La fine del Foro

In Italia si sà, è sempre stato diffile mettere daccordo le parti. Dagli scontri preorganizzati nelle sale dei bottoni dei nostri politici, alle polverose diatribe accademiche tra reazionari e progressisti. In fin dei conti è la nazione che ha fatto convivere Croce e Marinetti, o meglio nel nostro caso, Piacentini e Terragni. Come al solito, quando queste contraddizioni emergono non si può non assistere al dibattito che si viene a creare, che si sia schierati o no. Si vengono a creare intere platee, contemporanee o postere che sia, che entrano subito in empatia con le bandiere di questi schieramenti agli estremi. Interi diari di aneddoti tessono una rete di relazioni così ricco da giustificare a volte un campo di studi. Ma se questo eterno bipolarismo porta sensaltro con se il seme dello sviluppo di una coscienza critica, d’altra parte gli ostracismi del pensiero debole formano una diga che via via negli ultimi anni si sta rivelando sempre più resistente. Ne è un esempio una consistente parte delle attività svolte dall’associazione Italia Nostra, dedita a

Suscitare il più vivo interesse e promuovere azioni per la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, dell’ambiente, del paesaggio urbano, rurale e naturale, dei monumenti, dei centri storici e della qualità della vita.

Non sembra dunque poi così strano che si sia aperta una così dura battaglia contro la costruzione dell’auditorium che Oscar Niemayer aveva progettato per Ravello. Già dall’incredibile inclusivismo del primo punto dello statuto infatti, traspare la volontà di muserificare l’intero territorio, dando per scontato che l’identità dei luoghi non sia una cosa determinata a modificarsi nel tempo. Così, come la città di Ravello, la quale è bene ricordare che basa il suo turismo non sul paesaggio ma sul suo festival della musica, è stata quasi costretta a rinunciare alla sua nuova struttura, ora ad essere attaccata è la gestione del Foro Italiaco, cittadella dello sport di Roma costruita per dotare la capitale di una grande infrastruttura olimpionica. Il Foro, caduto in disgrazia nel dopoguerra, essendo nato per volontà del fascismo, torna a rivivere nel ’60 grazie alla costruzione dello stadio Olimpico. Dunque, anche se non sarebbe nemmeno il caso di dirlo, dato che si tratta di una pratica quasi di routine, il mezzo con il quale si è riportata alla vita l’area sportiva più grande di Roma è stata proprio la costruzione di una nuova grande infrastruttura che potesse funzionare immediatamente come polo attrattore. E’ molto semplice: se un’area non ha fruitore, degrada. Italia Nostra ha ragione a denunciare la fatiscenza a cui è estinata gran parte del complesso, ma commette una grave ingenuità nella sua forte critica della trasformazione ed ulteriore ampliamento programmato, soprattutto se si considera il fatto che uno degli obiettivi di questa retroguardia è stimolare l’applicazione delle leggi di tutela e promuovere l’intervento dei poteri pubblici allo scopo di evitare le manomissioni del patrimonio storico, artistico ed ambientale del Paese e di assicurarne il corretto uso e l’adeguata fruizione. Punto su cui c’è molto da riflettere, dato che non vedo come una adeguata fruizione possa essere perseguita senza evitare manomissoni.

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13 pensieri su “La fine del Foro

  1. Leggo spesso questo tipo di reazioni… Italia Nostra vs Amministrazioni, Progettisti vs wwf, Governanti vs associazioni, Cittadini vs tecnici, Giornalisti vs bloggers…e via di seguito… e la sensazione che si prova è quella di puro disagio, per non dire qualcosa altro di facilmente offensivo!
    Su che base si producono queste diabrite? e perchè tutti e proprio tutti hanno necessariamente il “diritto” di intervenire? Lo so è difficile da ricordare, vista la realtà quotidiana, ma dovrebbero esistere regole di rappresentanza democratica, di delega delle competenze, di scelte politiche e culturali, ove ogniuno abbia il coraggio di prendersi le leggittime responsabilità.

