Λ_ “ALTA – Ruins Aren’t Here. Secondo capitolo”

9 05 2012

Si è svolta sabato 5 maggio 2012, alle ore 19,00, presso l’Ex Arena Forlivense di Forlì, l’inaugurazione di RUINS AREN’T HERE, all’interno del festival Fuori le Stelle – Notte verde di Forlì, organizzato dai nostri nuovi di Spazi Indecisi. Secondo capitolo, seconda mostra del ciclo di 10 eventi tesi ad indagare il rapporto tra rovine e contemporaneità. Un rapporto paradossale, che vede proprio nell’ora della distruzione totale la scomparsa delle rovine come realtà e come memoria. L’iniziativa si propone di dare una rilettura di natura estetica ad alcuni ruderi creati dall’uomo ma assenti in forma fisica: esse sono rovine appartenenti più alla sfera comunicativa che a quella dell’architettura, dell’arte o dell’archeologia.

Il primo evento, come forse qualcuno di voi ricorderà, aveva come protagonista Fabio Fornasari, presso la Galleria 3)5 di Rieti, in commemorazione del decennale della scomparsa delle rovine delle Torri Gemelle, il 15 ottobre 2011. Lo stesso anno, nel mese di marzo, si ricordava il decennale di un’altra importante rovina: quella della stazione orbitante MIR. Il 23 marzo infatti, la MIR compie il suo rientro nell’atmosfera terrestre, dissolvendo la gran parte delle 135 tonnellate che la componevano. I restanti componenti cadranno in mare, al largo delle isole Fiji. Quindici anni prima, il 20 febbraio 1986, dal sito di Baikonur, ex Unione Sovietica, il primo componente della MIR prende quota, diventando così il primo avamposto nello spazio permanentemente difeso dalla presenza dell’uomo.

Da questa data, l’essere umano lascia la terra, non solo per esplorare nuovi territori, ma per vivere lo spazio, queste parole andrebbero lette senza enfasi, ma per quello che sono. [...] Dei sei congegni di aggancio, delle 135 tonnellate, della sua lunghezza totale (33 m) non rimane nulla (sembra), se non i due luoghi, quello di origine, e quello della sepoltura, l’alpha e l’omega, l’inizio e la fine della madre di tutte le future stazioni orbitanti, non rimane null’altro che i due luoghi… E lo spazio.

La MIR, così come le Torri Gemelle, ormai sono scomparse, come materia e come immaginario vivente. Due rovine createsi a distanza di soli sei mesi, due rovine generate da eventi straordinariamente diversi. Da un lato la volontà creatrice, inarrestabile forza che spinge l’uomo nel più inospitale dei luoghi, all’opposto la più assurda ed inconcepibile delle tragedie, l’odio compiuto nel suo più gratuito sforzo. Da un lato il crollo dell’occidente capitalista, dall’altro l’utopia mancata del comunismo sovietico. Due simboli, due motivi di orgoglio per ciò che un tempo rappresentavano i due poli della geopolitica globale, spazzati via in una manciata di istanti. Le vicende che accompagnano la morte di questi due emblemi sono estremamente diverse, eppure entrambi hanno un elemento in comune: la sostituzione delle rovine compiute da parte delle immagini.
Ma al di là dei simboli, ciò che ci è stato davvero sottratto è stata una visione, o meglio, una moltitudine di visioni create dal sistema Panopticon (che fa vedere tutto) delle due torri e della stazione orbitante: ogni finestra, ogni oblò, ogni terrazza rappresentava un dispositivo ottico capace di produrre una porzione unica di panorama ed al contempo un punto di osservazione dall’alto sul mondo intero.
L’attuale assenza di queste visioni ricalca la cancellazione delle macerie. Sarà la riscoperta di tali immagini estranee alla dimensione comunicativa e delle visioni prodotte da esse, a rappresentare il cuore della riflessione di RUINS ISN’T HERE.

Evento a cura di: Barbara Martusciello, Emmanuele Jonathan Pilia.
Direzione artistica SpaziIndecisi: Francesco Tortori
Contributi all’organizzazione
: Emidio Battipaglia, Filippo Santolini.
Con la partecipazione di: Pier Giorgio Massaretti.

PS: Il nostro più vivo ringraziamento va agli amici di Spazi Indecisi, che ci hanno sopportato e supportato con grande determinazione! Grazie ragazzi!

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6 responses

9 05 2012
barbara martusciello

Un PROGETTO declinato, che accoglie e rilancia: dunque, non semplici mostre, non un evento (parola abusata, ormai, che rimanda hainoi all’effimero, alla “superficie”) ma qualcosa di più complesso, che vive di rimandi continui ed è condiviso (con diversi compagni di viaggio che si affiancano e collaborano). Stiamo lavorando e RUINS cresce, cresce… A presto!

9 05 2012
emmanuelepilia

Cara Barbara: Esattamente!!! Ruins Aren’t Here è un “progetto”, un organismo pulsante, organi e tessuti, più parti che costituiscono, in prospettiva, una unità perfettamente (s)bilanciata! Continuiamo ad accatastare rovine, ed il nostro nebuloso monumento di immagini sarà completo!

9 05 2012
“ALTA – Ruins Aren’t Here. Secondo capitolo” « HyperHouse

[...] 9 maggio 2012 alle 19:42 · Archiviato in Accadimenti, Notizie, Postumanismo, Sperimentazioni, Tecnologia and tagged: Interrogazioni sul reale, Ridefinizioni alternative [Letto su Peja's blog] [...]

9 05 2012
emmanuelepilia

Grazie mille amico mio!

9 05 2012
Salvatore D'Agostino

Emma,
aspetto una tappa sicula e di leggere il futuro libro.
Saluti,
Salvatore D’Agostino

9 05 2012
emmanuelepilia

Caro Salvatore,
per la tappa sicula: sarà prima di quanto tu creda! E soprattutto, più vicino di quanto tu creda! :)
PS: Grazie!

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