>°< PEJA Producing: Il Transumanismo_

Edito da Lampi di Stampa, il nuovo testo curato dall’Associazione Transumanisti Italiani, o meglio dal presidente dell’associazione Riccardo Campa e dal segretario Stefano Vaj, cerca di mettere il punto su cosa è stato fatto per divulgare gli ideali che il transumanismo intende propagandare: la rinascita del superuomo o meglio, del postumano. Il Transumanismo, cronaca di una rivoluzione annunciata, come già il titolo va a suggerire, si presenta dunque come un percorso fatto di frammenti, di articoli di giornale e di saggi, preparati ad hoc al proposito di poter osservare quanto è stato fatto a quattro anni dalla nascita della stessa associazione, o ancor meglio, quali sono i pareri che l’opinione pubblica, continuamente sballottata verso questo o quell’asse di interesse, si sia fatta. Per l’occasione mi è stato chiesto di elaborare una illustrazione di copertina che potesse rappresentare, non tanto il contenunto del libro, quanto piuttosto invece l’anima stessa del transumanismo, e che, soprattutto, potesse essere una immagine per quanto possibile accattivante. Oltre che alla pertinenza della richiesta, l’attenzione non può non ricadere sul volere che l’immagine sia in qualche modo accattivante. Per quanto questa richiesta possa sembrare il frutto di una logica consumistica atta a agire direttamente sul pubblico tramite operazioni estetiche, c’è da soffermarsi su un aspetto che è perfettamente, per così dire, in topic con la mission del transumanismo, instriso com’è di quella ricerca d’edonismo profondo, che poi è anche il principale bersaglio dei detrattori del movimento. Così nasce l’idea di una forma in itere, figlio dell’ideale di ripresa dell’ominazione predetta daPierre  Lévy ne Il Virtuale, così pertinente con la volontà di evoluzione senziente, punto fermo delle lotte mediatiche dei transumanisti. Non a caso pare, prodotto di un errore di comunicazione alla redazione, la stessa immagine è stata intitolata Feticci processuali. Pare proprio che le sprezzature possano dunque manifestarsi anche nei processi.

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17 pensieri su “>°< PEJA Producing: Il Transumanismo_

  1. @ Empedocle70:
    Grazie mille per gli auguri! :)
    Per l’articolo, penso che sarà più veloce di ciò che pensi: era da tanto che volevo cimentarmi in una “ridefinizione”, pensando a cosa mi interessa del transumanesimo, sempre tenendo conto la mia prospettiva, che è quella dell’architetto. Da quì, nell’ambito di realtà dell’architettura, cosa può essere significante trascrivere, all’interno del contesto della transmodernità? Sicuramente il rapporto tra “corpo”, che è l’elemento che viene messo in dubbio nel transumanesimo, e lo spazio, che è l’elemento che viene messo in dubbio nella transarchitettura. Insomma, tanti stimoli! :D
    Ciao!

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  2. @ Cristian & Lorena:
    Grazie mille! Anche se avevo un’altra idea, che riciclerò per la copertina per il 3° numero di Divenire… Per il compenso, lasciamo perdere! :D
    Auguri ad entrambi! Felice anno nuovo, e augurio di comprensioni accademiche!

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  3. La musica sta molto più avanti…
    Proprio per la sua natura immateriale si è prestata alla rivoluzione. Le tecnologie digitali hanno permesso di riscivere la musica abbandonando il pentagramma (e tutti i suoi limiti) scendendo direttamente nella sintesi del suono aprendo nuovi scenari nella composizione e nella sintesi del suono con nuove sonorità.

    Il problema ora sta nel saper padroneggiare questi strumenti e queste potenzialità senza cadere nella banalità, ma questo è un altro discorso.

