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	<title>PEJA TransArchitecture research</title>
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	<pubDate>Thu, 15 May 2008 20:43:38 +0000</pubDate>
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		<title>.:: Realizzazione/Produzione</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 20:43:38 +0000</pubDate>
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Il passaggio dal paradigma della prefabbricazione standardizzata a quello di una prefabbricazione customizzata, all&#8217;interno delle discipline legate alla realizzazione architettonica e della progettazione della produzione componentistica, ha portato ad un cambiamento radicale del pensare architettonico. Infatti, la tradizione della progettazione architettonica, legata alla realizzazione, è sempre stata ispirata, o meglio vincolata, dai suoi metodi costruttivi: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/2278945927_e3709c7313_o.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-115" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/2278945927_e3709c7313_o.jpg?w=510&h=767" alt="" width="510" height="767" /></a></p>
<p>Il passaggio dal paradigma della prefabbricazione <em>standardizzata </em>a quello di una prefabbricazione <em>customizzata</em>, all&#8217;interno delle discipline legate alla realizzazione architettonica e della progettazione della produzione componentistica, ha portato ad un cambiamento radicale del pensare architettonico. Infatti, la tradizione della progettazione architettonica, legata alla realizzazione, è sempre stata ispirata, o meglio vincolata, dai suoi metodi costruttivi: data una particolare tecnologia d&#8217;uso in una determinata area culturale, le strade da imboccare sono poche, e comunque convergenti. Un&#8217;area culturale legata alla tradizione plastico muraria sarà caratterizzati da paradigmi diversi rispetto a quelli di un&#8217;area dalla tradizione elastico lignea. Fortunatamente questo limite imposto dalla necessità con lo sviluppo dei trasporti speciali e della produzione a grande scala è venuta meno, e la modernità architettonica ci ha insegnato come un progetto possa nascere dalla speculazione critica dell&#8217;assemblagio di componenti fabbricate non direttamente in cantiere. Oggi invece accade l&#8217;esatto contrario: il progettista pensa alla sua architettura disinteressandosi della sua futura realizzazione, interessandosi più che del processo, di modelli produttivi specifici per la propria esigenza. Siamo in una nuova fase, che non sostituisce quella precedente ma la integra, dove la fase creativa non si esaurisce nella fase di progettazione architettonica, ma prosegue nella definizione componentistica. Precisiamo, non si sta scoprendo in questa sede una nuova sensibilità verso l&#8217;espressionismo strutturale che poco ha che vedere con ciò che si sta dicendo, e soprattutto è un fenomeno tutt&#8217;altro che ritrovato. Ciò che voglio denunciare è l&#8217;esistenza di una nuova metodologia lavorativa, che ha influenzato profondamente il modo di progettare. E non è nemmeno una fase storica in cui la superficialità induce in errore, dato che il processo creativo diventa reversibile nel momento in cui macchine a prototipazione numerica permettono la personalizzazione degli elementi costruttivi a costi ridicoli se si pensa che gli stessi oggetti sarebbero dovuti essere prodotti artigianalmente non molto tempo fa.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-118" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/son-o-house_lars-spuybroek.jpg?w=509&h=382" alt="" width="509" height="382" /></p>
<p>Non deve stupire allora se sono nati forti nuovi modelli compositivi talmente elastici, non solo da essere applicati ad esigenze incredibilmente diverse, ma da subire modifiche consistenti allo stesso modello. La produzione e la realizzazione torna ad essere dunque <em>site specific</em>, ma in senso ovviamente diverse da quello che poteva portare la scelta di un materiale: si parla quì di un <em>architectural template</em>, editabile alla stregua di un CSS. Viene quindi perseguito l&#8217;intento di relazionare il web dinamico all&#8217;architettura realizzata al fine di giustificare l&#8217;esistenza di una disciplina, la transarchitettura, che, con fare propagandistico, mette in relazione cose solo apparentemente distanti tra loro. Ma in realtà è lo spirito del tempo. Come il WEB 2.0 ci ha abituato alla personalizzazione dello spazio web, per cui io visualizzo la stessa pagina diversamente da un altro utente, la mia struttura, nonostante conterrà le stesse informazioni, sarà diversa dal modello originale. Questo ci appare lampante osservando due strutture assolutamente diverse per composizione e destinazione d&#8217;uso, come ad esempio la Son&#8217;O House dei Nox e le stazioni della funicolare di Innsbruck di Zaha Hadid.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-116" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/zaha-hadid-innsbruk-_-by-coming_or_goin-by-flickr.jpg?w=510&h=344" alt="" width="510" height="344" /></p>
<p>Poi, naturalmente, c&#8217;è chi riesce ad arrivare agli stessi risultati, se non migliori, con tecnologie completamente differenti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-119" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/maurice-nio-_-fluid-vehicle-bus-station.jpg?w=510&h=256" alt="" width="510" height="256" /></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/piliaemmanuele.wordpress.com/29/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/piliaemmanuele.wordpress.com/29/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/piliaemmanuele.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/piliaemmanuele.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/piliaemmanuele.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/piliaemmanuele.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/piliaemmanuele.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/piliaemmanuele.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/piliaemmanuele.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/piliaemmanuele.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/piliaemmanuele.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/piliaemmanuele.wordpress.com/29/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=piliaemmanuele.wordpress.com&blog=2424752&post=29&subd=piliaemmanuele&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>&#62;°&#60; PEJA Producing: Pontifici Revitatio</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2008 18:23:23 +0000</pubDate>
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Nonostante sia da poco entrata nelle aree protette dall&#8217;UNESCO come patrimonio dell&#8217;umanità, il Clivio Portuense, si presenta oggi come una delle più degradate aree di Roma, nonostante la sua centralità. E&#8217; vero, le preesistenze d&#8217;eccellenza sono molte, ma tolto l&#8217;ex riformatorio San Michele, oggi sede del Ministero dei Beni Culturali, il tutto è lasciato ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-full wp-image-113" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/imgp2730.jpg?w=510&h=382" alt="" width="510" height="382" /></p>
<p>Nonostante sia da poco entrata nelle aree protette dall&#8217;UNESCO come patrimonio dell&#8217;umanità, il Clivio Portuense, si presenta oggi come una delle più degradate aree di Roma, nonostante la sua centralità. E&#8217; vero, le preesistenze d&#8217;eccellenza sono molte, ma tolto l&#8217;ex riformatorio San Michele, oggi sede del Ministero dei Beni Culturali, il tutto è lasciato ad uso e consumo del famoso mercato all&#8217;aperto di Porta Portese. Infatti l’Arsenale Pontificio, realizzato nel 1714/1715 da Giovanni Battista Contini per la costruzione e la riparazione di piccole unità della flotta commerciale pontificia, è oggi adibito abusivamente alla vendita di materiali da costruzione mentre sul lato opposto della strada vi è un cordone di botteghe costruite alla bene e meglio con materiali di recupero montando un senso di abbandono e fatiscenza la cui attività è volta alla vendita di accessori e ricambi per cicli e motocicli.<br />
