.:: Le tre Avanguardie di Le Corbusier

Può parer ovvio ricordare che Charles-Edouard Jeanneret-Gris sia stato il più grande architetto del ‘900, ma è quasi ancora impossibile riuscire a concepire la portata rivoluzionaria che il suo contributo diede all’architettura tra le due guerre, nella ricostruzione e durante il boom economico. Ma nonostante ciò, la sua figura sia stata messa in ombra dagli emuli che non hanno fatto altro che infangarne il nome, riproponendo acriticamente il metodo dei 5 punti, senza alcun filtro interpretativo, e così periferia oggetto di intervento. Ciò che rese noto per la prima volta Le Corbusier, finì per essere la sua maledizione. Il razionalismo, da lui elaborato in maniera così rigorosa da poter essere raccolta in assiomi, diventò un vero e proprio dogma per gli architetti del suo tempo, che affascinati dalla promessa di una utopia perfettamente realizzabile, trassero dal suo Verso l’architettura un metodo infallibile per progettare la propria opera senza aver paura di sbagliare. Probabilmente a far emergere l’architettura di Le Corbusier come metodo, più che esaltarne la portata rivoluzionaria, fu il fortunato testo The International Style: Architecture Since 1922 di Philip Cortelyou Johnson, movimentatore culturale incredibilmente influente all’interno dell’architettura, noto più per la sua potenza comunicatrice che per un vero apporto teorico. Già dal nome del piccolo testo, Stile Internazionale, se ne deriva la potenzialità in termini di esportazione di stile, banalmente si può facilmente dire: disinteressandosi del contesto in cui si va ad operare. Curioso anche il fatto che un filologo come Johnson sui il termine stile, e non linguaggio o poetica. Probabilmente perchè si rende conto che un linguaggio è qualcosa che è profondamente legato ad un ceppo culturale, così come la poetica ad un singolo, e quindi difficilmente esportabile. La campagna di Johnson continuò anche dopo che Le Corbusier aveva ormai completamente esaurito, da solo in ogni sua sfaccettatura, il discorso razionalista, ormai evoluto in brutalismo. Più che una variante del primo, è innegabile che l’influenza del brutalismo sia stata fondamentale per l’emancipazione dall’International Style, come già detto frutto di un abbaglio di Johnson. Dal neoespressionismo plastico, al metabolismo giapponese, fino all’informale, hanno un debito incolmabile verso questa seconda maniera, che in questa maniera, dopo aver già segnato indelebilmente il secolo, sterza di quasi 180° gradi per un tracciare un secondo, profondissimo, solco.

Alla luce della recente realizzazione di una sua opera, cominciata nel 1969 per essere terminata solo nel 2006, la Chiesa Saint-Pierre de Firminy, è ben chiaro quanto a lungo si sia prolungata l’influenza del maestro svizzero, mostrando di essere stato capace di anticipare con grande precisione uno sviluppo che non poteva che emergere da questioni interne alla società, come il rinnovato senso d’estetismo diffuso o il dramma di un ulteriore sgretolamento delle ideologie, vissute in prima persona attraverso il dramma di chi ha visto la propria utopia infrangersi contro il muro sordo del conflitto mondiale. Sgretolamento ideologico impossibile da ricomporre quando così strettamente connessi con la propria persona, e di cui la Cappella di Notre Dame du Haut a Ronchamp, rigorosa negazione di tutto il suo precedente operato, supera ogni vertice di qualsiasi  lirismo simile mai tentato.

Ma proprio in una sua opera effimera, il Pavillon olandere della Philips all’Esposizione Internazionale di Bruxelles del 1958, Le Corbusier continua a cambiar forma e metodo. Prima di tutto, ritorno al rigore, ma questa volta piegato alla creazione di uno spazio indicibile, e come seconda cosa, forse ancora più rivoluzionaria, l’abbandono completo di ogni narciteismo per abbracciare un approccio collaborazionista con altri grandi del suo tempo: Iannis Xenakis, strutturista appassionato di musica e matematica, ed Edgar Varèse musicista sperimentale, uno dei primi ad interessarsi alla musica eletronica. Macchina musicale creata sul modello di un infornografico sistema capace di digerire ed evacuare centinaia di spettatori al giorno, la convergenza di sforzi provenienti da campi e da personalità diverse è riuscita a portare a termine un precedente assoluto di quello che oggi chiameremo architettura interattiva. Le Corbusier si ricongiunge all’esattezza delle sue prime opere, contribuendo tra l’altro fortemente anche alla creazione del Poème électronique di Varèse ed all’installazione di Xenakis, così come loro contribuirono all’ideazione del padiglione.

