.:: Oltre il banalismo del web // avatar

Nell’ormai consolidato gergo di Internet, svariati lemmi sono di estremo interesse per chi si avvicina alla progettazione di architetture virtuali. Se noi considerassimo l’intero sistema internet come una sorta di mondo degeografizzato (l’unica indicazione geografica è il dominio) parallelo al nostro, nelle più banali delle ipotesi, niente ci vieta di ricondurre la metafora delle città a quello che ora chiamiamo portali. Dunque, perseguendo per analogia, potremmo andare ad aggettivare i singoli edifici come quello che ora sono i siti, facenti parte magari di portali dedicati, alla stregua di un’abitazione che condivide il condominio con altre abitazioni. Scendendo ancora di scala, si arriva al singolo abitante/avatar. Questa schematizzazione della gerarchia sociale di un possibile territorialismo del web è funzionale ad una alfabetizzazione alla cultura visiva di cui si dovrà sensaltro far pratico il transarchitetto che non vorrà far scadere la propria disciplina nella pura masturbazione formale, ma affiancando la sperimentazione alla comprensione dei problemi fruitivi e di uso di questi spazi. Con ciò non voglio dire assolutamente che si può prescindere dai problemi formali, tutt’altro: in quanto virtuoso mi sento di dire che anche nel costruito è assolutamente necessaria il più ardito tra gli aneddoti formali. Ma bisogna riflettere sul fatto che, a distanza di 5-6 anni dalle ultime sperimentazioni visive degli studi più trasgressivi, come quelli di Novak Kovak ad esempio, gli esempi di riflessioni pertinenti sull’architettura digitale sono di una pochezza teorica sconfortante.

Il perchè di questo ha una facile risposta: il perdersi in congetture, fumose quanto all’atto pratico niente più che poetiche, ha fatto sì che l’intera disciplina perdesse di vista l’obiettivo per cui è nata: la gestione della fruizione, da parte di avatar, di architetture fruibili via web, le quali avranno una destinazione d’uso diversa da quella unicamente ludica ricreativa. Avatar che hanno possibilità e bisogni ben precisi e sicuramente diversi dalle persone che nascondono. Dunque, la ricerca deve ripartire da quì: comprendere a quali funzioni possano adempiere queste transarchitetture, che indirizzo stilistico avranno e in che maniera sarà possibile una fruizione attiva da parte degli avatar. Le problematiche si ritrovano da loro di rimbalzo, dunque è impossibile dare una definizione per ogni problema separatamente: in base alla transarchitettura, ogni avatar dovrà comportarsi diversamente, e dunque avrà questa o quella possibilità, questo o quel vincolo.

C’è da dire che lo stesso concetto di avatar, già nella sua origine tribalistica/indiana, non è altro che l’assunzione di caratteri fisico/spirituali di entità altre. Quindi, oltre a tutte le considerazioni di tipo funzionalistico, dobbiamo considerare l’anima trasformista nella rete come uno sviluppo naturale del tema antropologico . In altre parole, il mutamento sognato dai transumanisti parte in primo luogo da un riadattamento comportamentale, insito negli archetipi mentali che ci appartengono. Dunque, il processo di evoluzione umana, o per dirla con Lèvy, di ominazione, proseguirà proprio con la comprensione dei fenomeni extraumani appartenenti a quelle entità create per assumere il ruolo di nostro personalissimo alias: l’avatar. Che l’avatar/design possa essere l’ultima deriva di una prossima futura psico/industrial-design?

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24 pensieri su “.:: Oltre il banalismo del web // avatar

  1. E se InvernoMuto invece di una sfera avesse avuto un’avatar antropomorfo?
    Il test di Turing ha dimostrato che la macchina può simulare il comportamento umano fino a rendere indistinguibile la differenza, quindi in termini evoluzionistici potremmo pensare ad un’avatar completamente automatizzato e, di conseguenza, ad una interazione uomo-macchina basata interamente su relazioni tra avatar che rendino più “interpersonale” la mediatione: accendere un device e trovare ad attenderti un’avatar al quale fare le tue richieste di accesso alle informazione o alle stanze ove trovare i tuoi amici con cui chiaccherare è una futuro realizzabile? é un futuro auspicabile?
    Gli esperimenti sull’intelligenza artificiale hanno preso strade ben diverse da quelle dipinte dalla fantascenza, ma una riproposizione del test di Turing con l’abito dell’avatar sarebbe sicuramente interessante.
    “Uno è qui per servire!”