Fin quì il dato di fatto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-112" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/pilia-emmanuele_riqualificazione-arsenale-pontificio-01-6.jpg?w=510&h=408" alt="" width="510" height="408" /></p>
<p>La volontà del comune di Roma di riqualificare quest&#8217;area non poteva non portare ad una volontà di iniezione di elementi, oltre che fortemente simbolici, come ormai pare essere tradizione consolidata di qualsivoglia intervento di riqualificazione, ma anche e soprattutto di funzioni aggregatrici e di un intervento del pubblico in modo fortemente integrato al privato. Integrazione tra pubblico e privato risolto attraverso le funzioni ibride come quelle di una ludoteca di marchio olandese, dove una parte dell&#8217;edificio viene aperta 24 ore su 24, con tavoli e prese messe a disposizione per chiunque, ed il cuore dato in gestione a dei privati che ne garantiranno la protezione da parte di vandali con un effetto di<em> controllo di vicinato. </em>L&#8217;integrazione è il tema sviluppato nella riqualificazione dell&#8217;Arsenale Pontificio, dove oltre a farsi soggetto funzionale, diventa una precisa missione estetica nel quale il concetto di innesto va a trasformarsi poi in continuità topologica sotto ogni sua accezione, organicità del siliceo, cyborg/architecture.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-108" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/pilia-emmanuele_riqualificazione-arsenale-pontificio-01-2.jpg?w=510&h=408" alt="" width="510" height="408" /></p>
<p>Riprendendo l&#8217;immagine dominante l&#8217;area nell&#8217;attuale, dove l&#8217;inconscio degli abusivi ha trasformato il tutto in un elemento quasi parassita, lo stesso paradigma viene iniettato nelle architetture oggetto di intervento, facendo sì che il <em>virus</em> metallico che affligge il cordone di fronte al Tevere venga trasmesso all&#8217;Arsenale.<br />
Come ogni organismo ospite, questo diviene portatore di una mutazione tale da rendersì irriconoscibile, sia per la quasi totale presenza di escoriazioni cutanee, che per un cambiamento drastico della topologia della pelle, cambiando il paradigma compositivo dei prospetti da uno di tipo strutturale, dove struttura e tamponatura erano ben caratterizzati, ad uno di tipo liminale, dove la stessa continuità di linea forma tamponatura, aperture, struttura.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-110" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/pilia-emmanuele_riqualificazione-arsenale-pontificio-01-4.jpg?w=510&h=408" alt="" width="510" height="408" /></p>
<p>La linea che attraversa trasversalmente l&#8217;esterno dell&#8217;edificio vanno ad aprire completamente la ludoteca, aprendosi al fiume ed al paesaggio del quartiere Testaccio, lasciando mostrare le proprie viscere, facendo intuire, attraverso un recupero del senso della modanatura che in questo caso crea un continuum tra la nuova pelle ed il vecchio scheletro, che la prima è in organica unione con la seconda, superando così tutta la retorica che certa critica vuole far aleggiare attorno al tema dell&#8217;architettura del cyborg.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-111" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/pilia-emmanuele_riqualificazione-arsenale-pontificio-01-5.jpg?w=510&h=408" alt="" width="510" height="408" /></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/piliaemmanuele.wordpress.com/104/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/piliaemmanuele.wordpress.com/104/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/piliaemmanuele.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/piliaemmanuele.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/piliaemmanuele.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/piliaemmanuele.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/piliaemmanuele.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/piliaemmanuele.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/piliaemmanuele.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/piliaemmanuele.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/piliaemmanuele.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/piliaemmanuele.wordpress.com/104/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=piliaemmanuele.wordpress.com&blog=2424752&post=104&subd=piliaemmanuele&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>.:: Oltre il banalismo del web // avatar</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 21:22:04 +0000</pubDate>
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Nell&#8217;ormai consolidato gergo di Internet, svariati lemmi sono di estremo interesse per chi si avvicina alla progettazione di architetture virtuali. Se noi considerassimo l&#8217;intero sistema internet come una sorta di mondo degeografizzato (l&#8217;unica indicazione geografica è il dominio) parallelo al nostro, nelle più banali delle ipotesi, niente ci vieta di ricondurre la metafora delle città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-full wp-image-97" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/mappa-avatar.jpg?w=510&h=382" alt="" width="510" height="382" /></p>
<p>Nell&#8217;ormai consolidato gergo di Internet, svariati lemmi sono di estremo interesse per chi si avvicina alla progettazione di architetture virtuali. Se noi considerassimo l&#8217;intero sistema <em>internet</em> come una sorta di mondo degeografizzato (l&#8217;unica indicazione geografica è il dominio) parallelo al nostro, nelle più banali delle ipotesi, niente ci vieta di ricondurre la metafora delle città a quello che ora chiamiamo <em>portali</em>. Dunque, perseguendo per analogia, potremmo andare ad aggettivare i singoli edifici come quello che ora sono i siti, facenti parte magari di portali dedicati, alla stregua di un&#8217;abitazione che condivide il condominio con altre abitazioni. Scendendo ancora di scala, si arriva al singolo <em>abitante/avatar</em>. Questa schematizzazione della gerarchia sociale di un possibile territorialismo del web è funzionale ad una alfabetizzazione alla cultura visiva di cui si dovrà sensaltro far pratico il transarchitetto che non vorrà far scadere la propria disciplina nella pura masturbazione formale, ma affiancando la sperimentazione alla comprensione dei problemi fruitivi e di uso di questi spazi. Con ciò non voglio dire assolutamente che si può prescindere dai problemi formali, tutt&#8217;altro: in quanto virtuoso mi sento di dire che anche nel costruito è assolutamente necessaria il più ardito tra gli aneddoti formali. Ma bisogna riflettere sul fatto che, a distanza di 5-6 anni dalle ultime sperimentazioni visive degli studi più trasgressivi, come quelli di Novak Kovak ad esempio, gli esempi di riflessioni pertinenti sull&#8217;architettura digitale sono di una pochezza teorica sconfortante.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-98" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/newblood-1-4_marcos-novak.jpg?w=523&h=523" alt="" width="523" height="523" /></p>
