunciato su Virtual Worlds Magazine il ritiro dall’attività artistica del proprio avatar. Un pensionamento più che meritato, considerando la gran quantità di lavori che l’artista bolognese, tramite il filtro del suo alias e grazie alla collaborazione di decine di altri, ha portato a compimento. In questi 800 giorni ho sentito che il progetto di Asian aveva compiuto tutte le possibili rotte di SL, rotte che contengono strategie di costruzione di spazi di relazione tra avatar. Dal progetto di una semplice forma al progetto di conservazione di una land. È qualcosa di cui abbiamo già parlato sia in questo blog, sia in una giornata tematica a Palazzo Valentini a Roma in occasione di Index Urbis, a cui ho avuto il piacere di partecipare con una piccola presentazione-intervista agli autori del romanzo collettivo. Si era discusso sulla conclusione dell’esperienza della Torre di Asian, e si è festeggiato il previsto letargo di Asian Lednev. Sabato 25 settembre 2010, nella galleria AX-studio, si è svolta l’inaugurazione dell’installazione site-specific La caduta delle Torri, opera che ho avuto l’onore di curare, e che va a prendere, secondo la mia lettura, una grande importanza all’interno della produzione degli ultimi anni dell’artista bolognese. Occorre qui fare dei ringraziamenti a delle persone senza la quale questo progetto non si sarebbe mai potuto allestire: prima di tutto, ai padroni di casa, Luigi Viapiano e Mario Rapino, i direttori della galleria AX-studio che hanno ospitato e supportato l’iniziativa. Ringraziamenti speciali e sentiti vanno a Sveva Avveduto, Roberta Bartoletti, Emidio Battipaglia, Gianluigi Colaiacomo, Barbara Martusciello e Guido Massantini, per il loro contributo alla riuscita dell’iniziativa: senza di essi, sarebbe stato difficile raggiungere un risultato così positivo! Ed ovviamente un ringraziamento speciale va a Fabio Fornasari, la cui la collaborazione in un progetto simile è per me motivo d’orgoglio.

Foto di Guido Massantini.

La caduta delle Torri si può considerare infatti come il definitivo abbandono dei mondi virtuali, al fine di tentare la riconquista di un nuovo immaginario legato alla realtà. La complessa installazione diventa così un complesso rompicapo, di cui la soluzione può essere offerta solo attraverso l’esperienza dell’opera stessa. Un’esperienza non lineare, filtrata dalla trasformazione della galleria in una sorta di spazio sacro, di cui la grande prospettiva proiettata sul fondo della galleria diviene una pala d’altare volitiva, che diviene custode di reliquie rinvenute durante il viaggio della torre. È qui che comincia l’esposizione vera e propria: attraverso le manifestazioni concrete della Torre di Asian, si può interpretare meglio la serie di oggetti che conducono sino a questo punto: il libro della Torre di Asian, il cd di Paolo Ferrari, Esprit Machiniste, e due miniature in stucco di land ospitanti la Torre di Asian, accompagnano lo spettatore nel suo cammino sino al punto di raccolta prestabilito. Questi oggetti, queste icone, non rappresentano altro che alcune delle manifestazioni concrete dell’opera collettiva, e nel loro mostrarsi tracciano alcune delle tappe che il viaggio della torre ha intrapreso. Così, l’invito del libro appeso alla contro-parete appena all’ingresso della galleria – ENTRA – suggerisce una modalità di accesso per gradi: l’avvicinamento al cuore dell’installazione deve essere filtrato dalla conoscenza del lavoro di Fornasari.

La Torre di Asian, romanzo collettivo a cura di Fabio Fornasari e Lorenzo Colacigno.

