>°< PEJA Producing: Orizzonti di ricerca n°2

1 12 2009

I problemi del nostro tempo. Con questo titolo emblematico, Luca Masala, apre il secondo numero di Orizzonti di ricerca, bollettino stampato dell’Associazione Filomati, da cui ho ricevuto l’invito a proporre un mio breve saggio. Non posso che ringraziare Danilo Campanella per avermi dato la possibilità per proseguire una ricerca su un tema che da tempo mi perseguita, ossia quella sulla fine dell’opera, di cui La rovina dell’opera, titolo del mio contributo, rappresenta una delle pieghe meno indagate di questa problematica. Problematica che diventa una voragine nella storia dell’arte e dell’architettura, che si apre col Romanticismo, e con l’idea di un’arte di puro godimento. Dopotutto, se consideriamo esatta la riflessione di Franco Purini in Comporre l’architettura, per cui la rovina non è altro che un’architettura a cui vengono mancare firmitas ed utilitas, volendo seguire Vitruvio, non è difficile capire come il rudere sia uno dei soggetti prediletti dagli artisti romantici. Ave Appiano, storica e critica d’arte italiana tra le più originali per temi trattati, offre a proposito un’interessantissima trattazione nel suo Estetica del rottame, in cui emerge una eccezionale diversità tra la visione che ha del rudere l’uomo del novecento, ed i suoi avi: se infatti nell’architettura e nella pittura rinascimentale, il rudere diventa un luogo di indagine, così come già accaduto con il ritrovamento dei resti micenei da parte dei dori, oggi si apre un vuoto rappresentato da quello che Marc Augé chiama il paradosso delle rovine. Nell’era in cui sia ha la possibilità della devastazione più totale, nel momento in cui si distrugge anche solo per convenienza economica, in quell’epoca, viene a mancare una qualsivoglia riflessione sulla rovina. Essa viene rilasciata nel suo angolo di immagine, essa viene utilizzata come immagine, ma la sua presenza, gli interrogativi che essa pone, svanisce. Può accadere che alla fine del tempo, predetta da Francis Fukuyama in La fine della storia, vi sia la rovina della società, cui la letteratura post-moderna ha impegnato tanta energia. Ma della venustas cui la nostra società senza struttura e senza funzione esprime in quanto rovina, quale ente potrà fruire? L’interrogativo non può che scomodare le ipotesi del post-umano, e quindi di una ipotetica trans-umanità. Avrò quindi a breve la possibilità di riprendere il discorso in altre sedi, più consone a questo tipo di discorso. Nel frattempo, come al solito, la lista delle tag dà un riassunto dei temi che ho avuto modo di toccare. Buona lettura!

About these ads

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 2.456 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: