GLI SPAZI PARALLELI

 

Da un incontro in chat tra invinovanitas e PEJA, ecco una serie di idee sugli ambienti fisici e virtuali e l’utilizzo di ambienti paralleli alla realtà…

 

esplosione, sinapsi _ emmanuele pilia, marika onofri _ 1200×1034px _ pixel su monitor

 

PEJA scrive:

sto facendo una cosa interessante, stiamo montando una asso culturale non iscritta (fatta con la formula della scrittura privata) che praticamente ci permetterà di fare performance, cose cosi, e di avere tutti i permessi che altrimenti NESSUNO ci darebbe mai se restavamo singoli stronzi

 

vi.no scrive:

no spiegami questa cosa: x fare performance c’è bisogno di un’associazione?

 

PEJA scrive:

no no, assolutamente, ma dato che vorremmo fare cose ambientali, si tratta di bloccare pezzi di città o cose cosi, quindi per bloccare una strada è più facile che ce li diano se ci presentiamo come associazione, o come scritturati privati, che come singoli

 

vi.no scrive:

hum, capisco

 

PEJA scrive:

che cosa noisa, non puoi capire, però ora mi sto occupando di un paio di progetti che vorremmo fare in alcuni posti di periferia

 

vi.no scrive:

cmq è interessante, ma rischi di uscire dal registro performativo e di entrare dritto dritto nell’ambito della manifestazione di protesta

 

PEJA scrive:

boh, no perché? noi mica facciamo cose “politiche”

 

vi.no scrive:

no xché mi dicevi “cose ambientali”, xciò…

 

PEJA scrive:

ah non in quel senso, ambientali per dire grandi spazi, non “ambiente” come verde ect

Sai, non capisco perchè i videoartisti e digiartisti debbano stampare le proprie cose… io per esempio proietto tutto (tirchio!)

 

vi.no scrive:

si, sono legati ancora all’oggetto fisico, a un ambiente fisico… io, tu, altri abbiamo un’esigenza ecologica se vuoi, di non occupare spazio fisico… giacché oggi esistono spazi paralleli, io considero l’arte digitale come l’azzeramento dell‘opera (in effetti con il digitale ho la possibilità di non rendere il quadro un oggetto fisico, se non “on demand”)

 

PEJA scrive:

ed anche questo è vero. Sai cosa ho notato? a proposito di ecologia di spazio, è una cosa che nei napoletani è molto viva, nei Romani un po’ meno, ma all’estero, e molti altri per niente. Credo perchè noi soffriamo la condizione delle nostre città, quindi il reale entra molto forte nel digitale in questo senso…

Lo sai che c’è?! molti artisti che si dicono digitali sono semplicemente persone che hanno imparato ad usare fotosciòp

 

vi.no scrive:

e nemmeno!

 

PEJA scrive:

ho visto cose fatte da un mio amico olandese, che è una cosa assurda: un “edificio” fruibile solo via web, con il VRML, dove in base a come ti muovi cambia tutto lo spazio, come se tu fossi una calamita positiva, e lo spazio a seconda dei casi sia positivo o negativo. E siccome è in rete, più gente ci va, più delirio si crea…

è un concetto interessante, che reimmette l’arte in una dimensione per lo meno sociale

 

vi.no scrive:

si può vedere?

 

PEJA scrive:

no, perchè pesa 100 mb! gira lento pure sull’hd

Però pensa quando ci saranno reti che supporteranno sto tipo di cose… si svilupperà tutta una nuova specie di fruizione, e altre cazzate pseudoartistiche ectectect sbavazz sbavazz

 

vi.no scrive:

già… anche second life è un’opera a questo punto…

 

PEJA scrive:

si, però secondo me è un occasione persa, perché è semplicemente la virtualizzazione della realtà

ci sei mai andato?

 

vi.no scrive:

si, dovevo capire, ho fatto ricerche x capire chi era la Linden Lab

poi esce l’iphone in collaborazione con google, tutto un delirio di supersocietà che tentano il link con la Apple, youtube, google, linden, ecc…. e qui girano i miliardi davvero

 

PEJA scrive:

si si, infatti è una buffonata, se ci vai c’è una insopportabile aurea di perbenismo, tutto libero, tutto bello, tutto pulito

 

vi.no scrive:

ma è l’esatto continuo del Telelavoro…

 

PEJA scrive:

è vero!

