.** Domotica

Scambi di opinioni con altri utenti della rete sono sempre salutari, soprattutto se si interessano ai miei stessi problemi…

Maat:
Ehi ciao! Oggi vado a sentire la conferenza di Boris Podrecca! E’ un architetto austriaco, ne ho parlato anche nel mio blog

Peja:
Bhè, purtroppo non ho avuto molto tempo per girare per blog… Peccato perchè ci sono dei blog veramente interessanti. Tra l’altro mi danno pure degli spunti per il mio! Se riuscissi a scrivere anche in inglese poi sono sicuro che avrei moltissimi spunti dai commenti degli internauti internauti anglofoni…

Maat:
Già, vorrei anche io scrivere in doppia lingua, ma ci vorrebbe troppo tempo…

Peja:
Infatti è il principale motivo che mi trattiene dal farlo… Tra l’altro ho notato una cosa: ho più feedback di commenti quando scrivo cose riguardante il rapporto tra architettura e realtà virtuali che quando scrivo di architettura

Maat:
Bhè guarda, meglio così! Vuol dire che ci si è seccati di parlare delle solite solfe (per quanto interessanti, sia chiaro), si ha voglia di qualcosa di nuovo! Nuovi argomenti…

Peja:
E’ vero! Anche io! A proposito, sto studiando la modellazione in Second Life: è veramente contorto come meccanismo, non lo vedo molto efficace, ma di certo la grande innovazione è il fatto che quello che fai è già pronto senza ulteriori ritocchi!

Maat:
Io ho deciso di rifuggire second life in quanto potenziale fonte della mia perdizione: già ho un fratello world-of-warcraft-dipendente ed un padre drogato di compravendita eBay, non voglio finire come loro!

Peja:
Potrai immaginare che non la penso proprio come te! Sai, io insieme ad una mia amica, Giulia Santucci, abbiamo fatto un concorso di una architettura su Second Life! Bhè, siamo arrivati tra i primi 30, e questo ci è valsa la partecipazione all’Ars Elettronica! Bhè insomma avrai capito che la cosa mi affascina, nonostante i grandi limiti, ma è il primo grande tentativo di infrastrutturare una transarchitettura condivisa… Ti faccio vedere!

Maat:
si!

Maat:
Mi affascina da sempre la tendenza al ritorno (?) a forme biologiche dopo secoli di tentativi di allontanarsene!

PEJA:
Io credo che prima o poi (nemmeno tra torppo) ci saranno edifici realizzati in materia organica, magari progettati con nanotecnologie…

Maat:
Sono d’accordo, soprattutto per la questione del risparmio energetico in fondo, anche idealmente si sta cercando di trasformare l’edificio in qualcosa che si nutre e produce… un organismo quasi vivente!

PEJA:
E’ vero! Guarda i nox ad esempio, oppure anche Nio, che poi era un ex nox: tutti è due fanno continui riferimenti letterali all’organico/inorganico, al concetto di cyborg e protesi che riferito all’architettura fa pensare all’edificio come ad una estenzione sensoriale del nostro organismo connessa direttamente ai nostri neuroni, e quindi alla nostra volontà…

Maat:
Senz’altro e soprattutto con l’integrazione delle applicazioni domotiche!

PEJA:
Esatto! secondo me si apriranno due strade su questa direzione: una che si occuperà principalmente del benessere psichico, quindi dell’integrazione tra mondi virtuali e realtà fisica, facendo integrare le esigenze emotive del fruitore con software in grado di interpretarle, e dall’altra proprio la domotica, con la sempre maggior semplificazione di manutenzione/installazione di tecnologia complessa… Guarda ora: chiunque può mettersi da solo dei pannelli fotovoltaici, ma è difficile installare un impianto di controllo energetico… Pian pianino sarà possibile per il proprietario di casa propria poter cambiare completamente l’aspetto e soprattutto l’assetto della propria casa da solo…

Maat:
Mi chiedo però a questo punto che fine farà la strada opposta della ricerca: la prefabbricazione. Diventerà una nuova speranza per l’edilizia economica, dove l’integrazione domotica (personalizzabile al massimo) diventerà la nuova espressione del lusso?

PEJA:
Bhè, forse si, sicuramente inizialmente i costi saranno parecchio elevati, ma con l’andare del tempo i prezzi cadranno e sarà forse addirittura scritto a breve un manuale normativo che gestirà queste cose… A quel punto la figura dell’architetto diventerà sempre di più simile a quella dell’ingegnere: informatico, elettronico, robotico ect… Non che la parte creativa calerà, ma sicuramente quella edile si!

