.:: La Pietra situazionista_

12 10 2011

Mi ha sempre incuriosito il rinato interesse verso le esperienze radicali che si è avuto negli ultimi anni. Interessante anche e soprattutto per la riemersione di complesse genealogie di rapporti, o di distanze, che mettono in evidenza il ruolo di personaggi che troppo spesso vengono ritenuti marginali, ma che ora stanno riacquistando una posizione meglio definita in una prospettiva storica. Tra questi, emerge con sempre più forza e convinzione le relazioni tra Ugo La Pietra e l’Internazionale Situazionista. Relazioni che nonostante lo stesso La Pietra non ha mai cercato di nascondere, raramente sono state analizzate con attenzione. La rilettura di Abitare la città – progetti nello spazio urbano dal 1962 al 1982 è senz’altro un’ottima occasione  per cercare di far emergere questi rapporti e relazioni, che sono ben più profondi e radicati all’interno del sentire progettuale di La Pietra. Già a partire dalla descrizione del suo Sistema Disequilibrante una ben precisa ascendenza emerge in La Pietra:

L’ipotesi fondamentale su cui si basa la mia ricerca si esprime: attraverso lo studio e la definizione dei gradi di libertà che sono reperibili all’interno delle strutture organizzate.
Individuati questi,  le soluzioni progettuali si manifestano attraverso recipitazioni (a qualsiasi scala di intervento) in grado di costruire, all’interno della base programmata, dei momenti di rottura.
La sommatoria di questi momenti, dovrebbe portare alla costituzione di un Sistema Disequilibrante in grado di coinvolgere qualsiasi processo di formalizzazione.

Non quindi un sistema di formalizzazione espressiva delle nozioni situazioniste, ma un modello in grado di elaborare strutture dinamiche in grado di sviluppare e far emergere le stesse criticità a cui il gruppo di Debord faceva riferimento.

Uno dei lavori più interessanti dal punto di vista della progettazione urbanistica disequilibrante è lo Spazio Collettivo Dinamico, una struttura capace di amplificare lo spazio urbano pubblico, innestandosi su una arteria di traffico, senza però alterare il flusso veicolare. “Questo progetto era finalizzato ad interferire all’interno del sistema del tempo libero”, nodo cruciale della riflessione situazionista sulla riappropriazione della vita da parte degli abitanti delle città. Un atomo di megastruttura, un virus che si sarebbe mosso sull’asse prescelto, avrebbe portato con sé le infrastrutture capaci di rapire l’ignara popolazione attratta da una gran collezione di attività legata alla Società dello spettacolo, ma piegate in senso disequilibrante: quasi fosse la tenda di un circo, la struttura si fa nomade, senza che essa possa rappresentare un vero punto di riferimento urbano, cosa che l’avrebbe potuta condurre facilmente allo status di monumento. La condizione disequilibrante sarebbe risieduta proprio in questo aspetto: non si tratta infatti di un luogo per il tempo libero (essendo mobile, è anche viscoso parlare di luogo), quanto piuttosto un liberatore di tempo, capace di affrancare l’uomo dalla schiavitù del tempo libero, “che si pone come oggetto vivibile indipendentemente dal contesto in cui viene inserito”.

Siamo nel 1969, un periodo particolarmente denso di proposte provocatorie che sfruttano tecnologie esistenti, o non, integrati in sistemi particolarmente audaci. Eppure, lo Spazio Collettivo Dinamico di La Pietra si distingue per la sua volontà di proporre modelli e strumenti, più che soluzioni formali accattivanti. L’approccio è in sostanza più vicino a quello utilizzato nella New Babylon di Constant che nel Fun Palace di Cedric Price. Lo Spazio Collettivo Dinamico è infatti una struttura compositivamente molto semplici: due profili triangolari, che rimarcano l’origine tessile di questo tecnologico tendone ludico, servono al contempo da struttura, da collegamento verticale, da platea, da sistema di locomozione, e così via. Tra i due enormi sostegni, una serie di cinque cilindri incassati l’uno nell’altro definiscono i volumi che contengono le varie attività: proiezioni video, ambienti dotati di luxofoni (amati strumenti ideati dallo stesso La Pietra), e tutta una serie di attività capaci di sottrarre l’utente dalla macchina della società dello spettacolo, riaffermando così l’idea di un tempo non più libero, ma liberato.
La “strada” viene così reinventata, erodendo lo spazio altrimenti destinato alle automobili, e ponendo l’attenzione sull’uomo, il quale colonizza il territorio del traffico.

Lo studio, l’anali, e la progettazione di spazi urbani sottratti all’uso canonico irrigimentato dai burocrati-urbanisti avrà una significativa evoluzione in un successivo lavoro di La Pietra, ossia il suo Campo Urbano, dove l’attenzione è questa volta rivolta  agli spazi già sottratti al traffico veicolare, ma destinati all’assoluto asservimento al sistema commerciale, ossia l’isola pedonale.

L’egemonia di un sistema in uno spazio collettivo è sempre deleteria, basterebbe vedere cosa succede ancora oggi nei nostri musei: luoghi di appuntamento culturale, si paga il biglietto, si entra, si gira e si esce, senza nessun elemento integrativo di confronto, di informazione, di incontro.

Lo spazio collettivo viene moltiplicato, scavato nel terreno ed ampliato verso l’alto. Il carattere nomade dello Spazio collettivo dinamico, viene trasferito dalla struttura all’utente il quale così deve poter scegliere spontaneamente di affrancarsi dal dominio delle merci. Anche questa volta la composizione non è al centro della proposta: ancora una volta una sezione triangolare sorregge la stratificazione di percorsi che si incuneano tra loro a diversi metri sotto il profilo stradale, mentre un cilindro offre la garanzia della protezione dagli agenti astmosferici.

È lo spazio interno che sorprende, non per la sua forma, ma per le inaspettate attività che lo stesso utente è chiamato a inventare all’interno. Attività necessario alla forma-azione di quello che sarà il futuro Homo ludens.


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2 responses

12 10 2011
Salvatore D'Agostino

Peja,
bentornato.
Che gran voglia di leggere ‘Il sistema disequilibrante’.
Sarà introvabile (urge andare in biblioteca)?
Saluti,
Salvatore D’Agostino

12 10 2011
emmanuelepilia

Grazie del bentornato caro amico!
Anche io vorrei leggerlo, purtroppo però non è proprio accessibilissimo. Ma confido in una ristampa dei tre volumi!
Un abbraccio,
Emmanuele

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