.:: Deontologia professionale_

Secondo quanto affermano le norme di deontologia professionale degli architetti, stilato e rilasciato dagli stessi architetti, L’architetto non deve subire la volontà del committente quando questa contrasti con la sua autonomia e con il suo prestigio. Questo, quanto affermato dall’art. 18 della stesse norme riguardo l’annoso problema del rapporto tra progettista e committenza. Ma tirando i conti, soprattutto in una nazione dove l’assoluta mancanza di rispetto per il patrimonio collettivo, e la smania di potere (o forse interesse lucroso?) delle organizzazioni coinvolte, dilaga incontrollata, mi viene da chiedere come sia possibile preservare questo diritto. Soprattutto alla luce dei fatti romani, che hanno visto un’imposizione assolutamente irrazionale da parte del sindaco di Roma in carica, Gianni Alemanno, verso il progetto che Renzo Piano ha elaborato nell’ottica già avviata di riammodernamento del sistema urbano del quartiere Eur di Roma. Già Alemanno aveva tentato di attaccare altri due progetti realizzati nella capitale, rei di aver usato un linguaggio non consono alla tradizione. Non a caso il sindaco voleva avere Krier come assessore all’urbanistica.

Fortunatamente ciò non è avvenuto, ma la questione dei valori della tradizione vengono comunque perseguiti, anche e soprattutto in ambito urbanistico. Così, disinteressandosi delle norme del comun gusto, e del rispetto della professione, dopo aver già tentato invano di manomettere l’Ara Pacis di Richard Meier, ed il centro congressi Europa, ribattezzata poi la Nuvola di Fuksas, ora l’attacco è rivolto al complesso Aurora Place nella zona occupata dalle, ormai ex, torri dell’Eur che ospitavano il Ministero delle Finanze. Quest’ultimo si presenta come un complesso dominato da un edificio a corte aperta verso l’interno del quartiere, dell’altezza dell’adiacente centro congressi Europa, e che terrà uno stretto rapporto con la natura addomesticata dell’Eur , come lo stesso Piano chiama il verde antropico dell’Eur nella intervista rilasciata a Lilli Garrone per il Corriere della sera del 23/02/06. Il progetto, come originariamente pensato da Piano, si sarebbe dovuto manifestare con un corpo a C in asse con le altre costruzioni, e, con un’aspetto tutt’altro che evanescente, ricoperto per la maggior parte della superficie in vetro, anche per motivi di sostenibilità ambientale. Si pensa quindi ad un doppio livello di relazione con il contesto: da una parte si tiene fede ad una gestione dell’occupazione del suolo di matrice razionalista-ottocentesca, così come l’Eur è concepito. Dall’altra, si tiene fede alla modernità dello stesso quartiere, e dell’aggiornamento, non me ne voglia Alemanno, che nel suo prossimo futuro sarà costretto a subire se si intende mantenere competitivi una città come Roma. Del resto il ruolo strategico che ha assunto l’Eur all’interno delle funzioni fruibili al livello internazionale nelle idee emerse nel PRG di Roma parlano chiaro. È chiaro come quindi questo attacco allo scarso senso della tradizione di Renzo Piano diventi risibile, soprattutto alla luce dell’attenzione posta al contesto, e soprattutto alla luce del suo curriculum. Un senso del protagonismo usato a fini dell’ottenimento del facile consenso, che però danneggia internazionalmente l’immagine di un architetto che, ormai innegabilmente appartenente alla storia, si vede costretto a modificare il proprio progetto rinunciando alla preferenza del sistema tecnologico di facciata, che ora deve essere del tutto ripensato, dato il volere di un sindaco che vuole il suo nuovo edificio in travertino. Del resto, come ricorda Roberto Soldà, Intervenire sui progetti di un architetto come Renzo Piano per finalità politiche è un fatto grave solo a pensarlo, figuriamoci accendere queste diatribe come sta succedendo.