Maat:
Mah, secondo me ci sarà solo una moltiplicazione delle specializzazioni per cui i team di progettazione diventeranno giocoforza sempre più grandi. d’altra parte è tentenda già consolidata, tutti i grandi studi hanno decine, a volte centinaia di membri e collaboratori per far fronte alle necessità tecnologiche…

PEJA:
Certo, ma ovviamnete quello che dirige il tutto non può prescindere dalle altre conoscenze, no? cioè, è vero che esiste la collaborazione, ma è pur vero io non posso progettare senza capire i problemi delle altre discipline che mi sono affianco.

Maat:
Ovviamente! Poi, è chiaro, questo soprattutto ad alti livelli. In effetti oggi può ancora esistere il piccolo studio associato di architettura con due membri o poco più. Ma un giorno, se le cose stanno come diciamo, anche solo per un interno ci vorranno molte competenze.

PEJA:
Bhè certo… Sai, ho lavorato in uno studio dove c’era un tipo che sceglieva solo i colori. Questa è una sciocchezza ovviamente, ma se ci pensi la tendenza è questa… però sono sicuro che ci deve essere una figura che riunifichi le competenze! non racchiuderle appieno, certo, ma per lo meno riuscire a gestire le diverse cose… Ad esempio, Lars Spuybroek, non credo che sappia programmare, ma sa come si programma. Ecco: magare non saperlo fare, ma sapere come si fa!

Maat:
… Almeno abbastanza per poter dare/raccogliere indicazioni da tutte le personalità che si ha intorno!

PEJA:
Esatto oppure potrebbe pure darsi che gli studi si organizzeranno in modo da essere frammentati in tante piccole competenze ossia, uno studio che progetta solo zoccoletti e mattonelle e i vari studi collaborano assieme! Diventerebbe una sorta di Architettura 2.0: come nel web collaborativo dove tanta gente non si conosce e fanno cmq tante cose insieme. Ecco, immagina se un edificio lo montassero tante persone che non si conoscono… Un pò come le città ora… Oddio ora che mi ci fai pensare: non è che wikipedia abbia copiato il metodo chiave dell’urbanistica medievale?

Maat:
Decisamente, però ti dirò, un po’ mi piace e un po’ mi intristisce questo processo diventerà una sorta di enorme catena di montaggio dove si rischia di perdere il senso del lavoro d’insieme la logica industriale rischia di averla vinta su quella artistica

PEJA:
Bhè, anche io sono un pò reazionario a questo, ma forse è un pò romanticheria mia: credo che occorre semplicemente trovare altri mezzi per essere creativi, con criterio, ma creativi… Sai mi fanno molta rabbia (o tristezza? chissà!) quei tipi che parlano tanto di creatività e che però si limitano semplicemente a fare cose strane… Ecco, sarà una gran vittoria non cadere nè nel tecnicismo totale, per quanto affascinante, nè nell’ingenuismo post moderno…

Maat:
Sarà parecchio dura per noi e per i nostri figli, in altre parole!

PEJA:
Chissà… Ma forse noi parliamo così perchè non vediamo la via! O forse ci estingueremo prima?

Maat:
Eheh dai, sta nella nostra natura evolverci e risolvere problemi creandone degli altro tutto sommato, un
po’ mi fido del genere umano!

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10 pensieri su “.** Domotica

  1. …due cose sono rimaste a ronzarmi nella testa…vediamo…la prima è sullo scrivere una versione del proprio blog in inglese, accidenti vorrei proprio trovarne il tempo! Ho provato a crearne uno atto allo scopo ma per mancanza di tempo l’ho lasciato in balia del traduttore di google. Ovviamente si può vedere dalle visite che non funziona, gli eventuali utenti di lingua inglese vorrebbero leggere qualcosa di sensato…non i pasticci traslitterativi googliani.
    La seconda riguarda l’evoluzione progettuale…probabilmente si andrà, anche in architettura, verso una maggiore specializzazione nei ruoli organizzativi e progettuali, ma credo che la figura del progettista creativo, l’architetto che tira le fila generali del progetto e ne delinea la forma, non sparirà…forse le conoscenze di base saranno maggiori ma non cambierà poi il molto il discorso legato al “succo” della creatività. Nella storia l’uomo ha prodotto grandi opere già dai tempi antichi ed esistevano già allora i “team di progettazione”, oggi forse cambia un pò la prospettiva nel modo di vederne l’organizzazione e sicuramente sono cambiate le tecnologie a nostra disposizione, ma non cambia la scelta di trovare un nostro ruolo all’interno del processo creativo. Usare il computer invece della carta ci dà più possibilità…e necessariamente ci assegna più ruoli.
    Dato che spesso tendo un pò a svirgolare dal discorso forse è meglio che mi fermi, ma prima ti lascio con un piccolo aneddoto: qualche anno fa (ok diversi anni fa ) quando studiavo ancora ai geometri (brr..si proprio quei piccoli folletti arrogantprogettisti…) mi capitò di visitare uno studio di architettura (era l’epoca pre-informatica), un grosso studio che poteva contare parecchi collaboratori. C’era l’addetto che si occupava delle matite, quello che era esperto nelle assonometrie e prospettive (eh si…bella comodità il 3d di oggi eh?), c’era l’inchiostratore (mai passato a china i disegni?…esatto proprio lui…), poi quello addetto alle eliografie, l’esperto di modelli in legno e tanti altri. Allora anche io sognavo uno studio tutto mio con tutte queste figure, anche perchè fare tutto da soli era una seccatura non da poco. L’architetto comunque era la parte principale (creativa) di tutto lo studio.
    Oggi invece come è fatto un grosso studio di architettura? Magari abbiamo l’esperto/i di autocad/archicad/cad a piacere, quello di 3dstudio/maya/lightwave/modellatore 3d a piacere, l’esperto di texture, l’addetto al composing, quello che si occupa dei rendering, l’addetto ai plotter (eh si la cara vecchia carta è ancora burocraticamente fondamentale), poi chessò un bravo animatore e/o un esperto di realtà virtuali (eh già ormai nei grossi studi anche le simulazioni dinamiche del costruito si stanno facendo sempre più presenti…eh si! suppongo che sia materia che ti affascina particolarmente da quel che vedo…). Non mi vengono in mente altre figure (per ora) e penso pure di aver scritto…troppo…spero di non averti annoiato esageratamente…come si dice: se parli con una persona della sua passione questa ti sommergerà di parole come un fiume in piena.
    Un saluto, e complimeti per il tuo blog che trovo sempre molto interessante!

