.:: XI Mostra Internazionale di Architettura :: Skycar City_

Uno degli aspetti senz’altro più interessanti della speculazione transumanista, e di riflesso della transarchitettura, è la riflessione sulle conseguenze che una determinata tecnologia porta con se. Sicuramente interessante perchè propeteutico ad una preparazione diffusa rispetto al fenomeno cui si va incontro. Premesso questo, sicuramente il progetto Skycar City, presentato dal gruppo MVRDV alla biennale di architettura a Venezia può inserirsi piuttosto serenamente in questo insieme. Non a caso lo stesso gruppo, nella presentazione del progetto nel volume I del catalogo della biennale, fanno esplicito riferimento al movimento futurista, a cui, tanto la transarchitettura tanto il transumanismo, sono da manifesto legati. Sicuramente in topic, la domanda che Winy Mass pone è cosa potrebbe accadere alle nostre città se fossero inventate delle macchine in grado di volare: rispettose dell’ambiente, silenziose, disponibili skycars che si muovono senza arrecare disturbo tra gli edifici?, usata come incipit del libro, scritto a quattro mani dalla stessa Winy Mass e da Grace La, Skycar City,  a Pre-emptive History. Esposta attraverso una video proiezione ed una sorta di videogame all’arsenale, l’idea di Mass prende piede dalla considerazione che l’invenzione dell’automobile ha creato le condizioni per un rinnovamento totale dell’idea di città. Basta pensare cosa hanno rappresentato la Broadacre City di Wright o la Ville Radiouse di Le Corbusier hanno influito sullo sviluppo degli insediamenti umani, nell’uno o nell’altro senso. Da qui, jnteressante notare una cosa. Se infatti la Mass guarda direttamente negli occhi l’esperienza di Le Corbusier, con il suo ripensamento della città a partire da viabilità e concentrazione demografica, dividendo tra quella su ruota e quella pedonale, la quale quest’ultima avrebbe avuto maggiore spazio a terra a disposizione, e anche vero che questa rivoluzione dei trasporti ha portato ad un’invasione autocratica che Skycar City rifugge. Anche Skycar City d’altronde parte dalla costatazione che nelle città di moderna concezione, come ad esempio Manhattan, circa il 44% del suolo è utilizzabile per costruire. Così, le automobili del cielo lascierebbero libere maestose aree a disposizione di sviluppo urbano di altro tipo, così come l’intero sistema di segni della città dovrebbe essere ripensato. I cartelli stradali non avrebbero senso, dato che probabilmente le skycar avrebbero dalla loro parte un complesso sistemi di monitor, e dall’altro il sistema di segnaletica commerciale, nonchè di riferimento urbano, dovrebbe essere radicalmente modificato. La stessa urbanistica dovrebbe convertire i propri manuali, creando nuovi modelli di sviluppo che non potranno non considerare la terza dimensione, essendo ora possibile muoversi in verticale. Ma oltre le questioni di riassetto delle abitudini e dei metodi, interessante notare come Skycar City, che idealmente favorirebbe l’aumento di densità, si riconnetta idealmente proprio a Broadacre City, che invece fa dell’estensione il proprio palo. Interessante in tal senso è la proposta di offrire ad ogni uomo che ne intendesse far uso, di uno strano veivolo soprannominato aerotore.

L’architetto della vittoria della linea orizzontale quindi resta fedele allo sviluppo planiforme, anche disponendo per la propria utopia di velivoli monoposto compatto. Tradisce invece nel prossimo passo di ripensamento della città, proponendo invece il verticalismo più assoluto, la densificazione più totale, facendo vivere intere città in un grattacielo alto un miglio, facendo sì che in queste vi siano centinaia di posti per aerotori. Ugualmente, in Skycar City, le skycar potranno posteggiare direttamente di fianco alle costruzioni, che sempre più saranno caratterizzati da bizzarre forme tridimensionali, non avendo ormai più assoluto senso mantenere qualsivoglia griglia urbana, o edifici a filo strada, essendo l’urbanità pedonale completamente priva di senso in questo contesto. Infatti, se è vero che gli edifici in epoca pre-industriale dovevano mantenere un assetto chiuso e compatto, per poter definire in maniera inequivocabile lo spazio urbano e comune, e così alla stessa maniera in epoca industriale, l’automobile imponeva rettifili o strade per lo meno regolari, con edifici quanto possibile che rispettassero l’ordine stabilito da esse al fine di evitare la sgradevole sensazione di isolamento urbano, e permettere vie gradevoli da attraversare, se è vero, dicevo, che il disegno dei tracciati e il rapporto tra questi è l’edificio, sono da sempre stati due modelli indispensabili di indagine per poter comprendere lo stato di un tessuto urbano, con skycar esse diventano tutto ad un tratto obsoleti. Skycar, con la sua speculazione teorica sui di un possibile futuro che ci viene incontro, assume quindi il ruolo di contestazione dei modelli e delle tecniche di analisi e di progettazione degli ambienti urbani, ad oggi, inefficaci a risolvere gravosi problemi. O come suggerisce Maurizio Costanzo,
L’obiettivo dello studio, è quello di prefigurare un mondo futuro in cui la congestione urbana, le difficoltà e i costi di comunicazione, di trasferimento da un luogo ad un altro siano debellati attraverso la conquista di un diverso assetto.

