.:: NeuroSpace

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Case, cowboy del cyberspazio particolarmente dotato, è ormai di casa nel Cyberspazio. Attraverso un Ono-Senday modello Cyberspace7 procuratogli dall’intelligenza artificiale Inverno Muto, l’anti eroe per eccellenza di Neuromante, riesce a evadere dalla prigione di carne del suo corpo materiale. Le cavalcate attraverso il mondo virtuale trasformano Case in una sorta di sciamano, la cui magia consiste nell’interfacciare direttamente il proprio sistema nervoso protoplasmatico con il sistema nervoso elettronico della sfera dei computer. Sogno eterno dell’uomo, quello del trascendere il proprio corpo per poter agire come pura anima, o mente, o entità, a seconda della laicità della narrazione. Il controllo di artefatti, la telecinesi, la lettura della mente. Sembra ridicolo, ma la ricerca scientifica procede anche inseguendo le pulsioni archetipe degli uomini. Di interfacce uomo-macchina in grado di mettere in comunicazione un cervello direttamente con un computer si parla almeno da vent’anni, ma negli ultimi anni si è passati finalmente alla sperimentazione su cavie umane. Niente USB direttamente connesse nel cervello, ma scanner 3d, linguette magnetiche, sonar, capaci di leggere in tempo reale l’assetto neuronale dell’utente della periferice, e di intuirne lo stato emozionale. Così, sarebbe possibile comunicare in modo assolutamente intuitivo con la macchina, bypassando qualsiasi forma di interazione fisica con il software. Ovviamente le strade aperte sono infinite, ma il vero passo in avanti sarà quando la macchina potrà far tornare informazioni al cervello. Alcuni esperimenti in questa direzione sono già in corso, come ad esempio il dispositivo Brain Port, testato su utenti ciechi, i quali sembrano aver acquistato il senso dello spazio, riuscendo ad orientarsi.

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Ma con lo sviluppo di queste periferiche sarà possibile, addirittura, simulare l’esperienza di una realtà virtuale? Come un maturo Jobe, protagonista de Il Tagliaerbe, sarebbe forse possibile poter fruire attivamente di spazi tridimensionali precognizati da William Giboson? Probabilmente si. Si aprirebbe dunque una nuova problematica per la transarchitettura, la quale si troverebbe di fronte finalmente al compito che ne ha generato la nascita: la gestione di spazi virtuali, questa volta mentali. E’ bene iniziarne a dibattere fin da subito per non rimanere impreparati di fronte al progresso tecnico che incobe inesorabile. E qualcuno, addirittura prima di Gibson, si era posto il problema proprio dal punto di vista architettonico. Ed in Italia: i Superstudio, la cui Città 2000 t. era costituita da:

[…] sottili, altissime lame di edifici continui intersecantisi tra di loro in maglie quadrate della misura di 4000 metri. Gli edifici, o meglio l’unico ininterrotto edificio, è costituito da celle cubiche aventi il lato di 2,25 metri; queste celle sono disposte l’una sull’altra in un unico ordine fino ad un’altezza di 1333 metri sul livello del mare. Ogni cella ha quindi due pareti opposte confinanti con l’esterno, di materiale opaco ma permeabile all’aria, rigide ma soffici. La parete Nord è capace di emettere immagini 3-D, suoni ed odori. La parete opposta è occupata da un sedile capace di aderire a qualsiasi corpo umano fino ad avvolgerlo del tutto; in questo sedile sono incorporati apparati per soddisfare le necessità alimentari, escretorie e sessuali. La sostanza membranosa di questo apparato, quando non è in funzione, si ritira assieme ai suoi accessori ricostituendo la parete. Il pavimento è un simulatore di materia e può riprodurre in tutti i loro parametri sensoriali un gran numero di sostanze viventi. E’ però il soffitto la parte essenziale della cella; è costituito da un unico schermo ricettore di impulsi cerebrali. In ogni cella alloggia un individuo i cui impulsi cerebrali sono captati e ritrasmessi all’analizzatore elettronico unico le cui apparecchiature sono raccolte al sommo dell’edificio. L’analizzatore seleziona, compara e media i desideri dei singoli programmando la vita di tutta la città mediante la parete emittente, il pavimento simulante e le azioni della parete attrezzata; in tal modo tutti i cittadini sono sempre in condizioni di eguaglianza. Qui la morte non esiste più.

Pare che il transumanismo abbia degli antecedenti di eccellenza.

