Spectacular Optical

::Cyber Comunication Cube Bar_ Progetto sviluppato in occasione del concorso Illy_Spazio, tempo, caffè, promosso da Illy e Domus. With Musella Gabriele, Sbardella Emanuele.

Siano dati:

– due rette parallele che s’incontrano all’infinito ;

– altre due rette, egualmente parallele, alle prime due, perpendicolari.

Il frutto regolare della loro intersezione costituisce il modulo base del nostro progetto architettonico; gli “infiniti” ai limiti delle quattro rette-madre, infinitamente opposti, vorrebbero costituirne il contenuto concettuale. L’atomo modulare risultante da tale interezione (un quadrato 15cm x 15cm), fondamentalmente indivisibile ma combinabile a piacere, forma ogni spazio all’interno dell’edificio, il quale, tuttavia, non ne rappressenta una mera proiezione tridimensionale. Il volume infatti nasce da un cubo, ma sin dalla forma esterna se ne evince un allontanamento tramite una progressiva sgranatura che richiama rovinistici presagi.

Lo Spectacular Optical Bar, potrebbe rientrare nella categoria del community bar, ma effettivamente forza contro i limiti di qualsiasi definizione si cerchi di dargli ; non è infatti progettato per essere l’ennesima commercializzazione della risposta ad una domanda di svago, né per fungere da classico luogo di ritrovo ; esso segue, ed, in parte, anticipa i tempi, andando a soddisfare il bisogno tipicamente postmoderno di ritrovarsi smarriti nel vagare attratti dalla logica del frammento. Si rivolge a chi cominci a manifestare i primi sintomi di un intolleranza alla stereotipia dei luoghi comuni fino a sentirsi stretto dentro la propria stessa identità ; nello Spectacular Optical Bar avrà la possibilità di perderne, acquisirne e continuamente ibridarne altre mille.

Immagine#2

Lo spazio interno non è contrapposto al locus esterno in cui è immerso. In questo lo statuto dello Spectacular Optical Bar si avvicina a quello di un vetro incorniciato in una finestra : non è effettivamente né inout, il suo ‘dove’ sta nella demarcazione.

Tuttavia, mentre il vetro è un dispositivo che de-limita lo Spectacular Optical Bar è un dispositivo che con-fonde. Da una parte esplode come uno specchio frantumato che restituirà la sensazione di essere immersi in spazi naturali e plurali. Nel senso opposto implode e pone tutti gli elementi presenti a stretto contatto, tanto da far smarrire la concezione di una cartesiana scissione tra di essi, precipitandoli in una claustrofobica dimensione del Noi.

bagno

Tale effetto sarà reso possibile attraverso una suddivisione dello spazio in livelli sfalsati multipli, irregolari e non sempre funzionali ; tramite l’inserimento di entrate/uscite mai definite una volta per tutte ; mediante il ridondante utilizzo delle più disparate tecnologie di interconnessione multisensoriale (registrazione e riproduzione randomizzata di immagini rubate, di suoni intrappolati, di gesti plateali captati in un angolo e catapultati in un altro angolo del bar, come se fosse la stessa, identica, caleidoscopica parete). Da una parte si cerca, dunque, di degerarchizzare lo statuto di luogo antropologicamente assiologizzato e tradizionalmente statico. In quest’ottica l’”oggetto del desiderio/caffè” perde la sua aura totemica per dissolversi e disseminarsi in uno spazio privo di gerarchie costituite. D’altra parte il consumatore viene tutelato nel suo portato naturale di creatività votata alla partecipazione.

Immagine#2_007

Egli viene a trovarsi in un luogo in cui viene implementata la propria identità di cittadino glocale del mondo dei consumi, e allo stesso tempo frammentata in una molteplicità di sé desideranti in un feed-back di continua distruzione e rigenerazione (di significati, di panorami, di identità…). Entrando nello Spectacular Optical Bar sarà libero di chiedere e di ottenere “il solito” e qualcosa di sempre nuovo allo stesso tempo.

Nello Spectacular Optical Bar sarà sovrano in un regno anarchico ; sarà libero di se e potente su di un bar che a sua volta eserciterà un controllo assoluto su di lui in un reciproco scambio di sussistenza. Il consumatore sarà preda della propria ‘produzione’, in balia dell’infinita ripetizione dell’idolatria di se e del proprio potere.

16 pensieri su “Spectacular Optical

  1. Finalmente un spazio degno per il nostro vecchio progetto.

    Sono ansioso di leggere i commenti, ma intanto devo proprio dirti che ci sono rimasto un po’ male nel leggere che il mio contributo sarebbe solo un featuring. Non capisco il motivo, o forse intendo male la parola featuring?

    Credevo che quello che contasse fosse l’idea (e quella, per non dire che fosse mia, l’abbiamo partorita insieme). Poi io ho scritto il concept e tu hai disegnato.
    Ora: perché gli hai cambiato nome (da CyberCubeCommunication_Bar a SpectacularOptical) e mi hai relegato al Feat.?

    Mah… Lo trovo un po’ triste (ma tuttavia comprensibile, visto che in fondo tu punti alla carriera di architetto, mentre il mio rapporto con l’architettura è del tutto tangenziale).

    Solo che se non ci rispettiamo tra di noi, cosa dobbiamo aspettarci dagli altri?

