.:: Conservazione retorica_

Tra le mille e più asscociazioni culturali che si promuovono invano come difensori del patrimonio artistico/paesaggistico/architettonico, spicca senza dubbio l’ormai nota Italia Nostra, ente che si propone da statuto lo scopo di concorrere alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione. Resa nota ai più per la raccapricciante storia dell’Auditorium di Ravello, progetto regalato dall’allora ultra novantenne Oscar Niemayer, si è arrivati addirittura a negare la paternità del progetto del maestro, possiamo dirlo, brasiliano. Imbarazzante situazione, dove, come più volte sottolinea Luigi Prestinenza Puglisi, i ruoli vengono continuamente scambiati, e similmente ad uno strano gioco delle tre carte, l’architetto diventa politico, il politico diventa critico d’architettura, il critico d’architettura diventa architetto. Non mi stancherò mai di ricordare come questo gioco perverso di confusione cercata tra professionisti, causata dalle leggi della comunicazione, sindrome letale del nostro tempo, sia in qualche modo descritta da Mario Perniola in Contro la Comunicazione. Ad ogni modo il cantiere va avanti, e mensilmente viene dato un resoconto fotografico dello stato di avanzamento dei lavori dal sito http://www.auditoriumoscarniemeyer.it, quindi si può ben sperare che nonostante l’imbarazzante situazione creata, la vicenda vada per il meglio.

Interessante però notare come un’associazione che afferma ciò nel proprio statuto, si interessi più a cercare di porre veti e limiti su edifici che farebbero accrescere la qualità del paesaggio in questione, che effettivamente sensibilizzare e mobilitarsi per far rispettare un vincolo ed un veto già esistente, posto tra l’altro dall’U.N.E.S.C.O., come nel caso di Fregene, dove uno tra gli edifici più rappresentativi dell’era brutalista italiana, o tardo razionalista italiano:  la così detta Casa Sperimentale. Progettata nel 1969 da Giuseppe Perugini con l’obiettivo di sperimentare e superare i limiti imposti dal cemento a vista, la Casa Sperimentale di Fregene è sens’altro rappresentativa di un’eccellenza di cui un’incuranza ed un’indifferenza generalizzata sta portando all’obsolescenza più avanzata. Mi chiedo come mai tra l’altro, il proprietario del lotto ove cui sorge l’edificio, non venga per lo meno incentivato al mantenimento e la cura di questo. È molto importante porsi il quesito della funzione di un’associazione cui ha già rallentato più di un’iniziativa pubblica, e quindi danneggiato la pubblica utilità, quando poi non si interessa a casi invece che dovrebbero rientrare da statuto nelle loro intenzioni propositive. Già nello stesso territorio del comune di Fiumicino, questa volta a Maccarese, è stato recentemente abbattuto uno splendido esempio di architettura tardo espressionista italiana, l’ex stabilimento balneare della polizia italiana, progettato alla fine degli anni ’50, e demolito lo scorso primo Aprile. Fiumicino ha questo problema: culla di una modernità ormai in rovina diffusa un pò ovunque nel suo territorio, ultima testimonianza di una volontà privata che punta alla qualità del progetto e dell’architettura. Anche rischiando di tasca propria.

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24 pensieri su “.:: Conservazione retorica_

  1. “[…] Ripenso ai primi entusiasmi per quel dono prezioso, alle acclamazioni per la bellezza del progetto e per l’audacia dell’iniziativa, e poi al lunghissimo strascico di polemiche, lacerazioni in seno alla comunità – spesso alimentate ad arte da divisioni politiche – spaccature del fronte ambientalista e cause giudiziarie che ne seguirono. […] Ripenso, allora, a tutto ciò che so del progetto di Niemeyer – all’edificio concavo come una cassa acustica di un mandolino, sporto arditamente nel vuoto senza sostegni, alla sua dolce linea curva, al suo biancore luminoso – e a tutto ciò che so del lavoro del grande architetto brasiliano: i 500 edifici progettati, il palazzo delle Nazioni Unite firmato assieme a Le Corbusier, Brasilia, un’intera città creata dal nulla…”