Una spazialità sonora immaginabile solo nell’astrazione della matematica e del freddo hardware messo a disposizione dall’azienda promotrice del progetto, la Philips. Una spazialità per la prima volta, realmente virtuale. Ben quarant’anni prima che Lars Spuybroek e Maurice Nio, ancora riuniti nei NOX architecten, realizzassero l’h2o Water Pavillon, l’opera che ancora deve essere superata.

32 pensieri su “.:: Le tre Avanguardie di Le Corbusier

  1. “realizzassero l’h2o Water Pavillon, l’opera che ancora deve essere superata.”

    concordo in pieno ;)

    cmq si vede che sei un segno pesci!
    complimenti per il blog è molto interessante e bello.

    Lo linko nell’ArchiLady Menabò.

    A preso.

    Valin

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  2. @ Valentina:
    Bhè, Lars è sicuramente l’architetto in attività più interessante! Naturalmente insieme a Nio e Zaha Hadid…
    PS: Da cosa si dovrebbe vedere che io sia Pesci? Come sai che io sono Pesci?

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  3. L’ho letto sulla tua biografia! ovvio…

    veramente c’è scritto anche l’ascendente… (scorpione)

    Si vede perchè pesci è il segno del genio.

    Non a caso anche io sono dei pesci ahahah ;)

    Il tuo blog è molto ricco, ampio, piacevole, di felici vedute, che spazia in tanti campi senza confini ma con una logica del tutto sua.

    la logica dei pesci che è geniale e quasi inafferabile, fluida… però c’è.

    Il un punto di vista del post è molto profondo e sicuramente non scontato attraverso un evolversi di concetti che è davvero illuminante… tipico dei pesci.

    E di pesci-genio ce ne stanno a bizzeffe. Uno per tutti: Einstein.

    E chi meglio di lui?

    Ha visto dove gli altri neanche avevano pensato mai di vedere.

    E cmq concordo anche su Zaha Hadid.

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  4. @ Salvatore:
    Edward Jannaret era assolutamente un genio. I suoi detrattori non conoscono il suo percorso evolutivo. Chi gli affibia la colpa di aver monopolizzato lo stile architettonico occidentale gli da la colpa che è invece della critica e della saggistica. Come dici tu, rovinato dai maestri cloni. Però penso che Zaha Hadid non abbia troppo da invidiare a LC: non ho visto in nessun architetto l’eleganza delle sue soluzioni. I suoi cloni di solito sono goffi, o comunque sono semplicemente dei manieristi di facciata…
    A presto! ;)

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  5. Fino al Novecento i grandi architetti avevano prestato la loro opera a papi, cardinali, aristocratici e ricchi borghesi. L’urbanistica, il modulor, la razionalizzazione sono il segno dello spostamento epocale degli equilibri sociali e Le Corbusier, credo, che colga e sappia interpretare al meglio queste modificazioni.

    PS: ovviamente oggi le grandi opere architettoniche se li possono permettere soltanto le banche, le multinazionali e gli stati con le casse piene…
    se oggi nei city tour si visitano chiese, castelli e residenze reali, fra cinquecento anni i futuri turisti visiteranno banche, istituti di credito oppure uffici :-)

