Da diversi anni ormai pare che l’architettura si stia sempre di più disinteressando delle tematiche riguardando l’integrazione tra prototipi tecnologici ed edilizia. In realtà questa è una deriva disciplinare che sta per implodere: le generazioni che hanno dato il via alla cosìdetta rivoluzione informatica, con fin troppa enfasi, dato che di rivoluzione proprio non si può parlare, quanto piuttosto di innovazione, è stata facilmente scanzata dalle grandi commesse pronte a scommettere su brand-immage di architetti che hanno ben appreso alcuni aneddoti formali dei primi citati. La critica, spostando il proprio interesse sui secondi, ha fallito il proprio compito, lasciando una voragine riguardo sperimentazioni che pure ci sono state e sono state ben importanti. È logico che chi condivida queste tesi, alla fine ne vada parlando come se si trattasse del più o del meno…

Maurizio
Ciao caro! Come va? Stavo leggendo un tuo vecchio post…
Emmanuele
Ciao Maurizio… Bhè grazie! Mi imbarazzi…
Maurizio
Ma dai smettila! Ti ho detto che mi limito con i complimenti… Ma almeno fammeli leggere i post! Comunque fammi tranquillizzare un po e ti rispondo a questo
Emmanuele
È un post che mi ha richiesto un certo impegno…
Maurizio
Mi pare che ne parli anche in altro e sei molto sensibile verso questo tema..
Emmanuele
Beh, quello dell’interazione e della customizzazione mi pare uno dei paradigmi principali del nostro periodo.
Maurizio
Mi ci sto scervellando per certi versi, anche se ancora non è visto per nulla come campo di applicazione in architettura… Resta relegato allo studio di pochi amatori!
Emmanuele
Io credo che sia perché sono necessarie competenze di un certo livello per maneggiare certe tecniche e tecnologie… Insomma, non si tratta più della saldatura tra due putrelle, oppure del vetro sospeso! Qui si parla di robotica, informatica, IA deboli… Anche solo capire il campo d’applicazione per non far sì che quello che si fa assomigli ad una delle solite installazioncine, ma renderle funzionali, non è compito di semplice futurologia! Credo che la domotica non vola proprio per questo motivo…
Maurizio
Già… Mi pare che lo dicevi tu tempo fa: entra in gioco la programmazione informatica, cambia il modo di operare delle maestranze… Scompare l’edilizia…
Emmanuele
Sì, oppure rimane sovrastruttura…
Maurizio
Si vede la comparsa di opere che sono supportate da altri livelli di costruzione…
Emmanuele
…e questo è difficile da capire per gli architetti più accademici!
Maurizio
Non solo da loro: vallo a dire a tutti quelli che escono dalle facoltà di architettura/ingegneria che devono ricominciare …
Emmanuele
Beh. il fatto è che i loro prof., i nostri prof. non accettando il cambio di paradigma continuano a sfornare inetti in questi temi! È un cane che si morde la coda.
Maurizio
Se non si cambia rotta, ci ritroveremo con dei contenitori chiamate case. piene di aggeggi che in mal modo comunicano tra di loro!
Emmanuele
E comunque saranno robe verso le quali non proviamo alcuna empatia, ma ci sembreranno imposte…
Maurizio
Esatto! L’interazione tra il manufatto l’uomo deve essere totale! Se nel momento in cui faccio vedere il padiglione di Oosterhuis ad un collega e mi risponde che son forme che ancora non riesco a capire, senza capire i contenuti del padiglione stesso…
Emmanuele
Eheh già, però l’errore è anche di Oosterhuis, che cerca di costringere motivi formali a lui congeniali a contenuti esterni ad essi.
Maurizio
Siamo bloccati, la gente non si vuol allontanare dal mattone e dal c.a. …
Emmanuele
Questo è vero. Però qui si delineano due estremi: da una parte la convinzione che non si può fare altro che edilizia tradizionale per edifici tradizionali, dall’altra la convinzione che si debba riempire la città di edifici strani ed interattivi, ma come puoi immaginare sono posizioni ideologiche, perché se è vero che è folle continuare a costruire edilizia che non sia ne smaltibile nella sua componentistica, ne durevole tanto da dire che sia convenuto costruire con tali tecnologie, è altrettanto vero che è considerabile folle pretendere una riconversione totale con tecnologie che in teoria ammala pena esistono e che difficilmente sono riconvertibili a produzioni industriali e soprattutto per funzioni abitative. Non dico che occorre cercare una via di mezzo, che risulterebbe piuttosto kitsch, ma occorre cercare un diverso paradigma, perché una transarchitettura che soddisfi il bisogno della transumanità la vedo ancora un po troppo evanescente. Considerato che una transumanità più o meno libera da molti oneri dell’umanità attuale non può che passare per i prodotti dell’industria, vedo che l’architettura sta rallentando parecchio il processo di transizione…
Maurizio
L’architettura da questo punto di vista mi pare stia abbandonando il suo ruolo di appendice alla società… ripeto nel dire che, a parte qualche esempio, non si vedono corse verso di un’architettura tecnologica ed empatica… Oggi si pensa solo a tappare i buchi imposti dalla normativa, creando ancora più conflitti tra l’esistente e il progetto.
Emmanuele
Sì, credo anche io che molti architetti si stiano allontanando dall’idea di modificare il mondo, o per lo meno di accompagnare questa trasformazione… Sono rimasti in assai pochi a tentare qualcosa di arduo e razionale allo stesso tempo… Chi mi viene in mente? Architecture&Vision, che lavorano con agenzie spaziali varie e che progettano architetture ispirate alle saghe spaziali, ma che si presentano al contempo estremamente razionali e realistiche, alcuni come Lars Spuybroek e Jean Nouvel, che lavorano sulla virtualizzazione del reale (che per quanto possa sembrare un qualcosa di effimero, ha la grande importanza di abituare i cittadini a certe cose), Nio che lavora su margini quasi cyberpunk, Oosterhuis, che lavora sulle protesi… Però c’è tanta corruzione della maniera. Il problema di quelle che chiamano archistar, non è tanto il fenomeno in se, ma più che altro la stasi della progettazione che non può andare oltre certi paradigmi richiesti dal mercato.
Maurizio
Beh dalle archistar difficilmente si avrà una risposta seria in questo senso. da loro ti ci si può aspettare solo delle risposte più o meno condivise, ma per questioni di marketing non stravolgeranno il loro modo di fare e di pensare… navigano ben saldi ai committenti. Sarebbe un peccato non perseguire certe strade, come in pochi stanno facendo. Oggi la tecnologia offre tantissimo, e ogni giorno avanza con passi da gigante. Non siamo noi a stabilire come sarà il futuro ma di sicuro ne faremo parte. A chi ne ha voglia possibilità e potenzialità non resta che perseguire tali sistemi.