    Scusa: era più uno sfogo che una polemica…

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  2. Interessante esempio di straniamento e decontestualizzazione sensoriale. La poetica è chiarissima, gli esiti formali di tutto rilievo, la costruzione del progetto impeccabile…ma quanto tempo si può restare chiusi/aperti in un’architettura del genere senza iniziare a dare chiari segni di squilibrio mentale?

    ciao

    Apolide

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  3. Rispondo ad uno per volta così facciamo ordine:
    prima Noma08, cronologicamente:
    Mi dispiace tantissimo che ti sei offeso amico, ma c’è sicuramente una incomprensione…
    Io per feat. intendo “fatto inseme a:…”, e non che “fatto un pezzo per conto di…”… Mi dispiace sinceramente di questo fraintendimento con uno dei miei più vicini amici…
    Per il nome: in realtà è il nome che avevi inizialmente scelto tu, mai poi cambiammo… Ricordi!? :)
    Comunque, per il feat risolvo subito: lo sostituisco con un più chiaro “with”…
    A presto…

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  4. Mhh… quindi vogliamo attribuire a questa metarchitettura un senso didascalico-critico nei confronti della produzione attuale?

    Come impostazione metodologica mi ricorda terribilmente gli Archigram…

    Ma la giuria di Illy alla fine che vi ha detto?

    ciao

    Apo

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  5. Apolide: critica? No non credo, o almeno non mi ricordo che lo abbiamo inteso tale…
    La ripetizione non la abbiamo intesa (io, emanuele e gabriele assieme) come una parodia dello stilema “at modulo”, ma come una speculazione su questo…
    Per quanto riguarda gli Archigram, ho sempre apprezzato “terribilmente” il loro modo di lavorare tramite il dialogo (raccontarsi le storielle)… Forse si, abbiamo preso da loro…
    La giuria Illy ovviamente ha premiato dei progetti molto… meno sperimentali, e molto… “milanesi”… Ovviamente…
    Comunque siamo soddisfatti: partecipazione alla biennale delle arti digitali di Roma del 2006, e publicazione sul testo “Città, proiezioni e paradossi”…
    Grazie del commento… ;)

    PS: il riferimento @Mi: concorso patrocinato dal politecnico…

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  6. L’ultimo concorso cui ho partecipato lo facemmo tutto a matita, otto nove anni fa (postmetto che il PC lo so usare piuttosto bene, tengo anche corsi di grafica). Ma quello fu un mazzo di culo spaventoso, eravamo una quindicina, a tratti. Altro che computer… certo col PC puoi fare cose inimmaginabili e in pochissimo tempo.

    A livello di impostazione il progetto è rigoroso, poi -sembrerebbe deliberatamente- impazzisce un po’: ma trattandosi di uno spazio ludico mi pare lecito… il progetto di cui sopra (una piazza a Grammichele, CT) si piazzò secondo. Ma non credo molto nei concorsi…un sacco di lavoro con la sola speranza di essere notati. Vincere, semmai, tre quattro giri dopo…

    Eh sì Archigram: era evidente… :)

    Siete dei milanesacci eh? Ma state fuori a polimi, mi hanno detto. Impostazione fortemente tecnologica. Io vengo dal caro buon vecchio IUAV.

    Modellate in rhino?

    Apo

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  7. Bhè, l’università di architettura di Venezie è veramente ottima…
    Io sono di ValleGiulia, a Roma… Ma posso affermare senza peccare di presunzione di aver preso proprio di poco quella impostazione…
    Per i concorsi, sono in parte daccordo: è vero, tanta fatica per poche speranze, ma sono gli unici teatri dove si può sperimentare realmente…
    Certo, la maggior parte di tutto funziona a raccomandazioni, quindi anche quello è un pò in dubbio…

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  8. valle Giulia…il nome mi ricorda qualcosa che è nella storia, oramai. Capisci cosa intendo?

    dici che VG non è buona…
    Perchè? io la conosco quella impostazione, ho fatto diversi anni a Pescara e ti dico che lì regnavano i romani. Desideri è stato mio prof di composizione (indimenticato)… lo conosci?

    ovvio che il discorso che fate voi è molto più di ricerca rispetto alle architetture “commerciali”. Ma è proprio per questo molto difficile riuscire ad applicarlo… in bocca al lupo.

    ciao

    Apo

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  9. Allora, il discorso è un pò difficile..:
    ValleGiulia è stata la storia, senza dubbio, e non metto in dubbio che solo venti anni fa era altamente competitiva… Ma…
    Oggi la situazione è stagnante purtroppo.
    Ci sono molti, troppi, professori che superano i sessanta, settant’anni, di discipline che richiedono continuo aggiornamento.
    La situazione forse cambierà a breve, ci sarà un cambiamento generazionale, ma chi sarà a sostituire i vecchi, se non i loro assistenti?
    Crepi il lupo apo! ;)

    PS: Desideri lo conosco, e lo apprezzo molto! Hai visto il suo progetto per la stazione Tiburtina? Ti consiglio di googhelizzarla…

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  10. Troppo stagnante davvero.
    Vista da lontano sembra penosa, vista da vicino si finisce a parlare dell’ovvio, di un’architettura sorpassata da decenni, di pensieri e persone morte.

    Ma questo porta alla ricerca esasperata di un metodo personale?

    Direi, forse.

    Kind regards
    MuseTransarchitecture

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