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  2. @ Lampadina:
    Bhè, perchè invernomuto dovrebbe avere una sua fattezza umana?
    O meglio, nel Neuromante invernomuto assume diverse conformazioni, molte delle quali antropomorfe, come suggerisci tu, ma solo quando deve relazionarsi a Case. La sua nuova forma, riprendenti personaggi dell’inconscio di Case, ha solo una funzione: quella di non provocare uno shock eccessivo. Case infatti riesce a parlare con questi “Avatar” di invernomuto. Ma un corpo umano ha quella conformazione perchè ha determinate funzioni (camminare, respirare, nutrirsi, fare sesso, ect…), dunque perchè un’IA dovrebbe fornirsene?
    Unica ragione, psicologica/estetica. In Gosth In The Shell si ragiona sull’ontologia di un Cyborg con crisi d’identità: ipotizabile che anche un’entità senziente con suo corpo unico in un Hard Disk sia tentato a sentirsi “umano” per volontà di emulazione o per predilizione, oppure semplicemente per non impazzire. Oppure umani potrebbero dotarsi di avatar che tutto hanno tranne che di umano.
    Sul test di Turing sono perplesso: fin’ora nessuna macchina è riuscita a passarlo a pieni voti, e teorici come Hofstadter, di cui ti ho prestato un libro, sostengono che la validità di tale test è fallata dal fatto che spesso il test si è fatto provare a software che fingevano di essere psicolabili…
    E passavano parzialmente il test (di solito 7 domande su 10). Ma riuscirebbero a far finta di essere, non sò, un filosofo strutturalista!? :P

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  3. Se l’opacità e la trasparenza sono i due cardini funzionali ed estetici sottostanti alla composizione delle interfaccie, l’interazione uomo-macchina tramite avatar potrebbe essere una loro sintesi. Evitare lo shock di una relazione artificiale tendendo verso una più naturale “relazione interpersonale” è proprio quello a cui pensavo. Ora sono ancora più curiosa di leggere Hofstadter, le premesse erano buone fin dall’inizio e forsa ora ho lo spirito adatto per interfacciarmi con lui.
    Cosa pensi degli Avatar di SeconLife?
    Togliendo le limitazioni tecniche ritieni che gli stimoli nel wired debbano arrivare ad una corrispondenza sul corpo fisico per essere una piena emanazione del soggetto sottostante l’emanazione-Avatar?

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  4. @ Lampadina:
    Le considerazioni riguardo il rapporto avatar/interfaccia sono molto interessanti. In effetti, l’avatar è un’interfaccia che ci fa da tramite con i possibili mondi virtuali. Però non credo che l’antropomorfismo avatariano in uso sia la soluzine estetico/funzionale più corretto. Forse allo stato dell’arte si, dato che ci si sta abituando all’idea di un mondo parallelo e funzionale ad uno scopo che non sia solo quello ludico. Second Life in questo ha una grande importanza per la sua intruduzione massiva all’argomento del virtuale, ma è l’emblema di quello che potrei chiamare: banalizzazione del connettivo virtuale. Prima o poi, quando saranno chiari gli obiettivi da prospettarsi, esisterà una chiara estetica dell’avatar a cui far riferimento, con i suoi paradigmi chiari e le sue regole, scuole di pensiero ed altro…
    A presto!

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  5. Prima ancora dell’ “avatar/design” sarebbe interessante studiare la psicologia degli avatar attualmente in circolazione.
    Mi fece riflettere, ma non mi meravigliò, la notizia di qualche tempo fa secondo cui il numero di avatar femmina di SL fosse superiore al numero delle utenti di sesso femminile. La conclusione, ovvia, della Linden era che molti uomini avevano scelto un avatar femminile.
    Per me la scelta sessuale resta un elemento marginale, forse potrebbe interessare a qualche psicanalista, piuttosto sono certi avatar che hanno ben poco di umano a destare la mia attenzione, oppure avatar supersexy come le “veline-replicanti” della TV nostrana, o altri invece del tutto anonimi (ma non per incuria dell’utente nel generare l’avatar, ma volutamente anonimi)…
    Insomma qual è il processo che spinge un utente a creare il proprio avatar? Ci sono sicuramente varie spiegazioni: psicologiche, sociologiche, politiche.
    Eppure sono convinto che indagare il legame utente/avatar ci farebbe scoprire molte cose dell’ “Homo tecnologicus”

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  6. @ Oculus:
    Annotazione interessante: credo che ipotetica psicologia dell’avatar, se i suddetti psicologi accolgono lo stimolo, potrà essere determinante come la psicologia della gestalt lo fu nel periodo delle avanguardie delle discipline progettuali. Riuscire a scioglere i nodi che stanno dietro i processi formativi dell’avatar può essere fondamentale, come dici te, per capirne i bisogni, oppure, come sempre dici tu, capire meglio il trend a cui siamo irrimediabilmente soggetti…
    A presto Oculus!

