Living Blob On the Road .:: feat. Gabriele Musella

Il LivinGlob si presenta come alternativa eco-sostenibile allo sviluppo di edilizia in ambienti naturalmente intatti; lungo le coste marine, nelle foreste dell’emisfero boreale, in zone ghiacciate al limite della vivibilità.#livinGlob_1.0

Non più luoghi deturpati da vacanzieri inconsapevoli e risorse naturali sfruttate senza criterio ecologico. L’abitacolo proposto si contraddistingue per la facilità nel trasporto, adattabilità a qualunque contesto ambientale, eco-compatibilità dei materiali usati nella costruzione, sostenibilità delle attività di smaltimento rifiuti e acque nere, innovazione tecnologica grazie alla piattaforma satellitare, forma architettonica derivata da matrici morfologiche digitali, contemporanee. Grazie alle tre capsule componibili tramite piccoli ganci, il LivinGlob può essere montato da una sola persona.

Le stesse capsule, inserite nella guaina esterna di lattice, vanno a costituire i 3 ambienti dell’abitazione; zona giorno/cucina, zona notte, servizi. Tutte i componenti necessari al montaggio rientrano nelle dimensioni di un container standard, 6×2,5×2,5 metri. L’arredo è parzialmente inglobato nei contenitori abitabili interni, nelle pareti e nel pavimento, anch’esso scandito staticamente da strutture reticolari triangolari e pannelli di alluminio e vetroresina compressa dello spessore di 5 cm.

L’idea da cui si è partiti nell’organizzazione dello spazio interno supera il concetto degli spazi prefissati, e si pone come ambiente formalmente predisposto a moduli aggiuntivi. Se lo spazio interno è artificioso ma gestibile totalmente, non lo è di meno la superficie esterna del LivinGlob. Si evince dalla forma pseudo-ovale con 3 bracci, la versatilità nel posizionare l’abitacolo. I 3 tiranti di acciaio con guaina in lattice, collegati alla struttura portante costituita da 6 profili curvi anch’essi di acciaio, possono essere agganciati a qualunque tipo di sporgenza; dal fusto dell’albero alla guglia della roccia. #LivinGlob 2.0

La guaina di lattice garantisce protezione agli agenti atmosferici, copertura delle luci tra i piastrini curvi, matrice luminosa che caratterizza il volume architettonico. Il peso stimato si aggira tra i 500 e gli 800 Kg, comprensivi di due abitanti, serbatoio pieno di acque bianche e nere, pannello fotovoltaico, accumulatore di energia. Non è da sottovalutare l’aspetto energetico, infatti un pannello fotovoltaico con accumulatore di energia posto sulla superficie superiore è capace, godendo di un’inclinazione rispetto ai raggi del sole tra i 30° e i 60° gradi, di generare 120Kw al giorno di elettricità, quanto basta per soddisfare il fabbisogno giornaliero di due persone. Riciclabile, il LivinGlob si pone come alternativa al modo di vivere convenzionale; in sintonia con lo spazio terrestre.

Anche se nella progettazione si sono recuperati canoni stilistici propri degli utopisti degli anni ’70, come Superstudio, Archigram, Buck MinsterFuller, i quali ipotizzavano opere architettoniche che “divoravano inutili brandelli di natura”, si cerca di rendere visibile con nuova percezione l’estetica del futuribile, riletta in chiave digitale, con geometrie nurbs; la citazione stilista ai Future System non è da escludere. La sensibilità di questo progetto sta nella completa integrazione, una trasparenza resa possibile dall’uso del lattice (funzione igienica e di difesa ai batteri) come pelle esterna, e dal mezzo digitale sottoforma di MediaCommunicationCenter, gestore di eventi della casa.

La trasposizione del concetto di capsula, intesa come oggetto da raccogliere e manipolare; le capsule chimiche, le pillole farmaceutiche, convergono nell’ideazione di un’entità trasportaile con funzioni da contenitore, un blob avvolgente, traspositivo, portato e portante. L’uomo del XXI secolo necessita di soluzioni non aleatorie, aperte, possibiliste; progetti ibridi ma integrati nell’ambiente, un’incasellamento del progetto a fini sociali. La meta-progettualità potrebbe diventare il motore di sviluppo di opere archiettoniche altre. E’ per questo che vediamo nel LivinGlob una modalità di costruzione del reale percepibile totalmente allo-spaziale, democratica, in sintonia con la natura e gli esseri umani; nelle foreste pluviali australiane, sui strapiombi dei mari scozzesi, sugli altopiani dell’asia minore.

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18 pensieri su “Living Blob On the Road .:: feat. Gabriele Musella

  1. Abbiamo parlato, discusso e commentato fra di noi fino all’esaurimento questo tuo progetto per commentarlo un’altra volta anche in questa sede.
    Sai che lo trovo uno dei tuoi milgiiori lavori (chiaramente dietro il nostro CCC_bar! ;) ).
    Per ora mi limito a farti gli auguri per la buona riuscita di questo archi-blog.

