Firenze politica

Ancora loro, ancora Italia Nostra. Questa volta spalleggiati dal populismo politico. Se è vero uno dei parametri con cui misurare lo sviluppo di una città è la qualità e la pertinenza della rete delle infrastrutture per il trasporto, possiamo considerare l’ennesima invettiva al progresso, da parte di Mario Razzanelli dell’UDC, come un campanello d’allarme. Un segnale di degrado degli interessi urbanistici. Firenze, città che più di altre soffre per il proprio passato (e qui non si parla di stili o di vacua densità, ma dell’impossibilità di attuare alcune strategie rispetto ad altre, mantenendo intatto il proprio patrimonio, esso stesso motore di nuove occasioni), è teatro in questi giorni di uno dei più ridicoli dibattiti politico/urbanistici di cui purtroppo ci si sta abituando ad assistere: Questa tramvia non sà da fare, convincendo la cittadinanza addirittura a partecipare ad un Referendum. Referendum, c’è da dirlo, non ha raggiunto il quorum. Che il facile pretesto della conservazione dei monumenti abbia attecchito più di altri non importa: la questione politica sta invadendo gli altri campi, ostacolando gli addetti ai lavori. Tra l’altro, la critica conservatoristica (quì non si intende il conservatorismo come il carattere di un atteggiamento passatissa, ma come la volontà di manutenere) si basa su considerazioni faziose: secondo quanto il progetto aveva previsto, il tram avrebbe sostituito sompletamente il servizio pubblico, e la zona sarebbe stata pedonalizzata. I monumenti, che si sa: soffrono di mal di smog, sarebbero così protetti. Si aprirebbe poi un circolo virtuoso dove sia le aree centrali, sia quelle più periferiche, vedendosi riavvicinare, aumentarebbero di valore. Le accusate vibrazioni che il tram causerebbero non sono nemmeno da considerare come accusa: autobus e veicoli privati nella loro totalità ne creano molte più. Sarebbe da chiedersi perchè si è alzato tutto questo polverone contro un argomento di importanza strategica per la città, ma credo la risposta sia piuttosto scontata. Come del resto lo è ogni volta in cui la politica entra in questi affari.

16 pensieri su “Firenze politica

  1. se non sbaglio stanno già costruendo la prima linea del tram, cui dovrebbero far seguito altre due.
    mi vien da dire: molto rumore per nulla.
    anzi no: il tipo della fontana di Trevi (quello dell’acqua rossa e delle palline colorate) ci ha fatto una performance, stavolta meno ‘performante’ delle due precedenti :-)

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  2. Che sia una tranvia, un inceneritore (oops si dice termovalorizzatore) oppure un traforo i politici locali sfruttano da tempo oramai gli umori cittadini per trarre profitti personali ed elettorali: al nord, al centro, al sud; a destra, a centro a sinistra.

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  3. non dobbiamo farci deviare dalla politica.
    ogni impresa, ogni innovazione deve essere sostenuta e richiesta da un potere.
    paradossalmente con la democrazia è divertente notare come a firenze la sinistra voglia la tranvia mentre a parma non voglia un rinnovamento.
    nel caso in questione per me non è un problema di infrastruttura, ma di design.
    cioè voglio dire che la questione non è tranvia si o no. è ovvio che c’era già nell’800 e che se toglie tutto il traffico è meglio per tutti, monumenti, chiese e persone. ma il design della tranvia poteva essere più integrato e studiato.
    debbono necessariamente avere il look pininfarina del pendolino?
    e perchè sono verdi? da sempre gli autobus a firenze sono arancioni.
    e i bus a due piani studiati per i turisti che venivano a firenze? e le vecchie tranvie fiorentine che colore avevano? il design è adeguato ad una città storica? oppure mentre faccio la foto al battistero mi tocca aspettare che esca dal quadro la tranvia?
    insomma, io dico facendo una metafora: facciamo una firenze moderna, con i fast food, ma dentro non ci mettiamo l’hamburger di carne argentina. dentro vendiamo ribollita e una bella fett’unta con l’aglio!

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  4. Cara Fiorella:
    Bhè si, tanto rumore per nulla, per fortuna, ma il problema è un altro: quale sensibilità si forma da queste considerazioni? E’ un problema secondo me chiave, perchè la domanda deve essere educata da fattori interni alla disciplina, non dalla politica. Se la signorotta di città vuole farsi fare come casa di campagna una campagna stile rurale, è perchè gli è stato proposto solo quel modello. Se le nostre città saranno sempre più inadeguate alla vita contemporanea, è per colpa di queste persone che formano questo tipo di richieste…