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18 pensieri su “.:: XI Mostra Internazionale di Architettura :: Skycar City_

  1. il realizzarsi di una città del genere ,sarebbe una visione avveniristica che oggi le “anime” ed il manga giapponese inquadrano benissimo.Da decenni la sperimentazione del fumetto e dell’animazione sul grande schermo mi sorprende sempre lasciando intravedere centinaia di modelli di sviluppo che lasciano senza fiato per l’originalità quanto per la reale fattibilità… e le visioni di Sant’elia sulla città del movimento e della velocità,Broadacre city ed il modello di MVRDV sembrano ritratti piuttosto ingenui a fronte delle possibilità emerse dal mondo del fumetto. La tecnologia per un simile “decollo” è alla nostra portata ,ma come al solito la società non è pronta per un simile volo. Consiglio di vedere renaissance, o la serie di evangelion in cui è la città stessa a muoversi e scomparire nell’entroterra (in caso di pericolo) alimentata da energie sostenibili.Insomma …la biennale come al solito sembra essere l’ultima arrivata in fatto di innovazione.

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  2. Ho gia espresso in passato l’idea positiva di un insediamento a sviluppo orizzontale che favorirebbe minori speculazioni e diciamocelo chiaramente: i costi energetici di una città a sviluppo verticale non sono piu sostenibili. Saluti

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  3. Davvero interessante, mi chiedo però quali possano essere gli sviluppi a livello sociologico: ci saranno due città? Una per chi continuerà a posare i piedi per terra e una tecnocrazia eterea, al riparo nelle loro abitazioni ai piani alti abituata a spostarsi solo per aria senza mai volgere lo sguardo verso il basso? Ci aspettano le visioni di Blade Runner e di Moebius? O forse sono troppo pessimista? :-D

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  4. @ Cristian:
    Sai, anche io ho pensato a quel riferimento la, ma essendo a sua volta un riflesso delle esperienze degli anni 60 (in finale il metabolismo giapponese è formato da architetti che nel tempo libero per guadagnare facevano i fumetti… Guarda gli archigram, che pubblicavano le uscite con la stessa grafica che poi sarà di Urania…), si può dire comunque architettonico. Io sono un amante del science fiction e della fantascienza nipponica, quindi capisco bene che intendi. Ci sono degli esempi di progetti utopici straordinari. Qualche tempo fa Francesco Fiorillo mi chiese di immaginare una città dove tutto fosse organico. Non “in stile organico”, ma fatto di carne, ossa, pelle, eccettera. Non è stata per niente un’impresa facile, soprattutto perchè dovevo immaginarmi che tipo di società dovesse abitare quegli edifici, e che tipi di artefatti ne facessero uso. Insomma un inferno. Ma estremamente interessante, soprattutto alla luce delle esperienze del vecchio Johanson e della nanoarchitettura. Insomma: Nuovi mondi da esplorare, troppo poco seri per andare a Venezia. Per ora.

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  5. @ Furnitto:

    Sicuramente! Soprattutto per quanto riguarda il consumo energetico. Mi trovi daccordo, soprattutto per lo stimolo che ne uscirebbe dal bisogno di reinventare un urbanesimo low-impact per il quotidiano passeggiare.
    A presto, ciao.

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  6. @ Andrea Aguzzi:
    Sicuramente è ingenuo pensare che nel caso di grandi innovazioni tecnologiche a disposizione sul mercato, tutti ne possano fruire subito. Però se ci pensi, chissà ora quale è lo stato nell’arte in fatto di trasporti? O di longevismo? Chi di noi può permettersi un trapianto completo di organi? Ed un travaso di sangue? Molti ricchi si fanno cambiare completamente il sangue una volta la mese, e praticano altri tipi di cure, chiamate nel loro complesso Life-extention. Il nome mi pare emblematico. Però, una volta che queste pratiche saranno al servizio di tutti, sarà di certo un cambiamento epocale. Ecco, gli MVRDV ci vogliono mostrare uno di queste possibilità che forse in futuro ci saranno… Sicuro però, il meglio non sarà distribuito equamente, ce da scommetterci.
    Ciao, a presto!