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  6. @ Oculus:
    vorrei soffermarmi sul tuo post scriptum perchè credo che sia un problema contro cui si scontra la maggior parte della retroguardia: difatti la critica che si fanno agli edifici “non tradizionali” è quella da un lato di dissolvere chissà quale patrimonio culturale, non si sa bene in quale maniera metafisica o dimensione del fare, e dall’altro di essere preda di speculazioni edilizia. Vorrei ricordare che San Pietro è nata come brend mark della Chiesa Cattolica Romana. Ora, tra un vuoto cattolicesimo nato per convenienza politica più che per fede (di fatto il cattolicesimo è un cristianesimo “alla romana”, è poco ha a che fare con la fede…) e la politica aziendale di, che ne so, l’IBM di turno non vedo molta differenza. È sicuro che dal punto di vista turistico l’Italia, già tra 10 anni, sarà molto meno considerata di quello che è oggi. La Cina e gli Emirati Arabi Uniti si stanno muovendo in questa direzione. Dobbiamo metterci in moto e fare altrettanto…

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  7. @ È sicuro che dal punto di vista turistico l’Italia, già tra 10 anni, sarà molto meno considerata di quello che è oggi. La Cina e gli Emirati Arabi Uniti si stanno muovendo in questa direzione

    Scusa, ma con questa affermazione non sono d’accordo, l’Italia dal punto di vista turismo architettonico ha mooolto potenziale in più rispetto Cina e Emirati Arabi.

    Anche se dal punto di vista del moderno abbiamo poco di significativo, l’Italia è zeppa di architetture di valore storico, unico valore che fino ad ora regge!

    E poi la direzione degli Emirati Arabi non mi sembra nemmeno quella giusta, tecnicamente stanno realizzando cose grandiose,lo riconosco, ma dal punto di vista sociale ed etico è devastante… un giorno quella sabbia si inghiottirà di nuovo tutto… ;)

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  8. Corbu was a real master, not only in Architecture, but also in urban planning – the International Congress of Modern Architecture (The Heart of the City is my favorite) and the Athens Charter are still up to date in so many ways!

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  9. Caro Archema:
    Bhè, non sono molto daccordo: il turismo in Italia è in assoluta crisi proprio a causa delle nuove capitali culturali, ma soprattutto della gestione ridicola 1) del territorio e delle risorse, 2) della comunicazione del territorio, 3) delle attiviità gestite. Un esempio calzante, te lo dico prevedendo cosa si prospetta all’orizzonte, sarà la gestione di Alemanno a Roma, che già straparla in preda a crisi di strapotere devastatorio, volendo togliere qualsiasi scampolo di attività che per lo meno allineavano Roma ad altre città medie d’Europa…
    Già la notte bianca è out, così come pare la festa del Cinema…
    Tra poco probabilmente dirà di voler spostare via del Corso in periferia, o altre cialtronate. Spero che la burocrazia rallenterà il suo operato…
    A presto ;)

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  10. Hi am.ma!
    I think that Corbu was wrecked from good friendship: more architects that live contemporany don’t understand completly his “maniera”, and they limited to past&copy 5 points of his architecture…
    But Corbu was not, as your say, only “5 points” and “international style”…
    Bye ;)

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  11. Ma guarda che coincidenza! Proprio ieri ho ripreso in mano una monografia su Corbu e leggevo le parti a lui dedicate da Frampton nella sua “storia dell’architettura”… Sulle capacità di Corbu non sto a discutere. Però io credo che gli si possano imputare più di una colpa riguardo all’idea di architettura che ha portato avanti con i suoi scritti, ovvero di una disciplina che avrebbe dato forma nuova alla società. Intento quanto meno da dittatore, che ha tenuto in scacco gli architetti fino agli anni 70-80 e che fu uno dei punti discussi e contestati dai vari personaggi del Team X (più che un gruppo, un’associazione temporanea di dissidenti dell’architettura irrigidita dei Congressi Mondiali).
    Insomma, Corbu è un personaggio da tenere sempre d’occhio, nel bene e nel male. E da approfondire avvicinando (io vorrei fare questo) la sua quotidianità, il suo vissuto, per vedere l’uomo oltre all’icona cucitagli addosso dalla storia dell’architettura.

