.:: Psicologia della Forma

 

 

In un paio di anni le periferiche input mente-computer verranno commercializzate, e probabilmente sostituiranno le attuali periferiche di interazione, come tavole grafiche, muose e tastiere.

Probabilmente entro una decina di anni verranno testate le prime periferiche output computer-mente, e saranno sviluppati parallelamente i primi software che possano sfruttare le potenzialità delle nuove macchine.

Sarà probabilmente la fine dell’esperienza video, essendo l’informazione, in qualunque forma venga distribuita, direttamente fornita alle terminazioni nervose, e quindi vissuta dall’interno, in un’esperienza assolutamente immersiva. Alcuni esperimenti si stanno già conducendo in questa direzione, come quelli del professor Anil Raj ha ottenuto risultati straordinari connettendo cavie umane a piccoli sistemi di rilevazione. Connessione avvenuta senza alcun cavo collegato direttamente al cranio, ma una semplice striscia di plastica da posizionare sulla lingua. Attraverso il collegamento all’interfaccia, alcuni soggetti completamente ciechi sono riusciti ad orientarsi autonomamente, trovando porte, individuando persone nelle vicinanze o afferrando oggetti. Dunque queste periferiche, nel caso specifico dei ciechi, non vanno a ricreare una protesi sensoriale, capace cioè di riparare il senso danneggiato, ma disegna un sesto senso, indescrivibile se non lo si è provato. Simile, più che alla vista o l’udito, al sònar dei pipistrelli, dove la posizione degli ostacoli sono avvertiti. Uno spazio del tutto personale, quello del pipistrello. Ma come è possibile simulare un senso diverso da quelli a cui siamo predisposti, è probabile che sarà possibile simulare direttamente la navigazione web ed il controllo di dati, in modo che l’uso internet si trasformi in un’esperienza, più che in una fruizione. In questo senso la transarchitettura potrebbe ritrovare nuovi significati, in una sorta di pianificazione urbana del cyberspazio. Il ruolo che dovrebbe assumersi il transarchitetto diventerebbe sempre più delicato, in quanto l’esperienza dei dati (ricordate? Non si può ora parlare di fruizione!) dovrà essere guidata in modo da non dover far affrontare lo shock del singolo di fronte all’impossibilità di capire effettivamente cosa sta succedendo i questa nuova tipologia di spazi.

.:: PEJA // Psicologia della Forma_ Città (indi)visibile

Ritornano attuali gli studi sulla psicologia della forma condotti dagli artisti, grafici e designer dalle avanguardie fino alla fine della fiducia delle discipline nel tardo ’70. Ritornano attuali gli studi sull’emotività delle composizioni, della scientificità dell’impressione sulla retina dei complementari dei colori (anche se è stato dimostrato che il colore complementare non rimane impressa sulla retina, ma i nervi ottici tendono a compensare con il suo complementare, il colore che osserviamo distrattamente) . Ritornano Munari, Kandisky, Klee. Non come moda, ma come una ripresa di studi dal quale ripartire, senza ideologismi questa volta, ma considerando anche questa come strada necessaria da battere.

Psicologia della Forma
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10 pensieri su “.:: Psicologia della Forma

  1. Davvero incredibile…le possibilità che si aprono sono assolutamente infinite e incredibilmente potenti, e tutto come dici tu “vissuto dall’interno, in un’esperienza assolutamente immersiva”. La domanda più affascinante riguarda il se e il come tutto questo vedrà cambiare la realtà fisica, che da sempre ha avuto un ruolo alternativo e “applicativo” rispetto al tempo e allo spazio interiori!

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  2. …anzi ora che ci penso…in fondo è il sogno/realtà di qualsiasi bambino…trasportare l’ attività mentale nel mondo reale! in verità per molti di noi (e in età infantile, ancora di più) una parte di ciò che immaginiamo è assolutamente reale…in fondo è il punto di vista, l’obiettivo di una camera a fare la foto!
    avete mai giocato ad avere dei superpoteri?! ;)

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  3. @Aquili&Elberg
    Bhè, avevo proprio in mente l’optical quando scrivevo! E’ uno dei frutti più maturi (credo) nati dalle arti progettuali come la grafica, anche se poi non si è saputa rinnocare se non in ultimissimi anni… Avete avuto l’occhio lungo, se avete scelto proprio questo come momento per intraprendere questo progetto!
    Sono proprio curioso, perchè non me ne fate sapere di più? :)

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  4. @ Dade
    La questione che poni è veramente stimolante: in effetti è qualcosa di istintivo il fatto di poter riproporre come intatto il nostro pensiero direttamente nell’atto, solo che poi la mediazione dell’azione ne impedisce in parte il compimento…
    Come quando si ha una idea progettuale, e non la si riesce a rappresentare come la si ha in testa… Allora si trovano soluzioni/tampone e compromessi… Il punto di vista del bambino: cavolo mi hai dato uno spunto! :D

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  5. l’esaltazione del momento mi prende…in effetti le possibilità non sono poi così infinite! ovvero l’applicazione pratica del pensiero è cmq mediata e “limitata” dallo strumento/mezzo che la traduce in realtà appunto. Cmq lo trovo davvero affascinante!

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  6. @ Dade
    Infatti, le possibilità non sono infinite, ed appunto per questo siamo costretti a lavorarci in maniera sistematica… E poi c’è il secondo aspetto che metti in evidenza, cioè l’impossibilità di rendere il pensiero azione anche lasciando libera la mente di agire… Subentrerebbe un meta inconscio che guida il primo ect…

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  7. bhe, comunque fantastico. L’immagine l’abbiamo utilizzata per il desktop di un nostro portatile, sembra un filmato in effetti. L’effetto è sorprendente soprattutto quando sperimenti con un software di elaborazione immagini cambiando i colori…

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