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  7. IL fenomeno dell’avatar è senz’altro complesso e meritevole di attenzione psicologica e sociologica. Io però non seguo il tuo parallelo architettura reale- architettura virtuale o del web. La forma degli spazi in cui i rapporti personali virtuali avvengono è spesso molto poco “architettonica”: così è ad esempio la pagina di questi commenti al tuo blog o, se vuoi, l’elenco tristuzzo di messaggi in un forum, i dibattiti in Anobii, ecc .
    Non credo che il design degli oggetti possa evolversi in design di avatar/personalità: l’avatar è una cosa personale, per cui non delegherei mai (almeno io!) un professionista/specialista!
    Io trovo invece molto più interessanti, nel campo delle “esperienze virtuali”, i videogiochi e in particolare i simulatori. Lì gli ambienti sono sì sempre stra-progettati e così gli avatar/personaggi: penso a Virtual Tennis, Brothers in Arms, Il2 Sturmovick (per citare solo alcuni di quelli con cui ho giocato).

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  8. @ E.man:
    Bhè, non sono molto daccordo con te sul fatto che la nascita di una branca del design formato attorno al design dell’avatar non possa nascere: considera che già oggi, su second life, molte persone commissionano i loro avatar a dei builder professionisti… Non è escluso che in futuro, non che si producono avatar già confezionati, ma sicuramente adeguati tool per avatar.
    Ad ogni modo io non parlavo di questo nel post, ma bensì del fatto che l’imposta antropomorfismo avatariano della maggior parte delle piattaforme è fuorviante e limitativo…
    Per quanto riguarda i videogame, sì, sono daccordo con te: tra l’altro sono un grande antecedente…

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  9. peccato averti trovato solo ora, del resto altro fenomeno da studiare oggi è la telepatia del contatto online.

    filosofo dei blog, mi sto dilettando da tempo fra gli avatar. noto l’osservazione acuta di oculus che però non osserva d’aver preso parte suo malgrado alla vulgata più in voga fra i ‘discesi’. e cioè l’uso abusato dell’occhio

    al mio ultimo post ho steso il tappeto rosso su splinder.

    L’Oscar degli Avatar.

    Vieni a votare.

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  10. @ Utente mutante:
    Bhè, meglio tardi che mai! (l’avermi trovato intendo…)
    Credo che più ti telepatia, ci sia bisogno di parlare di paradigmi dell’avatar: dato per certo il fatto che uno strumento influenza il tuo complrtamento, l’interfacciarsi con una persona attraverso alcuni filtri, porta, non tanto ad omologare i comportamenti, ma per lo meno a suggerire situazioni simili… Come una porta siamo abituati ad aprirla in una certa maniera, così lo stesso, ci è più facile digitare una certa cosa piuttosto che un altra…
    Tra l’altro, anche l'”abuso” di oculus ha senso in se, dato che come ricorda lui, non è proprio un occhio, ma un oggetto che gli si avvicina per forma e colori. Questo è contestuale al suo blog, dato che molte immagini che pubblica si verificano come giochi prospettici…

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  11. … e di astronomia ;-)

    Comunque è vero, non volevo scegliere il solito occhio (=oculus), sarebbe stato banale e troppo anonimo. Sfogliando fra la cartelle trovai invece quella bella foto della NASA di M57; l’ho ruotata un pò ed ecco un bell’occhio… ma che non è un occhio! :-)

    Ancor prima degli avatar, è molto interessante studiare i nick (avatar primordiali?) degli utenti nei forum, nelle mailing list, nei neswgroup ed in altre comunità dove non ci si può presentare con un’immagine, ma solo con una stringa alfanumerica: lì, essendo le possibilità espressive ridotte a “soli” 256 caratteri, la creatività ha spesso prodotto risultati interessantissimi.

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  12. @oculus
    non voglio deluderti, ma ben sapevo del riferimento astrale, e purtroppo non sei affatto l’unico ad averlo notato, tanto che in molti l’hanno chiamato L’OCCHIO DI DIO.

    @ep
    ecco perché parlavo di telepatia, non solo in campo avatar, ma di riflessi automatici da utenti web.

    C’è qualcosa di inquietante nella nostra illusione laica di originalità.

    La RETE non solo ci guarda, ma ci induce.

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  13. @ Utente anonimo:
    Bhè, come dice Lars Spuybroek, da tecnica deriva metodo…
    Dunque parafrasando: da tecnica deriva abitudine… (aspetta, ma non era B. Munari che lo diceva? :D )

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  14. Ciao
    ho letto questo interessantissimo post dove si parla degli avatar, ti invito a leggere il mio blog che si chiama avatars, è in pagnolo però abbastanza facile da leggere, vedrai che ho spiegato l’uso del termine avatar nel corso della storia e molte conclusioni sono simili a quelle che tu fai qui nel tuo blog. Comunque complimenti ancora per il livello dei tuoi post e sarei molto contento di averti come ospite nel forum architettabile di architetti indipendenti… (www.architettabile.com)
    A presto

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