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  12. Credo anch’io che il movimento moderno sia stato un fallimento, ma non del tutto. Le Corbusier sosteneva che la ricerca della felicità debba avvenire dentro noi stessi, da qui l’idea stessa del razionalismo in architettura. A mio giudizio il vero fallimento sta nell’urbanistica dei grandi “rigidi” piani; il tema della villa, invece, non è stato mai del tutto sfruttato, e penso sia ancora attualissimo. L’altezza ad esempio, il suo 2,26, sarà forse un po eccessivo, ma il nostro 2,70 è veramente inutile……

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  13. Mi scuserà Peja se esco completamente fuori dall’argomento del suo post, ma sulla questione delle altezze vorrei accapigliarmi con Furnitto: il 2 e 70 a me sembra limitato, sarebbe meglio il 3 metri: se entri in una stanza di un bel palazzo ante-anni 70, ti accorgi subito che si respira un’altra aria… Gli appartamenti di Corbu nella Unité d’Abitation sono asfissianti: io non ci potrei vivere! Sembra di essere in soffitta (almeno così dalle foto, non ci sono mai andato a vederli, ammetto).
    Tieni presente però che io sono alto 1,85 e sento come tutte le cose sono fuori misura, per genti max 1,70, a partire dall’altezza dei piani di lavoro in cucina ai lavelli ecc.

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  14. Guarda ho presentato un progetto per la mia futura casa; ampio salone 3.10; Sono un po scettico, forse sfruttero un controsoffittatura in parte per il condizionamento. Il problema è sempre lo stesso: cos’è lo spazio? Forse il vuoto? Puoi riempire un volume di 120 mc. e ti sembra quanto una cellula di Corbù; e poi climatizzare un ambiente cosi grande… sono un po perplesso! Mio padre mi racconta che nella sua breve permanebza svizzera negli anni sessanta le altezze medie erano di circa 2,50 e non era cosi male.
    Saluti a tutti

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  15. @ Forunitutto & E.man

    Bhè, scusate se rispondo così tardi, ma purtroppo lavoro ed esami mi hanno rubato veramente tanto tanto tempo… Per quanto riguarda Le Corbusier, io credo che sia stata di importanza decisiva, e più nel bene che nel male. Nonostante io non condivida per niente le sue teorie sull’urbanistica, è il primo che dopo secoli, se togliamo le considerazioni di Loos di cui è in parte erede, fa una riflessione organica su cosa significhi abitare. Cosa che ha influenzato non poco il contemporaneo del nord Europa, se vogliamo, no?
    Sulle misure, io credo che il limite del 2.70 sia stato introdotto per l’unica ragione che gli speculatori riuscivano a far inserire in quindici metri di altezza almeno 7 piani… Quindi è un fattore su cui pronunciarsi è difficile. È vero: ci si sta stretti nei limiti, ma è diventata una sorta di necessita a cui gli architetti sono costretti a starci dentro, ahimè…

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  16. @ Bhè, non sono molto daccordo: il turismo in Italia è in assoluta crisi proprio a causa delle nuove capitali culturali, ma soprattutto della gestione ridicola 1) del territorio e delle risorse, 2) della comunicazione del territorio, 3) delle attiviità gestite.

    Scusa se rimango fuori tema, ma un conto è il potenziale, e un altro è la gestione di questo potenziale!

    L’Italia come potenziale di Architettura sopratutto di valore storico non ha nulla da invidiare a nessuno.
    Se il turismo in Italia è in crisi è per colpa di come viene gestito e amministrato, non certo per una carenza di Luoghi o opere di interesse.

    ;)

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  17. Bhè, però così mi dai ragione: se un poto viene gestito male, ne crea una perdita di interesse…
    No?
    Ad ogni modo, considera il fatto che ci sono mete come Graz, dove non c’è assolutamente niente da fare, tranne che vedere la città…
    Oppure come le città che si stanno costruendo in medio oriente, a funzione “ludica”…
    Pensa che Roma è stata costruita su questo principio, dunque non vedo niente di tragico in questo :)
    A presto!

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  18. Per riallacciarmi al tema del mio post scriptum, volevo dire che qualche settimana fa ho comprato un libro di Philip Jodidio dal titolo “Architecture now – Vol. III” della casa editrice Taschen, dunque un libro per non addetti ai lavori, ma dichiaratamente divulgativo e rivolto ad un pubblico internazionale, come tutti i prodotti della Taschen. Scopo della collana è presentare con molte foto, ma con un testo semplice i lavori del nuovo millennio, quindi tutte opere a partire dal 2000 in poi.
    Ebbene, su circa 80 opere ce ne è soltanto una costruita in Italia, la “Chiesa del Giubileo” a Tor Tre Teste a Roma, completata nel 2003. Per il resto spopolano lavori edificati in USA, UK, Giappone, Cina, ma pure Germania, Austria, Olanda e Spagna.

