.** Identità Artificiale_

L’architetto, in quanto organico elemento della società, espressione di essa, ed in parte, suo privileggiato modellatore, in quanto ne plasma gli spazi ove questa si forma, ha il compito di dover far partire le proprie riflessioni spaziali proprio dall’idea di società che si va formando in lui. In questo senso, per il transarchitetto, è ancor più necessario cercar di capire le proiezioni che questo costrutto che è la società avrà nel breve-medio tempo. Ma il compito si fa ancora più difficile, se proprio l’oggetto del suo studio tende ad una evoluzione che nemmeno esso comprende fino a fondo.

Francesco Fiorillo:

Non pensi che la morte sia la negazione dell’umanità?


PEJA:

No, credo che la morte sia parte integrante della vita, per citare qualcuno che in oriente ha pronunciato la prima idiozia metafisica che gli sembrava più o meno filosofica, ed infine per così sembrare, strano, originale o diverso.

Francesco Fiorillo:

Interessante… della vita sì, ma non della umanità.


PEJA:

Se identifichi la vita come principale caratteristica per cui l’umanità sia possibile… sì

Francesco Fiorillo:

Ok, questo è vero, ma non è ciò che intendevo. Cioè, l’uomo si è creato un microverso di senso e cultura nell’infinito dell’esistenza: arte, scienza, religione, filosofia, etc., ma la morte ci ricorda che siamo solo di passaggio. Anche come razza: è possibile l’estinzione!


PEJA:

Certo che è possibile, anzi, ogni volta che sento di un’incidente, o apprendo che un mio amico si è rotto questo o quest’altro arto, mi rendo conto di quanto sia fragile l’organismo umano. A tal proposito credo sia scioccante quanto la gente si prenda sul serio, considerando la transitorietà della propria corporeità.Voglio dire, il prendersi sul serio su taluni argomenti, dargli anche solo una qualche importanza. Prendendo spunto dai nostri ultimi assiomi, non credi sia ridicolo?

Francesco Fiorillo:

Sì, lo credo anche io.Sai, una persona che conosco ha avuto recentemente un ictus. Ora si è ripresa bene, per fortuna. Ma nei primi giorni, il suo cervello ha fatto tilt: era un essere vivente, ma la sua mente, la sua identità erano sconvolte. Non era semplicemente più la persona che conoscevo, non riusciva a parlare bene e faceva molta confusione con nomi e situazioni. Il cervello è una macchina che si può inceppare e allora il tuo essere più puro (o meglio, quello che credi il tuo essere) scompare, sostituito da un meccanismo rotto. Mi sono reso conto di quanto è presuntuoso credere di avere una identità definita.


PEJA:

Se noi identifichiamo la nostra mente con il nostro cervello… Io credo che l’identificare un computer come un qualcosa di simile ad un cervello sia qualcosa di paradossalmente efficace proprio a questo scopo. La mente è veramente un mistero. È una cosa che mi affascina molto, soprattutto se si ha la coscienza di quanto la tecnologia è impotente: La psicologia è continuamente mutata, e questo non ne fa un grande strumento per analizzare la mente. La neuroscienza è ancora ai suoi primordi. Tra l’altro questo strano organo non si capisce esattamente a cosa serva. A tal proposito, leggendo di intelligenza artificiale (in Gödel, Escher, Bach – Un’eterna ghirlanda brillante di Douglas Hofstadter) scoprii un fatto: noi nasciamo senza alcuna impostazione mentale il così detto talento, non è altro che un frutto delle nostre esperienze. Cioè, vogio dire: noi, dal punto di vista del carattere, delle pulsioni, delle nostre capacità, nasciamo come fogli bianchi. Quindi, l’identità, cosa è se non un costrutto? Non nasce con noi, questo è certo. E cosi anche l’identità di una situazione, di una cultura, di un luogo, di un oggetto, è ancor più un costrutto. Un meta-costrutto.

Francesco Fiorillo:

Certo. noi abbiamo la coscienza, che ci obbliga a interrogarci sulla nostra condizione. Ma io penso che la coscienza possa essere un corto circuito. Mi viene da pensare che sia una questione di chimica cerebrale. Io sono un tipo molto riflessivo e attratto dalla metafisica, ma davvero non ho visto niente nella mia vita che mi abbia fatto pensare che la presenza dell’uomo su questo sasso fosse diversa da una infestazione di formiche.