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  5. Caro Paolo:
    Bhè, il problema che poni è piuttosto scottante, e soprattutto pertinente: certo, si potrebbe dire che, come suggerisce Italia dei Valori, il problema sia il disegno dei tramvia. In effetti sono piuttosto anonimi, e da un disegno originale, nel 2006/07, sinceramente mi aspettavo qualcosa (molto) di più. E’ un occasione persa per il design, ecco. Ma la questione di promozione politica c’è. Non conosco la situazione parmense, e se mi aggiorni mi fai un vero servizio, ma credo che la situazione politica è ormai talmente contraddittoria e vuota di significare che si può affermare tutto ed il contrario di tutto, basta che si partecipa ad una battaglia: il signore dell’UDC avrebbe preferito, a tramvia già ultimata, la realizzazione di un metrò. Sulla base di cosa? Un metrò sotterraneo, con tutto quello che comporta, danneggerebbe di meno il battistero? Questa serie di post su questo tipo di problemi, come quello precedente su Londra, vogliono semplicemente far emergere il mio vero “terrore” di fronte a queste uscite! Si, terrore, perchè queste persone sono influenti, e modellano il volere delle persone, delle comunità…

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  6. Roba da matti… a questo punto meglio diventare una colonia della Cina!
    Cmq strano che non si è pensato a farla passare sottoterra la linea tramviaria… ma forse ho detto una stupidaggine, mi merito io una tramvata sulla testa… :)

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  7. Caro David:
    Colonia cinese? Non credo ci sia da aspettare troppo…
    Per quanto riguarda la linea sotterranea, sinceramente non so se sia stato possibile iniziare a farla al livello di sovraintendenza. Credo che siano stati fatti studi, dato che chi si è occupato di questa infrastruttura sicuramente era un team professionale. Tra l’altro il tipo dell’UDC aveva proposto il metro, a lavori ormai ultimati… Questa volta la tramvata la rimandiamo, vah!

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  8. Se non penso ai calcoli politici, un po’ mi meraviglia… sarà perché da anni mi auguro un grande revival di tram a Roma. Un tram si sposa certamente molto bene con il profilo di un centro storico come quello di Firenze.
    Comunque vedo che questo tema innovazione/conservazione ti sta piuttosto a cuore. Ma qual è la tua proposta? Perché in effetti se ci penso la questione è controversa: il mio ex ragazzo, un tedesco, la prima volta che è stato a Roma, alla vista del Colosseo ha esclamato “Ma che aspettate a ripararlo?”. Io mi sono fatta una grassa risata, ma lui non scherzava per niente. Dopo il primo momento di stupore, mi son detta “ma in effetti perché no? Certo, non è da farci dentro un parcheggio, ma questo non è l’aspetto che il Colosseo ha avuto sempre: è stato saccheggiato, smembrato, riparato, vi sono state aggiunte delle parti nei secoli. Ha vissuto. Eppure a noi oggi sembra intoccabile, eterno così com’è.” Quand’è che una società comincia a sentire i proprio monumenti come sacri, e a vivere nel passato? Mi fa pensare a una delle città invisibili di Calvino, Maurilia:

    “A Maurilia, il viaggioatore è invitato a visitare la città e nello stesso tempo a osservare certe vecchie cartoline illustrate che la rappresentano com’era prima: la stessa identica piazza con una gallina al posto della stazione degli autobus, il chiosco della musica al posto del cavalcavia, due signorine col parasole bianco al posto della fabbrica di esplosivi. Per non deludere gli abitanti occorre che il viaggiatore lodi la città nelle cartoline e la preferisca a quella presente avendo però cura di contenere il suo rammarico per i cambiamenti entro regole precise: riconoscendo che la magnifcenza e prosperità di Maurilia diventata metropoli, se confrontate con la vecchia Maurilia provinciale, non ripagano d’una certa grazia perduta, la quale può tuttavia goduta soltanto adesso nelle vecchie cartoline, mentre prima, con la Maurilia provinciale sotto gli occhi, di grazioso non ci si vedeva proprio nulla, e men che meno ce lo si vedrebbe oggi, se Maurilia fosse rimasta tale e quale, e che comunque la metropoli ha questa attrattiva in più, che attraverso ciò che è diventata si può ripensare con nostalgia a quella che era.
    Guardatevi dal dir loro che talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome, nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loto. Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l’accento delle voci, e perfino i lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei. E’ vano chiedersi se essi sono migliori o peggiori degli antichi, dato che non esiste tra loro alcun rapporto, così come le vecchie cartoline non rappresentano Maurilia com’era, ma un’altra città che per caso si chiamava Maurilia come questa.”

    Ecco, quando ho letto questa passo, mi è venuto da pensare alla mia città e a molte altre città “storiche”. Da noi le “cartoline” sono tridimensionali, sono monumenti, ma il principio è quello: commemorare la città vecchia (che bella non era per i suoi abitanti e non lo sarebbe ora) alla luce della odierna metropoli. Non riusciamo a trovare la linea di continuità tra la Maurilia vecchia e la Maurilia nuova, e siamo sdoppiati fra città e museo, eternamente sospesi tra una memoria non vissuta, ingiallita, ammuffita, e l’impossibilità di vivere il presente in modo adeguato.