    Non so cosa c’e’ nei volumi I e II, ma basta poco per immaginarlo e che dunque il nostro patrimonio architettonico resta ancorato agli ultimi 2500 anni (e certo non è poca cosa), ma nulla o poco si sta facendo per il futuro.

    La domanda che mi pongo sempre in questi casi è fino a quanto il nostro “grandioso” passato possa costituire un vincolo od un impedimento per le archittetture di oggi. No so, ma mi immagino sempre che un architetto che voglia costruire qualcosa di nuovo in Italia si sente sempre addosso gli occhi di un Brunelleschi, di un Vanvitelli o di un Alberti che lo guardano dall’alto!
    Mancanza di coraggio da parte degli architetti (lo dubito) o dei committenti (più probabile)?

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  19. Caro Oculus,
    Ti ringrazio perchè mi metti in condizione di far luce su una cosa che per me è fondamentale.
    Io credo che la paura maggiore sia verso il nuovo in generale, sia da parte degli architetti che dei committenti, i quali poverelli, hanno come univo referente per le questioni architettoniche gli architetti…
    La questione è difficile è spinosa, ma occorre ricordare che nel Rinascimento fu chiesto ai più svariati architetti, e non solo i vari Michelangelo, Bramante, eccettera, di rimettere mano alle già rovine della gloriosa Roma, che allora era considarata già come un mito del quale avere ancora paura. Oggi invece l’allineamento alle tendenze europee viene in ogni maniera ostracizzata. E nemmeno il tentativo di provar a dare un qualche apporto originale, se si vuole essere in qualche modo ortodossi nel culto dell’architettura. Niente, ogni tentativo viene usato solo come manualistica. Ed è tanto già che un progetto accademico come quello di Meier che citi sia stato realizzato…
    A presto, ciao :)

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  20. @ Armando
    Sì, è proprio lei. Ho inserito quella foto perchè ritenevo fosse più “fotogenetica” rispetto a quelle dell’H2O water Pavillon, di cui l’effetto interno è simile. Ma è impossibile fotografarla in azione, dato che la macchina non riesce proprio a fotografarla per bene, essendoci luci troppo forti o troppo cupe. Insomma, ho optato per una terza strada, mettendo l’adiacente saltwater!
    A presto, spero di rileggerti!

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  21. Ciao Emma, volevo leggermi tutti i post, ma non ne ho avuto la pazienza. Spesso si è andati fuori tema.

    Senz’altro Jeanneret (tanto ne ha tanti di nomi, possiamo usarne uno a propria scelta), è stato il più grande architetto del 900 non tanto per le sue opere, che se visitate oggi sono un pochino vecchie e malandate, ma per i suoi principi che ha aperto un mondo che ha arrichito le prospettive del concepimento architettonico e non solo. Spesso però ne ho risentito di questa applicazione massiva, principalmente quando in facoltà gran parte dei professori si rivendono Le Corbusier come pacchetto Lego: Ecco, ora hai i 5 punti, giocaci, progetta!

    Tempo fa con un assistente tentava di spiegarmi le prospettive perfette con i suoi novantagradismi inorridito nel vedere la mia testardagine sui miei angoli diversi, la buttai in vacca interropendolo “guarda che anche Le Corbusier è andato avanti, guarda la cappella a Ronchamp! Solo noi qui a Valle Giulia siamo rimasti a giocare con i suoi 5 punti!”.

    E’ quel che dico, tutto deve essere costantemente in evoluzione. Gli antichi ROMANI, popolo di cui noi tanto ce ne vantiamo, sono arrivati a essere grandi proprio perché erano innovatori, sia architettonicamente che in tante altre cose, loro esperimentavano, osavano,(vivevano?)! A volte andava bene e a volte andava male, pazienza. Conservare, bene. Evolversi, pursempre conservando, MEGLIO!

    La creatività è il motore della vita, senza creazione, c’è la morte.