PEJA:

Fin’ora ti ho dato ragione, ma se devi dire la mia, in fondo, non mi sento di essere così categorico. Credo che sia proprio questo corto circuito a renderci diversi dalle formiche. Forse perché io vivo all’interno del campionario delle arti e culture, mi sento di poter dire così. Dovendo fare sempre i confronti con le tematiche del bello, qualsiasi cosa voglia dire, vedo cose eccezionali che mi emozionano. Credo che sia proprio il fatto che noi discutiamo di questo ad essere eccezionale, il fatto che io posso utilizzare la categoria del bello, che per un altro animale, o un’altra civiltà ipotetica fuori dal nostro mondo o dal nostro tempo, magari è inesistente…

Francesco Fiorillo:

Sì, non nego che questo sia importante, e penso che il bello che noi vediamo sia uno scorcio dell’infinito che non potremo mai comprendere. Ma alle volte mi spaventa la nostra limitatezza. Anzi, proprio lo stimolo del bello mi porta ad aver paura di scomparire.

PEJA:

Credo che questo sia un po lo spirito del nostro tempo, tanto per contraddirmi visto che prima ho detto che l’identità di ogni cosa, qualsiasi cosa, è un costrutto. Comunque, non a caso questo scorcio di millennio in cui noi siamo nati, e anche poco prima, han dato alle origini tra le teorie estetiche più aberranti sotto questo punto di vista: dalla decostruzioni, al Sex Appeal dell’Inorganico, al Post-umano, al transumano, all’industrial, alle cyberculture, il nerdismo, eccettera… Oramai,presa coscienza della nostra limitatezza, la bellezza sembra andare proprio incontro alla distruzione di cui tu parli, oppure, le correnti per così dire ottimistiche, viaggiano nella direzione di un annullamento di quanto umano ci sia rimasto. O meglio, di potenziare quest’ultimo, lavorando su questo, e cercando di, non tanto di mettere in evidenza le problematiche, quanto di immaginare ipotetiche soluzioni a quanto ci troviamo sotto il naso. Come ad esempio il transumanismo, che se voi può essere considerato come la variante ottimista del cyberpunk.

Francesco Fiorillo:

… Senza contare la cultura edonistica della nostra società, che rende insopportabile l’idea della morte. Vedi, io sono CONVINTO che ci sia qualcosa al di là della morte. È solo che sono altrettanto convinto che noi, in quanto uomini, non ne facciamo parte. O meglio, che l’essere uomini è solo una illusione. Io come mi conosco non esisterò più. Penso che mi trasformerò in una nuova forma (magari nelle mie componenti essenziali che si fonderanno con la terra nella decomposizione etc etc). Ma certo non sarò più io.

PEJA:

sono tendenzialmente daccordo con te. Dopotutto, tutte le teorie para-filosofiche del medioevo orientali, si è scoperto nella seconda metà del 900, essere molto più pragmatiche di quanto sembrano. Forse, l’idea della reincarnazione, è solo testimonianza del fatto che la nostra carne, deperibile com’è, è destinata a reincarnarsi nella terra stessa, reintroducendosi di nuovo all’interno del ciclo della vita del mondo

Francesco Fiorillo:

Sì, io credo che siamo parte di un unico tutto, e che l’individualità sia una sorta di illusione.


PEJA:

Però qui nasce il paradosso del cogito ergo sum. Nel senso: è questa illusione a farci credere nell’individualità?

Francesco Fiorillo:

Eh eh, bella questione… È un cerchio che si chiude su se stesso.


PEJA:

il paradigma dell’autoreferenzialità, tanto per tornare su Hofstadter. Che è poi il cardine delle ricerche sulla IA, torniamo al punto di partenza.

Francesco Fiorillo:

Effettivamente è una illusione anche il cercare di uscire dalla condizione umana per analizzarla, dato che è impossibile.

PEJA:

Forse con il post-humano ci riusciremo, che dici? Oppure propongo una seconda ipotesi: l’ipotesi di un poter analizzare lucidamente la condizione umana restando umani. Io credo che un buon compromesso sia proprio la proiezione in entità sovra umane. Giusto qualche giorno fa entrambi affermavamo quanto la riflessione posta in Ghost in the Shell, in termini di identità degli esseri umani, ed ontologia della IA, sia tra le più evidentemente lucide, per quanto divulgative e propagandistiche. Come ha funzionato? Ci si è proiettati in una certa dimensione ipotizzando di poter ragionare a quella maniera. In tal senso è stata encomiabile rispetto all’approccio che stiamo avendo.