Si giunge finalmente così innanzi l’unica vera e propria immagine esposta, espressione dell’imminente caduta: secondo un’anamorfosi sferica, quattro Torri di Asian, sembrano essere sul punto di collassare sullo spettatore, ribaltando l’asse visivo che vorrebbe invece l’immagine essere in alto. Qui, lo spettatore si ritrova come alla base di un’apocalittica battaglia tra forze di indefinibile provenienza, con strani blattoidei che si librano in volo cercando di evitare le potenti armi schierate. Sul fondo un volto mostruoso ruggisce nel tentativo di inquietare il proprio avversario, il quale, interpretato probabilmente dal volto angelico posizionato nella metà alta della composizione, sembra essere disinteressato degli eventi che circondano la sua stasi.

Foto di Fabio Fornasari.

Ma in realtà la caduta rappresentata dall’icona non è altro che un’istantanea di una battaglia già avvenuta nel privato dell’artista: una lotta che vedeva confrontarsi la sua volontà di rimanere nei mondi virtuali, di continuare ad avere contatto con un bagaglio di beni simbolici a cui lui stesso è legato, contro la sua decisione di abbandonare tali luoghi per provare ad esplorare nuove strade. Così  l’altare locato sotto il fuoco prospettico, diventa una teca contenente le reliquie di uno scavo archeologico diacronico, che mette in mostra il passato del lavoro in Second Life nelle sue diverse apparizioni: cataloghi di mostre – come quella di Rinascimento Virtuale a Firenze -, articoli di riviste – come la prima pagina di Ottagono raffigurante il progetto di Lucania Lab -, oppure vari frammenti di scena della performance romana all’Ara Pacis, Fun to Rez.

Foto di Guido Massantini.

Quasi si trattasse di un sarcofago di un faraone egiziano, il piano su cui poggiano le reliquie, accompagna la trasmigrazione della Torre di Asian in una nuova forma: è la stessa galleria a diventare una Torre di Asian orizzontale, ormai caduta. La volta, che con la sua volta allude ad una circolarità della sezione, si ricopre così di un significato formale ancora più forte, ricoprendosi di una fitta trama di sottili linee rosse, che fanno schizzare lo sguardo in tutte le direzioni, modificando così la percezione dello spazio grazie alla creazione di diversi strati su cui posare la propria attenzione.

Foto di Guido Massantini.

La torre è caduta; ad AX-Studio ne sono custodite la prove.

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14 pensieri su “>°< PEJA Producing: Post_"La caduta delle Torri"

  1. —> Emma,
    «La caduta delle Torri si può considerare infatti come il definitivo abbandono dei mondi virtuali, al fine di tentare la riconquista di un nuovo immaginario legato alla realtà».
    Condivido, più maturo le interazioni via Web, più sento l’esigenza di cambiare il mio intorno.
    Uno strano collasso (se vuoi crollo) virtuale/reale.
    Molto tempo fa avevo concordato con Fabio un colloquio sulla sua esperienza di Architetto S(real)L.
    Più che un colloquio doveva essere un racconto di viaggio.
    Adesso dopo questo crollo, la proposta mi sembra ancora più stimolante, poiché le rovine sono mediate dalla profondità (labilità) della memoria.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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    1. Cari Salvatore,
      direi che la metafora del viaggio sia molto pertinente per quanto riguarda l’esperienza in SL di Fabio Fornasari, soprattutto nella sua accezione romantica: il viaggio come raccolta di esperienza, vissuto nell’immanenza, il viaggio contro o per qualcosa, il viaggio all’insegna dell’insegnamento o dell’apprendimento, il viaggio come redenzione, ect…
      Mi sento fortunato nell’aver accompagnato nelle ultime fasi la trasmigrazione da un mondo all’altro. Questo ha coinciso con la nascita dentro di me di una volontà di radicamento nel territorio, e di questo ne abbiamo parlato in RL. Sono un po’ stufo del discorsi “web about web”, cose che leggo e rileggo da quando ho internet, quindi da più di dieci anni… E penso che per Fabio sia da fare un discorso simile!
      Un abbraccio mio caro, a presto! :)

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