<p>Il perchè di questo ha una facile risposta: il perdersi in congetture, fumose quanto all&#8217;atto pratico niente più che poetiche, ha fatto sì che l&#8217;intera disciplina perdesse di vista l&#8217;obiettivo per cui è nata: la gestione della fruizione, da parte di avatar, di architetture fruibili via web, le quali avranno una destinazione d&#8217;uso diversa da quella unicamente ludica ricreativa. Avatar che hanno possibilità e bisogni ben precisi e sicuramente diversi dalle persone che nascondono. Dunque, la ricerca deve ripartire da quì: comprendere a quali funzioni possano adempiere queste transarchitetture, che indirizzo stilistico avranno e in che maniera sarà possibile una fruizione attiva da parte degli avatar. Le problematiche si ritrovano da loro di rimbalzo, dunque è impossibile dare una definizione per ogni problema separatamente: in base alla transarchitettura, ogni avatar dovrà comportarsi diversamente, e dunque avrà questa o quella possibilità, questo o quel vincolo.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-102" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/ultrasound-of-new-baby1.jpg?w=509&h=389" alt="" width="509" height="389" /></p>
<p>C&#8217;è da dire che lo stesso concetto di <em>avatar</em>, già nella sua origine tribalistica/indiana, non è altro che l&#8217;assunzione di caratteri fisico/spirituali di entità altre. Quindi, oltre a tutte le considerazioni di tipo funzionalistico, dobbiamo considerare l&#8217;anima trasformista nella rete come uno sviluppo naturale del tema antropologico . In altre parole, il mutamento sognato dai transumanisti parte in primo luogo da un riadattamento comportamentale, insito negli archetipi mentali che ci appartengono. Dunque, il processo di evoluzione umana, o per dirla con Lèvy, di ominazione, proseguirà proprio con la comprensione dei fenomeni <em>extraumani </em>appartenenti a quelle entità create per assumere il ruolo di nostro personalissimo alias: l&#8217;avatar. Che l&#8217;avatar/design possa essere l&#8217;ultima deriva di una prossima futura psico/industrial-design?</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-103" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/05/avatar.jpg?w=510&h=648" alt="" width="510" height="648" /></p>
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		<title>.:: L&#8217;architettura ed il suo pubblico // Culver City</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 23:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[

Nel secondo dopo guerra il bisogno di costruire una miriade di abitazioni per la gente che aveva perso la casa durante i bombardamenti portò ad una velocissima costruzione di una edilizia a basso costo che doveva essere progettata e realizzata in pochissimo tempo. Questo anche nei centri storici. Gli esempi ce li abbiamo tutti sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-93" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/http___wwwinarcassa.jpg?w=539&h=657" alt="" width="539" height="657" /></p>
<p style="text-align:center;">
<p>Nel secondo dopo guerra il bisogno di costruire una miriade di abitazioni per la gente che aveva perso la casa durante i bombardamenti portò ad una velocissima costruzione di una edilizia a basso costo che doveva essere progettata e realizzata in pochissimo tempo. Questo anche nei centri storici. Gli esempi ce li abbiamo tutti sotto gli occhi. Questo influenzò anche una parte della generazione di architetti che fu allieva dei mestieranti dell&#8217;architettura economica e popolare. Ma per fortuna alcuni architetti, ebbero la volontà di non rinunciare al piacere dell&#8217;invenzione, e riuscirono a seguire strade diverse da quella che promuoveva il razionalismo internazionale da una parte, oppure la speculazione edilizia pseudo tradizionalistica dall&#8217;altra. Un gruppo di questi outsider, scelse di progettare insieme ai suoi committenti, che nel nostro caso in questione sono per lo più operai, artigiani, impiegati che non potevano permettersi una casa di proprietà se non con sovvenzionamenti pubblici, e che quindi è immaginabile che non abbiano avuto una solida cultura architettonica. Giancarlo De Carlo è uno tra i primi ad abbracciare questo approccio proponendo la partecipazione attiva nelle fasi di progettazione degli utenti finali.<em><br />
</em></p>
<p><em>La verità è che nell&#8217;ordine c&#8217;è la noia frustrante dell&#8217;imposizione, mentre nel disordine c&#8217;è la fantasia esaltante della partecipazione.</em></p>
<p>Un esempio di questa personale tendenza dell&#8217;architetto è senza dubbio il <em>Nuovo villaggio Matteotti </em>di Terni, destinato ai dipendenti dell&#8217;acciaieria, dove gli stessi dipendenti suggerirono a De Carlo alcune tra le soluzioni eseguite. Ovviamente questa operazione aveva dei grossi limiti dato che la gente non poteva proporre ciò che non conosceva nei seminari organizzati, e lo stesso De Carlo questo lo sapeva. Ma non si può dire certo che l&#8217;esperienza sia stata fallimentare, ed è stata un caso esemplare per il periodo. Non deve quindi apparire una critica troppo forte quando dico che si poteva fare di più. Non è stata infatti assolutamente presa in considerazione la possibilità di poter realizzare un opera che utilizzasse le tecnologie sfornate dall&#8217;acciaieria, di cui gli stessi abitanti/lavoratori si sarebbero fatti anche costruttori/co-progettisti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-94" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/culver.jpg?w=510&h=760" alt="" width="510" height="760" /></p>
<p>Gap metodologica in cui non cadrà ben 30 anni più tardi uno degli architetti più atipici della nostra contemporaneità: Eric Owen Moss, il quale sta approfittando di un&#8217;occasione di cui solo Gaudì poteva contare, trovare il proprio mecenate. E&#8217; infatti particolare la storia della realizzazione a vasta scala che sta rendendo famoso un architetto a cui è stato reso possibile il sogno di una categoria: poter sperimentare senza doversi preoccupare di spese. Culver City infatti, fino a soli 15 anni fa non era nient&#8217;altro che una prefettura periferica di Los Angeles ad uso prevalentemente produttivo/manifatturiero composta quasi esclusivamente da magazzini e piccoli edifici di servizio, fino a quando un imprenditore russo, forte del proprio potere economico, ebbe l&#8217;idea di acquistare poco a poco Culver City e di dare il compito ad un architetto di riqualificarla. Ed è così che sta accadendo. Ma come fare a poter riqualificare un luogo in modo partecipativo formato da un tessuto particolarmente disgregato e poco abitato nonostante la densità? Semplice, utilizzando le tecnologie che gli ex operai delle fabbriche sono in grado di gestire. E così nasce il vetro a curvatura casuale di <em>The Umbrella</em> e il virus laterizio di <em>That&#8217;s Wall?</em>, oggetti pensati attraverso le menti malate di computer dedicati alla rappresentazione delle idee attraverso render, che poi solo le mani esperte di un artigiano che possiede una certa esperienza sarà capace di trasformare in materia. L&#8217;architettura digitale usa l&#8217;arcaico come filtro verso la realtà. Che il riferimento a Gaudì non fosse solo una citazione d&#8217;aneddoto?</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-95" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/thats-wall.jpg?w=510&h=341" alt="" width="510" height="341" /></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/piliaemmanuele.wordpress.com/92/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/piliaemmanuele.wordpress.com/92/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/piliaemmanuele.wordpress.com/92/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/piliaemmanuele.wordpress.com/92/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/piliaemmanuele.wordpress.com/92/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/piliaemmanuele.wordpress.com/92/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/piliaemmanuele.wordpress.com/92/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/piliaemmanuele.wordpress.com/92/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/piliaemmanuele.wordpress.com/92/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/piliaemmanuele.wordpress.com/92/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/piliaemmanuele.wordpress.com/92/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/piliaemmanuele.wordpress.com/92/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=piliaemmanuele.wordpress.com&blog=2424752&post=92&subd=piliaemmanuele&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>.:: EmErgEnzE