.:: Realizzazione/Produzione

Il passaggio dal paradigma della prefabbricazione standardizzata a quello di una prefabbricazione customizzata, all’interno delle discipline legate alla realizzazione architettonica e della progettazione della produzione componentistica, ha portato ad un cambiamento radicale del pensare architettonico. Infatti, la tradizione della progettazione architettonica, legata alla realizzazione, è sempre stata ispirata, o meglio vincolata, dai suoi metodi costruttivi: data una particolare tecnologia d’uso in una determinata area culturale, le strade da imboccare sono poche, e comunque convergenti. Un’area culturale legata alla tradizione plastico muraria sarà caratterizzati da paradigmi diversi rispetto a quelli di un’area dalla tradizione elastico lignea. Fortunatamente questo limite imposto dalla necessità con lo sviluppo dei trasporti speciali e della produzione a grande scala è venuta meno, e la modernità architettonica ci ha insegnato come un progetto possa nascere dalla speculazione critica dell’assemblagio di componenti fabbricate non direttamente in cantiere. Oggi invece accade l’esatto contrario: il progettista pensa alla sua architettura disinteressandosi della sua futura realizzazione, interessandosi più che del processo, di modelli produttivi specifici per la propria esigenza. Siamo in una nuova fase, che non sostituisce quella precedente ma la integra, dove la fase creativa non si esaurisce nella fase di progettazione architettonica, ma prosegue nella definizione componentistica. Precisiamo, non si sta scoprendo in questa sede una nuova sensibilità verso l’espressionismo strutturale che poco ha che vedere con ciò che si sta dicendo, e soprattutto è un fenomeno tutt’altro che ritrovato. Ciò che voglio denunciare è l’esistenza di una nuova metodologia lavorativa, che ha influenzato profondamente il modo di progettare. E non è nemmeno una fase storica in cui la superficialità induce in errore, dato che il processo creativo diventa reversibile nel momento in cui macchine a prototipazione numerica permettono la personalizzazione degli elementi costruttivi a costi ridicoli se si pensa che gli stessi oggetti sarebbero dovuti essere prodotti artigianalmente non molto tempo fa.

Non deve stupire allora se sono nati forti nuovi modelli compositivi talmente elastici, non solo da essere applicati ad esigenze incredibilmente diverse, ma da subire modifiche consistenti allo stesso modello. La produzione e la realizzazione torna ad essere dunque site specific, ma in senso ovviamente diverse da quello che poteva portare la scelta di un materiale: si parla quì di un architectural template, editabile alla stregua di un CSS. Viene quindi perseguito l’intento di relazionare il web dinamico all’architettura realizzata al fine di giustificare l’esistenza di una disciplina, la transarchitettura, che, con fare propagandistico, mette in relazione cose solo apparentemente distanti tra loro. Ma in realtà è lo spirito del tempo. Come il WEB 2.0 ci ha abituato alla personalizzazione dello spazio web, per cui io visualizzo la stessa pagina diversamente da un altro utente, la mia struttura, nonostante conterrà le stesse informazioni, sarà diversa dal modello originale. Questo ci appare lampante osservando due strutture assolutamente diverse per composizione e destinazione d’uso, come ad esempio la Son’O House dei Nox e le stazioni della funicolare di Innsbruck di Zaha Hadid.

Poi, naturalmente, c’è chi riesce ad arrivare agli stessi risultati, se non migliori, con tecnologie completamente differenti.

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9 pensieri su “.:: Realizzazione/Produzione

  1. Credo che bisogna recuperare il ritardo culturale/mentale che abbiamo in Italia. Bisogna capire che il globale non esclude il locale che la nostra identità protetta dall’accademia e dalla politica conservatrice ha bloccato la crescita dell’architettura, rendendo le nostre città espressione del più bieco e inutile campionario della fintarchitettura.

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  2. bel post (come del resto tutto il blog!)
    trovo affascinante il parallelo al Web dell’architettura, ormai intuibilmente al 2.0 (ed oltre?) e trovo oltremodo interessante la riflessione di partenza sulla prefabbricazione orientata alla “customizzazione”… è vero.
    marco+

    (ps. non è così immediato leggere le “cose” di Massimo Canevacci!)

