Etic of a sign

In una società, quale la contemporanea a noi, dove il concetto di tradizione e popolo, lascia sempre più spazio al concetto di sovrapposizione etnica, di interfenza, di contaminazione, ha senso parlare di archetipo?

Ossia, in una società dove il significato dei segni, non sono ne (completamente) condivisi, ne decifrabili (in modo assoluto), ha senso andare a cercare nella continuità il leit motiv predominante dello spazio?

Presa coscienza che le soluzioni del passato sono inconciliabili con lo stile di vita contemporaneo, che, ormai entrata in un ottica realmente moderna, di intregazione, e fusione, di abbattimento di margini, presa coscienza che la differenza ed il doppiosenso, l’equivoco, è la linfa di cui ci nutriamo, presa coscienza di ciò, dicevo, è possibile cercare tra le soluzioni adottate in passato, quella più idonea ad affrontare il trend andante?

Ovviamente no.

Essendo un fenomeno inedito, e non solo, avendo il fenomeno tra le sue caratteristiche, quella del non radicamento e della svolta, questa possibilità è esclusa.

Tanto più quando si parla di credo.

Attenzione, non religione, ma credo.

Il progetto per un luogo di culto policonfessionale, sito a Montemario (una dei punti più alti di Roma), nasce da queste premesse.

Di una tipologia, dove per tradizione è richiesto un apparato di segni di forte impatto emotivo, con riferimenti simbolici certi e inequivocabili (una croce, una stella di davide, una mezza luna…), qui si contrappone un sistema di segni altrettanto , ed arrogamente forte, ma con significato libero, aperto, incerto.

I segni si stratificano, si confondono e tranciano allinterno della composizione.

Ogni linea, superfice, vuoto chiuso, risucchio o incastro, nasce e crea ancora nuovi segni, sia strutturanti, sia liberi.

La completa libertà spaziale (il fruitore è libero di muoversi senza incontrare porte) è figlia e genitore dello stratificare di segni e dal gioco di volumi così disegnato.

Si è voluto dare priorità ai bisogni della percezione, rendendo ricca la vista, ma evitando di rendere il tutto invasivo.

Infatti, rimanendo coerenti con la vera funzione dell’edificio, si è riusciti comunque a mantenere una ricercata atmosfera rilassante, nonostante la ricchezza formale.

Le linee guide della composizione cercano di affermare l’importanza della luce che si e’ voluta dare in questo edificio, mantenendo così identità mistica.

Questo e’ sottolineato sopratutto nell’ aula sacra, dove lo stesso segno all’interno della composizione rappresenta sia la luce naturale sia la luce artificiale.

Di giorno, la luce penetrera da un lucernario che corre per tutta la lunghezza dell’aula, innondando l’ambiente di chiarore, mentre sul pavimento la traccia del sole va a imprimersi come una lama dorata.

Di notte invece, è l’edificio che restituisce la luce all’esterno, grazie ad una fascia di led luminosi incastonati nel pavimento quasi fossero pietre preziose in prezioso gioiello argenteo, gioiello posto in corrispondenza del lucernaio.

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