in :: Diverse Tracce ::</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 00:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L&#8217;arte contemporanea può sposare fini solidaristici? E se sì, come? Raggiungere il nocciolo della problematica che si intende indagare è una strada da battere, ma è facile scadere nell&#8217;assistenzialismo e nella semplice denuncia. EmErgEnze, Laboratorio Permanente di Arte Effimera a Ladispoli, ha tentato di superare il cliché di un&#8217;arte contemporanea per il pubblico, e quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L&#8217;arte contemporanea può sposare fini solidaristici? E se sì, come? Raggiungere il nocciolo della problematica che si intende indagare è una strada da battere, ma è facile scadere nell&#8217;assistenzialismo e nella semplice denuncia. <a href="http://mrgnz.eu">EmErgEnze</a>, Laboratorio Permanente di Arte Effimera a Ladispoli, ha tentato di superare il cliché di un&#8217;arte contemporanea per il pubblico, e quello di un assistenzialismo colto. EmErgEnzE è arte contemporanea solidaristica non a fine di lucro, ed in <em>Diverse Tracce</em> ne ha dato prova.</p>
<p><a href="http://flickr.com/photos/fvr0007/"><img class="aligncenter size-full wp-image-88" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/dsc_0308.jpg?w=510&h=339" alt="Foto di Fabio Valerio Romano" width="510" height="339" /></a></p>
<p><strong>1) Diversamente</strong>_ Io sono diversamente abile. Ognuno di noi è diversamente abile. La ghettizzazione semantica a cui viene costretta con una certa ipocrisia un certo ambito sociale è imbarazzante. Nonostante l&#8217;accettazione di questa discriminazione, essere diversamente abile è condizione diffusa di ogni essere umano. Io sono diversamente abile da te, tu da me.</p>
<p><strong>2) Traccia_ </strong>Un incrocio tra le due più importanti vie di Ladispoli dove un flusso ininterrotto di persone con ogni tipo di diversità, dal carrozzato al normodotato, tutti in divisa, con la stessa maglia, gialla, a voler allargare <em>l&#8217;insieme </em>matematico dei <em>diversi</em>. Nel loro passaggio, il flusso, lascia una traccia, un segno debole, facilmente lavabile, come probabilmente la coscienza delle persone poste di fronte al problema.</p>
<p><strong>3) Azione_ </strong>Partiti in sincrono dagli apici delle due vie, due gruppi omogenei nella loro diversità, armati di tempera lavabile, si sono dati appuntamento all&#8217;intersecarsi delle due strade, dove si trova lo spazio pubblico più articolato della città. Nel loro passaggio, la tempera viene lasciata cadere tra le strade, come una lumaca che lubrifica la strada che deve seguire, così si è cercati di lubrificare l&#8217;occhio della persona comune.</p>
<p><a href="http://flickr.com/photos/fvr0007/"><img class="aligncenter size-full wp-image-89" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/dsc_0304.jpg?w=510&h=339" alt="Foto di Fabio Valerio Romano" width="510" height="339" /></a></p>
<p><strong>4) Critical Mass_ </strong>All&#8217;incontro nell&#8217;incrocio tra le due vie, la piazza è stata pacificamente occupata dall&#8217;incursione. Lì, la dimostrazione della volontà vitale di chi ha voluto partecipare all&#8217;evento si è fatta più forte, soprattutto durante la lettura di una poesia da parte di Sara, ragazza disabiledi Ladispoli, scritta da Ivan, ragazzo disabile del nord Italia che non rinuncia a vivere nonostante le sue difficoltà.</p>
<p><strong>5) Anche io sono diversamente abile_ </strong>Cosa vuol dire per te essere diversamente abile? La domanda posta ai fruitori occasionali dell&#8217;evento. La domanda su cui si sta cercando di riflettere è posta sul <a href="http://diversamenteabile.wordpress.com/">blog </a>creato per l&#8217;occasione. Non ci resta che aspettare risposte.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/fvr0007/"><img class="aligncenter size-full wp-image-91" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/dsc_03931.jpg?w=510&h=767" alt="foto di Fabio Valerio Romano" width="510" height="767" /></a></p>
<h6 style="text-align:right;"><a href="http://www.flickr.com/photos/fvr0007/"><span style="color:#808080;"><em>Foto di Fabio Valerio Romano</em></span></a></h6>
<p style="text-align:center;">
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/piliaemmanuele.wordpress.com/85/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/piliaemmanuele.wordpress.com/85/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/piliaemmanuele.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/piliaemmanuele.wordpress.com/85/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/piliaemmanuele.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/piliaemmanuele.wordpress.com/85/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/piliaemmanuele.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/piliaemmanuele.wordpress.com/85/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/piliaemmanuele.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/piliaemmanuele.wordpress.com/85/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/piliaemmanuele.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/piliaemmanuele.wordpress.com/85/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=piliaemmanuele.wordpress.com&blog=2424752&post=85&subd=piliaemmanuele&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>.°° Made in China_ Dal cucchiaio alla città.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 23:46:36 +0000</pubDate>
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L&#8217;architettura è un segno della vita di una società e rappresenta il livello di sviluppo culturale, economico e politico di un&#8217;epoca. Dunque, possiamo dire che l&#8217;architettura è la testimonianza storica dei progressi di questa era rappresentata. La città difatti è il sistema artificiale più complesso e che vive i cambiamenti più lenti, perché più stabilizzatori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-83" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/zaha-hadid.jpg?w=510&h=286" alt="" width="510" height="286" /></p>
<p>L&#8217;architettura è un segno della vita di una società e rappresenta il livello di sviluppo culturale, economico e politico di un&#8217;epoca. Dunque, possiamo dire che l&#8217;architettura è la testimonianza storica dei progressi di questa era rappresentata. La città difatti è il sistema artificiale più complesso e che vive i cambiamenti più lenti, perché più stabilizzatori, tra quelli ideati dall&#8217;uomo, e la progettazione, la costruzione e l&#8217;organizzazione di questo sistema artificiale è la sfida più grande per l&#8217;intelletto umano. Non è un caso se storicamente, ogni grande imperatore, o regnante in generale, che si sia rispettato abbia, tra le prime cose, fondato la propria città, o modificato completamente le città esistenti. Dalle trasformazioni della Roma rinascimentale e barocca da parte dei papi, fino alle città di puro marchio fascista, la forma urbana è stato il principale <em>brand </em>con cui il governo di tutto mostra l&#8217;applicazione pratica della propria ideologia.<br />
Non a caso Piccinnato parla così della sua Sabaudia:</p>
<p><em>[...] Non       più la città murata contrapposta alla campagna, la città che impone       enormi spese e non produce, la città fine a se stessa e che in sé si       conclude, ma nuove forme urbane aperte e decentrate, ragionevoli ed       equilibrate con la loro funzione [...] Una città indissolubilmente legata al       suo territorio [...]</em></p>
<p style="text-align:center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-82" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/piano-regolatore-sabaudia.jpg?w=490&h=491" alt="" width="490" height="491" /></p>