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31 pensieri su “.:: Deontologia professionale_

  1. L’ottusità e la mancanza di buon senso e buon gusto sono peggio di una revolverata nelle costole. Da brava studentessa di architettura mi faccio i miei sogni e le mie illusioni circa il mio futuro professionale, ma cose come questa che leggo (cioè nemmeno di fronte al prestigio di un nome come Piano, che potrebbe giovargli..) e con gli arrampicatori delinquenti che ti minacciano in caso di successo e potere professionale, il mio Io si fa minuscolo e sottomesso, e prende seriamente in considerazione, con il cuore affranto, le modalità necessarie per avviare un negozio di cartucce per stampanti…
    Forse è cosi la vita in generale, non si limita alla professione edilizia, ma nella mia testa si pongono continuamente quesiti circa il fegato che dovrei avere per fronteggiare queste cose che, adesso come adesso, mi paiono coercitive, minacciose e di sicuro impossibili da superare. Fossi in Renzo Piano semplicemente rifiuterei. Sporcarsi il nome per cosa, per i soldi? Al punto che è la sua carriera non ne farei una questione di primaria importanza. Forse sarebbe più di stimolo e di rilievo per chi ascolta e osserva, un retrofront che umili i metodi e l’arretratrezza, oltre che l’ottusità, del fare architettura,in questo caso circoscritto nella capitale.
    Non so che dire…Peja, non li mettere si post che mi deprimo assai.
    Memorente.

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  2. Ognuno è architetto di se stesso ormai, anche quando non si è architetti o quando ormai la sua identità è svenduta per l’occasione, come le città da lui progettate.
    Forse si sta allargando ancora di più la voragine tra chi è per il “fregarsene del contesto” e il “conservare tutto…ma proprio tutto”,ma a chi sta nel mezzo non ci pensa nessuno.
    Nel mio caso vedo disperdere molte energie da altri soggetti “battaglieri” che fissano la loro attenzione su elementi deboli, casi poco esemplari,edifici veramente inutili dal punto di vista storico , e anche didattico,o come l’eolico che fa arrabbiare ma distoglie l’attenzione dai veri problemi, come (qui) declassare interi territori che vivono sull’agricoltura a regioni minerarie…il sopravvento dell’ENI in Abruzzo. Si fa molta confusione, soprattutto dove (sempre nella mia regione) non c’è la grande emergenza storica ma un paesaggio da conservare nella sua interezza e che deve saper essere “elastico” al punto giusto…cosa complicata per il livello culturale costituito da una “polverizzazione” delle città.
    Il problema della volontà del committente qui con il passare degli anni ha portato non a un’aggiunta deleteria al sistema urbanistico…ma quasi a una sostituzione urbanistica. Solo chi non è indifferente al paesaggio sedimentato e sa cogliere innovazioni tecnologiche come risposta alle carenze può essere considerato un committente “sano”. Il resto è tutta ignoranza, manca educazione e buon senso, la base è marcia!

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  3. Mi sono sempre chiesto quali fossero gli effettivi rapporti tra architetto e committente. La frase “L’architetto non deve subire la volontà del committente quando questa contrasti con la sua autonomia e con il suo prestigio” in parte mi dà una risposta, ma solo in parte, perchè certamente nella categoria ci sono tanti architetti che prima della deontologia mettono il profitto (o gli interessi politici), altrimenti non avremmo tante città deturpate.
    E questo vale per tante altre categorie professionali (dai medici agli avvocati)

    Ma questo è un tema delicato: da sempre l’arte e l’architettura sono stati legati o dipendenti dal potere politico, perchè ne erano i committenti. Purtroppo erano rari i Caravaggio che si opponevano alla volontà papale.
    Oggi abbiamo un Renzo Piano affrontare problemi simili nella stessa città.