Emmanuele
È vero, però dimentichi un problema di mercato: sai che la rivista Humanty+ ha intitolato l’intero numero di Febbraio/Marzo: Is the Future cancelled?, ed il tema era proprio l’impossibilità di creare un futuro con condizioni di mercato avverse alla ricerca, e per di più in stagnazione economica
Maurizio
No non lo sapevo. ma pensi veramente che tale mercato bloccherà la ricerca? Io non ci credo anche perché i processi tecnologici non hanno di certo avuto una ricaduta, anzi! La tecnologia di largo consumo continua a proliferare… Aumentano sempre di più le nanotecnologie e la tecnologia all’interno dei telefonini o altro. La gente continua a comprare questa roba, proprio perché sistemi che fino a qualche anno fa avevano prezzi esorbitanti , oggi sono alla portata di tutti. Una rete di sensori oggi si fa con poco, e anche un microcontrollore è un oggetto di largo consumo. Secondo me la domotica non decolla, perché le industrie non si decidono ad abbassare i prezzi che per certi versi sono immotivati.
Emmanuele
Il fatto è che il mercato blocca la tecnologia… Ti faccio un esempio pratico: io sono il detentore di una tecnologia che sta andando in via di obsolescenza, per esempio le macchine a benzina, ed ho pronte X macchine in magazzino. Se liberassi una tecnologia più efficiente, più pulita, tecnologicamente conveniente, e da prototipo che potesse offrire sviluppo anche ad altri settori (come succede per la formula 1 per capirci), io, industria, non ho alcun vantaggio a introdurre le macchine ad idrogeno, perché devo ancora vendere i miei brevetti e le mie macchine in magazzino. E non ci sono solo le macchine, anche i pezzi di ricambio, le industrie da dismettere, i contratti da rifare… In questo senso il mercato influisce negativamente sulla ricerca e sullo sviluppo! Siamo figli del mercato, ma ormai è chiaro che si tratta di gerontocrazia.
Maurizio
Sì la cosa è chiara… Ma non sono solo le industrie che bloccano tutto, la colpa è anche della politica. Ma non voglio addentrarmi se no non ne usciamo. Questo in ogni caso si allontana un po dal problema crisi: dietro a questa parola, il più delle volte si nascondono molti di questi inganni.
Emmanuele
Beh, questo è chiaro… Il fatto è che influisce pesantemente nella storia dell’architettura
Maurizio
Certo anche perché il mercato dell’architettura di per se è molto lento, ciò dovuto a tutte le caratteristiche intrinseche alla disciplina. Ipotizziamo che il mercato si sblocchi, che cambi rotta, e che la tecnologia avanzerà al ritmo ipotizzato dai futurologi, che l’architettura continui a passi lenti la propria strada. Quale sarà l’impatto sull’uomo che si ritrova ad abitare ambienti tradizionali e a vivere ambienti altamente tecnologici, magari ambienti ibridi tra reale e virtuale?
Emmanuele
Probabilmente si creerà una scissione tra persone che ha la possibilità di accedere a certe tecnologie nel proprio ambiente di lavoro, e persone che invece non possono accedervi, quindi non ne avranno per niente coscienza… Quindi tecnicalmente è uno scenario tecno-fascista, quello in cui l’architettetura non si aggiorni ne tecnologicamente ne linguisticamente
Maurizio
Ciò che si prospetta nel futuro prossimo è la mancanza di energie per gli spostamenti. Probabilmente staremo tutti a casa. gli ambienti virtuali saranno i nostri ambienti quotidiani.
Emmanuele
Sperando che esse non siano le nostre prigioni… Occorre un dibattito serio, ed occorre oggi! Così come Asimov ha impiantato in speculazioni narrative i tre principi fondamentali da inculcare ad intelligenze artificiali forti e robot, occorre lavorare in ogni piega affinché il futuro non appaia un incubo…












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