Francesco Fiorillo:

Mah, la verità è che certi discorsi rispondono a delle esigenze, ma non portano ad altro che domande: il senso della vita è la vita stessa. Esaminarla è possibile, ma sempre da un punto di vista parziale

PEJA:

Già, ma la cosa interessante è che proprio questo punto, quindi tautologicamente, esprime la volontà di continuare la ricerca di senso per la vita…

Francesco Fiorillo:

… Una ricerca destinata a durare finché saremo vivi in questa forma .


PEJA:

Pensi che una volta che l’uomo si sia evoluto in qualcos’altro, non continuerà questa ricerca?

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16 pensieri su “.** Identità Artificiale_

  1. la morte come negazione dell’umanità…..
    ieri, Peja, ci siamo detti che l’umanità è un costrutto (come la cultura e la religione), ma che non si è ancora realizzato: non esiste l’umanità se l’uomo non arriva a percepirsi in modo unitario.
    Come avete detto voi, se l’uomo non è in grado di indagare se stesso a causa del suo punto di vista parziale ed inclusivo, come può fare?
    Esternalizzare le sue caratteristiche, renderle proprietà di oggetti esterni per poi porle sotto la lente analitica potrebbe essere una possibilità.
    Ma allora, quando si progettano intelligenze artificiali come riflesso della mente umana non ci cerca forse di studiare l’uomo, più che la macchina?
    Per percepirsi come uomo, la nostra specie bipede ha bisogno di un elemento ad essa estraneo che gli rendano palesi ciò che ci accomuna tutti…paradossalmente, anche questo compito il cyberpunk lo affida alle macchine: la nostra identità come umanità ci viene dalla differenziazione dalle altre specie (o dalle macchine), e quella di persone come discostamento particolare dalle caratteristiche degli altri individui.
    Sulle caratteristiche intrinseche dell’individuo (talento, predisposizioni e carattere) per me una predeterminazione innata esiste, ma vai a capire se deriva da elementi chimici (composizione del Dna), configurazione neuronali o corto circuiti…se non vi sono convinzioni condivise su ciò, l’umanità non si formerà mai….
    e non è detto che sia un male….
    per citare alti orientali metafisici e alla ricerca di originalità…
    l’importante non è la meta, ma….
    mi sento troppo originale a finire la frase! ;o)
    Bella chiaccherata!

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  2. Bellissima conversazione. Mi è piaciuta molto la tua definizione di transumanismo come “variante ottimista del cyberpunk”… e hai citato anche il mio film preferito! Il quesito di quel capolavoro che è Ghost in the Shell lo riassumerei così: se anche le macchine possono acquisire coscienza allora l’uomo non è quell’entità intelligente esclusiva che credevamo… tuttavia alla base del film ci sono questioni di filosofia della mente complesse che potrebbero sfuggire a una prima visione, sicuramente quindi un film da vedere e rivedere. Ciao.

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  3. @ Molly:
    Prima di tutto grazie del commento così articolato, che mi ha dato modo di sviluppare ancora la riflessione.
    Come seconda cosa: non sono sicuro che l’esistenza dell’umanità derivi dalla coscienza degli uomini. Forse quest’ultima serve a preservare l’umanità stessa in qualche modo, proprio perchè, come ricordi tu l’umanità è un costrutto, così come la storia e le tradizioni. Che ci sia empatia con queste 3 enti astratti mi pare normale, ma se questo ci impedisce di andare avanti non è auspicabile.
    Sulla IA e sul riflesso della speculazione sull’uomo negli studi cyberpunk eccettera, sono daccordo con te: da sempre l’uomo ha proiettato se stesso, nei miti, nelle favole e nelle leggende, all’interno di contenitori non antropomorfi per indagarne le peculiarietà: così il leone è l’animale a cui è stata incollata la caratteristica umana del coraggio, il coniglio è diventato al contrario codardo, eccettera! Ora delle macchine iniziamo ad inventarci quali sono le loro peculiarità “umane”. Questo può essere interessante, ma ci fa dimenticare le peculiarità delle macchine. Quindi i robot soldato sono freddi ed insensibili, ed i robot maggiordomi sono leali, eccettera. Ghost in the shell trova una strada molto interessante per risolvere questa questioni, moltiplicando i tipi di enti reali, dando ad ognuno una caratteristica diversa.
    Sulle doti, non mi smuovi: la scienza è con me! E dopo tutto è un bene sapere che io mi sono “fatto così”. No?

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  4. @ David:
    Prima di tutto grazie: ero convinto ti avrebbe colpito! :)
    Come seconda cosa, credo che quella serie animata (e lo dico da neofita) sia veramente eccezzionale sotto il punto di vista della riflessione filosofica sull’identità. Apre una serie di interrogativi piuttosto scomodi, come del resto il transumanesimo, no? :)
    Grazie per l’apprezzamento amico! A presto!