    Chissa! forse avremmo potuto già vedere l’opera del maestro Niemeyer… (magari con qualche pre_analisi in più!) a Ravello…

    ciao marco+

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  2. Un classico delle tematiche legate alla nostra Amata, ed un classico in generale in questo paese.
    Non dirò nulla di ovvio, quindi non ricorderò la particolarità tutta italiana di un passato fin troppo presente e la dialettica, in generale, sulla conservazione, che continua sostanzialmente immutata dalle prime scaramucce tra Viollet-Le-Duc e Ruskin.
    Dirò solo che, certe volte, piccoli sacrifici vanno portati all’altare della modernità; che certo progressismo ideologico fa spesso stranamente il paio col conservatorismo architettonico tout-court, specie se sufficientemente insensato; che questo paese ha bisogno di leggerezza, rapidità, nuova autostima; che, tutto sommato, piace a tutti un po’ d’aria nuova, quando è buona, ogni tanto…

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  3. Cari Marco+
    Purtroppo non posso che farti il verso: sono daccordissimo con te sulla questione della delega di competenza: io non potrei mai e poi mai poter andare da un chirurgo a dirgli di usare questa o quella tecnica per operare, dato che non conosco i problemi che sottostanno alla decisione sono troppo tecnici: Ma queste cose vengono troppo spesso usate per propaganda politica, come avvenne, qualche tempo fa, con il problema della staminali. I politici reazionari finirono per essere i paladini dei conservatori, creando però soltanto ostacoli a chi si occupa di ricerca.

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  4. Cara Maat
    E’ vero, soprattutto se si tratta di opere che possono vivere soltanto se dotate di fruitori. Sia per la posizione, ai margini del costruito effettivo, sia per la funzione che copre, il foro italico è penalizzato. Soltanto riammodernandolo gli si potrebbe dare un nuovo senso. La proposta di Italia Nostra è quella di defunzionalizzare l’area, lasciando soltanto le attrezzatura per le attività atletiche. Quindi, addirittura, spostare l’Olimpico. Tra l’altro questo vorrebbe dire la costruzione di un nuovo stadio nazionale. Non che sia contrario a quest’ultima ipotesi, ma si contraddice lo stesso statuto che dovrebbe guidare le azioni dell’associazioni.

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  5. Devo dire che la questione è molto delicata.

    Sarei idealmente d’accordo con voi, soprattutto perché l’integralismo di Italia Nostra oltre ad essere paralizzante è coadiuvato (almeno a Roma) da idioti incompetenti e presuntuosi (che cercano solo visibilità personale) come Ripa di Meana (!!!).

    Tuttavia il discorso vale anche alla rovescia. Come si lascia fare ai cosidetti “competenti” emergono assurde boiate assolutamente peggiorative di situazioni che il buon Ruskin avrebbe risolto lasciando che il tempo segni la nobiltà di un’opera.

    E’ il caso dei veri restauri e riqualificazioni che oggi massacrano Roma. Senza contare (e qui mi tocca stare con Italia Nostra) casi tragici come il parcheggione del Pincio.

    Sul Foro Italico resto dell’idea che già il nuovo Olimpico fu una grandissima stupidaggine. Come continuo a trovare pretestuoso il polemicone tutto politico sulla zona.

    Si dovrebbe tranquillamente poter smantellare il grosso dell’eredità fascista ormai assolutamente inadeguata per un posto che oggi è praticamente Centro storico (vale questo discorso per La Sapienza di piazzale Aldo Moro).

    Si dovrebbe recuperare l’Olimpico (liberandolo dalle grottesche coperture) come stadio per altri eventi, per atletica e rugby invece di fare le solite pericolosissime tribune volanti sia per il tennis che per il povero Flaminio:

    Intorno la zona dovrebbe ritornare ad essere parco con zona tennis e nuoto e stadio dei marmi per i romani. Senza gabbie, transenne e accessi vips.

    Poi ovviamente si dovrebbe fare uno stadio per il calcio moderno, elegante e funzionale. Come da sempre qualche povero presidente ha provato vanamente a fare.

    Mi piacerebbe un progetto del genere, trovato per caso in rete:

    Tesi di Laurea (Tommaso Arcangioli, Gianfranco Bombaci, Pietro Chiodi)

    http://www.skyscrapercity.com/showthread.php?t=389247&page=21

    (scroll down fino a Caesar Palace)

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  6. Sono andata a Berlino e ho visto il reichsteig, e la cattedrale, completamente integrati con strutture in vetro, nelle parti danneggiate. Può piacere o meno, ma intanto entrambi gli edifici sono a norma, visitabili, non lasciati in rovina. La questione, io credo, è davvero solo di responsabilità politica: c’è un bene che non riesce ad essere fruito, che rischia il degrado, o è già un rudere? si facciano delle proposte, e vengano approvate in sede politica, che sia la regione, la provincia o il ministero.
    Il cavillo legale, a quel punto decade automaticamente.

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  7. ti ringrazio della visita.
    complimenti per il blog.
    su italia nostra stenderei un pietoso velo.
    troppo politicizzata e troppo borghese per essere attenta, autorevole e trasparente.
    infine sul progetto moderno. il metodo progettuale al suo interno trova nella condivisione un valore. ovvio che però quando non è possibile, vale il principio dell’autorità.
    noi architetti credo ci dobbiamo preoccupare solo di dare un’ottima risposta al programma che il committente ci propone. se possibile intervenire anche nella definizione degli obbiettivi e quindi nel programma stesso.
    poi resta un problema politico, ove conviene, e lo dico per esperienza diretta recente, evitare di essere risucchiati.

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  8. Caro Rondone,
    siamo in sintonia perfetta: io non mi identifico con un approccio da tabula rasa completa nel mio contatto con il preesistente, anzi. Ma ci sono casi in cui è semplicemente retorico impuntarsi su un vacuo tentativo di valorizzare l’esistente, anche se questo non ha, o ha ben poca, qualità. Nel caso del foro italico soprattutto, dove le eccellenze potrebbero benissimo essere recuperate, anche l’obelisco al Duce per quanto mi riguarda, ma l’assetto intero, le gabbie che tu citavi, la circolazione interna, ed altri piccoli edifici di appoggio come magazzini e chioschi sono in uno stato pietoso, per niente concordante ne per estetica ne per funzione ne per stato. Italia Nostra contesta addirittura la decisione di voler costruire uno stadio del Tennis nell’area, e altri piccoli lavori di riassetto e rifunzionalizzazione. Lo stadio che mi hai segnalato mi sembra un progetto molto interessante, soprattutto nello studio di impatto ambientale, molto curato. Un’altra dotazione sportiva, pagata da privati ovviamente, sarebbe una grossa cosa, soprattutto se qualificata come la tesi di Tommaso Arcangioli, Gianfranco Bombaci, Pietro Chiodi…

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  9. Cara unaltrasera,
    sfondi una porta aperta! Non posso che essere daccordo con te. Ma credo che anche in Italia qualcosa si sta muovendo, vedi MaCro, vedi Pecci. Lo so, sono ancora delle eccezzioni, ma non possiamo non batterci per qualcosa in cui crediamo, e dunque non possiamo non sperare…

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  10. Caro Paolo, sono in parte daccordo con te. Nel senso che non credo che gli architetti debbano avere come unica preoccupazione quella di accontentare il cliente, anche perchè le sue richieste potrebbero o danneggiare la comunità (quindi trovare uno stratagemma di conciliare le sue richieste con la propria coscienza) oppure essere errate…
    Per il resto, ti do pieno appoggio, soprattutto con il problema “politico”…

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  11. come spesso detto in italia bastano 50 anni per far diventare un edificio di interesse storico…senza preoccuparsi della fattura e qualita architettonica, noi conserviamo sempre tutto e ci ritroviamo quartieri simili a casbe metropolitane. se votete continuare con questa politica dateci almeno la possibilita delgi innesti funzionali e della valorizzazione con inserimeti tecnologici odierni. altrimenti ci ritroveremo con ruderi sparsi qua e la sui quali cresce rigogliosa della fresca erbetta spontanea( vedi resti degli acquedotti romani). il problema politico scaturisce da un bigottismo e paura di innovazione insito in tutti gli italiani… siamo dei romantici tradizionalisti.

    p.s per quanto riguarda il foro italico (gia foro mussolini) un mantenimento risulta piu che necessario in quato i suoi mosaici furono realizzati da un noto artista dell’ epoca (scusatemi ma ora non mi sovviene il nome)… per non parlare degli spot TIM con finissimo riferimeto politico che promuovevano una generazione intenta a pattinare su questi mosaici. come a voler dimostrare la non curanza e la beffa per un periodo storico…

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  12. Caro Gianluca,
    Senza dubbio il riferimento politico esiste, ed è un peccato che l’ideologismo votereccio tenga in considerazioni attacchi a dei manufatti di un epoca per farsi belli davanti agli elettori. Lo trovo molto stupido, perchè di solito sono gli stessi elettori ad essere colpiti da queste stupide ripicche.

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