    Joystar

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  2. @ Joystar:
    Bhè, fare un blog in inglese è assolutamente impegnativo! La traduzione di google non vale proprio niente, sono con te!
    Ad ogni modo anche io la penso così: da Bernini ad oggi l’architetto è sempre stato una sorta di crocevia di tante e diverse competenze, e non credo che la virtualizzazione, l’informatizzazione od altro possa cambiare questo… Saranno altre competenze, ma si trattera sempre e comunque di un regista creativo, un dirigente di flussi e di lavoro…
    Grazie per i complimenti! Nemmeno il tuo non è per nulla male, altrimenti non lo visitavo! :D

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  3. hai detto: “ho più feedback di commenti quando scrivo cose riguardante il rapporto tra architettura e realtà virtuali che quando scrivo di architettura…”

    forse perchè siamo in un blog e gli utenti sono “geneticamente ” più portati a parlare di architetture e realtà virtuali, piuttosto che di archittettura la quale più tradizionalmente viene (ancora) discussa sulle riviste, nei libri o nelle aule universitarie.

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  4. @ Oculus:
    Bhè, sicuramente hai ragione! Infatti io visito molti siti che hanno come tema “second life”, e noto che quando vanno fuori tema hanno meno “audience”. Non è una critica la mia, anzi: considerando che tra i miei interessi trovano certamente più adito la transarchitettura che i temi dell’architettura vitruvea…
    Comunque sospetto sempre più che tu sia architetto! :D

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  5. Irrimediabilmente l’esperimento second life è destinato a morte precoce. Compito dell’architetto contemporaneo è fanculizzare second life per plasmare forme amorfe ma vicine al nostro fare quotidiano.
    Ho rivisto sette minuti e mezzo fa alsoavailable, ateo nella forma impuro nel pensiero, è la strada giusta?

    Sembrerebbe un anti-linguaggio dello spazio, una sorta di deterrente della spazialità composta, apri un occhietto su suoi a-elaborati, dimmi che ne pensi.

    Una virtualità concretizzata nel reale su cui il nostro amichetto cino-olandese ci sputa sopra. Con disprezzo.

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  6. Caro Muse:
    Sfondi due porte che ben sai essere sfondate ;)

    Da prima Second Life: è vero, Second Life è una pasticciata: un mondo senza regole dove la gente è libera di plagiare il reale in un sistema di realtà che non permetterebbe di esserne la piattaforma. Guarda l’isola Parioli, oppure altre residenziali. Già il fatto ci siano isole residenziali a me fa paura…
    Daltra parte bisogna render merito di una cosa: Second Life è il metaverso che ha aperto le porte alla gente alla possibilità di realizzazione unicamente per via telematica: ritornerò su questo tema!

    Il secondo punto è quella dei plagiatori del virtuale, come also available: dici che è un antilinguaggio: invece io lo vedo molto strutturato, leggi molto chiare. Troppo chiare, è troppo facile la sua progettazione, come è troppo facile dire ciò che dice il caro Luca Diffuse sul virtuale. Luoghi comuni in spazi virtuali? Sarebbe da operare il contrario, e sicuramente non attraverso il suo radical minimal kitch che propone in ogni progetto. Ognuno diverso, ognuno uguale.

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