<p>Rappresentativo di una città nato per volere di un fascismo che si presentava allora come ente modernizzante assoluto, ed allo stesso tempo promotore dell&#8217;autarchia.</p>
<p>Agli inizi del ventunesimo secolo l&#8217;evento urbanistico di maggiore spicco è la crescente urbanizzazione della Cina che, guidata da un governo fortemente presente il quale si fa ideologia di se, non poteva sottrarsi a questa sorta di legge storica. Pechino, Beijing e Guangzhou sono le tre città che stanno aumentando il vantaggio concorrenziale al livello globale. Forgiati sotto il segno di produzione, sport, cultura, questi centri mondiali non potevano che essere lo specchio dell&#8217;ideologia nazionalistica cinese: produttività esasperata, consumismo edilizio che preme affinché studi mettano a punto edifici in tempi strettissimi, con conseguente calo di qualità diffusa e frequente abbattimento diffuso di edifici realizzati poco tempo prima, ma ormai considerati (giustamente, vista la qualità di produzione) fatiscenti. Consumismo per consumismo. Della Cina in architettese spesso si citano i progetti virtuosi degli europei e delle loro bizzarrie, i quali, viste le possibilità offerte, si sentono di poter sperimentare quanto di meglio hanno nel loro repertorio. Ed anche di più. Questo con effetti positivi su una generazione di architetti che si trova, dopo il predominio dell&#8217;influenza del neo realismo URSS, assolutamente senza maestri. Sotto quest&#8217;ottica è facile comprendere i motivi dell&#8217;esplosione (in termini numerici) di un&#8217;enormità di <em>studi clone</em> formati dal riflesso degli stranieri. Come ad esempio succede nel rapporto tra lo studio MAD e Zaha Hadid. Ma ovviamente il pensiero torna ancora una volta al razionalismo italiano: cosa sarebbe stato Terragni senza aver capito la lezione franco/tedesca? Sotto questa luce il fenomeno di questi ennesimi manieristi ci appare del tutto nuovo e certamente più interessante che come viene dipinto dalla deriva antiglobalizzatrice. E&#8217; certo, la Cina è una dittatura, e la sua politica è un danno sia ambientale che economico per il resto del mondo, ma come il revisionismo storico recupera architetti schierati verso il fascismo, per noi deve essere interessante capire con cosa ci dobbiamo scontrare. Dunque, se la città cinese è dominata dal consumo e riuso continuo di territorio organizzato in modo pessimo, è anche vero che i medio/piccoli studi di architettura stanno imparando a giocare con le armi della scenografia e dell&#8217;architettura effimera.<br />
Si sta vivendo quello che in Europa si viveva con le avanguardie storiche, con l&#8217;accettabile vittima della tradizione immolata per uno sviluppo del tutto inatteso da parte degli utenti della città: la gente comune.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/1910186556.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-84" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/1910186556.jpg?w=343&h=343" alt="" width="343" height="343" /></a></p>
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		<title>.** Domotica</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 23:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Scambi di opinioni con altri utenti della rete sono sempre salutari, soprattutto se si interessano ai miei stessi problemi&#8230;



Maat:
Ehi ciao! Oggi vado a sentire la conferenza di Boris Podrecca! E&#8217; un architetto austriaco, ne ho parlato anche nel mio blog&#8230;
Peja:
Bhè, purtroppo non ho avuto molto tempo per girare per blog&#8230; Peccato perchè ci sono dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;text-align:left;">Scambi di opinioni con <a href="http://maat84.blogspot.com/">altri utenti</a> della rete sono sempre salutari, soprattutto se si interessano ai miei stessi problemi&#8230;</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;text-align:center;">
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-79" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/piantasl.jpg?w=510&h=354" alt="" width="510" height="354" /></p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Ehi ciao! Oggi vado a sentire la conferenza di Boris Podrecca! E&#8217; un architetto austriaco, ne ho parlato anche nel mio <a href="http://maat84.blogspot.com/">blog</a>&#8230;</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Peja:<br />
Bhè, purtroppo non ho avuto molto tempo per girare per blog&#8230; Peccato perchè ci sono dei blog veramente interessanti. Tra l&#8217;altro mi danno pure degli spunti per il mio! Se riuscissi a scrivere anche in inglese poi sono sicuro che avrei moltissimi spunti dai commenti degli internauti internauti anglofoni&#8230;</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Già, vorrei anche io scrivere in doppia lingua, ma ci vorrebbe troppo tempo&#8230;</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Peja:<br />
Infatti è il principale motivo che mi trattiene dal farlo&#8230; Tra l&#8217;altro ho notato una cosa: ho più feedback di commenti  quando scrivo cose riguardante il rapporto tra <em>architettura e realtà</em> virtuali che quando scrivo di  <em>architettura</em>&#8230;</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Bhè guarda, meglio così! Vuol dire che ci si è  seccati di parlare delle solite solfe (per quanto  interessanti, sia chiaro), si ha voglia di qualcosa di nuovo! Nuovi argomenti&#8230;</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Peja:<br />
E&#8217; vero! Anche io! A proposito, sto studiando la modellazione in Second Life: è veramente contorto come meccanismo, non lo vedo molto efficace, ma di certo la grande innovazione è il fatto che quello che fai è già pronto senza ulteriori ritocchi!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Io ho deciso di  rifuggire second life in quanto potenziale fonte della mia perdizione: già ho un fratello <em>world-of-warcraft-dipendente</em> ed un padre drogato di compravendita eBay, non voglio finire come loro!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Peja:<br />
Potrai immaginare che non la penso proprio come te! Sai, io insieme ad una mia amica, Giulia Santucci,  abbiamo fatto un concorso di una <em>architettura su Second Life</em>! Bhè, siamo arrivati tra i primi 30, e questo ci è valsa la partecipazione all&#8217;<em>Ars Elettronica</em>! Bhè insomma avrai capito che la cosa mi affascina, nonostante i grandi limiti, ma è il primo grande tentativo di infrastrutturare una transarchitettura condivisa&#8230; Ti faccio vedere!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
si!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-78" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/untitled-1.jpg?w=510&h=286" alt="" width="510" height="286" /></p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Mi affascina da sempre la tendenza al <em>ritorno</em> (?) a forme biologiche dopo secoli di tentativi di allontanarsene!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Io credo che prima o poi (nemmeno tra torppo) ci saranno edifici realizzati in materia organica, magari progettati con nanotecnologie&#8230;</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Sono d&#8217;accordo, soprattutto per la questione del risparmio energetico in fondo, anche idealmente si sta cercando di trasformare l&#8217;edificio in qualcosa che si nutre e produce&#8230; un organismo quasi vivente!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
