Gli italiani si sono rotti le palle

Internet è il luogo dove la fama di Cecchini si sta allargando sempre più a macchia d’olio. Questo anche capillarmente, nelle conversazioni in chat…

PEJA:
ciao

FR@Nk!E–>coffee addicted:
CIAO

PEJA:
Senti, ti volevo chiedere una cosa…

FR@Nk!E–>coffee addicted:
Cosa?

PEJA:
Che ne pensi dell’azione artistica di Cecchini?Quella delle palline, per intenderci…

FR@Nk!E–>coffee addicted:
Gli italiani si sono rotti le balle!

PEJA:
Di Cecchini?

FR@Nk!E–>coffee addicted:
Si si, è il titolo dell’opera ed anche il titolo di un articolo.

PEJA:
Ah si, ho letto quell’articolo, ne ho visti dei più disparati…
Tra l’altro la cosa buffa è che sembra interessarsi più il mondo dei media, ed il popolino, che il mondo artistico

FR@Nk!E–>coffee addicted:
a saperlo andavo a prendere delle palle…

PEJA:
e si… Le stanno vendendo già su eBay

FR@Nk!E–>coffee addicted:
homo economicus

PEJA:
eheh

FR@Nk!E–>coffee addicted:
a quanto?

PEJA:
Anche 500€, ma sono messe come asta, quindi aumenteranno…

FR@Nk!E–>coffee addicted:
Wow…

PEJA:
Quelle rosse sono quelle meno quotate, perchè erano di più…

FR@Nk!E–>coffee addicted:
infatti

PEJA:
tra l’altro mi pare che quel tipo è un pittore a tempo perso, mi pare…

FR@Nk!E–>coffee addicted:
Come hitler

PEJA:
sarebbe contento del paragone…

FR@Nk!E–>coffee addicted:
Chi, Hitler?

PEJA:
Forse, almeno come artista sarebbe emerso… O almeno: la gente avrebbe parlato di lui come artista
Sai, una cosa emersa dall’operazione di Cecchini è che degli artisti non ne parla la gente, nemmeno delle opere… Sopratutto dei più trasgressivi e potenti.
Non so, nessun panettiere conosce Damien Hirst, ma ormai Cecchini si! Ne parlano anche i panettieri! Senza levare niente ai panettieri…

FR@Nk!E–>coffee addicted:
io lo conosco Damien Hirst: è geniale

PEJA:
ma tu non vendi il pane, penso che anche io sia geniale, però… Quello che dico io è leggermente diverso: cioè, mettiamo che un qualsiasi non addetto ai lavori, diciamo un funzionario di una banca, va in un museo e vede delle opere di Hirst…

PEJA:
Gli darebbe solo fastidio, la vedrebbe passivamente, e dopo pochi giorni si scorda addirittura cosa ha visto…

FR@Nk!E–>coffee addicted:
ho capito forse cosa intendi

PEJA:
Credo che la vera genialata di Cecchini, se ce ne fosse una, è quella di aver realmente, attraverso i media ovviamente, fatto vivere dell’arte, o almeno un qualsiasi tipo di artisticità alla gente, senza essere poi così trasgressivo.

FR@Nk!E–>coffee addicted:
il gioco!

PEJA:
esatto!

FR@Nk!E–>coffee addicted:
… e gli spazi pubblici

PEJA:
si sul mio blog ho scritto che di solito la gente fruisce una unica arte, quella architettonica… tra l’altro passivamente

FR@Nk!E–>coffee addicted:
Nell’indifferenza…

PEJA:
esatto

PEJA:
e lui che ha fatto?

FR@Nk!E–>coffee addicted:
la conosco questa frase

PEJA:
si, è di Quici…

FR@Nk!E–>coffee addicted:
No, non è di Quici… l’ho letta su un libro e citava l’autore e non mi pare fosse fabione…

PEJA:
Bhè, allora siamo uno a zero per te (per quanto riguarda le citazioni ;) )
Comunque, lui ha preso l’architettura e la usata come scenografia di una performance artistica, senza cancellare l’architettura stessa, ma dandogli altri valori

FR@Nk!E–>coffee addicted:
Dici? In realtà penso che il sistema sia più o meno analogo a quello di claes oldenburg ossia portare il gioco negli spazi pubblici, solo che nelle sue opere è prevista la fruizione del pubblico… e poi il modo sovversivo… Mi è molto simpatico!

PEJA:
Bhè non avevo pensato al paragone con oldensburg, ma in effetti ad una intervista lui parlava delle sue opere come pop. In effetti è proprio per questo che è “piaciuta”… E’ rimasta una cosa “simpatica” e allo stesso tempo sovvertiva.
Per tornare ad Hirst, lui usa molto l’ironia, ma non è simpatico… forse bisognere lavorare sulla nozione di simpatia!

FR@Nk!E–>coffee addicted:
Hirst lavora sulle ossessioni, paure dell’uomo contemporaneo, come per esempio in quell’opera intitolata Infintity, dove ci sono una serie di pillole colorate posizionate su uno scaffale… Fa riferimento all’ipocondria, all’ossessione per la medicina…
Ho un’immagine, la vuoi?

