.°° Made in China_ Dal cucchiaio alla città.

L’architettura è un segno della vita di una società e rappresenta il livello di sviluppo culturale, economico e politico di un’epoca. Dunque, possiamo dire che l’architettura è la testimonianza storica dei progressi di questa era rappresentata. La città difatti è il sistema artificiale più complesso e che vive i cambiamenti più lenti, perché più stabilizzatori, tra quelli ideati dall’uomo, e la progettazione, la costruzione e l’organizzazione di questo sistema artificiale è la sfida più grande per l’intelletto umano. Non è un caso se storicamente, ogni grande imperatore, o regnante in generale, che si sia rispettato abbia, tra le prime cose, fondato la propria città, o modificato completamente le città esistenti. Dalle trasformazioni della Roma rinascimentale e barocca da parte dei papi, fino alle città di puro marchio fascista, la forma urbana è stato il principale brand con cui il governo di tutto mostra l’applicazione pratica della propria ideologia.
Non a caso Piccinnato parla così della sua Sabaudia:

[…] Non più la città murata contrapposta alla campagna, la città che impone enormi spese e non produce, la città fine a se stessa e che in sé si conclude, ma nuove forme urbane aperte e decentrate, ragionevoli ed equilibrate con la loro funzione […] Una città indissolubilmente legata al suo territorio […]

Rappresentativo di una città nato per volere di un fascismo che si presentava allora come ente modernizzante assoluto, ed allo stesso tempo promotore dell’autarchia.

Agli inizi del ventunesimo secolo l’evento urbanistico di maggiore spicco è la crescente urbanizzazione della Cina che, guidata da un governo fortemente presente il quale si fa ideologia di se, non poteva sottrarsi a questa sorta di legge storica. Pechino, Beijing e Guangzhou sono le tre città che stanno aumentando il vantaggio concorrenziale al livello globale. Forgiati sotto il segno di produzione, sport, cultura, questi centri mondiali non potevano che essere lo specchio dell’ideologia nazionalistica cinese: produttività esasperata, consumismo edilizio che preme affinché studi mettano a punto edifici in tempi strettissimi, con conseguente calo di qualità diffusa e frequente abbattimento diffuso di edifici realizzati poco tempo prima, ma ormai considerati (giustamente, vista la qualità di produzione) fatiscenti. Consumismo per consumismo. Della Cina in architettese spesso si citano i progetti virtuosi degli europei e delle loro bizzarrie, i quali, viste le possibilità offerte, si sentono di poter sperimentare quanto di meglio hanno nel loro repertorio. Ed anche di più. Questo con effetti positivi su una generazione di architetti che si trova, dopo il predominio dell’influenza del neo realismo URSS, assolutamente senza maestri. Sotto quest’ottica è facile comprendere i motivi dell’esplosione (in termini numerici) di un’enormità di studi clone formati dal riflesso degli stranieri. Come ad esempio succede nel rapporto tra lo studio MAD e Zaha Hadid. Ma ovviamente il pensiero torna ancora una volta al razionalismo italiano: cosa sarebbe stato Terragni senza aver capito la lezione franco/tedesca? Sotto questa luce il fenomeno di questi ennesimi manieristi ci appare del tutto nuovo e certamente più interessante che come viene dipinto dalla deriva antiglobalizzatrice. E’ certo, la Cina è una dittatura, e la sua politica è un danno sia ambientale che economico per il resto del mondo, ma come il revisionismo storico recupera architetti schierati verso il fascismo, per noi deve essere interessante capire con cosa ci dobbiamo scontrare. Dunque, se la città cinese è dominata dal consumo e riuso continuo di territorio organizzato in modo pessimo, è anche vero che i medio/piccoli studi di architettura stanno imparando a giocare con le armi della scenografia e dell’architettura effimera.
Si sta vivendo quello che in Europa si viveva con le avanguardie storiche, con l’accettabile vittima della tradizione immolata per uno sviluppo del tutto inatteso da parte degli utenti della città: la gente comune.

14 pensieri su “.°° Made in China_ Dal cucchiaio alla città.

  1. Bella Peja… da grandissimo ignorante quale sono (sì perché l’Uomo Busta nel vivere la sua doppia personalità, ha ben pensato di unire due perfetti opposti insieme) quasi mi vergogno a lasciarti un post con una stupida precisazione… ma Pechino e Bejing non son la stessa città?!?!?
    Scusa se mi son permesso… soprattutto perchè, a parte questa micro-svista, un articolo come il tuo, con considerazioni tali… beh, io me lo sogno la notte!

    Ciao, a presto!