E&#8217; vero! Guarda i nox ad esempio, oppure anche Nio, che poi era un ex nox: tutti è due fanno continui riferimenti letterali all&#8217;organico/inorganico, al concetto di cyborg e protesi che riferito all&#8217;architettura fa pensare all&#8217;edificio come ad una estenzione sensoriale del nostro organismo connessa direttamente ai nostri neuroni, e quindi alla nostra volontà&#8230;</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Senz&#8217;altro e soprattutto con l&#8217;integrazione delle applicazioni domotiche!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Esatto! secondo me si apriranno due strade su questa direzione: una che si occuperà principalmente del benessere psichico, quindi dell&#8217;integrazione tra mondi virtuali e realtà fisica, facendo integrare le esigenze emotive del fruitore con software in grado di interpretarle, e dall&#8217;altra proprio la domotica, con la sempre maggior semplificazione di manutenzione/installazione di tecnologia complessa&#8230; Guarda ora: chiunque può mettersi da solo dei pannelli fotovoltaici, ma è difficile installare un impianto di controllo energetico&#8230; Pian pianino sarà possibile per il proprietario di casa propria poter cambiare completamente l&#8217;aspetto e soprattutto l&#8217;assetto della propria casa da solo&#8230;</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Mi chiedo però a questo punto che fine farà la strada opposta della ricerca: la prefabbricazione. Diventerà una nuova speranza per l&#8217;edilizia economica, dove l&#8217;integrazione domotica (personalizzabile al massimo) diventerà la nuova espressione del lusso?</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Bhè, forse si, sicuramente inizialmente i costi saranno parecchio elevati, ma con l&#8217;andare del tempo i prezzi cadranno e sarà forse addirittura scritto a breve un manuale normativo che gestirà queste cose&#8230; A quel punto la figura dell&#8217;architetto diventerà sempre di più simile a quella dell&#8217;ingegnere: informatico, elettronico, robotico ect&#8230; Non che la parte creativa calerà, ma sicuramente quella edile si!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Mah, secondo me ci sarà solo una moltiplicazione delle specializzazioni per cui i team di progettazione diventeranno giocoforza sempre più grandi. d&#8217;altra parte è tentenda già consolidata, tutti i grandi studi hanno decine, a volte centinaia di membri e collaboratori per far fronte alle necessità tecnologiche&#8230;</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Certo, ma ovviamnete quello che dirige il tutto non può prescindere dalle altre conoscenze, no? cioè, è vero che esiste la collaborazione, ma è pur vero io non posso progettare senza capire i problemi delle altre discipline che mi sono affianco.</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Ovviamente! Poi, è chiaro, questo soprattutto ad alti livelli. In effetti oggi può ancora esistere il piccolo studio associato di architettura con due membri o poco più. Ma un giorno, se le cose stanno come diciamo, anche solo per un interno ci vorranno molte competenze.</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Bhè certo&#8230; Sai, ho lavorato in uno studio dove c&#8217;era un tipo che sceglieva solo i colori. Questa è una sciocchezza ovviamente, ma se ci pensi la tendenza è questa&#8230; però sono sicuro che ci deve essere una figura che riunifichi le competenze! non racchiuderle appieno, certo, ma per lo meno riuscire a gestire le diverse cose&#8230; Ad esempio, Lars Spuybroek, non credo che sappia programmare, ma sa come si programma. Ecco: magare non saperlo fare, ma sapere come si fa!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
&#8230; Almeno abbastanza per poter dare/raccogliere indicazioni da tutte le personalità che si ha intorno!</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Esatto oppure potrebbe pure darsi che gli studi si organizzeranno in modo da essere frammentati in tante piccole competenze ossia, uno studio che progetta solo zoccoletti e mattonelle e i vari studi collaborano assieme! Diventerebbe una sorta di <em>Architettura 2.0</em>: come nel web collaborativo dove tanta gente non si conosce e fanno cmq tante cose insieme. Ecco, immagina se un edificio lo <em>montassero </em>tante persone che non si conoscono&#8230; Un pò come le città ora&#8230; Oddio ora che mi ci fai pensare: non è che wikipedia abbia copiato il metodo chiave dell&#8217;urbanistica medievale?</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Decisamente, però ti dirò, un po&#8217; mi piace e un po&#8217; mi intristisce questo processo diventerà una sorta di enorme catena di montaggio dove si rischia di perdere il senso del lavoro d&#8217;insieme la logica industriale rischia di averla vinta su quella artistica</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">PEJA:<br />
Bhè, anche io sono un pò reazionario a questo, ma forse è un pò romanticheria mia: credo che occorre semplicemente trovare altri mezzi per essere creativi, con criterio, ma creativi&#8230; Sai mi fanno molta rabbia (o tristezza? chissà!) quei tipi che parlano tanto di creatività e che però si limitano semplicemente a fare cose strane&#8230; Ecco, sarà una gran vittoria non cadere nè nel tecnicismo totale, per quanto affascinante, nè nell&#8217;ingenuismo post moderno&#8230;</p>
<p style="margin-left:0.49cm;margin-right:0.03cm;margin-bottom:0;">Maat:<br />
Sarà parecchio dura per noi e per i nostri figli, in altre parole!</p>
<p>PEJA:<br />
Chissà&#8230; Ma forse noi parliamo così perchè non vediamo la via! O forse ci estingueremo prima?</p>
<p>Maat:<br />
Eheh dai, sta nella nostra natura evolverci e risolvere problemi creandone degli altro tutto sommato, un<br />
po&#8217; mi fido del genere umano!</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-80" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/tscreen.jpg?w=466&h=509" alt="" width="466" height="509" /></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/piliaemmanuele.wordpress.com/77/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/piliaemmanuele.wordpress.com/77/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/piliaemmanuele.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/piliaemmanuele.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/piliaemmanuele.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/piliaemmanuele.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/piliaemmanuele.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/piliaemmanuele.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/piliaemmanuele.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/piliaemmanuele.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/piliaemmanuele.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/piliaemmanuele.wordpress.com/77/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=piliaemmanuele.wordpress.com&blog=2424752&post=77&subd=piliaemmanuele&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>.:: Nio @ Maxxi Museum :: Marzo 2005</title>
		<link>http://piliaemmanuele.wordpress.com/2008/04/12/nio-maxxi-museum-marzo-2005/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 00:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Non a tutti piace conversare in rete, e poi con alcune persone vale la pena di scomodare la buona e vecchia chiacchera. Non so se a Maurice Nio piace o no utilizzare programmi di messaggeria istantanea, ma certamente incontrarlo di persona ha avuto il suo effetto più che attraverso le prime email di avvicinamente davanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;">Non a tutti piace conversare in rete, e poi con alcune persone vale la pena di scomodare la buona e vecchia <em>chiacchera</em>. Non so se a Maurice Nio piace o no utilizzare programmi di messaggeria istantanea, ma certamente incontrarlo di persona ha avuto il suo effetto più che attraverso le prime email di avvicinamente davanti ad un monitor. L&#8217;incontro è avvenuto nel Marzo del 2005, durante la presentazione di un libro edito da <em>EdilSpampa</em> e scritto da Emanuela Guerrucci. Allora non ero ancora cosciente della mia molteplice essenza dei vari alias che mi son creato man mano nella mia vita digitale. Allora ero molto più semplicemente Pilia Emmanuele&#8230;</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-75" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/hil-01-thurlow-003.jpg?w=510&h=338" alt="" width="510" height="338" /></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:</span><br />
