>°< PEJA Producing: DIVENIRE II _

Il secondo volume di Divenire si presenta più ricco in dimensioni e contenuti rispetto al primo, ma soprattutto si giova degli interventi di alcuni nomi illustri della cultura italiana e internazionale che alzano ulteriormente il livello qualitativo della rassegna.


Così il direttore della rivista Divenire: rassegna di studi sulla tecnica ed il postumano, Riccardo Campa apre questo secondo volume pubblicato da Sestante per l’Associazione Italiana Transumanisti.
In questo secondo volume, oltre alla partecipazione della grafica di copertina, ho offerto il mio impegno teorico con un saggio su un tema già dibattuto a suo tempo su questo blog, avendo così modo di approfondire lo stesso adeguatamente, ossia l’eredità di Le Corbusier nella transarchitettura olandese, leggibbile sotto diversi filtri interpretativi extralinguistici.
Chi di voi avrà la possibilità di leggere il mio articolo, sarò felice di richiedere un vostro parere direttamente su questo blog. Nel frattempo, per tutti gli altri, posto il primo capito del mio saggio, dal titolo Attraverso un’architettura:

.:: Tra classico e gotico

All’interno della storia dell’architettura, dalla modernità in poi, uno dei dualismi più efficaci con cui è stato possibile descrivere l’intera evoluzione dei linguaggi visivi che si sono man mano susseguiti, è stato il modello che vedeva come grande invariante l’alternarsi di periodi gotici a periodi classici.

Questo modello, nel suo estremo schematismo, ha portato, nell’interpretazione storiografica dell’architettura, ad un approccio di principio errato mostrando come unica matrice del processo storico quello del linguaggio, senza poter approfondire quelle che di volta in volta si sono presentate come le varianti chiamate in causa. D’altronde però, è pur vero che negli ultimi cinque secoli il richiamo a questa o quell’altra tradizione è stato, e continua ad esserlo nelle sue varianti e sfumature, il biglietto da visita di più di un maestro, dando così un’identità chiara alla scuola di appartenenza e conseguente discepolato. È probabile quindi che questa ingenuità perseguita dalla critica sia stata frutto delle diverse autobiografie, che vedevano inequivocabilmente dichiarare l’appartenenza ad una delle due categorie.

La parzialità di questa forma storica sinusoidale emerge in tutta la sua chiarezza accostando due personaggi che hanno avuto più di un’occasione di ribadire la loro dimensione teorica, portando avanti nella loro opera un discorso che trova, a partire dalle iniziali dichiarazioni di intenti, un numero inimmaginabile di punti di contatto, e perfino profonde incursioni nei reciproci campi, nonostante un mezzo secolo ne divida il lavoro.

Questi sono Charles-Edouard Jeanneret-Gris, alias Le Corbusier, e Lars Spuybroek, fondatore dei Nox Architects. Il primo è un classico, esaltatore del tempio greco come esempio assoluto di bellezza architettonica, di cui il Partenone è la vetta più alta. Vetta irraggiungibile a qualsivoglia cattedrale gotica a causa della sua implicita condizione che dissolve il particolare nella continuità del totale. Il secondo invece un gotico ribelle, che vede nell’assenza di interruzione tra azione e percezione il risultato più alto dell’architettura gotica. Risultato a cui il classicismo non potrà mai arrivare a causa della dipendenza reciproca a cui sono costrette le singole parti che genereranno il tutto. Ma come già detto, il dualismo tra classico e gotico non è altro che un vistoso abbaglio. Entrambi affascinati dell’uso della tecnologia come strumento di potenziamento dell’organismo umano, entrambi visionari di un’evoluzione auto consapevole di cui l’architettura può farsi parabola, iscrivere la loro opera all’interno di quel magma informe che è il transumanismo appare tutt’altro che una semplificazione.

E di questa comune appartenenza, più o meno inconsapevolmente, non potrà esserne immune la loro architettura.

9 pensieri su “>°< PEJA Producing: DIVENIRE II _

  1. Peja,
    questa tua ricerca merita di essere seguita, aspetto lo sviluppo di questa tesi.
    Questo parallelismo mi sembra da equilibristi arditi ma è il piacere di chi ama vivere d’incertezze.
    In fondo se ci pensi l’incerto è l’essenza di un transumanista.
    Il certo ama la soglia, l’incerto va ‘oltre’ la soglia.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  2. @ Andrea
    Grazie mille Andrea! Spero riuscirai ad avere il tempo per dare un’occhiata al mio articolo! Mi interessa anche il tuo parere perchè si parla di persone che dovresti conoscere bene: Xenakis, Varese, Edwin van der Heide, ed altri!
    A presto, ciao!

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