Dialoghi

Ho sempre amato lo stile epistolare nella saggistica. Chiaro, pulito, conciso. La vecchia lettera contiene stralci di umanità che raramente traspare dai testi, e che danno un surplus di informazioni sul tema studiato che altrimenti non avremmo. Qualcuno dice che la lettera dell’era informatica è l’email. Non credo sia del tutto vero. O almeno, è parziale. La trasmigazione dei dati da un supporto all’altro non giustifica da sola l’esistenza di uno stile. La vera figlia della lettera postale è la chat, ben più in linea con alcune delle logiche del Wired. Dunque: si può fare saggistica attraverso la chat? Io credo di si. Proporrò in questa pagina alcune delle mie chattate più interessanti che mi è capitato di avere, dei temi che posso considerare più inTopic con PEJA, sperando di riuscire a far emergere una rete di relazioni, non solo sociali, altrimenti nascosta.
Pronti?

#1_Gli Spazi Paralleli_ with Vincenzo Norano

#2_Gli italiani si sono rotti le palle_ with Francesca Raguso

#3_Il quarto asse_ with Apolide

#4_Turismo OnDemand_ With Gaddo Aabye

#5_Nio@MaXXi Museum_ with Maurice Nio

#6_Domotica_ with Rossella Ferorelli

#7_PEJA on WILFING_ with Salvatore D’Agostino

#8_Maniera_with Valerio

#9 Identità Artificiale_with Francesco Fiorillo

#10 Percezioni De-Formanti _ with Marco Pasian

#11 Paradigmi ignorati _ with Maurizio Caudullo

#12 Le preferenze di Wilfing _with Salvatore D’Agostino

#13 Avanguardie Futuro Oscuro_ with Sandro Battisti

#14 Il ruolo della critica_ with Silvio Carta

#15 Curatela, ALTA, Distinguo_  with Valentina Giannicchi

#16 Intervista a Quaz-art_ with Alessio Brugnoli

5 thoughts on “Dialoghi

  1. mi pare che qua si danno notizie errate. è noto, ormai da tempo immemorabile, che proprio nel 1734 AC, con un editto si sanciva la fine di tutti gli spigoli effettuata tramite il loro arrotondamento. quindi al più si tratta di spigolo arrotondato. che fa meno male.