 

vi.no scrive:

e gli impreditori veri dovranno fare i conti con secondlife, la pubblicità dovrà fare i conti con secondlife

 

PEJA scrive:

però c’è un problema: ok, second life ha infinite possibilità economiche, ma… ha le possibilità di un gioco, ossia ha libertà limitatissima. Anche se i sacerdoti della linden professano il contrario, puoi fare molto molto poco. E tutto è invaso di spazi privatizzati, tutto invaso di pubblicità, sembra las vegas. Ora.. dato che è sul serio bulimia visiva quello che c’è li, è completamente annichilito ogni tipo di messaggio: non spicca niente.

 

vi.no scrive:

cazzo xò, si è arrivati all’omicidio virtuale! non è mica poco e considera che non sono un sostenitore della Linden (x carità!) il punto è che stiamo parlando di un ambiente sociale liquido, immateriale proprio lo stesso che stiamo usando noi x altri scopi… E presto quest’ambiente immateriale sarà raggiunto non più solo da noi esploratori ma da tutta la feccia a seguito

 

PEJA scrive:

si si è vero, ma dico: second life fallirà, ne sorgeranno di migliori! poi nemmeno usa il VRML, usa PRIM, che sono ingestibili… l’ideale sarebbe usare NURBS o altro… perché sono facili da usare e molto leggeri

 

vi.no scrive:

Il problema non è delle piattaforme o dei linguaggi… il problema è nel progettare spazi sociali immateriali.

io sono abituato a progettare spazi immateriali che vadano a rompere con la realtà, la realtà quella delle scopate vere x intenderci. Mentre questi qui annusano l’affare, comprano un grappolo di server x vendere spazi pubblicitari in una secondlife. È inquietante il modello di umano che produrranno… un essere che farà acquisti online, verrà impattato dalle pubblicità online.Tutto online

 

PEJA scrive:

il problema tra l’altro è che non c’è un progetto sociale… è anarchia pura

 

vi.no scrive:

e allora dico, finirà anche la bellezza che io e te adesso ancora avvertiamo in una seria e corretta discussione via chat?

 

PEJA scrive:

speriamo di no… chi può dirlo?! io credo di no…

io e te mi pare di aver capito lavoriamo su stesse sottodiscipline, io nella transarchitettura, tu nella grafica degli spazi virtuali – che poi è la stessa cosa. finchè c’è gente che progetterà questi spazi, la “bellezza” sarà mantenuta. Second life non è progettato, ne tanto meno autogovernato. Il problema è che non c’è una direzione presa, ognuno fa per cacchi propri. Non c’è ne “community” ne “linkin’”, è uno scimmiottare la realtà, è solo un giochino

 

vi.no scrive:

molto pericoloso… c’è una facilità a farsi fregare i soldi pari alla sottostazioni delle metrò di napoli…

 

PEJA scrive:

mentre la strada deve essere una sorta di “browser 3d”, hai presente un browser, no?

bhè, second life non permette di comportarsi come in un browser per il problema della prospettiva, non si capisce un cazzo non puoi fruire delle informazioni, perché non le vedi bene

bhè, second life non può essere all’altezza di un browser perché la 3 dimensione dovrebbe aumentare le informazioni, non ridurle

 

vi.no scrive:

interessante analisi

 

PEJA scrive:

e si… io lavoro su questo, credo che sia una branchia che attraversa l’architettura e la grafica e l’informatica. È una sorta di unione di queste tre discipline, un’ibrido che prende il controllo spaziale dall’architettura, la gerarchia e l’infoanalisi dalla grafica, e la “tecnè” dall’informatica..

 

vi.no scrive:

ci si deve lavorare…

 

PEJA scrive:

sarebbe un vero piacere collaborare

 

vi.no scrive:

allora lo faremo

 

spazio digitale aperto (ossia spazio anal/logico) _ vincenzo notaro _ 75×100cm on demand UV su poliestere

 

 

To be continued…

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2 pensieri su “GLI SPAZI PARALLELI

  1. Pingback: 47a27bab20

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