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  5. Bella chiacchierata! Vedo con piacere che non sono il solo a apprezzare Godel Escher Bach! Morte come negazione dell’umanità? No non credo .. semmai … il nulla come negazione dell’umanità o la barbarie ma la morte .. no.
    Però sono un occidentale .. un giapponese forse la vedrebbe diversamente …

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  6. SE
    ES
    quando queste due microparti,
    celle di ciò che possiamo sempre e solo ipo (at)tizzare
    teo-rizzando in noi filo-sofie, i-deo-logie, che gravi appesantiscono solo il nostro in-cedere, tra la vita e la morte, un corpo espropriato di ogni capacità
    si mostrano, gemelle e ri-flesse, solo una consapevolezza mi allieta
    dubbio
    doppio (questo quello, vero falso,brutto bello, nascita morte…)
    e oppio (narcosi del pensiero)
    sono tutto il nostro inter-attivo intervallo
    l’ir-rompere (in) una scena che ci resta pre-clusa comunque.
    Forse è una fortuna! L’uomo, come ogni altro ES, pieno di dubbi, causa delle continue mutazioni di pensiero e teorizzazione, si prende l’arbitrio e l’arbitrato di voler legi-ferare, par-lamentando, partendo dalla sua in-fermità mentale, dalla sua in-es-stimabile ignoranza (come se maestro e allievo potessero l’uno per l’altro dire di un terzo che in-globa entrambi, come dire che una retta appartiene ad un punto, unto in un amor proprio(?) per cui crede di com-prendere tutto e nella sua divina arroganza spende e spande gli attimi di una vita che gli sfugge, in tutti i sensi, i significati e i termini. Illogica (la) mente chiude l’es nel teatro della crudeltà del se, cosicché l’uomo è la cav(i)a di se stesso e il resto…non torna mai nei suoi brevissimi calcoli di erranza.fernirosso

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  7. @ Empedocle70:

    Il fatto che tu hai letto ed apprezzato “Godel Escher Bach: un’eterna ghirlanda brillante” ci rende parte di una elìte di saggi! :)
    Ad ogni modo fai bene a porre la questione dialettica occidente/oriente, perchè è tra queste due classi di pensiero completamente diverso, ed interrogarsi su una posizione estranea alle due sarebbe utile per analizzarle in modo interessante. Chissà quale sarà il frutto di tale analisi! :)

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  8. @ Fernirosso:
    Da come scrivi/parli devo pensare che sei una estimatrice del Carmelone nazionale…
    Ad ogni modo tu parli dell’arroganza dell’uomo che pre-tende di accaparrarsi l’intera struttura del sapere. Però questa pre-tensione vuole essa stessa rientrare come organica parte della mente umana. Da quì il paradosso che vede quest’aspetto diventare natura, da quì vedere come anche l’uomo fa del suo cannibalismo la sua natura, così come uno squalo nell’oceano o il leone nella savana attacca la sua preda per divorarla. Dunque, se organica ad esso, l’uomo non fa altro che seguire la propria indole, cercando di accaparrare ciò che gli è proprio: la conoscenza! E gli è proprio perchè la conoscenza è nell’uomo, e non ha altra sede che l’uomo stesso, perchè anche la conoscenza è artefatta, e quindi più che pre-tesa, io vedo pre-potenza non risolta, disperazione nel vedere sfuggire via come granelli di sabbia in un pugno, le singole, piccole, perle, oggetti minimi della sabbia, idee, da se stesso, luogo della sua produzione. Oppure se vuoi, per usare una immagine più da avanguardia russa, le idee, gli atomi della conoscenza, vengono vomitate, riggettate fuori dall’organismo ormai saturo e pronto alla produzione di nuovi atomi…
    A presto, ciao!