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  2. Bel post!
    Sai, proprio qualche tempo fa riflettevo sulla stessa cosa e pensavo che le metropoli cinesi (ed anche le altre metropoli asiatiche a sviluppo “verticale”, prime fra tutte Dubai) possono essere viste come una specie di second life per gli architetti moderni: soldi senza fine, una dittatura o un’amministrazione pronta a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi propagandistici, mancanza di vincoli ambientalistici o di riferimenti storici….
    Insomma queste città stanno dando la possibilità di sperimentare cose impossibili in Europa (senza parlare poi dell’Italia).
    Sicuramente nei prossimi anni vedremo lì le soluzioni più ardite .

    Ma secondo il mio punto di vista da non addetto ai lavori (non sono architetto :-) ) costruire qualcosa di nuovo a Venezia, Firenze, Roma, Napoli è un’opera molto più ardita ed impegnativa, perchè bisogna fare i conti col passato (e con la politica, ma quest’ultima non c’entra col senso del mio commento).

    Sai, mi piacerebbe vedere oggi Hundertwasser o Dalì alle prese con le tecniche ed i materiali moderni.

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  3. ciao Peja,
    vorrei invitarti ad un workshop che si terrà a Torino quest’ estate con L’ AA e la Columbia University.
    Non trovo la tua mail, potresti mandarmela? la mia la trovi sul mio blog, in alto a destra cliccando contact me.

    ciaoo

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  4. La prima immagine è di MAD architects?
    Tetrucci eh? :-)
    Almeno la Zazzà c’ha un bel brio, una bella linea, più grinta nei materiali.

    Guarda caso, mi sto unendo ad un gruppo per un concorso: tema, una nuova città delle dimensioni circa di Torino. :-) Tempi cinesi, rapidissimi.
    Rob da matt! :-)

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  5. @ Oculus:

    Fai considerazioni troppo architettoniche: sicuro che non sei dei nostri? ;)
    Ad ogni modo, si è vero, la China sta diventando un campo di sperimentazione diffuse, e per fortuna anche colte. Per gli europei sta diventando come l’America del tardo seicento: terra di conquista, ma con in più, come dici tu, il budget giusto per fare ciò che si vuole! Ho letto un’articolo oggi dove si diceva che la real estate da quando investe in china ha decuplicato il suo giro di affari… Poi se consideri che la loro manodopera costerà un decimo che in Europa…
    Per i vari Dalì/Hundertwasser, ti rimando a due architetti contemporanei che sicuramente ti faranno impazzire (sono particolarmente fotogenici): il primo (Gaudianeggiante) è http://www.noxarch.com, il secondo (pazzoide) è Lucien Kroll (non ha un sito…).
    Fammi sapere che ne pensi! :D

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  6. Ciao Peja. Il tuo blog è molto interessante, l’ho scoperto da un paio di giorni e mi ha già dato molti spunti di riflessione..
    A proposito di Lucien Kroll, esiste un sito:
    http://homeusers.brutele.be/kroll/index.html

    Io sono molto inesperto circa la virtualità, la transarchitettura…
    a leggendo da qualche parte su questo blog il tuo scritto per Presst/letter a proposito appunto di virtualità, di protesi, ah si.. di burattini! Mi chiedevo se conosci il teatro di Carmelo Bene… A me è capitato tre volte di vederlo a teatro prima che morisse nel 2002 e da allora coltivo un a passione crescente per la sua opera. Da allora e anche come amante del pensiero nietzscheano e di Artaud.. Ho cominciato a scoprire altri sublimi matti, Deleuze e Klossowsky ( grande pensatore-artista fratello di Balthus..).
    Io sono uno stanco e disorientato studente di Architettura, ormai laureando, con la curiosità sempre più forte per le strutture del linguaggio, per il pensiero post- strutturalista… e insomma mi sto un pò scervellando per capire quale Architettura… con le ” protesi” di Bene…
    ti lascio altri link, curioso di sapere che ne pensi…
    http://radioradiodeleuze.blogspot.com/
    http://rhizomes.net/
    http://deleuze.tausendplateaus.de/
    http://www.immemorialecarmelobene.it/

    Ciao Peja
    è Emanuele Arteniesi, il quale ti ha incrociato su Archiwatch

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  7. @ Emanuele
    Grazie mille Emanuele, mi fa sempre piacere quando qualcuno resta soddisfatto di ciò che scrivo! E grazie per il link del sito, veramente non lo conoscevo!
    Tra l’altro è anche divertente la “Krollnologia” dell’autore!
    Ci rileggiamo o quì o dal prof. Muratore! A presto!

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