    Il tuo fedele amico e collega,
    Emanuele Sbardella

    around.mEma@gmail.com

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  2. Ditemi qualcosa in più in proposito dell’accessibilità dell’abitacolo (non vedo scale) e dei problemi tecnologici (allacci a impianti, smaltimento rifiuti ecc.) e dell’aggregabilità dei moduli (ne vedo solo uno)…

    Apo

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  3. Rispondo subito, ma per punti, come al solito, per chiarezza:
    L’accesso alle scale era pensato attracerso montacarichi fissi a terra che potessero servire al contempo più unità abitative. In realtà una cosa non è specificata, ossia: il LivinGlob è pensato come soluzione alternativa all’insediamento turistico, che per 9 mesi l’anno resta a lasciar degrato e deturbare paesaggi in modo permanente. Il funzionamento è semplice: la vacanza oggi concepita come momento del mordi e fuggi dei luoghi e delle culture è morto. Uno dei frutti della modernità che non posso assolutamente difendere. Il LivinGlob, pensato per escursioni che vanno dalla settimana al mese (per quanto riguarda l’aspetto dello smaltimento rifiuti ed energetico) di autonomia, non lascia del suo passaggio traccia. I moduli, essendo monofamiliari, o almeno mono nucleo, non hanno aggregabilità diretta, non fanno tessuto, sono oggetti ludici nella continuità dello spazio…
    Spero di essere stato chiaro! ;)
    A presto, PEJA

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  4. Io lo avrei progettato + grande (o meglio avrei risolto il nodo della congiunzione a altre celle che non mi pare ancora studiato a fondo), e con un piccolo elevatore a cavi (tirati da una zavorra posata a terra, pure essa transitoria e rimovibile (Polimeri rivestiti di latex riempita di materiali di scarto o terra) che consenta l’elevazione di 2 persone alla volta, 300-400 kg di detriti di edifici demoliti potrebbero bastare… ovvio che così non è più -solo- appesa. Ma sarebbe collegata a terra da 3 (meglio 4) cavi. Non vi piace?

    Poi, per l’ano…visto l’ano, lassu’…piaciuto eh: ma qui l’ano non c’è… basterebbe un tubo di scarico removibile sotto al pod. immaginate che spettacolo, quando ogni fine settimana passano le autobotti e agganciano tutti quei tubi x scaricare…

    Poi, a questa proto medusa in polimeri aggiungerei un ombrello fotovoltaico (pieghevole, per carità e resistente agli urti). Eviterebbe il surriscaldamento del pod e fornirebbe energia.

    Ah, ancora sull’energia. Manca l’antenna parabolica (piuttosto direzionale, e piccola, 33 cm) a microonde. Da qui riceverebbe l’energia necessaria in condizioni di scarsa illuminazione, restituirebbe energia alla centrale in orbita e comunicherebbe: tv, internet, fax, tel, ecc…

    ciao

    Apo

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  5. Oddio, mi sono perso! :S
    Per il fotovoltaico e il collegamento: vi è uno “zuccotto” in celle solari, che nei due render non si vedono perchè le inquadrature sono dal basso, e il sistema di comunicazione è attraverso spot interni, che quindi consentono meno protuberanze… Essendo un oggetto smontabile in poche ore, l’agevolezza e la compattezza della forma era fondamentale nelle nostre intenzioni… Per i cavi, non sono sicuro di aver capito bene… Potresti rispiegarlo?

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  6. No, dicevo se non era il caso di dotarlo di un ascensore a fili tesi. Sostenuto da un basamento-contrappeso a terra… O forse è meglio appeso così e senza attacco diretto a terra? Ma il metodo di entrata non ti pare un po’ troppo scomodo?

    Apo

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  7. Bhè oddio, come la hai posta mi sembra sensata…
    L’attacco (inteso come offesa ovviamente ;) ) a terra lo abbiamo evitato per il motivo che ti dicevo prima: l’evitar di lasciar traccia di se…
    Essendo di Lattice al suo esterno per uno spessore di 10cm, il LivinGlob non lascerebbe traccia sugli oggetti di cui si fa supporto, e così nemmeno il congegno di entrata…
    Ma l’appenderlo a fili tesi potrebbe essere contestuale alla nostra idea…
    Grazie per lo spunto ;)

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  8. Sì, è evidente che si tratta di un organismo che non vuole instaurare nessuna relazione col contesto. Aggiungerei che il contrappeso che posta l’ascensore potrebbe essere retrattile, cioè scendere a terra tramite i fili e consentire l’accesso. Se poi questa architettura transitoria dovesse rimanere per settimane o mesi appesa, consiglierei anche uno scarico di ad aggancio automatico tipo bocchettone aeronautico per scaricare le acque bianche e nere. Per la rete di approvvigionamento idrico cosa avete pensato? Un serbatoio?

    PS è un bel giocattolo, forse lo avete postato -amandolo voi, molto- in una fase ancora iniziale di definizione… ottime valenze plastiche, materiali industriali. La base c’è.

    ciao

    Apo

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  9. E si, è un progetto che amiamo particolarmente… In realtà si tratta di un progetto che feci due o tre anni fa con un mio collega dell’università per un concorso, per il quale non ottenni nemmeno una menzione, ma uscì all’interno della pubblicazione del concorso con nomina… E’ stata una bella soddisfazione…
    Per l’organo rettrattile devo dirti che la trovo una genialata!
    ciao, PEJA

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  10. Ciao.
    Simpaticissima questa Giulia!
    Sai, non avevo ancora visto questa tua pagina.
    Trovo il tuo progetto molto divertente.
    Inoltre ho scavato nei meandri delle cose dell’Università perchè mi sono ricordato di aver progettato anch’io qualcosa di simile per l’esame di laboratorio di architettura III :)
    Però il mio aveva tre piedi e quindi era poggiato per terra e ci si accedeva con una rampa (appena trovo il tempo, faccio una scansione e te la mando).
    A parte questo mi fa piacere vedere che, lontani, siamo in qualche modo più vicini di quanto pensassi.
    A presto

    Matteo

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      1. Perchè prima devo ritrovare il quaderno di laboratorio di Composizione 3 (di cui, tra l’altro, ho perso traccia 2 traslochi fa…).
        Ovviamente uno quando fa un quaderno del genere lo fa come esemplare unico, no? :)
        Domani faccio un giro in cantina…

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