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  9. questo anime non è il primo ne il solo ad approfondire queste tematiche e suggerisco a tutti “renaissance”che può offrire altri spunti di discussione ,in cui il quesito cardine è :si può vivere per sempre?
    (butto lì questo anime molto particolare,in bianco e nero,giudicate voi…)

    la faccenda è estremamente interessante ed intrigante…coscienza dell’umanità?A volte credo che per sua natura l’essere umano non abbia assolutamente volontà di creare “sinceramente”un gruppo tanto vasto ed omogeneo da potersi definire a pieno umanità(le vicende contemporanee che ci circondano mi darebbero una facile ragione!).Le tendende che l’antropologia e la storia ci hanno mostrato fin ora sono di orientamento opposto:l’uomo tende all’isolamento,all’individualismo compromettendo la pace e l’armonia del gruppo (un tipo di comportamento che invece non appartiene al regno animale) Ricordo tra le mie letture un “anatomia della distruttività umana” che riesce bene a spiegare abbastanza bene questo semplice concetto con la serietà e profondità di campo della neuropsicologia .Le macchine che ghost in the shell ci mostrano sono consapevoli soltanto della propria attività neuronale ma prive di “coscienza”…e questo è un piacevole errore che li rende godibili in quanto diversi dall’imperfetto essere umano,ma un simile comportamento sarebbe irrealizzabile.Se le macchine avessero un comportamento del tutto umano incorrerebbero negli stessi errori e nelle stesse “sindromi” dell’umanità (molti elettrodomestici rudimentali già lo fanno). Quindi l’essenza stessa del transumanesimo ci mostrerebbe come l’unico modello possibile (per quanto erroneo ) sarebbe proprio quello umano .Faccio un es.
    Tra tutti gli esseri viventi l’uomo è l’unico “animale” che prende gusto nell’uccidere e che sviluppa tendenze distruttive in ogni ambito delle sue relazioni.Difficile quindi credere che esista un disegno che accomuni tanta imperfezione e difficile pronunciarsi in merito alla tanto ostentata “perfezione” umana ed alla coscienza di se …unico elemento a renderci esseri senzienti.Sarebbe di gran lunga meglio non esercitare il detto cartesiano “cogito ergo sum”e soffermarci sulle motivazioni e sulle implicazioni bio mediche e neuronali di tale affermazioni. Il nostro cervello ha così tante terminazioni nervose (milioni) che devono essere continuamente stimolate perchè in continua crescita neuronale …la non stimolazione di tale processo di apprendimento provoca gravi nevrosi,crisi e milioni di disturbi … il nostro processo conoscitivo è quindi una forzatura perpetua dalla quale non possiamo ne liberarci e dalla quale non possiamo prender riposo….( una macchina con l’acceleratore premuto e che non aspetta altro che termini la benzina) … vi sembra un meccanismo perfetto forse? A questo preferisco l’incoscienza animale e le loro terminazioni neuronali molto + semplici ed “arcadiche” (per farvi venire in mente la beatitudine del pastore incosciente che ritrova la felicità nell’isolamento della propria montagna e nella profonda ignoranza del resto del mondo:come un individuo solo ed alienato dal resto dell’umanità)
    Il modello della macchina perfetta ed instancabile è una pura chimera.Le componenti vanno cambiate e processate.Perfino i robot che assumono vizi ed imperfezioni umane impazziscono,(non vi parlo neanche del mio pc…)
    Saranno quindi delle protesi umane delle continuazioni della nostra imperfezione… uno specchio della nostra anima, quando forse la primigenia purezza e “perfezione” (per questo mi riferivo al mondo naturale”) va ricercata in ben altro che nell’attività neuronale del nostro debole e malato (il mio senz’altro he he) intelletto.

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  10. @ Cristian:
    Prima di tutto, grazie per il consiglio, provvederò prontamente! Come già mi pare di aver sottolineato, non sono un amatore del genere d’animazione, per quanto spesso vengo affascinato da alcuni soggetti presi singolarmente, come ad esempio Final Fantasy o Lain, che tra l’altro, quest’ultimo, tratteggia in modo molto personale il tema dell’identità, a cui ho scoperto i nipponici sono molto affezionati.
    Ad ogni modo, io non credo assolutamente che “umanità” sia in qualche modo un concetto riassumibile in una unità di significato omnicomprensiva, come può essere magari, quello di “vegetale”, o altro. Però, c’è da dire che la “conoscenza”, come dicevo prima, ha sede solo nell’uomo stesso, perchè è lui che la genera. Detto questo, non c’è da sorprendersi che i suoi frutti abbiano sempre e comunque dei difetti, e dei margini di miglioramento. Da quì la necessità di continue revisioni dei progetti iniziali, delle prerogative, delle tensioni che muovono l’umanità. Si tratta sempre e comunque di tensioni costruite a tavolino, sia chiaro, ma andare ora ad analizzare questo sarà difficile. E forse, la tendenza autodistruttrice dell’uomo è dovuta pure alla sua volontà di rigenerare ogni cosa secondo il suo campo di comprensione, cercando di rimodellare ciò che non conosce, o ciò che è invivibile, secondo i propri canoni prestabiliti!
    O chissà cos’altro…

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