    Insomma la musica sta già più avanti come rivoluzione rispetto agli altri campi… IMHO…

    Buone feste a tutti voi e grazie per gli auguri diretti sul mio blog ;)

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  4. quello che dice archema è vero come presupposto, ma ho dei dubbi sul reale risvolto rivoluzionario.

    potrebbe anche darsi che una situazione più favorevole (si diceva del ritmo e della natura immateriale della musica) abbia condotto a minor necessità sperimentale. lo dice un appassionato di certa musica elettronica. quello che intendo è solo che un vero cambiamento di rivoluzionario può avvenire solo attraverso una discipliva che, come l’archiett, ha avvertito (tramite gli esponenti più sensibili) un rischio potenzialmente più radicale.

    per questo mi sembrerebbe stupido parlare di trans-musica, mentre è oltremodo importante parlare di transarchiettura

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  5. @ Archema:

    Bhè, la musica dagli anni 50 e 60, ma anche al livello assolutamente sperimentale quanto amatoriale negli anni 30 e 40, ha subito un’assoluto sconvolgimento per quanto riguarda il campo delle proprio possibilità rispetto agli strumenti elettronici.
    Credo, riprendendo lo spunto offerto da Emanuele Sbradella nel prossimo commento, che più che rivoluzione, si può parlare di ampliamento di possibilità. Diciamo che invero la rivoluzione, che questo invece suggerisci tu, sta nella mancata esigenza di virtuosismo tecnico, rispetto a quella ben più evidente di virtuosismo tecnologico: prima vi era un’esigenza di base che voleva assolutamente necessario il dover patroneggiare uno o più strumenti con una certa abilità. Ora c’è la necessità di saper utilizzare un software (sempre rincorrendo una ipotetica via della musica digitale). Gli anni ’90 sono stati esemplari in questo senso, un pò come i ’60 per la musica, per così dire… Analogica! :D

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  6. @ Emanuele Sbardella, aka Mèle:

    Sinceramente sono daccordo con te per quanto riguarda il quadro del paragone cone l’architettura. La dimensione digitale dell’architettura è stato realmente qualcosa di rivoluzionario, perchè ha imposto con una certa persistenza di dover reimpostare le basi dell’architettura. Ordunque, alla domanda che cos’è l’architettura, non si può più rispondere con la vecchia traide vitruviana. I presupposti di questo, ne abbiamo già parlato, si vedevano già nel Rinascimento, quando, nonostante 2000 e passa anni di architettura decodificata come tale, è riuscita solo 500 anni fa ad ipotizzare la necessità “reale” di una architettura “virtuale”, allora come mero stimolo progettuale. Se quelli del Rinascimento sono spazi puramente mentali, la transarchitettura si rende conto dell’esigenza di una certa funzionalità, all’alba della necessità prossima futura di dover abitare spazi virtuali. Non parlo semplicemente di Second Life, ma di un futuro prossimo che vede, già nelle sperimentazioni che vengono divulgate, la necessità di uno spazio percepito come tale ma in realtà effimero, grazie alla possibilità di proiezione olografica, che credo avrà un discrto successo in un prossimo futuro, e quella di un web proiettato direttamente attraverso interfacce uomo computer soft. Cose che dette così appaiono anche troppo futuribili, ma che ti assicuro sono in via di sviuppo commerciale. Cosa non da poco! :)

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  7. Sono un transumanista e non lo sapevo :-)
    Grazie al tuo articolo mi sono documentato un pò in giro sulmovimento ed ho scoperto di condividerne da tanti anni gran parte delle idee (ricordo benissino quando avevo 12-13 anni una discussione con alcuni adulti dove io difendevo proprio alcune posizioni H+ )

    La copertina è davvero intrigante, bravo.
    Riesce a catturare l’attenzione ed è questo il suo scopo principale (come da richiesta fatta :-) )
    Circa il significato, conosco fin troppo poco le discussioni H+ per poterla giudicare, ma la mia prima sensazione era stata quella di un mondo omologato, come quello delle macchine (macchine felici, come in questo caso).
    Poi dopo ho pensato al virus Mr. Smith del terzo Matrix, non so perchè… :-)
    Ora, dopo aver letto qualche articolo H+ e riguardando la copertina, mi viene da pensare al predominio della mente sul corpo… eppure, chi sa perchè, ma quel ripertersi dell’immagine mi richiama l’idea dell’omologazione e questo certamente lascia una strana sensazione…

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