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  3. @ Salvatore:
    Purtroppo in Italia siamo parecchio indietro. Io da studente che sono ho avuto la fortuna di avere qualche esperienza di cantiere, e pensare che già a quei livelli ci sono difficoltà incredibili a far accettare soluzioni che chiamare innovative è ridicolo, si ha un panorama chiaro. Credo che l’innovazione sia un fattore capillare, non solo d’emergenza, per cui è molto importante, come giustamente sottolinei, che ci sia un sentimento di apertura al nuovo diffuso, e non una cosa d’elite. Se poi questo montare anti-nuovo deriva dalle accademie è la fine, dato che anche molti giovani vengono coinvolti nel meccanismo che impedisce l’innovazione. Innovazione che stenta ad arrivare non solo dal campo della tecnologia o della composizione, ma addirittura funzionale e normativo. La situazione è ridicola…

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  4. @ Marco+:
    Bhè, grazie per i complimenti! Sono sempre ben accetti! :D
    Ad ogni modo penso che il concetto di customizzazione sia qualcosa che stia imperversando nella rete sociale in maniera sempre più potente: dai link (customizzazione della lettura), ai siti internet (customizzazione del processo d’informazione), alle industrie metallurgiche legate alla produzione in serie (customizzazzione architettonica) ma anche tutto ciò che ha a che fare con i tatuaggi e piercing (customizzazione del tessuto epidermico), delle decorazioni della propria vettura (customizzazione del quotidiano) ect…

    PS: Canevacci ha fatto male ad iniziare a leggere Derridà, dato che non ci riesce a fare il decostruttuttivista…

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  5. Le nanotecnologie potrebbero essere un evoluzione naturale del tema di questo post.
    In futuro ci saranno materiali che cambiano la loro forma a seconda dell’impiego, oggetti che possono cambiare continuamente la loro forma e quindi la propria funzione e quindi “architectural template” da applicare ai nanomateriali… avremmo così archittetti che programmano/progettano i loro template, importando le esperienze della transarchitettura….

    OK, fermo il volo pindarico, ma le possibilità future delle nanotecnlogie sono affascinanti.

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  6. @ Oculus:
    Il tema che tocchi è tra i più affascinanti per me, affianco a quello degli spazi mentali! :D
    Già ci sono possibilità di creare acciai a memoria di forma, che permettono di essere editati a diverse temperature per assumere le forme più disparate. Quasi una fusione controllata senza stampi! Diventerebbe realmente il filtro con cui verificarsi la modernità fluida di cui tanto si è parlato!
    PS: non ti fermare mai quando fai voli! :D

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  7. Belle considerazioni in questo post!
    Mi hanno fatto pensare alla recente pubblicizzazione e messa in commerciola di materiali tessili che si riparano con la semplice sovrapposizione dei margini separati, altri che si autodetergono rimanendo così sempre lindi….
    è interessante come la materia inorganica venga daotata di processualità. Parlando di processualità e seguendo il volo pindarico di Oculus Perpetuus, questi ambienti dinamici e customizzati potrebbero determinare un ribaltamento tra soggetto e oggetto nel processo di aattamento: ora l’ambiente è l’oggetto, il dato di fatto che l’uomo altera per avere una migliore esperienza spaziale e abitativa, in futuro potrebbe avvenire proprrio il contrario, l’ambianete diventerà l’agente del cambiamento che aggisce su se stesso per meglio adattarsi ad un uomo che divieno oggetto, fonte dei dati su cui basare le alterazioni spaziali.
    I mondi virtuali potrebbero divenire i prototipi di questa nuova prospettiva.

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  8. @ Lampadina:
    Il dualismo del nuovo millennio, organico/inorganico, è qualcosa che mi affascina terribilmente! Mario Parniola mi ha traviato, ma credo che nella sua concezione filosofica sia addirittura anticipatoria di quello che si sta preparando: da un lato il sogno transumanista di una realtà completamente editabile si sta già pianificando con una concretezza e pertinenza quasi profetica, stando a detenere il controllo sullo sviluppo scientifico, dall’altro gli spunti creativi sono infiniti, e stimolano alcuni (come immagina chi!) a perseguire questa strada, dandogli così pertinenza…
    Gli sviluppi sono imprevedibili… Immagina per esempio se si sviluppassero sul serio forme di vita virtuale autopoietiche quale sarebbe lo scenario che si verrebbe a trovarsi? Oppure se ci fosse la possibilità di avere a disposizione continuamente un hard disk pieno dei nostri ricordi, o quelli altrui…
    Insomma, attendiamoci una rivoluzione ben più drastica di quella già in atto!

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