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  4. A me sembra che il problema vada separato in due parti:
    1) le norme di deontologia: queste non valgono per i committenti ma per l’architetto che non deve (non dovrebbe) subire supinamente alle volontà del committente. Inutile scaricare colpe sul committente. Se Renzo Piano accetta è lui che cede. Il che non significa che Renzo Piano sia eticamente condannabile o che sbagli perché il mondo non è fatto di bianco e di nero, di giusto e sbagliato ma c’è tutta una scala di grigi da cui, talvolta, può uscire il meglio. Chi l’ha detto che quello attuale è il miglior progetto? Non esiste il miglior progetto in assoluto, esiste il miglior progetto tra quelli possibili.
    2) Il rapporto tra architetto e committente: è stupido pensare che sia risolvibile con le norme di deontologia. Queste sono norme etiche che attengono alla coscienza di ognuno di noi ma non è legge divina. E poi vanno interpretate, indicano una linea di tendenza, una linea retta ideale che nella realtà non esiste ma che è fatta di tante deviazioni, imperfezioni, curve. La linea è retta solo in foglio di carta. Il rapporto tra committente e architetto è sempre stato conflittuale ed è giusto e logico che sia così perchè il committente paga e, nel caso del sindaco, questi risponde ai suoi cittadini, e l’architetto esegue secondo le volontà, i desideri della committenza che è costituita appunto dal suo cliente cui rimette gli onorari e dalla città nel suo complesso, cioè i cittadini. L’architettura è fatta di compromessi, di tira e molla perché è chiaro che anche l’architetto sbaglia.
    L’architetto non lavora per sè, non è uno scrittore che nel suo studio può scrivere ciò che vuole, è libero, l’architetto senza cliente NON ESISTE, sarebbe solo un disegnatore, un artista.
    Invece no, l’architetto è molto di più di un artista perché costruisce manufatti destinati a durare nel tempo che coinvolgono un sacco di persone. Dicendo questo io valorizzo la figura dell’architetto, non la sminuisco. La sminuirei assimilandolo ad altre figure che possono (fino ad un certo punto) fare il proprio comodo. In fondo anche lo scrittore di cui sopra può scrivere quanto vuole ma per poter pubblicare deve trovare qualche editore a cui il suo lavoro piaccia e, generalmente, c’è un editor di mezzo che fa cambiare qualcosa.
    Insomma: no client-no architecture.
    Il resto è solo moralismo e non moralità.
    Saluti
    Pietro

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  5. daccordo con memo.Non si deve mai scendere a compromessi.Renzo Piano non ha bisogno di una commessa come questa per svoltare o per sopravvivere quindi è ingiustificabile un atteggiamento simile.Purtroppo è tipico di Piano”tendere l’orecchio alla committenza” .Figurarsi se a rimetterci è la ricerca di un suo linguaggio o il progetto stesso e il suo iter figurativo: stiamo parlando di Renzo Piano quindi tutto questo è esule dal suo modo di progettare.A lui non farà nessuna differenza l’esito formale – spaziale del progetto e neppure il travertino sarà un ostacolo insormontabile…. anzi forse deciderà di prendere Alemanno nel suo team di progettazione,chissa?

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  6. Emmanuele,
    leggendo il tuo post mi viene in mente la nuova vicenda committente-Ligresti/architetto Casamonti vedi—> http://www.uominiliberi.eu/dicembre08/casamonti.htm
    Bisognerebbe leggere il male oscuro del ‘lavoro’ in Italia, come accennato da Memo.
    L’Italia ormai è una Repubblica fondata sui ‘furbetti’ ovvero il lavoro semplice e sbrigativo dei superficiali a discapito della lenta speculazione dell’architetura/to.
    Da sempre il primo della classe è stato reputato uno stupido e non mi stupisco di essere governato dai ‘furbetti’.
    Per non essere lagnoso e disfattista mi piacerebbe avere amministratori come Renato Soru, Ivan Lo bello o (paradosso) Robero Saviano gente che è capace di ascoltare e di credere nella bellezza latente che c’è in Italia.
    Furbetti/politici fortemente idealizzati e architettura mi sembra un binomio un po’ azzardato.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  7. Politics (and the money that support it) rule our lives and our cities nowadays – even more than we can imagine.
    And when it comes to Architecture, it’s true that the architect should respect the client’s wishes – but it’s also true that the client should respect the architect’s choices. Unfortunately the client’s respect towards the architect is quite rare.
    People don’t really care for Architecture and this means they don’t really understand Architecture. Or is it the opposite? Can architects do something about it? I believe this is part of a major problem, of a major «disease», that affects our society.

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  8. tu poni in primo piano la norma di deontologia ma non per richiamare all’etica, bensì alla professione che emerge dal disegno.
    in molti facciamo confusione fra questo aspetto e la coerenza, come se la nostra epoca fosse diversa dalle precedenti.
    e certo nell’epoca della comunicazione tutto risulta deformato e un’opinione opinabile assurge a intento programmatico.
    ma non era molto diverso nei tempi precedenti.
    un cardinale decideva della fortuna fra un bernini o un borromini.
    un dittatore decideva di costruire l’eur. un sindaco decide chi lavora o meno alle maggiori opere della città che amministra.
    certo, ci vorrebbe più discernimento, più consiglio. in una parola più senso comune e senso di responsabilità.
    ma i tempi, oggi come sempre, sono tempi in cui la sola cosa che ci può salvare è la personalità della persona a cui vengono affidati i lavori.
    infine… renzo piano è un professionista che cura tantissimo i propri committenti. cerca di carpirne la fiducia, di farli innamorare. e questo fin dall’inizio della sua professionalità. non mi stupisco di questo nè mi straccio le vesti per giovani professionisti rampanti che omaggiano vecchi imprenditori per carpirne parti di bilancio per disegnare qualche mc di mattoni.

    peja. il giudizio che dai delle mosse di Alemanno è legittimo. ed è politico e culturale. la legittimità professionale del proprio lavoro invece è cosa personale che diventa pubblica quando diviene lesiva della dignità del lavoro stesso. ognuno può stracciare i propri disegni in faccia al proprio committente. basta avere ragione, coraggio e fiato.

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  9. @ Memo:

    Guarda, hai forse tutti i motivi per deprimerti di fronte all’evidenza. Ma a che serve? A rinunciare a tentare? Tornando all’architettura, resta il fatto che Renzo Piano ha accettato il compromesso. Lui era già stato pagato, quindi non lo ha fatto per soldi. O meglio, l’aumento della parcella credo sia stata talmente irrisoria per la modifica richiesta, da non giustificare in Renzo Piano l’aspetto decisivo per fronteggiare l’aggressione di Alemanno. Credo più che ci sia stato semplicemente una responsabilità professionale che lo ha visto autocostringersi a portare a termine il lavoro per cui era già stato pagato, piuttosto che far pagare a vuoto alla collettività i costi di bando e di parcella già sborsati…

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  10. @ FR:D:

    Purtroppo, lo ripeto, la realtà è questa, anche se aberrata dal nostro punto di vista. Ma neanche troppo. Non vi è, ai non addetti ai lavori, alcun senso del rispetto civico in senso abitudinario, pensa in senso urbanistico!!! Daltronde, non riesco ad immaginare una via di uscita senza una rieducazione totale che parta dal basso! Come fare? Sicuramente è un buon inizio parlarne in televisione, e di questo si sta gia prendendo una via decisamente meno passiva rispetto a qualche anno fa, anche se gli architetti vengono invitati in qualità di opinionisti, e niente più…
    Per il resto, sarebbe al più presto necessario che si istituisse un organo di controllo serio con potere autodecisionale, e non legato al territorio, per evitari interventi al limite dell’abuso e che non tollerino aggiramenti delle leggi in malafede! Poi vabbè, c’è sempre il problema politico…

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  11. @ Oculus Perpetuus:

    Il problema del rapporto tra architetto e committente è secondo me uno dei più spinosi, ma anche dei più interessanti, se approcciati con un certo riguardo. Storicamente, non vi sono suggerimenti che consiglino di andare o verso la via dell’asservitismo, o del personalismo, anche se la storia è piena di consigli geniali, o insubordinazioni altrettanto geniali. Daltronde però, sarà banale dirlo, è a discrezione della situazione. Per esempio, in questo momento sto collaborando alla realizzazione dell’allestimento di 20eventi in Sabina, di cui della direzione artistica si occupano Alberto Tessore e Emanuele Sbardella, con il quale ho il contatto più diretto. Ti devo dire, che una collaborazione biunivoca ma rispettosa, come quella che si sta avendo tra me e Sbardella, può portare a risultati non immaginabili a priori!
    Poi vabbè, magari il giorno dopocapita il folco che vuole la casa a forma di casa, delle dimensioni triple da quelle permesse da qualsiasi piano, e li è un altro paio di maniche…

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  12. @ Pietro:

    Assolutamente mai detto che Renzo Piano abbia sbagliato, anzi. La mia intenzione era denunciare l’impossibilità di un architetto a far valere i propri diritti, sanciti dalle norme deontologiche professionali, che sono Norme registrate, e quindi dovrebbero contare qualcosa. Tanto più: se non ci riesce Renzo Piano, che dal punto di vista Politico Culturale, credo sia molto più importante di un Alemanno qualsiasi, quale architetto di periferia può riuscirci? Soprattutto, a progetto terminato e pagato…
    Sulla questione ontologica sulla qualità del progetto, non mi pronuncio. Ma quello era il progetto presentato, vincente, ed acquistato dalla p.a..
    Giustamente dici che i cittadini pagano il progetto: allora perchè farli pagare due progetti? O meglio, perchè fare pagare un progetto, ed una modifica al progetto? Non credo sia moralismo denunciare l’uso politico dell’architettura, semmai è retorico giustificarlo.
    A presto Pietro!

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  13. @ Cristian

    Sicuramente Alemanno, in qualche modo, è già entrato nell’iter di progettazione. Ma non credo che Renzo Piano abbia fatto male a “cedere”. Anzi, credo sia una questione di grande senso della professione aver considerato l’ipotesi di non buttare il progetto, e costruire una nuova gara, un nuovo vincitore, eccettera, con tutte le spese che ne conseguono. E di questo tocca renderne conto. In finale, lui è già stato pagato. La cosa di cui, sul serio, sono scandalizzato, è l’intervento energico del nostro amato sindaco, di cui rimando volentieri alla visione del suo sito personale per giudicarne la retorica del personaggio (non dell’uomo, su quello non potrei in alcun modo pronunciarmi): http://www.alemanno.it/

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  14. @ Salvatore D’agostino:

    Diamine, non conoscevo questa vicenda! Hai fatto bene a linkarla, è bene che certe cose si sappiano! È bene mostrare che quanto i furbetti siano invece dei ladri, dei disonosti, dei criminali. Io rabbrividisco quando sento accusare alcuni politici di essere dei “giustizzialisti”, perchè mi sembra che sia una colpa! Un pò come la legge sull’indulto, o i vari condoni: Sono giustificazioni all’illegittimo, che in un paese dalla scarsa cultura civica come l’Italia, non può far altro che danni…
    Grazie per la notizia! A presto…

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  15. @ Paolo:
    Sicuramente daccordo con te. Forse credo di non essere però stato chiaro rispetto ad una cosa: io non do alcun atto di colpa a Renzo Piano, anzi. La vedo come “vittima” di questa novella. Anche se credo che lo stesso Piano, che nemmeno si è presentato alla riunione con Alemanno (era a New York per lavoro) non gli sia importato più di tanto. Però mi chiedo: può la dignità professionale di un architetto essere messa in secondo piano solo per motive ideologiche? Quì non si sta parlando di un committente che non ha danaro per pagare un certo progetto, oppure che non gradisce un opera eccezzionalmente progressiva, bensì di un politico che, per farsi vedere dai media, con la scusa dell’ideologia, senza rendersi conto, mette in difficoltà un’eccellenza del panorama italiano. E per di più, dovendolo ripagare. Non è la prima volta che succede qualcosa del genere. Come per esempio quando fu ritirato Carmelo Bene dalla direzione della sezione spettacolo della Biennale di Venezia dell’88 perchè si supponeva che aveva sforato il budget. Invece non era vero, era semplicemente successo che aveva detto qualcosa di politicamente scorretto, che fece infuriare politichetto di turno. Quella volta di sinistra, ma non credo, lo dico rischiando di passare per superficiale, ci sia troppa differenza…

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  16. Direi inquietante. Ho sentito che recentemente Alemanno ha dichiarato di impegnarsi per far sì che ogni quartiere di Roma abbia la sua chiesa (come se non ce le avessimo già abbastanza!). Che i politici intervengano non c’è nulla di male ma questa è proprio un’ingerenza irrispettosa del mestiere altrui. Cmq l’EUR è un quartiere molto interessante dal punto di vista architettonico e urbanistico prova ne è che è stato preso a modello nella costruzione della Défense a Parigi… (ma questo ovviamente già lo sapevi :-) Ciao.

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  17. There was no offence, no injury and not even impoliteness in my comment. May be I misunderstood your post or may be you misunderstood my comment. I regret that.
    Best wishes.

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  18. La mia voce sarà discordante con le altre, ma vorrei ricordare che l’architettura è sempre stata uno strumento di trasformazione del territorio e dunque l’architetto ha sempre avuto a che fare con il potere e lo ha sempre “servito”. Si può criticare il gusto degli attuali governanti ma, se la democrazia è espressione di rappresentanti della maggioranza, dovremmo ammettere che il gusto di Alemanno è quello più diffuso (il linguaggio della tradizione, dei bifolchi che vogliono una casa a forma di casa…). Gli architetti si mettono troppo raramente nei panni dei loro committenti e compiamo spesso l’errore di credere di avere solo noi gli strumenti intellettuali per dire cosa è giusto, moderno, esatto.
    Sulla deontologia professionale sarebbe interessante avviare una lunga chiaccherata: il 90 per cento degli architetti che conosco se ne infischiano ampiamente per poi farvi ricorso quando non ci sono altri mezzi per difendere la validità (criticabile) dei loro lavori.
    Spero di non essere stato troppo critico, ma noi architetti italiani siamo imballati da anni sulle stesse questioni “teoriche” mentre lasciamo allo sbaraglio la pratica professionale di tutti i giorni, dove dovremmo mettere più testa e più cuore.

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  19. @ David:

    Bhè, anche secondo me è inquietante. Anche perchè le diverse “professioni”, nel senso che i diversi lavori con attitudine professionale (medico, avvocato, fisico, chimico, architetto, artista, filosofo, muratore, fabbro, eccettera), sta vedendo progressivamente erodendo il proprio ambito di intervento. Esempio? La medicina, che si vede estraniata della sua sfera “etica” da un’ente che per danaro speso e per anacronismo proprio andrebbe estraniato dai prodotti della società. Per l’Eur, è un quartiere molto interessante, assolutamente. Ma farlo cristallizzare allo stato pregresso mi sembra un’assurdità, tanto più se lo scopo dell’allora primo ministro Mussolini volle che fosse il simbolo di una modernità del tutto italiana. Quanto si sta cercando di evitare (o evirare?) insomma.

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  20. @ E.man:

    Guarda, sinceramente io non credo che attualmente la “democrazia” sia espressione dei rappresentanti della maggioranza. Questo potrebbe andare bene nella Atene dei 10.000 abitanti, non nella Roma dei 3.500.000 di abitanti, ne nell’Italia dei 60.000.000. Soprattutto se ci si accorge che il modello democratico nella società attuale, come dimostra decisamente Sartori in vari suoi testi. Io non credo poi che il fatto che vada male una situaizone, deve essere giustificativa di ulteriori errori, con la solita scusa del: tanto è così, cosa ci vuoi fare. Se è così, e tanto cosa ci vogliamo fare, sarebbe inutile qualsiasi iniziativa, da quella gloriosa a quella quotidiana. No, non è così, tanto.
    Comunque meglio essere critici che appiattirsi sul livello esistente, E.Man… ;)

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  21. Sono anche io molto critico nei confronti della “democrazia moderna” (se così si può chiamare). Credo comunque che il gusto architettonico diffuso sia più quello di Alemanno che quello di molti architetti (compresi noi!). Al che mi chiedo: 1. come mai c’è questa differenza? Come si può elimare questa differenza? E poi: si dovrebbe eliminare? Questa distanza sembra che in altri paesi non ci sia: è un problema di sviluppo culturale della società tutta? Possiamo elaborare strumenti di critica migliori della solita contrapposizione “architetti” contro “politici” e contro “popolani buzzurri”? Sono sempre più critico! :-)

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  22. @ E.man:

    Guarda, un passo molto interessante della storia moderna dell’architettura redatta di Zevi, fa emergere un fatto: parlando dell’architettura costruttivista infatti, fa rilevare come essa non ha potuto esprimersi, non perchè “il popolo” non la voleva, ma perchè era considerata meno “aristocratica” di quella neoclassicista. La propaganda ha poi fatto sì che il popolo piacesse cosa gli venisse proposto. Ma il popolo cosa poteva scegliere ciò che gli piaceva, se aveva solo una scelta?
    Questo è, niente più niente meno, che il concetto di moda. La moda è un gusto estetico imposto “dal mercato”. Quello di moda è un concetto piuttoso elastico, da farci includere sia nel tempo che nelle diverse nicchie, contemporaneamente, i più variegati gusti. Così, mentre tra le persone tradizionaliste, va di moda lo stile aulico, che invece era ampiamente progressista al tempo, oggi i progressisti si rifanno al decoro, che è invece arcaico. Chissà, magari i fronti si ribalteranno di nuovo in futuro…

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  23. Non capisco sinceramente la critica alla democrazia contemporanea! Che non piaccia la maggioranza politica attuale è una legittima opinione, ma dire che la democrazia è sbagliata perchè permette l’attuale maggioranza è la solita forma di superiorità antropologica largamente punita dagli elettori.
    Che questa democrazia sia migliorabile è certamente vero, ma che non rispetti le opinioni della maggioranza mi domando come fate ad affermarlo!!!
    Ognuno di noi vota libero in cabina elettorale e se a Roma hanno votato Alemanno vuol dire che gli piaceva più di Rutelli (che avevano già provato). Se ad Alemanno piace un tipo di architettura diversa da quella che piace a voi potete certamente criticare e lottare per cambiare le cose, ma non potete dire che la democrazia è sbagliata: gli elettori sapevano esattamente cosa Alemanno voleva.
    La democrazia di Atene era una formula avanzatissima per il tempo ma funzionava solo in una comunità piccola, solo per i liberi e non per gli schiavi (votavano circa 6000 persone).
    Se a voi piace così benissimo: fate un partito che tolga il diritto di voto, che so, a chi guadagna meno di mille euro al mese, oppure alle donne, oppure a chi preferite e poi vedete quanti voti prendete!!
    Simili giudizi sulla democrazia sono legittimi, ovviamente, ma assolutamente stravaganti ed estranei ad una visione seria di una società.
    Saluti
    Pietro

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  24. @ Pietro:

    Caro Pietro, io non sono contrario alla attuale democrazia, ma sono contrario alla democrazia attualmente, perchè non consente a tutti gli effetti una vita accettabile (di fatti, non vi è formalmente alcuna democrazia, se non agli atti della stampa). Sulla attuale maggioranza non mi pronuncio perchè rischio di essere volgare. Non riesco infatti a restare razionale parlando di politica da qualche mese a questa parte. Giustamente tu dici che ad Atene era una comunità piccola. Per questo la democrazia funzionava. Però c’erano gli schiavi. E questo non è democratico. Vi è un corto circuito nella democrazia che proprio non la fa funzionare!
    Sarebbe magnifico se funzionasse, certo. Ma cosa garantisce? Come giustamente afferma Sartori, oggi una democrazia è impossibile, perchè questa si basa sull’opinione pubblica. Ma non esiste niente di maggiormente modificabile dell’opinione pubblica. Soprattutto il tuo commento mi pare un clamoroso autogol, dato che proprio tu parli in termini spregiativi verso l’architettura globale suggerendo l’appellativo di Moda, con il quale tra l’altro mi trovi daccordo.

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  25. @ am.ma:
    for First, sorry if you comment was deleted, but my antispam work crazy, and delete everything end with dot-something!
    in any event. I think that architecture, politics, society, to respond to their duties, must reconsider the relationship between them. Too often things come together. This is sometimes good, but when politics comes is a problem everywhere!
    Hi am.ma! happy new year!:D

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  26. La democrazia moderna è il peggiore dei male (detto con estrema franchezza).Non è plausibile che un singolo uomo possa vantarsi di interpretare e addirittura rappresentare i bisogni della moltitudine di gente che lo vota.
    La politica dovrebbe fare innovazione e sperimentazione pura,anche nelle forme di governo(che sono molteplici ed infinite se condotte da una ricerca seria e da gente che fa questo per mestiere).Preferirei una oligarchia di persone che se ne infischia di immedesimarsi nei bisogni della moltitudine di elettori(perchè questi sono per la stragrande maggioranza profittatori di bassa lega che badano al proprio interesse personale nella + profonda ignoranza dei reali bisogni di un paese…. dunque meglio non ascoltarli minimamente…)
    Un Utopia? non lo credo affatto.
    Un disegno secolare che dimostra quanto sia egoista l’essere umano.
    Senza dubbio!

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  27. @ Cristian:
    hai fatto un buon quadro. Cosa vuol dire democrazia, se un uomo eletto anche senza aver fatto alcun tipo di pressione mediatica, quindi “democraticamente”, se ne infischia altamente, non del volere, ma degli effettivi bisogni, anche non conosciuti dall’elettorale. Ora francamente non credo sia stata un’esigenza della popolazione avere l’edificio in travertino. Il gusto personale del sindaco non contava assolutamente niente, perchè non siamo, ancora, in una monarchia, con valvassori. Ecco, il sindaco di Roma si è comportato da Valvassore.

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