Cecchini Revitatio

Probabilmente qualcuno si starà domandando perchè questo blog non si sia interessato all’evento di cui nei giorni passati l’intero network dell’arte ne ha fatto indigestione. A dire il vero stavo per scrivere qualcosa sull’artista Cecchini, dove mi rivolgevo più all’aspetto ludico del gesto che quello ideologico, ispirandomi ad un commento ad uno dei tanti video caricati su youtube. Poi, purtroppo o per fortuna, il mio browser crashò, e persi ciò che avevo scritto. Così, complici il poco tempo a disposizione ed il desiderio di scrutare l’andamento del dibattito creato attorno al futurista, ho aspettato fino ad oggi per postare qualcosa che avesse a che fare con Cecchini. Ma i tre giorni passati a scrutare sono stati sufficienti a far scemare il mio interesse per il gesto del 16 Gennaio. Ma una domanda che realmente mi è passata per la testa rimane: un’arte che sconvolge non tanto il mondo dell’arte quanto la grande massa, che inizia ad interrogarsi su cosa sia l’arte oggi, che inizia addirittura ad incuriosirsi all’arte di oggi, è o no un passo avanti?

Al di là delle considerazioni della presunta genialità o artisticità del lancio di palline, tanto più significativo quando illecito, l’attenzione sembra essersi incentrata sul gesto e sul passato dell’artista, più che sulle conseguenze. Un’opera autopromozionale che senza dubbio ha realmente sfruttato la ridondanza offerta dai media, ma che proprio per questo è riuscita meglio di altre, molto più estreme, e proprio per questo difficilmente comunicabili, a far riflettere il popolo la cui unica arte fruita è quella architettonica. Tra l’altro passivamente. Forse è un modo di agire/pensare troppo populista, ma non è forse una delle derive contemporanee la crescente attenzione, politicall correct, verso una divulgazione e sperimentazione per le masse e attraverso le masse?

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7 pensieri su “Cecchini Revitatio

  1. Io chiderei un parere sull’opera d’arte di Cecchini alla squadra di operatori ecologici chiamati a rimuovere quel mezzo milione di palline colorate lasciate cadere dalla scalinata… Non so perchè ma credo che questi signori abbiano trovato dentro di loro un’innata e profonda avversione al futurismo ;-)

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  2. Il primo punto su cui riflettere, in parte anche da te sottolineato, è che le due azioni, soprattutto quella della fontana di Trevi, hanno fatto parlare il mondo intero. Sono molte le “opere” di arte contemporanea che tendono al sensazionalismo, sfruttando appunto la cassa di risonanza creata dai media, come le fotografie di nudi di massa oppure gli edifici impacchettati.
    Delle due azioni di Cecchini mi ha colpito l’ironia (che era propria dei futuristi), anche se non so fino a quanto da lui voluta e cercata. Apprezzo molto di meno l’irrispettoso atteggiamento nei confronti degli addetti alla pulizia della città!

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  3. Io credo che nel momento in cui nella performance artistica spesso la forma perde di significato e conta principalmente il conetnuto, queste di cecchini sono anche perfomance “belle”, e credo che il contenuto non sia mera autopromozione, ma sia a modo suo sovversivo.

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  4. Bhè, si, è sicuramente una autopromozione da parte dell’artista, ma questo non vuol dire che l’opera non sia interessante. Appoggio molto volentieri la posizione di Unaltrasera, che ha colto un pò il senso del mio post… Trovo che anzi l’azione abbia molte più pieghe di quanto non sembri…

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