    Antonio Scurati, “Uva Avvelenata. Vietato toccare”, Abitare, n. 475, pp. 231-233

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  2. @ Salvatore:
    Grazie dell’interessante citazione Salvatore, veramente azzeccata (dal sogno alla polemica)… Questo periodo ho molto sentito parlare di Brasilia, dato che nella piccola isola d’Italia (c’è una specie di fiordo a forma di Italia, che viene chiamata così) pare che vogliano crare due ponti, e questo sta suscitando diverse polemiche tra conservatori ed innovatori. C’è chi paradossalmente vuol “conservare” l’innovativo progetto di Costa feat. Niemeyer, e chi invece vuole integrarlo con i nuovi ponti, continuando la dimensione utopica… Questo un pò rispecchia parecchie vicende di quelle di Niemeyer, quindi chissà, forse ci è abituato e non se la sarà presa troppo rispetto a Ravello…

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  3. Niemeyer mi da la speranza, con la sua piu che veneranda età, di avere qualche possibilità di sopravvivere in mezzo alla giungla di personaggi che da architetto dovrei/potrei conoscere, affrontare, odiare, colluttare, e via dicendo.
    Io già mi davo per morta dopo la seduta di laurea. Se lui resiste da 20 lustri a committenze, politica, pubblico e privato, io mi appiccico il suo santino nel dorso della 24 ore e vado serena.

    ma soprattutto, fra quanti anni me la compro la 24h?:-)
    e …ma gli architetti la usano?
    ..perchè ho pensato alla 24h?oddio, gia mi vedo come ripiego a vendere Folletti door to door.
    S.O.S.

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  4. @Memo
    he he saremo in tanti anche lì…nel vendere porta a porta intendo… quindi occhio : )
    Che l’italia sia avversa a qualunque innovazione è un caso non + sociale ma “individuale”.La pseudo-cultura di una tradizione da mantenere,alimentano queste assurde convinzioni ideologiche sul mantenimento di una posizione retrograda e conservatrice.l NO di Bartolozzi all’architettura italiana,
    sono sempre attuali.Essere portatori di valori (che crediamo essere i “soli”valori” è una gravissima presunzione individuale di questo paese.Dalla politica ,alla critica ,all’architettura.Le persone e non la società sono colpevoli dei propri cambiamenti.L’assessore all’urbanistica che firma per una demolizione di un edificio dal valore architettonico-progettuale “moderno” è il colpevole.Credo che sia troppo facile mascherare il problema dietro un andazzo generalizzato. Ormai il problema è abbastanza chiaro: gli “individui” di razza “italiana” sono avversi alla giustizia sociale(vedi politica) ,all’innovazione e alla sperimentazione(vedi ogni campo del sapere).

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  5. Well, I haven’t been bloging for a while and now I find your very interesting new posts! It takes me some time to read and understand some of them – so I’ll come back to read more and to really comment…

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  6. Troppo spesso le associazioni di tutela sono colpevoli di conservatorismo e manchevoli di apertura verso il nuovo e la qualità che questo apporta al valore complessivo della città! Bisognerebbe comprendere che questa è un elemento vivo interessato da un continuo stato di cambiamento sovrapposizione e (a volte) di sostituzione! Questo atteggiamentp non deve costituire però un preconcetto sufficiente a sottovalutare il compito e l’interesse della tutela all’interno di quel paesaggio antropico che la città rappresenta per antonomasia! Troppo spesso infatti l’architetto (arrogandosi conoscenze e capacità artistiche superiori alla definizione di tempo, superiori alla storia stessa dell’architettura) in un gesto autorefenziale e assolutamente edonistico diviene arteficei (con l’indispensabile e complice firma degli amministratori locali) di scempi e danni irreparabili al paesaggio. La città infatti non accresce la propria qualità totale banalmente aumentando il numero di architetture innovative e qualitative, ma è un più complesso intrecciarsi di valori architettonici di singoli manufatti e della loro capacità di dialogo con l’esistente, con il contesto e con l’idea che i suoi abitanti hanno della stessa città, oltre che valori pesaggistici (in senso lato) e urbanistici.

    Nelle città di recente formazione (la città nella quale vivo non fa certo eccezione), è comune la colpevole prassi delle associazioni “culturali” di ritenere indegne di vita le architetture moderne e in generale successive al barocco!!! E’ però ancor più diffusa la prassi di ricordarsi della tutela e del valore di alcuni immobili solo quando gli interventi di modifica toccano gli interessi del proprio giardino…non sarebbe una cattiva abitudine un pò più di interesse collettivo per le decisioni politiche che riguardano il territorio!

    saluti! :)

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  7. @ Nemo:
    Bhè, penso che Niemeyer in Brasile abbia avuto a che fare con soggetti che a confronto le varie mafiette italiane sono cosucce… Considera che i brasiliani, a meno di morte colposa, sono molto longevi, quindi non mi meraviglia “più di tanto” che sia ancora così lucido!
    Per la 24h: dipende da te… Penso che in futuro tanto i pc si indosseranno al pollice, e le stampe saranno oleografiche, quindi ci metti le cosette tue!