You opened your new office on the first day of the millennium was it just an occasion or was it on purpose?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:</span><br />
It was both, I decided to quit my job, so I decided : let&#8217;s do it on the same day . I like this symbolic steps, opening a new office is important. I like working in a big office whit a lot of people I actually dislike this idea of having &#8220;your&#8221; office but it had to do that way.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:</span><br />
Before that you established with other people the &#8220;NOX&#8221; are you in a relationship whit them? Are you all working together?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:</span><br />
Today not anymore, we had our differences regarding architecture, I like to do other things than my partners did, we moved on in other directions.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>We know you don’t just do architecture you also do graphic videos, we wanted to know if you work on each subject separately or combining all together?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:</span><br />
It depends on the project, they are connected one to the other mentally not fiscally.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>We know you give names to all your projects like a work of art , are you looking at your projects in that way ?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:<br />
</span>I think the project does not exist if it has no name. When the project have a name and an image you can direct it to where it should be, that’s way names are very important.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>You talk about the &#8220;technical space&#8221;, how did you develop this <em>technical space</em>?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:<br />
</span>I relate that all projects are situated  in possible spaces, than I thought there is a connection there , and we came up with the idea.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>You have put your building  in a site that is not really comfortable for residence, where there some difficulties?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:<br />
</span>For me it was not difficult&#8230; We put a sound barrier.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>You work a lot whit polyester, what are the problems with this kind of material?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">The biggest problem is that it is not used to architecture , it is more adjust to industrial design . It takes a lot of time to get it done, the calculation was made by specialist .</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#888888;">.:: Pilia Emmanuele:<br />
</span>Last question, what are you think about digital technologies?</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p><span style="color:#888888;">.:: Maurice Nio:<br />
</span>I think there should be no restrictions with the way we design, we should design with what we like, everything is ok as long as the process is followed.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;text-align:center;"><a href="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/busstation-10-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-76" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/busstation-10-11.jpg?w=510&h=279" alt="" width="510" height="279" /></a></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/piliaemmanuele.wordpress.com/74/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/piliaemmanuele.wordpress.com/74/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/piliaemmanuele.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/piliaemmanuele.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/piliaemmanuele.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/piliaemmanuele.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/piliaemmanuele.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/piliaemmanuele.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/piliaemmanuele.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/piliaemmanuele.wordpress.com/74/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/piliaemmanuele.wordpress.com/74/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/piliaemmanuele.wordpress.com/74/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=piliaemmanuele.wordpress.com&blog=2424752&post=74&subd=piliaemmanuele&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Presenze Aliene in Maurice Nio</title>
		<link>http://piliaemmanuele.wordpress.com/2008/04/05/presenze-aliene-in-maurice-nio/</link>
		<comments>http://piliaemmanuele.wordpress.com/2008/04/05/presenze-aliene-in-maurice-nio/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 16:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[
Alienazione, non decontestualizzazione, la differenza non è poca! Atomizziamo il problema: la decontestualizzazione, dando per buona la classificazione classica, è un processo tipicamente post-moderno. O almeno, del postmoderno architettonico. E&#8217; un&#8217;operazione, forse un pochino pop che punta alla contaminazione e stratificazione di segni, messi di peso da un luogo semantico ad un altro. L&#8217;alien è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-full wp-image-71" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/nio_aquarians_07.jpg?w=446&h=303" alt="" width="446" height="303" /></p>
<p>Alienazione, non decontestualizzazione, la differenza non è poca! Atomizziamo il problema: la decontestualizzazione, dando per buona la classificazione classica, è un processo tipicamente post-moderno. O almeno, del postmoderno architettonico. E&#8217; un&#8217;operazione, forse un pochino <em>pop</em> che punta alla contaminazione e stratificazione di segni, messi di peso da un luogo semantico ad un altro. L&#8217;<em>alien </em>è qualcosa di profondamente diverso: è la ricerca di un progetto di differenze da realizzarsi in continuità topologica nel dove si va ad operare. Dunque non spostamento, ma creazione di significati, capace di far emergere forte stridore. Possiamo intendere l&#8217;<em>alien </em>come la quint&#8217;essenza dell&#8217;innesto Deriddiano. Volendo, una creazione controllata di errori, una cortocituizione del sistema dove l&#8217;attenzione è fortemente spostata sulla causa.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-72" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/b7cv7908.jpg?w=491&h=326" alt="" width="491" height="326" /><br />
Lo strumento per arrivare a ciò? La tecnologia, ovvio. Attenzione, non intendo qui un recupero nostalgico di un qualche tecno-utopismo di matrice modernista, ma la presa di coscienza delle potenzialità dell&#8217;uso che chiede il software all&#8217;utente creativo, la volontà di esplorare le reali capacità espressive del mezzo, magari anche utilizzando attivamente i vincoli. Difficile dunque è seguire l&#8217;evoluzione di un architetto che fa dell&#8217;incoerenza quasi una mission stantment. Non darsi un tema è la chiave per evitare la trappola di un <em>bellissimo stile coerente</em>. Per chi si disinteressa della continuità del proprio linguaggio, la strada da imboccare è un&#8217;altra: il modo. E&#8217; diverso tempo che si parla dello spostamento di interesse dal <em>cosa</em> al &#8220;come&#8221;. Per gli studi comunicativi questa non è certo una novità, ma gli architetti erano al tempo sintonizzati su altre frequenze. Nei migliori dei casi il crearsi un procedimento diventava semplicemente una firma diversa da quella del segno, o un modo per mantenersi alla moda. Peggio se il <em>modo</em> viene dichiarato, quasi a voler dire &lt;seguitemi, la strada è questa!