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  9. Cara Skakkina,
    Bhè, il tuo commento è veramente stimolante! Molto lungo e dettagliato, e ti ringrazio… Si mi iteressa il tema dell’innovazione nei centri storici: forse è un mio pallino, ma credo che entro brevissimo tempo si inizierà seriamente una campagna speculativa anche nei centri storici, e capire come intervenire (il dove è superfluo) diventerà cruciale! Non sono un conservatore, anzi! Ma quando il tuo ex ragazzo dice: perchè non lo aggiustate? E’ un attività diffusa, che quasi soltanto in Italia è impensabile perchè noi abbiamo una idea diversa del restauro: Vedi, per noi è importante non cosa significava all’inizio quell’edificio, ma come si è trasformato (quindi i significati sono messi un pò da parte…). Dunque, l’importanza del monumento per noi è proprio nella materia di cui è composto. Potrei essere criticato per queste affermazioni, ma in effetti è così: il colosseo perchè non viene riparato? Oppure, perchè non viene riutilizzato, come sempre si è fatto nella storia con gli altri monumenti? Sai, il teatro di Marcello, era stato trasformato in delle case private nel 1500 da un grande architetto, Peruzzi. Le terme di Traiano in una chiesa, e così via. Oggi pensare di riutilizzare un edificio che ha più di duecento anni, rimetterlo a nuovo, aggiornarne lo stile, per un altro scopo è considerata follia. La mia paura è infatti quella una volta che la bolla delle speculazioni esploderà, si cominceranno a costruire immensi edifici baroccheggianti per non accozzare con il centro storico, ed è una cosa altamente idiota. Non dico che ogni intervento deve essere in vetro e acciaio, e tutto il vecchio è da buttare o altro, ma semplicemente è necessario scrollarsi di dosso tutte le stupide inibizioni conservatoristiche che limitano soltanto chi ha intenzione di sperimentare in modo serio.

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  10. Ho seguito parte della trasmissione,nella quale era invitato ad esprimersi anche dal Cò.
    la questione è seria, purtroppo affrontata con superficialità sfociando nei soliti qualunquismi. Sperimentare dici, proprio quello che dovrebbe essere permesso e agevolato laddove non esista un esempio da seguire sul quale basare le idee:
    si continua invece a vedere la solita giostra che gira tra favoritismi,interessi politici,gente competente che viene lasciata in disparte e innovazione(altisonante termine che fa leva sui piu’ e sui disinformati di massa).
    il caso non unico ma certamente particolare e che richiede attenzione di firenze
    si dovrebbe giocare in una sana collaborazione per la ricerca di una soluzione che riesca a soddisfare tutte le esigenze riscontrate.
    il tram messo i così…di quel colore…
    personalmente lo trovo un pugno in un occhio,farlo bianco no?
    anche se devo dire che i grandi bus snodabili già spadroneggiano nella piazza
    a tutte le ore ed in gran numero arrecando gravi danni all’esistente.
    sarebbe una buona soluzione spostare i mezzi di trasporto collettivo nel sottosuolo, pedonalizzando quello spazio urbano.

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  11. Caro Matteo,
    Hai perfettamente ragione, la questione è seria, e politicizzarla corrisponde ad idealizzarla. Le ideologie corrispondono ad una idea ben chiara di futuro, e questo porta a estremizzare alcune posizioni, che possono essere, da un lato il conservatorismo tout cort, dall’altro il positivismo verso il futuro. Ovviamente io sono fortemente a favore della seconda, ma mi rendo conto che noi progettiamo per le persone, e questa è una cosa molto importante. Se il problema è il verde degli autobus, non vedo quale problema ci sia a cambiarne il colore. Ma la questione è un altra, è il dover sparare a zero su questa o quella amministrazione per poter far in modo da poter aver qualcosa da dire durante la campagna elettorale. E purtroppo la politica non è la sola che avanza posizioni sullo studio delle città, che apparte tutte le esaltazioni riguardo la transdisciplinarietà, è sempre stata campo di studio degli architetti e degli artisti. Le scelte politiche, mediatiche, di marketing territoriali, hanno sempre ignorato molti aspetti, e per questo si sono trovate a dover subappaltare compiti ad altre competenze che loro stessi non detenevano. Il risultato? Un patchwork di fatticità le quali nessuna dialoga con l’altra…

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  12. questa volta non sono d’accordo, secondo è strumentale anche continuare a mettere l’alternativa meno peggio.

    non conosco così bene firenze ma per come la ricordo mi pare scontato che quella zona deve essere totalmente chiusa al traffico. non vedo perchè un tram (su cui poi condivido il disgusto estetico di design di paolo) debba necessariamente fermarsi o passare di lì.

    allora perché non fare un tram che arriva a piazza del campo a siena? o magari uno in piazza de’ miacoli a pisa. o anche nella moderna parigi, non ricordo tram a place vandome.

    fiorentini, andate in bicicletta.

    almeno lì

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  13. Caro Rondone,
    Bene, posizione diverse alimentano il dibattito…
    Certo, si potrebbe evitare completamente il traffico, ma come collegare il centro all’espanzione che si addossa al centro? Credo che questo sia un fatto di uso sostenibile della città. Ma l’oggetto della mia critica non è in se la dispua “tram si, tram no”, ma tutte le aggettivazioni politiche che non fanno altro che creare ancora più confusione…
    Comunque le voci contro sono sempre ben accette! ;)

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