    E da questa piccola riflessione, si possono tirare fuori discorsi di ogni genere, economici, politici, filosofici, ecc e ecc…

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  22. Aggiungerei una piccola parentesi:
    In questo paese c’è la fuga dei cervelli proprio per questo motivo.
    Per questa eccessiva insormontabile mentalità conservatrice.
    Io sono la prima che già nel vedere l’andazzo, me ne voglio andare! Soffoco!
    Che stiamo a fare qui? Dovremo litigare con tutti gli italiani, uno per uno!

    Fuckas é venuto in facoltà pochi giorni fa e ha detto una cosa giusta:
    Lui è romano de Roma e solo dopo 40 anni di attività sta costruendo a Roma.
    Non è statolo stesso per Renzo Piano, un altro noto architetto Italiano che ha cominciato a costruire in Italia solo dopo aver avuto le lodi dal mondo intero?
    In Brasile si dice “Santo di casa non fa miracoli”

    Se guardiamo Perugini, Nervi o Carlo Scarpa, quanto hanno avuto la possibilità di fuoriuscire? Chi li conosce se non noi italiani che li andiamo a ripescare fra quei rimasti?.. Moretti ha autofinanziato i suoi progetti!

    E’ una questione di disciplina. Tutto dipende da come uno le cose le fa. Ecco cosa manca, disciplina, correttezza e giustizia.

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  23. @ Leticia:
    Ciao lecci, prima di tutto sono contento che ti sia interessata a ciò che scrivo. Diciamo che i post sono sempre piuttosto lunghi e comunque devono concentrare molte informazioni su di se, per questo a volte sembrano impervi. Però credo che la sintesi sia una virtù, e continuerò così. Anche perchè, ci sono tra i miei post, argomenti che alcuni non riuscirebbero a sviluppare in un libro, e quindi siccome come sai ho intenzione di fare buona critica nella vita, è mia intenzione recuperare una certa densità di argomenti che da troppo tempo inizia a scarseggiare in Italia, ma ovviaente non solo.
    Tornando al post, purtroppo gli insegnanti che insegnano a ValleGiulia sono molto legati ai miti che erano per loro, all’età di studente, “l’archiStar” del momento, e se vogliamo è fisiologico che sia così. Diciamo che questo è il principale motivo per cui c’è reale bisogno di didattica più giovane, e non motivi che vogliono i giovani assetati di posti di lavoro dei più anziani. E questo non vuole, purtroppo, entrare nella zucca dei secondi…
    A presto, ciao ;)

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  24. Quale atteggiamento progettuale,corrente,innovazione, o rivoluzione non è nata dal maestro della modernità.Ricordo di aver visto un’illustrazione che con frecce e punti raccontava sul globo terrestre le interazioni ed i posti che Le Corbusier aveva direttamente cambiato o nei quali indirettamente erano nate correnti che lo riguardavano (dall’arte all’architettura) …. era pieno di frecce …una cosa simile la vidi per i viaggi di pace di Giovanni paolo secondo in giro per il mondo.Entrambi, a loro modo, hanno cambiato la storia recente dell’uomo. (ed è un laico a scrivere!!)

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  25. @ Cristian:
    La cosa che mi rattrista è che addosso a Le Corbusier sembra sia stata, preparata dalla critica e dalla storiografia, l’unica veste del razionalismo. Considero questo atteggiamento alquanto sciatto, anche considerando il fatto che la sua influenza è stata continuamente d’onda lunga. Difatti, chi durante le sue sperimentazioni degli anni 20 procedeva in maniera simile a lui? E durante le sperimentazioni del 40? E durante quelle del 50/60? Una minoranza, che poi era quasi tutta maniera, quindi un sottoprodotto. La vera esplosione, nei vari sensi di minimalismo, neoespressionismo (odio la definizione decostruttivismo per la corrente che quì intendiamo), digitale/postumano/transarchitettonico, ha recepito questa lezione soltanto negli anni ’80/90. Non mi pare assolutamente poco. Le Corbusier incorpora con la sua lezione una miriade di nodi spinosi che sono, per il mio parere, ben lungi dall’essere risolti a breve!
    :) A presto, ciao!

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