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  7. Bellissimo post! L’ho letto tutto d’un fiato :-)

    Una delle piú belle città verticali cinematografiche l’ho vista nel “Quinto elemento” di Luc Besson, ripresa poi pure nei nuovi episodi di Star Wars.

    Da almeno un decennio conduco una mia personale riflessione su quanto l’automobile abbia cambiato l’architettura delle nostre città e la loro vivibilità è mi fa piacere leggere interventi come questi che aggiungono materiale alla riflessione.

    Sono diventato un sostenitore delle aree pedonalizzate, dei trasporti pubblici su ferro (soprattutto nel sottosuolo) e di tutte quelle soluzioni che possano liberarci dall’uso dell’auto.
    Ma ritornando al tuo post è affascinante il metodo di pensiero, in base al quale si elimina definitavamente un componente fondamentale delle città attuali (l’auto ed in genere il trasporto orizzontale) e si speculi su possibili nuovi sviluppi architettonici.

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  8. @ Oculus:
    Prima di tutto grazie per i complimenti: mi fa veramente piacere!
    Per quanto riguarda il film di Luc Besson: veramente fenomenale! Sai, c’è un progetto architettonico che ho sempre ritenuto molto vicino a quello stile, senza essere troppo fantascentifico… Te lo linko: http://www.flickr.com/photos/darajan/417231595/

    Sulla tua riflessione delle responsabilità dell’introduzione dell’uso dell’auto, debbo consigliarti una riflessione di un autore importantissimo che sta a monte di tutte le altre speculazioni successive: Gottmann Jean, La città invincibile (http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-gottmann_jean/sku-306953/la_citta_invincibile_.htm)
    Questo signore è stato l’inventore del termine “megalopoli”. Nonostante si sente tutta l’età del libro (c’è un capitolo che descrive l’importanza dell’introduzione del telefono nelle città), è comunque interessante vedere come la rivoluzione emergente impressionò i contemporanei! Poi vabbè, anche io sono assolutamente daccordo sulla (per quanto impossibile) pedonalizzazione massiva del più alto numero possibile di aree disponibili per il traffico. Le Corbusier parlava di strade “corridoio” proprio per questo: servono solo per farci attraversare le macchine. E lo diceva negli anni ’30!

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  9. io invece penso fermamente che gli Slum e cioè i bassifondi,i mercati stile oriente siano le forme di vita + complesse e meglio organizzate incontrate fin ora.E sto scoprendo tutta una letterature di settore che la pensa così…quindi un ritorno ai primordi potrebbe alterare la città del futuro e riportarla ad una condizione di vita sostenibile per tutti. Come dire che la “teoretica del paesello” vince sulla macroaggregazione fallimentare delle città.

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  10. rileggendo i commenti di tutti penso che le sperimentazioni (non manga stavolta)reali sulle città verticali japponesi siano ancora + radicali.Leggevo un articolo (tempo fa) su di una città alta una montagna con cui poter urbanizzare l’intera Tokio e in cui gli spostamenti sono unicamente verticali per mezzo di elevatori e di elicotteri (vagamente mi ricorda la torre progettatta da wright che non bastavano 3 A4 per contenerne la skyline)che planano da un punto all’altro dell’impianto.Una sagoma stile piramidale in cui insediare un milioni di abitanti.Il bello è che è tutto vero e che qualcuno crede in questa sperimentazione….beh staremo a vedere

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  11. @ Cristian:
    Chi lo sa… Sicuramente è più sostenibile, ma noi lo possiamo dire dall’alto dei nostri salotti con aria un pò snob e sorseggiando del thè comprato da Castroni. “Tornare” alla meccanica dello slum, avrebbe senso se si è un tempo stati in quella situazione. Non tocca scordare che in tali situazioni è pur vero che, oltre ai problemi di tipo igenico e di microcriminalità, vi sono quelli urbanistici di vario tipo. Io non so poi quanto sia realmente sostenibile, dato che, avendo vissuto perennemente in periferia ed avendo giornalmente a contatto con situazioni aggregative di questo genere, quanto sia socialmente sostenibile. Queste situazioni creano molti rifiuti e sprego energetico e di superficie, nonchè traffico, alte densità d’uso, eccettera eccettera…
    Insomma: non sono daccordo! :D

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  12. sempre @ Cristian:

    Guarda, mi è venuto in mente che un progetto interessante sul modello Suk che proponi, è quello chiamato “The Fire Emperor” di Maurice Nio. Ma lui propone comunque la “zonizzazione” in un unico edificio di questa situazione, e comunque incassato localmente…
    A presto, ciao!

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