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  8. @ Cristian:
    Sai, io non credo che l’Italia “di per sè” sia tradizionalista o progressista… Purtroppo dipende molto (troppo) dalla comunicazione politica piuttosto che inculca nella gente, questo valore piuttosto che quest’altro. Purtroppo è tutto così fumoso, ed il fumo, si sà, limita la vista. Quando si fa una campagna elettorale basata sul fomento dei “valori della famiglia”, io veramaente mi chiedo come questo si debba ripercuotere nella gestione delle cose… Vuol dire che fanno gli sconti ai ristoranti per 3 persone? O si allarga il concetto di famiglia? Non lo so, però sta di fatto che tutti gli elettori che vanno incontro a questo tipo di campagne elettorali, sono per lo più omofobi tradizionalisti.
    Sulla tradizione italiana, vi sono due tipi di ingenuità: Quella che vede come unica priorità su cui puntare, e quella che non la vede. La prima ingenuità porta l’empasse, la seconda porta l’obsolescenza. Vi sono altri modi di approcciare la questione, ma noi viviamo un periodo piuttosto fiacco di idee su questo punto di vista, che invece è centrale per quanto mi riguarda. Esempio, nella realizzazione della metro C di Roma, non si è per nulla pensato di realizzare dei prototipi di fermata museo, con i resti trovati in loco. Quì c’è da chiedersi dove inizia la tradizione e dove la modernità, in un progetto del genere, cosa che penso molto stimolante, e veramente contemporanea. Di necessità soprattutto…

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  9. @ Dade:
    Caro Davide, che vuoi che ti dica: ti do ragione su tutto! Il problema sopraggiunge quando dietro la retorica sul passato, o sul futuro, di una città, si cela interessi economici di un certo rilievo. Ahimè, mi duole dirlo, si potrebbe pensare che la macchinazione di Ravello sia in qualche modo, sicuramente non direttamente da Italia Nostra, che potrebbe essere stata spinta suo malgrado in questa direzione su suggerimento di chissà chi, per interessi economici. Il terreno sui cui sta sorgendo l’Auditorium, tutto si può dire, tranne che fosse di interesse paesistico. Quindi un’intervento così energetico non lo trovo giustificato. Soprattutto perchè, ora, finalmente, il panorama è valorizzato! Poi si sa, e già lo ho ripetuto, è facile far muovere la gente su queste cose…

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  10. assolutamente daccordo con te…a risollevare la situazione però devono pensarci le individualità,noi per primi.Non voglio avere la coscienza sporca e fare del compromesso una consuetudine all’italiana.Poi in merito alle fermate museo,le esperienze come la metrò ad Atene (altro paese che della tradizione fa un clichè)avrebbero dovuto insegnare qualcosa alla costruzione della nuova metro c:che dire?! La tesi che stiamo iniziando a fare è proprio sull’area di via Sannio e sul forte rapporto con il mondo ipogeo al di sotto di esso.Metro C , resti archeologici,1 maggio,mercato, e mille altri stimoli come quello di musealizzare i numerosi reperti che al momento hanno un unico punto di riferimento;il museo metro C alla fermata colosseo,ma i dettagli sono ancora piuttosto nebulosi!

    Ah abbiamo cambiato indirizzo al glue market ora è “http://gluemarket.blogspot.com/” prima era “lorena-greco…….”

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  11. Ehi, mi hai promossa a capitano dei mari? ma io volevo fare l’architetto :-)

    per cristian: ma perchè la tesi non l’hanno chiamata la rilassata?creano degli spauracchi che incosciamente mi bruciano i neuroni ecco cosa.

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  12. la questione Italia Nostra è una questione annosa.
    Nata con finalità di salvaguardia (mi verrebbe da usare “preconservative” e per abbreviare mi sembrerebbe più giusto usare “preservative”…) e di valorizzazione della conoscenza culturale del paesaggio italiano, è finita per politicizzarsi oltremodo per cui la bandiera di IN viene usata a sinistra dove la destra vuol intervenire, a destra dove la sinistra opera. e in genere il primo caso è maggiore del secondo, essendo maggioritario l’uso a sinistra dell’associazione.
    ma questo farebbe parte ancora dell’uso italico delle cose.
    il problema è che dietro a questa Associazione spesso si nascondono persone che culturalmente hanno una visione del paesaggio (urbano e non) pittoresca. una piazza? la sua anima è quella che conosciamo nelle fotografie ingiallite d’epoca. poco importa se adesso i mercatini autoctoni abbiano ereditato bancarelle di prodotti cinesi. la realtà non ci interessa.
    quel che ci interessa è una realtà ridotta a scenografia.
    si veda il caso di piazza delle erbe a verona.
    restaurata con tanto favore da italia nostra, con l’avallo della sovrintendenza, è un mercato che non produce niente. non produce nè ricchezza, nè commercio.
    è lì. perchè lì c’erano le bancarelle da sempre. poco importa che un mercato oggi necessiti di depositi, di spazi idonei, di moderne bancarelle, di servizi.
    no. le bancarelle che piacciono a IN sono quelle della fotografia del nonno.
    attenzione però. se ingessiamo le bancarelle e il paesaggio, finiamo per ingessare la vita che genera relazioni e quindi luoghi.
    auguri.

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  13. @ Paolo:

    Quanto ti do ragione! Soprattutto sull’aspetto da cartolina ingiallita che descrivi. Che poi, quando c’è un outlet in stile che devasta ettari di territorio, nessuno muove un dito. Questo è inconcepibile da parte di una associazione che persegue certi ideali solo in determinate circostanze. Soprattutto avrei voluto vedere cosa avrebbero detto se avessero realizzato il mercato coperto che hai progettato ed ho visto sul tuo sito… Se avessi usato una copertura in marmo tecnico e sostegni in travertino sarebbe sicuramente passato per loro…

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  14. la riqualificazione della piazza forse si farà. solo che ormai son passati due anni e mezzo. e i commercianti o sono morti, o sono falliti o sopravvivono.
    italia nostra è presente massicciamente e l’ho affrontata pubblicamente due volte. ed è successa una cosa che da un lato dovrebbe far molto piacere, dall’altro è deprimente.
    mi spiego. le decisioni non fanno parte del nostro ambito di lavoro. si decide altrove. nel palazzo, nei circoli privati.
    l’unica cosa che possiamo fare è svolgere bene il nostro lavoro e cercare di essere inattaccabili da un punto di vista culturale.
    è successo proprio questo. la lotta è politica, ma sulla copertura, la sua definizione, i suoi particolari, non ci sono attacchi specifici se non un generico “non mi piace”. e questo anche nei confronti della sovrintendenza e la cosa mi interessa di più.
    quindi: soddisfatto per il valore acquisito, ma depresso perchè le lotte sono altre e altrove. ;o))

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  15. @ Paolo:

    Bhè, felicissimo per il tuo progetto (nonostante tutto), penso che sia il tuo progetto più interessante, quindi lasciarlo su carta mi sembrava un peccato…
    Ciò che dici sulle nostra paerte decisionale è pur giusta, ma fino ad un certo punto, perchè altrimenti il nostro apporto sarebbe semplicemente acritico e la nostra area di intervento si fermerebbe a pochi passi dal nostro tavolo da disegno, ahem, pardon, computer. È da ricordare che noi abbiamo l’obbligo, come stabilisce il testo unico, di contestare scelte sbagliate a monte. Contestazioni che hanno come influenza un 5-6% nelle più sane delle occasioni, ma che comunque non possiamo, secondo me, proporci di lasciarci in studio. Anche perchè il nostro paese, proprio a causa della mentalità tipica dell’omertoso per paura di qualsiasi tipo di ritorsione. Invece se fosse un’atteggiamento comune, sarebbe impossibile ritorcere alcun chè. Stare quì a dire che “io ho sempre contestato quanto qualcosa mi puzzava, e non mi si è mai ritorto contro niente” mi sembra un pò patetico. Ma dobbiamo ricordarci che siamo in un periodo di estrema debolezza:
    1) Culturale, in quanto tra le più diverse discipline stanno erodendo margini di intervento degli architetti,
    2) Burocraticamente, in quanto la Merloni, con relativa modifica al ’99, 2001, ed al 2006, ha sempre più scansato l’architetto dalla gestione del processo edilizio.
    Tu dici che sei contento per la vittoria, ma estenuato per la lotta: ma perchè hai dovuto lottare, se il tuo lavoro è stato già eseguito in maniera dignitosa e senza aver alcun scheletro in quella specifica condizione?

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