PEJA:
si, la conosco

FR@Nk!E–>coffee addicted:
okkey

PEJA:
la ho vista ad una mostra al MaCro future… Mi pare ci sei andata anche tu… A me è piaciuta moltissimo, ma non ho trovato niente di simpatico, e tu?

FR@Nk!E–>coffee addicted:
Ah! Damien hirst non vuole essere simpatico, è sarcastico al massimo con le sue opere fatte di animali sezionati in naftalina, vuole farci vedere come tutti in fondo potremmo essere delle cavie nelle mani della medicina. Vuole farci riflettere o forse non ha una grande fiducia nei medici?!?

9 pensieri su “Gli italiani si sono rotti le palle

  1. premettendo che l’ho trovata simpatica, non credo che obbligare i passanti a ‘vedere opere d’arte’ possa servire ad avvicinarli al mondo artistico.
    il fatto che ne parli il panettiere conferma che si tratta di una grande trovata mediatica ma, spenta la tv, rimane qualcosa?

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  2. Certo! Il capire di trovarsi di fronte ad un’opera d’arte contemporanea, che non sia un quadro, una scultura o un edificio. Io parlavo delle categorie più lontane all’arte perchè l’opera era rivolta a loro, e non alla critica. E questo lo dice anche l’autore! L’aver incuriosito solo i passanti, o persone in Sicilia o Bergamo, aver fatto attirare gente per lo meno nei musei, o ancor meglio l’aver fatto capire che l’arte non è solo in un museo… Non dico sia geniale, ma è stato, come posso dire… Utile?

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  3. a me le pallina colorate che cadono giù mi fanno pensare solo alla pubblicità di Sony…tv lcd Bavia! e la fontana rossa lo stesso!
    …chissà magari lavora prorio x sony! ma io lo trovo cmq fantastico, per la sua volotà se non altro, per il senso che il gesto acquista, e per la capacità di rompere gli schemi! Proprio quegli schemi che in Italia sembrano inviolabili, quelli attinenti alle opere patrimonio storico-architettonico…insomma, spero di non essere franiteso,(in fondo quelle che hanno fatto il restauro e la conservazione architettonica in Italia, sono conquiste importanti!) ma la città è stratificazione, è riuso, è riconversione; non dico e non autorizzo alcuno ad imbrattare monumenti e statue, sia chiaro, ma va considerata la forza di n gesto che imette in discussione l’arte sull’arte!

    un saluto.

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  4. secondo me questo tipo di performance è utile se poi ha un seguito, preferibilmente che non sia lanciare 1000 palloncini colorati dal Quirinale o attaccare 500 cubi di Rubik al Colosseo ;-)
    se avvicina l’arte alla gente ben venga :-)

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  5. L’arte “post-duchamp” non può non rivolgersi alla gente comune e per farlo deve usare il gesto provocatorio. In questo caso più che sull’opera in sè l’arte fa riflettere sull’evento artistico (non è insomma un’opera fissa ma che appare-scompare), inoltre interessante è anche la sovrapposizione di antico e moderno, come l’arte faccia emergere dal tessuto urbano, l’eleganza e la maestosità dell’opera architettonica, sottraendola alla massa anonima dei turisti.

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  6. Per Fiorella:
    Probabilmente la “continuità” di questo tipo di azioni potrebbe essere un aspetto positivo per quanto riguarda l’avvicinamento della gente comune all’arte contemporanea, ma è anche vero che potrebbe renderla in qualche modo “comune”, e dunque, nonostante la funzione didattica comunque grande, porterebbe ad una mediocrità crescente… E’ da rifletterci, perchè come caso isolato, hai ragione, diventa solo una provocazione…

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  7. Per david:
    Che l’arte debba rivolgersi ad un pubblico, io come architetto, ne sono convinto, anche se non rinuncerei mai alla sperimentazione, e quindi richiando l’incomunicabilità…
    Per quanto riguarda la sovrapposizione di monumentalità ed effimero (le quali l’una diventa spalla dell’altro), questa è il vero punto di interesse su cui speculare…

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  8. Anche io credo come peja che nella suo essere una perfomance pubblica, veloce, di impatto, perciò non complicata o sofisticata, ma semplice, sia in fondo una mossa utile, che porta l’attenzione sulla città, sulla capitale, su una delle piazze più belle del mondo, su una fontana dove di notte la gente va a rubare le monete gettate dai turisti, ecc, una cittò che può e deve rivivere in un senso contemporaneo come città bella e artistica.
    L’arte che parla di sè di solito è mera autoreferenzialità, sterile, che non deve render conto che di sè a sè, diversamente invece per esempio fa la filosofia che quando parla dei suoi principi fondanti, finisce per dover rendere conto di etica, politica, estetica, gnoseologia ecc., mentre un gesto semplice come questo allarga la visuale anche al contesto che la ospita, ponendo domande che vanno al di là del gesto stesso.
    poi vabbè, c’è anche la ricerca di fama, ma chi non ha peccato, lanci la prima pallina..

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