  2. UNA RIFLESSIONE/LETTURA SULLA ARCHITETTURA ROMANA O PRESUNTA ESISTENZA DI UNA SCUOLA ROMANA di Michela Passano

    Credo che in Italia e in particolare a Roma siamo passati attraverso alcune distinte fasi, dall’architettura disegnata, ad esempio, di stampo Puriniano o Moniniano degli anni ’80 e principio ’90, ove c’era solo spazio per spurie pubblicazioni in bianco e nero e dove le pubblicazioni che mostravano l’avvento del post-razionalismo inizio decostruttivismo erano tacciate di pornografia, un’epoca molto caratterizzata dal puro accademismo e dal tentativo di studenti e neoarchitetti di uscirne e per questo la necessità di appellarsi ad energie esterne al paese anche attraverso nuove pubblicazioni.
    Si approda poi all’entusiasmo Yuppy style degli anni ’90 che durerà più di un decennio quando approdano come UFO a Roma e in Italia le Archistar internazionali, con la loro carica sovversiva e apparentemente irriverente, fino ad esser fagocitate nell’assoluta indifferenza del quotidiano o nella diatriba della critica per indole, proprio come nel romanzo di Flaiano. Ma il loro merito è stato quello di aver portato il germe dell’architettura e dell’innovazione, che si ritroverà nella nuova stagione dei concorsi di architettura che verranno con un certo ritardo realizzati nella terza fase in cui avremo anche le realizzazioni interior-urbane. Mi riferisco quindi all’Aperitivo Milanese che si concretizza in una progenia di nuovi locali della movida romana, opera (prima) dei su citati Nemesi, Giammetta Brothers, N!, DeLogu e Braguglia e anche, per un certo verso, Liorni.
    Infine si arriva ad oggi, scenario piuttosto complesso, in quanto frutto dei tre germi innovatori stratificatisi nel frattempo nella città e in Italia. Abbiamo quindi i concorsi Rutelliani e Veltroniani realizzati, riguardanti spazi aperti e una serie di edifici o complessi, abbiamo gli eredi delle grandi opere dell’archisystem, abbiamo infine il riflesso dentro le case dell’influenza operata sul grande pubblico da parte dell’Aperitivo Milanese System.
    Vorrei immaginare nella prima categoria i complessi di culto o scolastici o per uffici realizzati da Nemesi, Aymonino figlio, Garofalo-Miura e da Alvisi-Kirimoto, o per rimanere a Roma le fenomenali accoppiate di Lazzarini & Pickering o di King & Roselli. Sono questi una genia di architetti di fascia “giovane”, cui si aggiunge contemporaneamente l’opera di una fascia di architetti “maturi”, con grandi opere o importanti dal punto di vista culturale, come Paolo Desideri, Luciano Cupelloni, fino anche ad Alessandro Anselmi spesso accademici di nuova specie e di beate speranze per i loro fortunati (?) studenti.
    Infine nella terza categoria troviamo un grande complesso di nuovi e giovani studi di architettura, impegnati nella ricerca teorica più estrema, nelle installazioni, nelle realizzazioni vere e proprie di interiors dalle forme e dalle caratteristiche inconsuete anche per il panorama internazionale, incaricati, per l’appunto, da un nuovo agiato popolo di quarantenni e cinquantenni “vittime” del fascino annusato nei nuovi locali romani e non e desiderosi di riproporre qualcosa di simile all’interno delle proprie dimore, per il proprio piacere o per il piacere di stupire gli amici o la fiamma del momento. All’interno quindi troviamo numerosi studi romani, tutti originatisi negli ultimi 5 massimo 10 anni dalle frequentazioni universitarie, che operano riflessioni teoriche pre-progetto o post-progetto, interiorizzando cioè ciò che era in loro in nuce, ma troppo prematuro per esser portato allo stato di coscienza. E i risultati sono disparati, tra architetti (tra i 30 e 40 anni circa) che realizzano le loro complesse idee e architetture e altri che le disegnano per i concorsi o le installazioni con notevole bravura e forti speranze per il prossimo futuro.
    Nella categoria Post Aperitivo Milanese, tra i realizzatori sicuramente citerei i raffinati interiors o le essenziali case australiane dei Morq, i reticolati e le linee generatrici di Fosteriana memoria e suggestione di Kami, l’interessante innovazione proposta da Modostudio anch’essa succube del fascino di recenti opere dello star-system internazionale, le semoventi case degli Officinaleonardo fino alle loro più futuristiche proposte di casa volante Nuvola e casa sommergibile Submariner, le raffinate proposte dei costanti e seri fratelli Barilari, le novità e le sorprese, anche internazionali (con progetti veramente molto interessanti nei paesi arabi e nei paradisi tropicali), sortite dai computer dei Nema cui spesso Delogu si è affiancato,le realizzazioni in corso degli ormai scorporati F-Lab (tra cui il famoso Circolo Canottieri Remo), le eccellenti proposte e realizzazioni di oltreconfine dei 3Gatti che confermano una nuova generazione di architetti italiani sempre più orientati su orizzonti stranieri e spesso con studi esteri affiancati a quelli romani. Nell’ambito Italia non sarebbero da dimenticare gli studi Iotti+Pavarani, InOut che si aggiungono ad altri, tanti, già noti poiché pubblicati e menzionati spesso o presenti alle diverse biennali o manifestazioni d’architettura.
    Mentre nel gruppo dei giovani teorici – limitatamente al caso Roma visto l’altissimo numero di nascite di studi negli ultimi anni ma anche la loro altrettanto precoce morte – troviamo le trame e le geometrie disegnate, forse un po’ premature, degli OFL di Lipari, le provocazioni sperimentali dello studio di Sanna con l’altro acronimo ARXX, i progetti per i concorsi internazionali di PBAA, C-OFFICE, VULTAGGIO, B 15A, MICROCITIES, e i tanti troppi altri di cui non ricordo neanche il nome o che – comunque importanti e significativi – non mi vengono in mente per sovraffollamento architettonico. Ma tutti studi che alla loro iniziale produzione teorica, sperimentale o concorsuale, stanno sempre più spesso affiancando opere costruite poiché, come si diceva in apertura, ormai il seme creativo è stato sparso e la nostra antica, atavica ed immobile città ha cominciato a vedere i frutti di tale operato e degli anni intercorsi di discussioni e confronti sull’architettura.

    Michela Passano

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