.:: Ornamento Feat. Delitto_

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Non vi è dubbio che, all’interno di una qualsiasi non accorta storiografia dell’architettura, nel catalogo delle radici del Movimento Moderno, vi è menzionata tra i fattori determinanti per il fiorire del movimento stesso, il ripudio del decorativismo. Anche se certamente questo carattere d’austerità ha caratterizzato anche fortemente la produzione moderna nella sua totalità, è da rilevare che il Movimento Moderno non può essere fatto coincidere tout cort con il razionalismo, che invece ne faceva manifesto. Senza ombra di dubbio ad aver alimentato il perpetuarsi di questo luogo comune è stata la fortuna avuta dal testo di Adolf Loos, da più parti considerato uno dei padri del Movimento Moderno, Ornament und Verbrechen. Così, se la Secessione Viennese che aveva già offerto una alternativa valida al pastiche stilistico neoclassico ed eclettico, l’incalzante Funzionalismo stava scalzando a sua volta la Nuova Arte. Da quì nasce l’esigenza per una qualificazione degli spazi che esuli l’articolazione grafica della materia, per andare a plasmare pure volumetrie e lineari prospettive. Senza andare ad indagare in questa sede sul fragile limite di questa affermazione (gli object a reaction poetique in qualche categoria devono essere inseriti, se non in quella del decoro, seppur spaziale?), non a caso poco prima aggettivati come luoghi comuni, l’articolazione spaziale diventa allo stesso tempo unica concessione e unica qualificazione formale. L’idea che l’architettura moderna sia da identificarsi dal candidore di infinite distese di superfici in cemento e da un purismo strutturale tanto inespressivo quanto incomprensibile, è stata a tutti gli effetti la nascita di quello che a spoposito è stato chiamato post moderno, o come i meno avezzi alla storia contemporanea suggeriscono postmodernismo (se poi sia lecito parlare di un postmodernismo, quello è proprio il funzionalismo), che attraverso tutta una classe di motivazioni accatastate alla bene e meglio, riabilitano il senso della decorazione in nome, non di un unità tra linguaggio e struttura teorizzata più e più volte già a suo tempo, ma, a seconda dei contesti, di una non ben chiarita tradizione oppure per denunciare il meticcio etnico a cui è impossibile sottrarsi. Superato anche quest’ultima fase, la contemporaneità rivede un fiorire, nelle più svariate maniere, un senso per un decorativismo strutturale quanto linguistico. Ciò soprattutto negli anni ’80, dove le esperienze del così detto decostruttivismo sono testimoni di un’ottima interpretazione del problema che vedeva la necessità del superamento di uno storicismo commerciale ormai vuoto di qualsiasi contenuto senza risprofondare nell’ascetismo anoressico del razionalismo in tutte le sue vesti. Questo rinnovato senso estetizzante, seppure a fondo criticato è stata la matrice che poi ha dato vita al decorativismo soft che contraddistingue pienamente gli ultimi quindici anni di ricerca architettonica, stimolata com’è dalle sperimentazioni formali computerizzate e le possibilità di produzione numerica CAD/CAM e soprattutto la produzione in ambienti virtuali, all’interno dei quali ogni funzionalismo è radicalmente disciolto in questioni che hanno più a che fare con la psicologia della forma che alla firmitas vitruviana. Di quì è interessante andare a rileggere la patetica recenzione Juan José Lahuerta, apparsa sul numero 771 di Casabella e riguardante l’Edificio per l’Università Pompeu Fabra di Juan Navarro Baldeweg. Edificio in cui un un’accorto gioco di successioni spaziali, figlio di una modernità soft di maniera che caratterizza parecchie delle ultime realizzazioni spagnole, si compongono in un accurato gioco di stereometrie artificiali, dando vita così ad un edificio che, sebbene dal punto di vista compositivo sia senza infamia e senza lode, si fa notare per qualche interessante sprezzatura. Alle facciate di questo edificio si sovrappongono con una certa forzatura stilistica, tanto da fare apparire l’insieme assai goffo, un’intricata matassa di grafismi metallici in color rosso veneziano a far da brie-soleil, che nelle idee del progettista, dovrebbero ricordare le fronde degli alberi che riparano dal sole. Da quì, interessante è andare ad osservare come l’uso di questi segni multiformi venga usato a pretesto di uno deliberato neoludismo ai danni dello strumento computer, accusato di essere uno strumento freddo ed incapace di poter ascoltare il calore della pura gestualità. Peccato che il risultato di Juan Navarro Baldeweg sia fin troppo goffo per poter essere persuasivo, e soprattutto che la produzione dei suoi pannelli sia frutto non della mano di un’artigiano, per quanto il motivo sia del suo pennallo, ma di una macchina a controllo numerico.

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Il nodo dell’integrazione tra decoro e struttura architettonica sembra essere di certo essere sorretto da basi concettuali, tecniche e stilistiche di gran lunga più interessanti da alcuni giovani transarchitetti come ad esempio Hernán Diáz Alonso, fondatore dello studio Xefirotarch, comunque alla ricerca di dare una struttura al decoro, e non un decoro alla struttura, data la natura prettamente effimera dell’architettura digitale, che ne fa, per definizione della stessa, campo privilegiato della ricerca al di fuori dei metri quadri. E di questo, credo che la proposta esposta presso il MAK di Vienna, mi sembra prova più che sufficiente.

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4 pensieri su “.:: Ornamento Feat. Delitto_

  1. …decorativismo soft.. scopro in questi giorni che esiste perfino un plug-in per rhino che svolge un computo metrico del modello prodotto … quindi mai terminologia è + azzaccata di questa! Il progettista quindi sceglie le proprie forme e supera se stesso per poi ritornare sui suoi passi non appena lanciato il plug-in ed essersi accorto di aver speso troppo..ops (ovviamente in italia non vedremo mai simili software all’opera…la dittà che fornisce questo tool è californiana!)

    alla prossima

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  2. @ Cristian:
    Eheh, anche a me piace, anche perchè così non devo ricorrere all’uso del pedice “neo”, che indicherebbe un riflesso preciso ad un altro periodo. Il che forse non sarebbe sbagliato, ma troppo generale. Poi mi piaceva il suono della parola! :)
    Per l’estensione di Rhino, c’è l’ho ed è utilissima, soprattutto per realizzare dei modellini! Per vedere in Italia questi software, basta avere una connessione internet, e poi… Vabbè, lo saprai benissimo, va! :)

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