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8 pensieri su “.:: NeuroSpace

  1. Bellissimo post. Hai citato anche due miei miti, Neuromante e il Tagliaerbe. Il tuo riferimento al profetico Neuromante è azzeccatissimo ed è fondamentale anche una riflessione etica per non ritrovarci in uno scenario da 1984 dove un “grande fratello” usi questa tecnologia per controllarci fin nella nostra mente. Trovo che l’architettura virtuale sia veramente interessante considerando che non c’è bisogno di seguire nemmeno le + banali leggi fisiche che limitano l’architettura reale, insomma spazio alla creatività!

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  2. david e apolide mi hanno preceduto…. anche io voglio complimentarmi per il post, mi è piaciuto tanto!!!
    Leggo fantascienza praticamente da quando ho imparato a leggere (e prima guardavo solo le figure :-) ), quindi capirai quanto l’argomento possa affascinarmi.

    La transarchitettura può diventare la palestra per formare gli architetti degli spazi virtuali, anzi credo lo sia già, ed il nostro modo di interagire con le macchine sarà sempre più articolato e vario.
    Chi è nato informaticamente con Windows, usa il mouse e l’ambiente ad icone e finestre in maniera del tutto naturale. Ma prima c’erano le tastiere ed il DOS ed il CPM ed ancor prima schede e nastri perforati… questione di anni e le interazioni uomo/macchina che tu hai descritto e che oggi sono ancora a livello sperimentale, saranno fra di noi!
    Sarà interessante allora vedere come i transarchittetti sapranno combinare le nuove possibilità espressive ( come ad esempio la mancanza della legge gravitazionale) con l’usufruibilità dei nuovi mondi.

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  3. @ Dave:
    Bhè, Neuromante a il Tagliaerbe, per chi si occupa di spazi digitali, dovrebbero essere le basi… Puoi criticarli sotto ogni punto di vista, certo, ma hanno delle intuizioni veramente grandi!
    Sono contento che hai capito al volo il problema di cui mi interesso, per me è fondamentale che si divulghi il messaggio!
    Tra l’altro è corretta anche la tua osservazione: la transarchitettura è vuota di vincoli fisici, non ne soffre… I suoi limiti sono altri, e derivano dalle reti, dunque i problemi da risolvere diventano altri, che hanno a che fare con la sociologia, le relazioni, eccettera…

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  4. @ Oculus:
    Grazie anche a te, davvero!
    Bhè, devo confessare che io non sono un grande fan della fantascienza quanto del Cyberpunk. Anzi, credo proprio che la transarchitettura, e la cyberarchitettura, possano essere le scenografie peculiari per una ambientazione cyberpunk, però si: se consideri che a volte questo genere viene avvicinato alla fantascienza: ti capisco! :D
    E sono veramente entusiasta del fatto che tu riesca a comprendere la pobblematica così bene… Considera, anche io faccio sempre l’esempio della differenza tra uso con o senza interfaccia, che poi è una differente fruizione dei dati… E così ipotizzando una terza dimensione che si, non deve preoccuparsi dei limiti della fisica, ma invece deve preoccuparsi dei problemi di fruizione dello spazio, della sua navigazione, problema di relazione sociale, riuscire a far in modo che la gente si orienti e soprattutto si comporti con naturalezza all’interno di questi spazi, senza che l’ebrezza da computer prenda il sopravvento…
    Come dici tu, aspettiamo e vediamo! ;)

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  5. Interessante il tuo blog. Me lo appunto, voglio leggerlo meglio. Sono anch’io un architetto, anche se indubbiamente non ho il tuo entusiasmo verso l’attuale tecnica “futuribile”, per motivi che ora sarebbe lungo esporre (ci sta dentro tutto, in effetti dentro quei motivi).
    Vero però che ci unisce il rifiuto di Achille B.O. (come critico, come persona non lo conosco :-)

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  6. @ Biz:
    Bhè, ti ringrazio per l’apprezzamento! Davvero!
    Comunque ti avverto che non sono un tecnofeticista, anzi! Ma ci sono alcuni problemi su cui occorre iniziare a riflettere fin da subito, come ad esempio le nanotecnologie, gli spazi virtuali sensorializzati, il progressivo deterioramento degli edifici storici, che con il tempo non saranno più recuperabili…
    Cos’altro? Chissà quante cose spunteranno fuori…
    Dobbiamo iniziare a pensarci, per non farci sorprendere!
    E non ti preoccupare della lunghezza della tua opinione… difficilmente ricevo commento corti! (per fortuna :D)

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