&gt;. Così si da anche molto materiale ai critici, e ci si procura quel minimo di pubblicazioni necessario per rimanere sotto i riflettori. Ovviamente questi professionisti, che forniscono loro stessi diagnosi e cura al dottore, cercano di giustificare la validità della propria metaprogettazione, e quindi cercano continui escamotage per evolversi a poco a poco. Ma quì occorrono due precisazioni per non essere frainteso. Quando dico che alcuni architetti si affrettano a voler ricordare il loro modo, la mia critica è rivolta alla descrizione della pretestuosa metafora che dovrebbe in qualche modo giustificare le scelte compositive, dando peraltro forza al <em>simbolico</em>, che come sappiamo bene, è la causa di tanti mali e di tanta maniera. Anche se, ricordiamoci, rimangono pretesti. L&#8217;altro fraintendimento può nascere quando parlo di stile, o di linguaggio. Negli ultimi vent&#8217;anni infatti, grazie o per colpa di Philipp Johnson, si è iniziato a parlare di decostruttivismo anche in architettura. <em>Anche se</em>, anche se in ritardo e fuori luogo. In ritardo perché agli inizi degli anni &#8216;90 gli stessi intuitori del decostruttivismo si avevano posto l&#8217;attenzione verso altre problematiche, fuori luogo perché, tolto forse il solo Rem Koolhaas, tutti gli altri architetti che parteciparono alla ormai <em>storica</em> mostra del MoMa nell&#8217;89, non possono essere etichettati come decostruttivisti. Forse, una definizione più azzeccata sarebbe <em>massimalismo</em>. Il perchè di questo è molto semplice: in un discorso di decostruttivismo architettonico, il linguaggio non dovrebbe avere il primato su altri fattori, dato che un discorso di questo genere implica il completo sgretolarsi dello stile. Dunque, la critica in questo caso, dando un&#8217;interpretazione troppo pedante della mostra ha finito con il far confondere il comune spostamento di senso, con la sovrapposizione di senso (dunque dell&#8217;Alien). Eisenmann dunque sarebbe solo una vittima della propria ingenuità. Ingenuità che invece non colpisce invece chi si interessa  a progredire verso una poetica della contraddizione. Per chi sceglie questa, strada deve essere naturale lavorare nelle aree teoriche d&#8217;interstizio, quelle coperte dall&#8217;ombra dei pieni. Stato diverso da quello di bilico (torniamo alle sfumature), pretesto e motore per nuovi ibridi.<br />
Indagare l&#8217;attività di Nio, ricercare il suo <em>modo</em>, o il suo approccio con il progetto, vuol dire entrare in questo buco nero. Interstizio, Alien, Ibrido.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-73" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2008/04/busstation-05-12.jpg?w=510&h=342" alt="" width="510" height="342" /></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/piliaemmanuele.wordpress.com/70/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/piliaemmanuele.wordpress.com/70/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/piliaemmanuele.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/piliaemmanuele.wordpress.com/70/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/piliaemmanuele.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/piliaemmanuele.wordpress.com/70/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/piliaemmanuele.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/piliaemmanuele.wordpress.com/70/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/piliaemmanuele.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/piliaemmanuele.wordpress.com/70/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/piliaemmanuele.wordpress.com/70/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/piliaemmanuele.wordpress.com/70/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=piliaemmanuele.wordpress.com&blog=2424752&post=70&subd=piliaemmanuele&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>.°°: Delitto sul litorale</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 09:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Via

&#160;
Gentile Prof. G. Muratore,
come probabilmente saprà, sono un lettore del suo blog. So che è sensibile al tema, dunque so che posso segnalarle questo delitto.
Le scrivo per annunciarle un omicidio premeditato: l’ex stabilimento balneare della Polizia di Stato sulla spiaggia di Maccarese, a Fiumicino, sta per essere giustiziato.
I lavori di demolizione sono iniziati proprio oggi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://www.archiwatch.it/2008/04/02/un-altro-delitto-sul-litorale.html#respond">Via</a></p>
<p align="center"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3184/2378794272_edea4e5ee1_b.jpg" height="356" width="475" /></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>Gentile Prof. G. Muratore,</p>
<p>come probabilmente saprà, sono un lettore del suo blog. So che è sensibile al tema, dunque so che posso segnalarle questo delitto.</p>
<p>Le scrivo per annunciarle un omicidio premeditato: l’ex stabilimento balneare della Polizia di Stato sulla spiaggia di Maccarese, a Fiumicino, sta per essere giustiziato.</p>
<p>I lavori di demolizione sono iniziati proprio oggi. Già le cabine sono state parzialmente demolite. Bel pesce d’Aprile, vero?</p>
<p>Il movente? La struttura, risalente ai tardi anni ‘50, è stata inspiegabilmente abbandonata da quasi due decenni, per essere rimpiazzata da una struttura che, aggettivare come anonima sarebbe troppo cortese. La vittima designata, nonostante il degrado causato dalla sua dismissione, è in condizione di poter essere facilmente recuperata: i gusci non presentano breccie se non in alcuni pochi punti, i pilastri, <i>alla Moretti</i>, hanno perso quà e là intonaco e rifiniture, ma sono facilmente recuperabili, gli interni e gli infissi addirittura sono integri, se non qualche vetro rotto. Ovviamente il tempo si fa sentire, e quindi gran parte dei parapetti, gradini ed altre cose sono andati. Ma si sa, ognuno ha i suoi acciacchi…</p>
<p align="center"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3255/2378785098_44b4109d30_b.jpg" height="348" width="464" /></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>Non c’è bisogno di sprecare molte parole per descrivere il valore dell’opera, con cui per una volta un’ente pubblico si è fatto magnate. E’ pensare che oggi si sprecano milioni per sponsorizzare opere mediocri, ma griffate. Ricordo che l’edificio ed il terreno sono di proprietà dello stato, dunque sia la costruzione del secondo stabilimento anodizzato, sia l’esecuzione capitale, sono a carico dei contribuenti. Possibile che in un paese nel quale ogni qualsiasi muro marcio debba essere conservato, quest’opera debba essere demolita senza poter far niente?</p>
<p align="center"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2021/2377946111_5ffa4468cf_b.jpg" height="396" width="529" /></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/piliaemmanuele.wordpress.com/69/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/piliaemmanuele.wordpress.com/69/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/piliaemmanuele.wordpress.com/69/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/piliaemmanuele.wordpress.com/69/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/piliaemmanuele.wordpress.com/69/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/piliaemmanuele.wordpress.com/69/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/piliaemmanuele.wordpress.com/69/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/piliaemmanuele.wordpress.com/69/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/piliaemmanuele.wordpress.com/69/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/piliaemmanuele.wordpress.com/69/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/piliaemmanuele.wordpress.com/69/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/piliaemmanuele.wordpress.com/69/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=piliaemmanuele.wordpress.com&blog=2424752&post=69&subd=piliaemmanuele&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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