>°< PEJA Producing: Àgalma n°17

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Prima di essere un paradosso, l’idea di un’arte senza opera, come del resto quella di un’arte totale, è una tra le più naturali. In effetti l’idea che Jean Galard, introducendo il suo articolo L’arte senza opere nel numero 17 di Àgalma, che l’arte possa rinunciare al ruolo così centrale dell’opera potrebbe far impallidire i più. Ma i conoscenti delle vicende che retrostanno la storia dell’arte pura, chi insomma si interessa alla critica ed all’estetica, sanno riconoscere in questa affermazione l’individuazione di una vera e propria tendenza che, dal Romanticismo in poi si è sviluppata ed è rinata sotto le più diverse forme: dal superamento dell’arte dei surrealisti di André Breton, passando per il rifiuto dell’opera situazionista, sino al post-human ed il suo svilimento della cosa e del corpo.
I temi affrontati dall’uscita dell’ultimo numero della rivista curata da Mario Perniola appaiono di primo interesse per la critica d’architettura, di cui ancora sveglia è la memoria dell’ultima Biennale di architettura di Venezia, dall’enigmatico titolo: Architecture Beyond Building. Forse potrebbero essere presenti chiavi interpretative diverse da quelle offerte dal curatore Aaron Betsky. Fatto sta che il contesto in cui ci troviamo ad operare, nel quale i parametri di valutazione dell’architettura appaiono in difficoltà, riconsiderare la natura dell’opera diventa una priorità non più occultabile.
Io, insieme all’amico Emanuele Sbardella ci siamo interessati al tema, e grazie alla possibilità offertaci dal prof. Mario Perniola abbiamo tentato di porre luce su alcuni coni d’ombra, riferendoci al confronto tra due personaggi particolarmente attenti, loro malgrado, al tema della dissoluzione dell’opera: David Lynch, e Zaha Hadid. Presento quì la premessa del nostro articolo, fruibile interamente sulla rivista. Mi piacerebbe che, se qualche lettore avesse la bontà di leggerlo, commentasse le sue impressioni quì, così da aprire un confronto: solo attraverso la critica più severa si può migliorare.

De-formazione professionale.
Hadid e Lunch: due costruttori di immagini

La deformazione professionale è una tendenza causata dall’abitudine ad esercitare il proprio lavoro, che porta a trattare con gli strumenti propri di quest’ultimo anche aspetti che esulano dal campo professionale. Invece, il lavoro dell’architetto e del regista da noi scelti è in sé alla ricerca di unal di là del proprio oggetto specifico. Inoltre Zaha Hadid e David Lynch sono accomunati dall’essere anche pittori, e noi li analizzeremo in quanto produttori di immagini. La loro produzione è de-formante, nel senso che mira ad un dissolvimento del proprio oggetto.
Con questo articolo scritto a quattro mani ci proponiamo di formulare un’ipotesi originale e di approcciare, dopo aver giustificato storicamente e filosoficamente questa ipotesi, alcune considerazioni che possano fornirne una ratifica almeno parziale. Ipotizziamo che i due professionisti non rimangano – come si sente da più parti ripetere – fermi ad uno stadio avanguardistico, ma nonostante ciò permanga l’originaria tendenza al dissolvimento dell’opera formalmente concepita all’interno delle rispettive tradizioni.

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3 pensieri su “>°< PEJA Producing: Àgalma n°17

  1. Ciao Emma,
    ho citato l’articolo in questione nel mio blog.
    L’ho fatto non in un post apposito, ma in un post in cui riallaccio alcuni discorsi che sto affrontando in quest’ultimo periodo. Ricollega quella nostra ricerca alla mostra che farò ad ottobre e all’articolo che sto scrivendo per Origami.

    http://emanuelesbardella.wordpress.com/2009/08/12/la-dissoluzione-dellopera_agalma-17-e-il-mercato-della-frutta/

    A presto

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  2. Ciao Mèle!
    Si avevo visto! Purtroppo non ho potuto commentare, perché sono immerso di lavoro. Ora ne sto uscendo per fortuna!
    Ottobre è vicino, come va?
    Ora vado a leggere l’articolo…
    Ti saluto, un abbraccio caro!
    PS: Anche io sto affrontando tali tematiche in un saggio che ho appena finito di scrivere. Pare che la traccia di Perniola ci abbia spronato a lavorare in tal senso…

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